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  • : Diari di viaggio delle passeggiate prevalentemente sulle montagne del Ticino, con foto e testo. Articoli tematici e links utili per la pianificazione di una escursione. Trekking ed escursionismo per tutti.
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10 maggio 2009 7 10 /05 /maggio /2009 22:13

Percorso effettuato: Riva San Vitale (Q276)  - Albio (Q685) - monte San  Giorgio (Q1089) - Cassina (Q902) - Meride (Q580) - Riva San Vitale.


Difficoltà: sentiero T2.


Dislivello: 1′126 metri.


Lunghezza del percorso: 13 Km.


Sforzo equivalente: 24 Km.


Durata (incluse le pause): 8.5 ore.


E’ iniziato il ciclo primaverile: dal lunedi al venerdi bello, che quando guardi fuori dalla finestra ti si strugge il cuore, poi arriva il sabato e la domenica, e piove. Per un mese così… A questo aggiungiamo un po’ di impegni di famiglia, come prime comunioni e compleanni, e la situazione si fa fosca. Un mese che non mettiamo gli scarponi ai piedi. Pianifico la classica di primavera per domenica 10 maggio, anche se la meteo non è splendida. Poi vengo a sapere che il sentiero che sale da Lavertezzo è bloccato tutt’ora da una brutta slavina, difficile da aggirare e pericolosa da scavalcare. L’ente turistico consiglia di percorrere la strada asfaltata per salire a piedi a Brione: bestemmia, bestemmia, bestemmia. Qua le cartine: ponza che ti riponza, con Rita decidiamo di salire al monte San Giorgio. La cima non è alta, ma il dislivello è importante: benissimo, tutto fa brodo per rimettersi in forma. Si annunciano Fiorenzo, Laura One e Laura Two.


9:50 Stiamo diventando sempre più pigri. Sono quasi le 10:00, e stiamo partendo solo ora.


La meteo è stabile, e sappiamo che dovrebbe fare abbastanza caldo. Ho preso due litri d’acqua, spero che mi basteranno. Iniziando la salita abbiamo alcuni scorci su Riva San Vitale e Rovio, posto su di un falsopiano, quasi all’imbocco della valle di Intelvi.



10:00 Entriamo nel bosco lungo il sentiero che ci porterà fino al punto più basso della cresta. Da li saliremo seguendo sempre la cresta, in bilico tra il lago di Lugano e la zona boschiva della montagna.



La vegetazione è lussureggiante. Il caldo e la pioggia recente hanno permesso alla vegetazione di iniziare il suo ciclo estivo in modo ottimale. Piccoli svantaggi: nel bosco c’è un caldo umido da sauna finlandese, e non si vede niente del paesaggio circostante. Si cammina lungo la salita senza godere della vista del Generoso e del golfo di Lugano. In compenso ci sono fiori di tutti i tipi e colori: l’ortica è in fiore (ti sei mai accorto di quanto sia carina?)



I nostri vecchi la utilizzavano per farci la miniestra…Proprietà diuretiche, dicono. L’agrifoglio invece ha già perso i suoi fiori.



10:40 Arriviamo ad un bivio (sempre nel fitto della boscaglia). Sotto di noi una piccola pozza d’acqua, nella quale probabilmente c’è qualche tritone del monte San Giorgio. Ma noi siamo troppo in alto per vederli. Il sentiero, a destra porta verso la cima, mentre a sinistra porta a Meride: da li arriveremo questo pomeriggio.



Appena passata la pozza, un profumo intenso di aglio ursino. A sinistra e a destra del sentiero è tutto un fiorire du questa erba, che Rita ed io apprezziamo molto per cucinare. Dal profumo simile all’aglio, ma dal gusto molto più leggero, permette di essere utilizzata in cento modi.



Non è facile da trovare, e viene apprezza più dagli svizzero-tedeschi che dai ticinesi.


11:00 Siamo sempre nel bosco, e non si vede niente a parte le piante. Improvviso incontro con un bel fiore a cascata che scende da un ramo. Laura One mi informa che da lei viene chiamato maggiociondolo.



12:15 Sono più di due ore che saliamo, fa un caldo bestiale, ho già spazzato almeno metà della mia riserva d’acqua, sto sudando come una forma di formaggio esposta al sole, e non si vede niente!!!! Noooo, finalmente un piccolo squarcio nella vegetazione mi permette di dare un colpo d’occhio verso il basso. Si vede il lago e la zona verso Melano.



12:30 Rientrati nel bosco, si suda e si sbuffa. Secondo scorcio, questa volta verso l’alto: il monte Generoso.



Si vede anche verso il mendrisiotto e la pianura padana, ma l’aria è opaca, la visibilità ridotta. Ancora qualche metro, giriamo l’angolo sempre sulla cresta. e davanti a noi si para il golfo di Lugano.



Decisamente abbiamo avuto giornate con visibilità migliore di questa… Adesso che stiamo girando il costone verso nord-est, si aprono ampi sprazi sul paesaggio circostante. In compenso siamo sotto la stecca del sole, e mi tocca infilare il cappellino. L’acqua sta scendendo ad una velocità spaventosa. Stavolta ho fatto male i calcoli, temo che non ne avrò abbastanza per il ritorno, a meno di non trovare un punto di rifornimento.


12:50 So che siamo quasi arrivati: finalmente vedo il poncione d’Arzo davanti a noi. Questa cima fa da contrappeso al San Giorgio, e assieme delimitano il “gruppo montuoso” di cui fanno parte. Le due cime sono unite da una sella, percorribile in cresta. Dal San Giorgio c’è la vista verso Nord, mentre dal poncione d’Arzo la vista si protende verso Sud, ben oltre Milano nelle belle giornate.



13:15 Finalmente siamo in cima. La zona è ombrosa, ma sui lati la vegetazione è assente, per cui posso dare un colpo d’occhio tutto attorno. Un piccolo rifugio con chiesetta annessa domina il punto più alto. All’interno, diverse bottigliette d’acqua da mezzo litro, il prezzo e un bollettino di versamento postale per pagare. Prendo due bottigliette ed una polizza. Quando vedo queste cose, la fiducia nell’onore, mi si strugge il cuore. Una volta bastava una stretta di mano per fare un contratto da dieci milioni. Ognuna delle due parti sapeva che l’altro avrebbe mantenuto la sua parola, non importa a quali condizioni. Non erano necessarie decine di pagine di contratto, con cavilli, comme, clausole e precisazioni. Niente avvocati, legali, giudici o tribunali. La parola di un uomo valeva tanto quanto l’uomo che l’aveva pronunciata. Un accordo tra gentiluomini era più legante di un matrimonio: per il matrimonio c’era sempre il divorzio, per la parola data
no. La civilità ha iniziato a deteriorarsi, e l’impossibilità di gestire gli affari tramite il “gentleman-agreement” è uno dei segni più evidenti di questa decadenza.



Rita e Laura One entrano per cambiarsi, io mi metto di guardia davanti alla porta. Anche questo fa parte della cavalleria. Pasto veloce con i soliti due panini con la carne secca, un po’ di frutta secca, acqua in abbondanza, poi metto mano alla macchina fotografica. Il ponte di Melide, con alla sinistra il monte San Salvatore, sede di un istituto per lo studio dei fulmini (quel cucuzzolo viene colpito più di 600 volte all’anno dai fulmini, secondo il motto che “Il fulmine non colpisce mai due volte nello stesso posto”), il golfo di Lugano, Lugano al centro, e Campione d’Italia a destra.



Porto Ceresio



Morcote



La Collina d’Oro



Sotto di noi Brusino Arsizio



Il Lema, il Tamaro, il Comoghé, il Garzirola sono persi nella nebbiolina… Speravo tanto di riuscire a vederli, amici conosciuti di cento passi già fatti.
La chiesetta è piccola e raccolta, ma splendida nella sua semplicità.



14:45 Dopo un’ora e mezzo di pausa, Fiorenzo che si è fatto il riposino, Laura One pure, dopo molti richiami finalmente la combricola è pronta per partire ed iniziare la discesa.



Iniziamo la discesa, seguendo un’altra cresta. Questa è meno alberata, vi sono diversi prati. Penso a Grégoire, l’ambiente sembra particolarmente adatto per ospitare vipere di tutte le forme, grandezze e specie. Probabilmente sarà già stato da queste parti anche lui.


15:00 Durante la discesa Fiorenzo, che è un esperto del luogo, ci fa fare una piccola deviazione, e ci porta a vedere un casolare diroccato.



Ma quello che ci lascia veramente a bocca aperta, è un faggio secolare, alto almeno una dozzina di metri, con una chioma immensa, bellissimo. Non riesco neanche a riprenderlo tutto, e mi dispiace non aver portato il grandangolo con me (d’altra parte questo obiettivo va molto bene per le foto macro). Restiamo tutti ad ammirarlo con reverenza. Era qui prima che nascessimo, sarà ancora qui molto dopo che ce ne saremo andati.


15:20 La discesa continua senza storia. Arriviamo a Cassina, dove si trova un ulteriore rifugio aperto, e un grotto chiuso. Piccola sosta per mandar giù qualcosa, prima di iniziare la discesa
lungo il crinale verso Meride.



16:15 Il sentiero che scenda da Cassina a Meride è un rompi-ginocchia. Tutto a sassi sconessi, richiede concentrazione per non scivolare e non stortarsi una caviglia. La pendenza è più umana della salita, ma anche questo è tutto nel bosco, e si continua a non vedere niente attorno. Finalmente arriviamo alla chiesa e al cimitero di Meride, da cui possiamo guardare verso Tremona ed Arzo.



Entriamo nell’abitato di Meride, che si presenta come uno di quei borghi medioevali che si trovano ancora oggi sulle colline toscane. A questo punto abbiamo un’idea: perché non fermarsi a bere un caffé e mangiare un gelato? Raramente trovo una concordanza d’intenti come quella dei miei compagni in questa occasione. Et voilà, il gelato è servito.






17:00 Tra che la terrazza è piacevole, il ristoratore gentile, la sedia comoda, bisogna fare uno sforzo per rialzarsi. Ma i doveri chiamano, anche se si fa finta di non sentirli. Ci rimettiamo in cammino, felici dopo un cornetto alla cioccolata. Passiamo tutto l’abitato, e ci infiliamo sul sentiero che ci porterà alla pozza d’acqua vista stamane.



17:20 Siamo alla pozza. Il sentiero in alcuni punti era molto stretto, occorre fare attenzione. Molto bello però, passa accanto a diversi affioramenti stratificati tipici di questo complesso montuoso.



17:55 Eccoci nuovamente a Riva San Vitale.



18:15 Saluti e commiati, se tutto va bene settimana prossima ci rivediamo per la classica di primavera: Sonogno aspettaci!!!


Se vuoi vedere tutte le foto (non che ci sia qualcosa di speciale), clicka qui.

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commenti

Andrea 03/23/2012 10:02

CreHo inserito questo sito fra i preferiti... dopo 4 anni di assenza dall'Italia e da Lugano inizio a sentire la nostalgia delle montagna... grazie per le emozioni!

paolofromento2000@yahoo.it 03/01/2012 20:21

Non ci crederai ma la prima escursione da quando sono tornato ad abitare in svizzera è stata proprio ai centocampi da dirinella , c'ero stato quando ero bambino con mia mamma e volevo farla vedere
a mio figlio, ogni sasso è un insulto di mia moglie !!!!!

paolo fromento 02/28/2012 22:04

spero di darti una soddisfazione grande , perche il tuo blog e le guide di chiara e giuseppe brenna sono la fonte di ispirazione delle mie escurioni.
domenica stewsso giro al contrario, non mi piacciono le discese sassose eheehe!!
tempo da primavera ed ho potuto ammirare la skyline di milano ed il gruppo del rosa.
tanta gente in giro per il san giorgio.
ciau alla prossima , il tempo delle escursioni è ritornato !!!!!!

UpTheHill 02/29/2012 18:21



Ciao Paolo,


troppo onore essere accostato ai Brenna. Loro percorrevano i miei tragitti quando erano bambini, probabilmente. E grazie per i complimenti :-)


Posso immaginer che domenica, grazie al vento, la visibilità fosse eccezionale, e il San Giorgio da questo punto di vista ha molto da offrire. E per le discese sassose, non scendere dai Monti di
Caviano a Caviano, è ancora peggio che arrivare a Meride!


UpTheHill
www.montagnaticino.com



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