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23 marzo 2009 1 23 /03 /marzo /2009 09:19



Percorso effettuato: San Defendente (sopra Sementina, Q633) - Monti di Boscaloro (Q998) - capanna Mognone (Q1462) e ritorno.

Difficoltà: sentiero T2

Dislivello: 850 metri.

Lunghezza del percorso: circa 6 Km.

Sforzo equivalente: 14 Km.

Durata (incluse le pause): 6 ore.

Un po' di cultura (se vuoi)

Il Piano di Magadino è la zona pianeggiante di maggior superficie del Ticino, con i suoi circa 25 Km quadrati. Si estende da Bellinzona alla foce del fiume Ticino per circa 12 Km, e ha una larghezza media di circa 2 Km (tu che mi leggi da Parma o lì attorno, per favore, non metterti a ridere, tu che quando ti guardi attorno vedi circa 40'000 Km quadrati di Pianura Padana...). Ha una leggera pendenza Est - Ovest (Q250 a Bellinzona, Q198 alla foce del Ticino).

La nascita di questa piana (geologicamente) è avvenuta in tre fasi: la prima fase è stata caratterizzata dalla formazione delle Alpi, dovuta alla spinta della placca tettonica africana contro il continente europeo.

La seconda fase ha avuto luogo durante le varie glaciazioni. Il ghiaccio ha scavato una vallata ad U, partendo più o meno da Biasca, scendendo fino a Bellinzona, poi girando verso Ovest e spingendosi fino a Sesto Calende, dove si trova la morena frontale del ghiacciaio, che fa tutt'oggi da sbarramento. Lo scavo è stato profondo, tanto è vero che il fondo valle originario scendeva fino a sotto il livello del mare (nel golfo di Locarno il fondo è a circa 100 metri sotto il livello del mare).

La terza fase è stata caratterizzata dal riempimento d'acqua di questo immenso scavo, riempimento che ha formato l'attuale Lago Maggiore (o Lago Verbano o Lago di Locarno), e dall'apporto di detriti da parte del fiume Ticino che hanno riempito progressivamente il lago (che una volta arrivava fino a Bellinzona) formando l'attuale Piano di Magadino. Nello stesso tempo altri fiumi hanno formato dei delta invadendo il lago, e il più notevole è quello del fiume Maggia; su questo delta troviamo le località di Locarno ed Ascona. Senza l'intervento dell'uomo tramite la sua estrazione di inerti alla foce del Ticino e della Maggia, il lago in qualche decina di migliaia di anni si sarebbe "rotto" in due: il delta della Maggia sarebbe arrivato dall'altra parte (a Magadino) formando un piccolo specchio d'acqua tra Tenero e Locarno, e il resto del Lago Maggiore partendo da Ascona (Interlaken, nel canton Berna, è un esempio di questo fenomeno).

Fino alla fine dell'800 il fiume Ticino scorreva libero sul Piano di Magadino, variando continuamente il suo percorso, e formando di conseguenza una zona paludosa, dove prosperava la zanzara anofele, portatrice della malaria, malattia che era presente in Ticino per questo motivo. Spesso le pioggie torrenziali creavano buzze spaventose, che spazzavano via tutto lungo il loro cammino, come ad esepio il ponte della Torretta di Bellinzona, o la famosa buzza di Biasca del '500.

All'inizio del '900 è stato formato il Consorzio Correzione Fiume Ticino (esistente tutt'ora), il cui scopo era quello di imbrigliare il fiume in un letto definito, rendere sicuri gli argini, e bonificare il Piano di Magadino per eliminare la malaria e rendere utilizzabile la superifice da parte degli agricoltori. Il Consorzio ha creato un letto stabile, con un sistema di doppi argini (le dighe sommergibili, poi una zona piana di alcuni metri, seguita dalle dighe insommergibili). Una volta incanalato il fiume, il territorio ha potuto essere bonificato e per diversi decenni è stato apannaggio degli agricoltori. Le vie di comunicazione sono state costruite ai margini del Piano di Magadino, e troviamo le due direttrici principali lungo il lato Nord (Gordola-Cugnasco-Gudo-Sementina-Bellinzona) e sul lato Sud (Quartino-Contone-Cadenazzo-Camorino-Giubiasco-Bellinzona). Il Piano è percorso prevalentemente da strade agricole. Il Consorzio Correzione Fiume Ticino attualmente si occupa della manutenzione delle dighe (ad esempio ripristinandole dopo eventi straordinari), della vegetazione lungo il percorso, e di dragare il fiume dove necessario.

Unica zona paludosa rimasta è la "Bolla di Magadino", odiata dagli abitanti delle zone attigue per la presenza di zanzare che fanno incursioni in tutte le direzioni, ma indispensabile per l'ecosistema globale, dato che questo piccolo pezzo di territorio viene ampiamente utilizzato dagli uccelli di passo per sostare durante le loro migrazioni.

Dopo la II guerra mondiale il Piano ha iniziato ad essere oggetto di desiderio per le industrie, il commercio e le unità abitative, e la sua superficie ha iniziato ad essere erosa progressivamente, partendo dai lati verso il centro. Oggi sono presenti vari centri commerciali, industrie e quartieri residenziali che si sono spinti sul suo territorio, diminuendone la capacità agricola.

Esistono diversi progetti per salvaguardare l'integrità di questo territorio, come ad esempio la creazione di un Parco, ma tutti questi progetti si trovano a combattere continuamente contro le spinte commerciali e monetarie, e tra i due, si sa chi è il più forte...

Il Piano di Magadino è circondato da splendide cime, quali il Corno del Gesero, il Camoghé, il monte Bar, ed il Tamaro sul lato Sud, mentre sul lato Nord troviamo la cima del Gaggio, la cima dell'Uomo, il pizzo Vogorno, Cimetta, e un po' più avanti (già sul lago) il pizzo Leone ed il Gridone (o Ghiridone). Tutte queste cime offrono una panoramica eccezionale sul Piano di Magadino, il lago Maggiore, e le cime delle alpi Vallesane.

E adesso passiamo ai fatti...

Dopo un'interruzione forza di due settimane, causata da impegni famigliari e attacchi influenzali indesiderati, la meteo per domenica prevede una giornata primaverile eccezionale. Propongo a Rita di esplorare un pezzetto di territorio "dietro casa", restando a basse quote, in modo da non dover utilizzare le ciaspole. Le mostro tramite la comunità hikr.org il percorso fino alla capanna Mognone e al rifugio Orino, posti nella zona sopra Sementina - Gudo, e la proposta viene approvata. Nel frattempo è arrivato il DVD dell'Istituo di Topografia Svizzero, che permette di pianificare i percorsi tramite PC, dando le distanze, i dislivelli, i profili altimetrici ed i tempi di percorrenza. Controllo il percorso: tutto a posto. Orami posso mettere in pensione cartine e curvimetro: questo programma fa tutto lui!!!

10:15 Eccoci a San Defendente, piccola frazione di Sementina posta a Q630. L'idea è quella di salire alla capanna Mognone, poi restando in quota arrivare fino al rifugio Orino, e tornare per la stessa via. La giornata è splendida, la temperatura gradevole, il sacco è già preparato come in estate.


Si inizia già ad avere una discreta vista sul Piano di Magadino, anche se la folta vegetazione mostra solo sprazzi della piana.


Il solito cartello giallo indica l'alpe di Mognone con un tempo di salita di 1 ora e 40 minuti. Io ho calcolato 2 ore e 40 minuti (300 metri all'ora), e il mio calcolo mi darà ragione. Stà gente dei sentieri ha preso Abele Bikila per calcolare i tempi: "Quanto ci si impiega a percorrere i 42 Km? Signore, abbiamo chiesto al nostro esperto, ci ha detto 2 ore e 15 minuti...". Magari lo chiedessero ad un essere umano, invece che a un maratoneta...


Il sentiero entra subito in un bosco composto prevalentemente da faggi, e pochi castagni, non ostante la quota non sia molto alta. Le gemme sono ovunque, ma manca ancora l'acqua. Iniziamo la salita con vestiario leggero, dato che la temperatura è gradevolissima.

10:45 Lungo il percorso incontriamo diversi ceppi che presentano evidenti segni di bruciature. Di qui molti anni fa deve essere passato il fuoco, ed il bosco ha avuto il tempo di riformarsi. Congiungendo idealmente i vari ceppi possiamo "vedere" la linea dell'incendio che sconvolto le pendici della montagna.

 
Lungo la salita troviamo diversi insediamenti abitativi ben tenuti, segno che la zona è ancora molto frequentata. C'è anche una strada consortile che sale verso l'alpe (senza arrivarci), e un bel filo a sbalzo di una teleferica per il trasporto del materiale.


Sull'altro lato del Piano di Magadino iniziamo a vedere le varie montagne che lo contornano, in particolare il "massiccio" del monte Tamaro, che segna il punto di svolta del lago.


11:00 Arriviamo ad un piccolo pianoro, con una terrazza aperta. Non abbiamo fretta, e decidiamo per una piccola pausa per gustarci la frutta secca ed il the, e lo spettacolo che ci si sta offrendo.


Oltre al Tamaro e al Camoghè, vediamo finalmente il Lago Maggiore, il Gridone ed il pizzo Leone (escursione del 15.11.2008).


Poco più in alto troviamo un ulteriore insediamento delizioso. Le nostre montagne sono piene di posticini di questo tipo, che ti fanno venire voglia di dire "mica male passare una domenica qui".


11:20 Dopo un bel quarto d'ora di pausa, riprendiamo la salita. Adesso, oltre l'alpe del Tiglio ed il monte Bar, si inizia a vedere la cima del monte Generoso.


11:45 Come al solito camminando tengo le orecchie "drizzate" per ascoltare i rumori ai lati del sentiero. Si pensa sempre che si tratti unicamente di foglie mosse dal vento. In realtà fermandosi e restando silenziosi, spesso si può vedere un ramarro, o una raganella. Questa volta la mia attenzione viene premiata dall'incontro con una "Vipera aspis atra", rettile piuttosto comune nel Sopra Ceneri, anche a quote elevate. Riesco a scattare tre foto della belva per la felicità di Grégoire, appassionato conoscitore di questi rettili. La puoi vedere sulla sinistra dell'albero. Non è stata molto cooperativa: continuava a nascondersi tra i fili d'erba. Non ho paura dei rettili, ma devo essere sincero: mi ha fatto piacere che lei si allontanasse.


11:55 Durante tutta la salita lo stambecco di famiglia denominata Rita mi ha surclassato, standosene sempre davanti. Per fortuna che è di buon cuore, e ogni tanto si ferma per attendermi.


12:00 Adesso si vede il Piano di Magadino quasi interamente.




La nuova macchina fotografica mette a disposizione un programma di "foto stitch", che dovrebbe permettere di "incollare" diverse foto che abbiano delle zone in comune, creandone una unica panoramica. Le tre foto sopra sono le candidate per il test. Ed ecco il risultato (è stato facilissimo, ha fatto tutto il programma).


Salendo, raso terra, troviamo un filo a sbalzo praticamente all'altezza del sentiero. Mi chiedo a cosa possa servire: sotto non ci passa il carrello della teleferica. Di sicuro, se non si fa attenzione, si rischia una brutta caduta.


12:10 Arriviamo ad una piccola bocchetta (siamo circa a Q1200) e, sorpresa sorpresa, troviamo neve sul sentiero. Con il caldo degli ultimi 10 giorni pensavo che orami a questa quota non ce ne fosse più: quanto mi sbagliavo...


12:15 Passata la bocchetta arriviamo ad un piccolo punto di sosta, con una fontana, ed un cartello didascalico del percorso che stiamo seguendo. Fuori una banana, un po' di frutta secca ed il the, prima di affrontare gli ultimi 300 metri di salita.


12:45 Ullallà. Dopo la fontana il sentiero è entrato nella valle di Sementina, tenendosi sul costone che volge a Est della montagna. Qui il sole non arriva quasi mai, ed il sentiero è ancora coperto di neve, fradicia, scivolosa e infida. Rallentiamo la velocità di salita, bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi. Concentrazione, un piede avanti, saggiare la tenuta, appoggiare, avanti con l'altro. Il sentiero è stretto, non c'è molto spazio di manovra. Questa proprio non me l'aspettavo... Rita, con i bastoni, fa da apripista. Per salire non li uso, ma decido che per scendere questo pezzo li tirerò fuori dallo zaino, dove normalmente fanno peso senza venire impiegati.


12:55 Questo pezzo della salita è stato veramente faticoso ed impegnativo, ma ecco che lassù il pendio si apre, e intravvedo il tetto della capanna... Siamo arrivati!!


Chiaramente Rita è già li che mi attende...


13:05 Hai visto? 2 ore a 40 minuti. Mi faccio assumere dall'Associazione Sentieri Escursionistici Ticinese per rifare tutti i calcoli dei cartelli gialli: lavoro piacevole, ma molto mal retribuito. Fuori ci sono almeno una ventina di persone, suddivise in vari gruppetti di 5-6. Entriamo nella capanna per pasteggiare con il nostro passato di verdura ed i panini, e facciamo conoscenza con un gruppetto escursionista comasco (tutti simpaticissimi) che conosce le capanne ticinesi meglio delle loro tasche. Ci offrono anche il caffé, quattro ciacole, e molti consigli di vita.


13:45 Pappa fatta, fuori a godersi lo spettacolo. Siamo a Q1462, ma sembra di essere ancora in pieno inverno, con tutta la neve che c'è. Inizio la carrellata di foto di tutto l'orizzonte. Sul lato Est vedo la zona di Mornera, il sentiero della valle di Sementina che porta alla capanna Albagno (passeggiata del 24.08.2008) e la zona della cima dell'Uomo.


Il Camoghé (a sinistra) il monte Bar (a destra del centro, passeggiata del 31.01.2009), la zona dell'alpe del Tiglio, e in basso Camorino.

Il lago Maggiore, il delta della Maggia, le isole di Brissago, il Ghiridone, il pizzo Leone e le alpi vallesane.


Il Tamaro, la catena che si protende verso il Lema (a sinistra), il passo del Monte Ceneri, e in basso la zona di Sant'Antonino e Cadenazzo.


Il corno del Gesero (a sinistra), il passo del San Jorio (si vede il sentiero che sale da destra verso sinistra), Pian Dolce (passeggiata del 26.10.2008), la valle Morobbia ed i Monti di Paudo.


Le altre te le lascio vedere tramite l'album fotografico...

14:45 Avrei voluto continuare fino al rifugio Orino (sarebbe stato il mio premio: alcuni Km praticamente in piano), ma il sentiero è innevato, e sull'altro lato la situazione non è migliore. Vediamo il rifugio dall'altra parte del vallone, ma è già relativamente tardi, e non è il caso di fare i bulli: in condizioni normali, tra andata e ritorno ci vorrebbero circa 2 ore, con la neve (a parte i rischi) sicuramente di più. Sarà per un'altra volta....


Iniziamo la discesa, e per la prima volta utilizzo i bastoni. La neve nel frattempo ha iniziato a ghiacciare nuovamente, e ci accorgiamo che è quasi più facile camminare "fuori pista", dove la neve cede ed il tacco fa presa meglio. Arriviamo nuovamente alla bocchetta, e come per incanto la neve sparisce. Purtroppo riappaiono anche i rumori della "civiltà", che erano spariti stamane quando avevamo passato questo punto.

16:15 La discesa è tranquilla, senza storia (come la salita, d'altra parte), e arriviamo a San Defendente. Prima di tornare a casa ci fermiamo ancora un attimo poco sotto il punto dove abbiamo parcheggiato, per fotografare la chiesetta, posta su di una terrazza con vista.



Mentre scatto le foto, arriva un gregge di capre che sta tornando alla stalla per la mungitura. Tutte bene in fila, ordinate e ubbidienti al richiamo della signora che si occupa di loro.


16:45 In moto per rientrare. I muscoletti (i quadricipiti in particolare) si lamentano per la discesa, ma ancora un paio di passeggiate come queste, e la ruggine invernale se ne sarà andata.

Se vuoi vedere tutte le foto (non che ci sia qualcosa di speciale), clicka qui.

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commenti

Greg 03/23/2009 14:50

Bella passeggiata!
Oltre al serpentello, devo dirti che la vista mi ha quasi fatto venir voglia!

Parole chiave

Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna