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5 ottobre 2008 7 05 /10 /ottobre /2008 21:36

Percorso effettuato: Piotta (Q1006), Giof (Q1386), rifugio Garzonera (Q1978), lago della Valletta (Q1995), lago di Prato (Q2065), Cassina di Lago (Q1979), lago Ravina (Q1900), alpe Ravina (Q1775), Giof, Piotta.

Difficoltà: sentiero T1 (strada forestale), T2 per la maggior parte, T3 (alcuni pezzi).

Dislivello: circa 1'400 metri.

Lunghezza del percorso: 19 Km.

Sforzo equivalente: 33 Km.

Durata (incluse le pause): 10 ore e 15 minuti.

Serie dei "Laghetti alpini della Svizzera Italiana".

07:45 Danila, Pierfranco, Rita ed io partiamo dal parcheggio della Coop di Castione. Alle 8:10 siamo a Piotta. Dopo un po' di girare a piedi, ci tocca andare fino ad Airolo per bere il caffé, dato che a Piotta non c'è niente di aperto.

08:50 Pronti per partire, la temperatura è appena sotto zero. Ci aspettano 1'000 metri di salita per arrivare al rifugio Garzonera, prima tappa odierna. Sull'altro versante della montagna si staglia la funicolare del Ritom.


Il sentiero entra subito nel bosco. La temperatura bassa e la mancanza di sole ci costringono a restare paludati come pinguini. Sotto di noi, in uno scorcio d'alberi, l'area di servizio autostradale di Ambrì-Piotta, e l'aereoporto (ex militare).



09:20 Dato che il sentiero sale deciso, cominciamo ad elevarci rispetto allo Stalvedro, ed iniziamo a scorgere il massiccio del San Gottardo, con la nuova strada della Tremola.


09:35 Orami siamo alla stessa altezza di Altanca, che ci guarda dall'altra parte della valle. La meteo è praticamente perfetta, il cielo azzurro e l'aria tersa.


10:00 Arriviamo a Giof, piccolo diamante incastonato sul fianco della montagna, in una conca che lo protegge dai rumori della civiltà. In effetti non si sente più l'autostrada (finalmente). Tutto lindo e pulito, con la sua chiesetta: sembra quasi di essere al Ballenberg. Da qui svoltiamo verso sinistra, e continuiamo la nostra salita verso il rifugio Garzonera.



10:20 I miei compagni sono stati gentili: c'erano due tracciati possibili. Uno corto (circa 1.5 Km) con una pendenza da sherpa, oppure uno più lungo (circa 3.5 Km), con lo stesso dislivello, ma lungo una strada forestale. Mi (ci) hanno permesso di seguire la forestale. Da un certo punto di vista (quello paesaggistico) ne è valsa la pena, poiché il primo tracciato era tutto nel bosco, e non si sarebbe visto niente. Questo invece ci dà ampi scorci sulla valle Leventina. Guardando la funicolare del Ritom vedo che siamo circa a metà salita.


La strada della Tremola comincia a mostrarsi in tutto il suo splendore ingegnieristico.


10:30 Cammina cammina, all'improvviso mi accorgo che una cara e vecchia amica mi si rivela: la diga del laghetto del Ritom! Appena due settimane fa eravamo là per una passeggiata meravigliosa.


Ora la Tremola si mostra quasi fino al passo del San Gottardo.


10:50 La forestale sta per finire, dobbiamo riprendere il sentiero nel bosco che ci farà fare l'ultimo salto fino al rifugio. Mi tolgo una soddisfazione: per una volta tanto sono davanti, e posso fotografare i miei compagni in faccia, invece che di schiena.


12:15 Il percorso si snoda tutto nel bosco con una folta vegetazione, in buona parte in una valletta da cui non c'è vista. Salendo siamo passati da un bosco prevalentemente di betulle ad uno di conifere. Ai lati del sentiero ci sono cespugli di mirtilli, che sono maturati adesso. Sono freddissimi, ma buoooni. Il sentiero è impegnativo, ci sono dei passaggi che richiedono concentrazione ed attenzione. In diversi punti il terreno è ghiacciato, la brina è ovunque, ma gli scarponi tengono in modo eccellente:  amici fidati. Finalmente davanti a noi il paesaggio si apre: siamo quasi in cima.


Siamo saliti tanto che ormai si vede il laghetto del Ritom, il sentiero che porta al laghetto Tom, e sulla sinistra, tra le due creste sappiamo che c'è la bocchetta del laghetto Scuro. Ricordi piacevolissimi, Rita mi dice "dobbiamo rifarla".


12:20 Sono arrivato anch'io al
rifugio Garzonera: una costruzione deliziosa, tutta in sasso e legno, che si inserisce in modo armonioso nel paesaggio circostante. All'interno Danila e Pier stanno già pranzando (il rifugio non è presidiato, niente minestra oggi). Un monolocale, con 20 posti letto, cucina a gas, cucina economica che funge anche da stufa per il riscaldamento. All'esterno alcuni tavoli in sasso per mangiare. Siamo a 1'973 metri s.l.m.: mi sono sorbito quasi 1'000 metri di salita: record del Tremorgio battuto.


Mangio in fretta (menu domenicale: 2 panini, una banana, tre biscottini, niente minestra [sigh]) ed esco a godermi lo spettacolo. La vista spazia su buona parte dell'alta Leventina. Dietro di noi le montagna che delimitano la valle Maggia: stupendo. Rifletto su di un particolare: in tutte le passeggiate non ho mai visto cartacce, rifiuti, plastica o altro per terra, né sui sentieri, né in prossimità delle capanne. Decisamente la civiltà in montagna esiste, a differenza delle città. Neanche percorrendo i sentieri più battuti in alta stagione ho mai visto spazzatura in giro: chi fa fatica per andare in montagna la ama veramente.




Non ostante la temperatura a zero, grazie al mio vestiario, sono in maniche di camicia, e sto bene.


Scambio quattro chiacchere con una giovane coppia italiana che ha pernottato qui. Stanno preparando il pranzo sulla griglia esterna, che il ragazzo ha rimesso a posto (il muretto era mezzo crollato); nel frattempo parlo di fotografia con la ragazza, la quale dispone di una macchina fotografica di ben altro calibro rispetto alla mia. Penso di sapere cosa chiedere a Babbo  Natale quest'anno. Li lascio intenti ai loro preparativi, e salgo sulla piccola collinetta (con tanto di bandiera Svizzera) per guardarmi attorno.




13:15 E' ora di partire. Controlliamo il cartello giallo, per vedere da che parte si trova il sentiero per l'alpe Ravina: lo troviamo e mettiamo in moto gli stantuffi.


13:40 Il sentiero è sceso per circa 200 metri, poi ha incrociato una strada forestale, che non è marcata sulla cartina (oiboh). Danila sostiene che bisogna scendere lungo la strada per riprendere il sentiero per l'alpe Ravina, io dico che bisogna salire per portarci sull'altro costone, dato che l'alpe si trova in quella direzione, verso Airolo. Danila è una gentildonna, mi permette di avere ragione, e ricominciamo a salire.


13:50 Qualcosa non quadra: vediamo lo stallaggio dell'alpe della Garzonera. SIAMO TORNATI INDIETRO, aveva ragione Danila. Decidiamo ugualmente di continuare lungo il sentiero, per portarci dall'altra parte.

14:00 Arriviamo al laghetto della Valletta (nota bene: abbiamo impiegato 45 minuti, al rifugio c'era il cartello con l'indicazione "10 minuti"). Cartelli gialli manco l'ombra, così passiamo il laghetto e ci spostiamo sull'altro versante.



14:20 Danila è tutta contenta. Mi spiega che, dato che in ogni passeggiata con me c'è una sorpresa, quella di questa passeggiata oramai è andata. Ridendo e scherzando le rispondo che per oggi ne ho previste due, di sorprese: non sapevo quanto avessi ragione... Finalmente ci accorgiamo che ci stiamo allontandando dall'alpe della Garzonera.


14:30 E' mezz'ora che camminiamo, ma di indicazione per l'alpe Ravina non ce ne sono. Il sentiero è passato da T2 a T3, e ci impegna. Il terreno è gelato anche al sole.


14:50 Arriviamo al laghetto di Prato, a 2'065 metri s.l.m. Là in alto a destra c'è il passo del Sassello, che porta in valle Maggia, alla fine del lago della diga del Sambuco (Fusio). Una voglia di andarci... Il sentiero è da stambecchi, e si snoda con due o tre tornanti verso la cima. Penso che non sia molto largo, il giorno in cui lo percorrerò bisognerà fare ben attenzione, ed essere riposati.




15:15 Abbiamo percorso tutta la conca del laghetto per arrivare a Cassina di Lago, e finalmente vediamo il prossimo costone della montagna. In teoria a questo punto dovremmo essere sui 1'600 metri s.l.m., invece siamo ancora a 2'000.  Un cartello giallo ci indica la direzione per l'alpe di Ravina (era ora).



15:30 La vista sull'altro lato della valle è sempre spettacolare. Il Ritom continua ad accompagnarci.


15:50 Arriviamo al prossimo cartello: l'alpe di Ravina è scomparsa. In compenso è apparso il lago di Ravina. Veloce valutazione, decidiamo che il lago non deve essere troppo distante dall'alpe, e ci incamminiamo. Nel frattempo il cielo ha iniziato a velarsi.


16:30 Arriviamo al lago di Ravina. Il sentiero era in buona parte T3, con dei sali-scendi continui. Le signore, armate di Walkie-Talkie, sono andate in avanscoperta, e ci confermano di essere arrivate. Ci aspettavamo che il sentiero scendesse, invece è rimasto sempre in quota. Dopo un po' di ricerca, trovano anche il famigerato cartello giallo.


L'alpe di Ravina è ricomparsa. Pensavamo se la fossero portata via gli alieni... Se mi ricordo bene c'è un contezioso in corso tra il comune di Ambrì-Piotta e di Airolo: entrambi sostengono che l'alpe appartiene al proprio territorio: magari per ripicca, mentre noi camminiamo, c'è un folletto che cancella e riscrive i cartelli per non farci arrivare. L'unica domanda è se sia pagato da Ambrì-Piotta o da Airolo. Secondo i miei calcoli avremmo dovuto arrivare all'alpe verso le 15:00, e il tragitto che avevo pianificato era un bel po' diverso da questo. Ma a nessuno di noi quattro dispiace questa variante: il paesaggio è stupendo, la cornice delle montagne della valle Maggia ci accompagna da diverse ore, e a me (spero anche ai miei compagni) piace camminare a queste altezze.


Iniziamo la discesa verso l'alpe Ravina.


17:10 FINALMENTE ci siamo arrivati. Giriamo attorno alla stazione di valle dello scilift, e imbocchiamo la forestale che ci porterà a Giof.


Salutiamo con grande rispetto le montagne dietro di noi: maestose ed imponenti, senza essere un Everest. Non ostante tutto, mi dispiace scendere, sia per le gambe che per il morale.


17:50 Siamo in prossimità di Giof, e guardandoci attorno ci rendiamo conto di quanto siamo scesi.



18:05 Eccoci nuovamente a Giof. Oramai il Ritom non lo si vede più, ci resta unicamente Altanca.



L'ora comincia ad essere tarda, e non sono sicuro di quanta luce avremo ancora, e per quanto. Decidiamo (decido) di scendere lungo la strada carrozzabile: anche senza luce non è un problema seguirla. Invece il sentiero nel bosco rischia di essere molto scuro, ed in certi punti è assai impegnativo.

18:25 Si inizia a (quasi) vedere Piotta. Che pedalata abbiamo fatto oggi.


19:05 Finalmente all'auto. Dunque. avevo pianificato 15 Km e 1'000 metri di dislivello, abbiamo percorso 19 Km e 1'400 metri di dislivello. Sarà meglio che mi dia una regolata sulla pianificazione dei tracciati, oppure non verrà più nessuno con me. La tenuta fisica ad ogni modo è stata ottima, e non ostante la stanchezza siamo tutti contenti della terapia domenicale (come dice Pier). In settimana ho acquistato le cartine QuadraConcept del Bellinzonese e Riviera, in modo da poter organizzare qualcosa ad altezze minori. Decisamente, a meno di non andare con le racchette quest'inverno, non è più opportuno salire così in alto. Dovrò dare anche una regolata all'orologio: ormai il sole tramonta prestino... La consolazione è che (almeno apparentemente) tutti affermano che la deviazione è valsa la pena...

19:45 Ci lasciamo al parcheggio della Coop: i ragazzi ci aspettano per preparare la pappa a casa.

Se vuoi vedere tutte le foto della passeggiata (non che ci sia qualcosa di speciale), clicka qui.

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Published by UpTheHill - in Leventina - trekking
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commenti

Giovanni 04/23/2009 22:19

Ho fatto il passo del Sassello nel 2007, dalla parte di Fusio è molto in pendenza. E' quasi meglio salire da Fusio e scendere verso la Garzonera.

Parole chiave

Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna