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23 luglio 2009 4 23 /07 /luglio /2009 09:25

Venezia ci ha sempre affascinati: città unica nel suo genere, merita di essere visitata e rivisitata, scoprendo sempre qualcosa di nuovo. Dato che Caorle dista solo una quarantina di chilometri, decidiamo che non si può mancare l'appuntamento. Non ho voglia di tirare fuori l'auto, e dato che c'è una servizio di motonave diretto da Caorle, optiamo per questo mezzo di trasporto.

08:00 Imbarco sulla motonave, e partenza. Non ti parlerò del viaggio. Sono un "velista purista", e dover navigare su di un mezzo che si muove unicamente a motore sull'acqua per me è una mezza eresia. Mi è mancato il fruscio del vento sulla randa, il gioco d'altalena per salire l'onda, giocare con la cresta, prima di scivolare dolcemente verso la pancia, il timone vivo nelle tue mani... Andare con una barca a motore, per me, sta alla barca a vela come percorrere il passo del Lucomagno con la moto sta a percorrerlo a piedi.

10:00 Abbiamo girato attorno alla punta tra Cavallino e Punta Sabbioni (da dove arriva buona parte del materiale edile utilizzato a Venezia per l'edificazione degli edifici), e in lontananza si vede il campanile di San Marco, chiaro segno che siamo in zona.


Passiamo nel canale tra il Lido e le isole principali, e attracchiamo lungo la Riva degli Schiavoni, in prossimità del Museo Navale.


Siamo liberi fino alle 16:00... Il piano è di una semplicità incredibile: prendere il vaporetto della linea 2, che fa il giro largo passando da San Giorgio, la Giudecca, il Redentore, arriva in stazione, per tornare a piedi fino a San Marco entro l'orario stabilito, ma senza seguire il percorso turistico tipico "Stazione - ponte di Rialto - San Marco". Ho la fortuna (non il merito) di avere una bussola in testa, e per quanto tu mi possa fare pirlonare in giro, so sempre, con una precisione di +/- 15° dov'è la mia destinazione. Rita in 25 anni di matrimonio ha imparato a fidarsi di questa mia capacità, così abbiamo deciso di muoverci "all'avventura", girando per calli e campielli come capita, ma portandoci sempre più vicino a San Marco. Unico problema: Venezia, a causa della sua struttura urbanistica, presenta la difficoltà di un labirinto: la direzione può essere giusta, ma ti trovi davanti un canale che ti impedisce di passare... Così decidiamo di prendere una cartina, per trovare i ponti che ci permettano di seguire l'itinerario.

10:50 La giornata è torrida, con afa spettacolare, la meteo ha annunciato temperature record (penso si sia arrivati attorno ai 36°). Ci siamo fatti il secondo capuccino durante l'attesa del vaporetto, e ci siamo procurati le bottigliette d'acqua indispensabili. Eccoci sul vaporetto, mentre stiamo passando San Giorgio.


Una bella casa in stile parzialmente moresco...


Piccolo escursus storico (1) (ce ne saranno altri, spero di non annoiarti): da circa il 1050 fino a circa il 1450 la zona del Mediterraneo è stata un piccolo paradiso (per quei tempi). La cristianità, l'islam e l'ebraismo convivevano abbastanza tranquillamente. Dopo la spinta iniziale dalla morte di Maometto, con il tentativo da parte del mondo arabo di conquistare l'Europa tramite una strategia a tenaglia (risalendo la Spagna, rispettivamente dai Balcani), e fino alla battaglia di Poitier del 732 vinta da Carlo Martello, il mondo arabo si "tranquillizzò", e cominciò a portare verso l'Europa una serie di conoscenza matematiche (lo zero, ad esempio, proveniente dall'India), e più tardi l'algebra (dall'arabo al-gabr = completamento), conoscenze astronomiche (ad esempio lo Zenit ed il Nadir), ci regalò Aristotele che era stato perso (riferimento "Il nome della rosa" di Umberto Eco), e conoscenze di medicina. Attorno al 1050 arrivarono i Normanni in Sicilia, e si aprirono le prime università (Bologna, Salerno, Palermo) in Italia, e successivamente nel resto dell'Europa. La metà dei docenti era arabo... In Spagna città come Toledo, Saragoza e Siviglia fiorirono grazie ai commerci, alla cultura e all'interscambio tra le tre principali religioni monoteiste. Poi, attorno al 1450, successero tre fatti importanti, che sconvolsero questi equilibri: 1) il mondo arabo fu "conquistato" dai turchi, molto più aggressivi e combattivi, che riattivarono la guerra santa di conquista (arrivarono fino alle porte di Vienna nel 1780), 2) in Spagna (non ancora una nazione) Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona gettano le basi dello stato spagnolo, e vedono gli arabi e gli ebrei come dei potenziali pericoli, cacciandoli dalla Spagna, 3) la "Santa Inquisizione" prende forza (soprattutto in Spagna) eliminando tutto ciò che non è strettamente cristiano. E da qui fu tutto in discesa...

Piccolo escursus storico (2): San Tommaso è diventato santo, per aver fatto un miracolo di filosofia. Tutta la teologia cattolica si basava sugli scritti di Platone (che era conosciuto prima dell'arrivo degli arabi). L'arrivo della "Metafisica" di Aristotele mandò in pezzi la struttura di pensiero come costruita fino ad'allora. Nella sua "Summa teologica", Tommaso d'Acquino riconcilia la filosofia aristotelica con quella teologica cristiana, salvando la Chiesa. E non è stato un miracolo da poco...

Continuando nel presente, arriviamo alla chiesa del Redentore. Davanti alla stessa è pronto il ponte che domani colleghera l'isola a quella di San Marco, per la processione annuale del 18 e 19 luglio.


Piccolo escursus storico (3): la peste arrivò il primo agosto 1572 a Venezia, dopo essere partita da Costantinopoli, aver viaggiato lungo il Danubio fino a Vienna, essere ridiscesa a Triestre. Dal 1572 al 1779 uccise quasi un terzo della popolazione di Venezia, facendola scendere da circa 190'000 a circa 130'000 abitanti. La peste è causata da un batterio, lo yersinia pestis, curabile tranquillamente con la streptomicina (uno dei tanti antibiotici disponibil oggi).

Eccoci davanti al ex-mulino di Venezia, e oggi hotel Stocki. Tutta la granaglia e le farine passavano di qui.


Ed ecco invece quella che secondo me è una prigione a pagamento sull'acqua: una nave da crociera.


Una barchetta privata...


E il lato nero di Venezia: porto Marghera.


Siamo quasi arrivati alla stazione. Davanti a noi si para il ponte di Calatrava, costruito recentemente sul Canal Grande, e fonte di diatribe, preoccupazioni, spese e problemi a non finire.


11:45 Abbiamo acquistato la cartina, due nuove bottigliette d'acqua, e partiamo all'avventura. Tutti i turisti girano a sinistra, verso il ponte che porta in direzione di Rialto. Noi giriamo a destra: voglio vedere il nuovo ponte. In effetti è molto moderno, ma devo dire che mi piace. Forse ai suoi tempi, anche il ponte di Rialto fu criticato come troppo futurista...


Appena passato il ponte di Calatrava, partiamo per la tangente, e veniamo premiati da calli senza turisti.


Adagio adagio ci avviciniamo alla nostra meta, permettendoci deviazioni laterali quando vediamo qualcosa che ci incuriosisce o ci attrae. Abbiamo quattro ore per farcela, non ci sono problemi.



Edifici stupendi, gente del luogo, quasi nessun turista. Unica preoccupazione, il caldo micidiale. Cerchiamo ogni angolo di ombra per percorrere la strada, e toglierci dalla stecca diretta.


Girando a questo modo, mi accorgo che Venezia è una città verde. Ovunque si vedono alberi e giardini, sulle piazze, dai muretti, e dalle corti interne spuntano verso l'alto alberi e arbusti. E' un volto di cui non mi ero accorto nelle visite precedenti,



12:15 Arriviamo in una bella piazzetta, ci comperiamo nuovamente acqua e due banane.


Poco oltre, un ortolano con il suo negozio ambulante.


Oggi, e per un giorno, Venezia è nostra. Grazie al percorso "inusuale", e complici il gran caldo e l'ora del pasto, Venezia ci offre il suo spettacolo, solo a noi.




12:30 Ci tocca... Ci tocca passare il ponte di Rialto. Siamo arrivati al Canal Grande, e per continuare dobbiamo andare di là. Potremmo prendere il vaporetto, oppure usufruire del servizio di traghetto offerto dalle gondole (per una convezione tra il comune ed i gondolieri, questi devono fare, a turno, servizio di traghetto nei punti distanti dai ponti, a prezzo modico). Ma preferiamo rituffarci nelle calli, e facendomi guidare dal mio istinto arrivare fino al Rialto.


Ed ecco il "dottore della peste". Il lungo becco era l'antesignano della moderna maschera a gas: al suo interno venivano posti essenze, profumi ed erbe che dovevano impedire di contrarre il morbo quando il medico si occupava degli ammalati. In realtà non è che servisse molto, ma sicuramente dava coraggio ai cerusici.


Piccolo escursus storico (4): circa il 10% degli ammalati di peste guariva (gli altri morivano). Dato che la peste è prevalentemente una malattia polmonare e delle vie respiratorie, durante la fase di guarigione il malato starnutiva spesso e volentieri. Lo starnuto era indice di guarigione, e da lì è nato l'augurio "Salute", quando uno starnutisce.

Piccolo escursus storico (5): gli auguri, nella Roma antica, erano dei sacerdoti incaricati di trarre gli "auspici" (predizione del risultato degli eventi futuri), osservando il volo degli uccelli, le interioria di animali sacrificati, e altro ancora. Un buon auspicio portava bene, un cattivo auspicio portava male. I romani erano maledettamente superstizioni (accettavano le divinità delle altre popolazioni e religioni perché temevano che magari si sarebbero incattivite contro i romani, se non ossequiate adeguatamente), tanto che Scipione l'Africano (vincitore della battaglia di Zama contro Annibale), sbarcando dalla nave mise il piede in fallo, e riuscì a salvarsi dalla caduta in acqua per miracolo. Esclamò "Africa, ti tengo", con notevole presenza di spirito. Se non lo avesse fatto, i suoi soldati sarebbero morti di terrore per il cattivo augurio rappresentato dalla caduta.

Piccolo escursus storico (6, e ultimo, spero): nella battaglia di Zama, Scipione mise le sue centurie disposte a caselle di scacchiera. Quando gli elefanti di Annibale caricarono, le centurie si riallinearono, creando dei corridoi vuoti, all'interno dei quali passarono gli elefanti. A questo punto, da lato e da tergo, i romani poterono abbattere gli elefanti, con poche perdite, e ridurre così l'effetto devastante della carica cartaginese. Le centurie (100 uomini) erano comandate da un centurione, che oggi avrebbe il grado militare di maggiore (mica uno scherzo). Di conseguenza, la legione da un legionario (1000 uomini), e oggi sarebbe un colonnello. Il manipolo (5 uomini, tanti quante le dita di una mano), da un caporale... Ahooo, basta.

Passiamo davanti alla sede principale dell'università. In giro studenti, alcuni in fase di contestazione che lanciano ingiurie cantate, in rima baciata, ad un professore... Non so di cosa sia colpevole, ma le studentesse (sono in prevalenza ragazze) ci si impegnano.


E poi, la sede dei vigili del fuoco.


Non tutto è curato, a Venezia. Ma te ne puoi accorgere solo se non fai il turista...


12:55 Ecco la casa di Carlo Goldoni: è quella che fa angolo.


13:00 Apro la cartina, dico a Rita "siamo circa qui". Chiediamo ad un passante... Urca, ho sbagliato di 50 metri. Sicuramente colpa della fame. Ci imboschiamo in una trattoria, evitando con cura tutte quelle che propongono il menu turistico. Sarà la fortuna, sarà il caso, finiamo in un ristorantino "Al Ponte", piccolo, con poco spazio. La prima impressione non è buona. Ordiniamo un risotto ai frutti di mare, per restare leggeri. E il risotto viene cucinato al momento: 20 minuti di attesa. Ottimo, ben preparato, e saporito. Il conto è ovviamente un po' più alto che con il menu turistico, ma il palato ringrazia. Il ristorantino viene messo sulla lista verde.

14:10 Siamo partiti da due ore mezzo dalla stazione, e non siamo ancora al Rialto: questo è un successo. Ma inevitabilmente bisogna arrivarci. Prendiamo il giro largo, evitando turisti di tutte le nazionalità, e godendoci altri angolini nascosti.



14:45 Eccoci. Dai, l'ho fotografato, eccolo.


Ma se noti, siamo già partiti per la tangente nuovamente. La strada diretta continua dritta, appena scesi abbiamo svoltato a destra. Continuiamo il nostro itinerario semi-casuale, e incontriamo un portone con due pavoni intrecciati: splendido lavoro.


Ormai il tempo sta scadendo, ma ci avviciniamo a San Marco per la via più lenta.


15:15 Arrivati a San Marco. Dai, foto del campanile, del palazzo ducale e della chiesa.




Ci incamminiamo lungo la Riva degli Schiavoni per tornare al punto di ritrovo. Il sole qui picchia da non credere, si suda solo a pensare. Mezzo litro d'acqua a testa subito, e mezzo litro di riserva per il rientro.

16:10 Partiti. Cioé, il corpo è partito, ma lo spirito è ancora là. Questo non mi impedisce di vedere un panfilo privato, con tanto di elicottero a bordo. Fa riflettere pensare che ci sono delle persone che hanno così tanti soldi da potersi permettere un gingillo del genere, e che non riflettano sull'etica della proprietà.


Naviagione senza storia... Ripassiamo Punta Sabbioni, Cavallino, Lido di Jesolo, e arriviamo a Caorle alle 18:15.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto che ho scattato a Venezia.

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Published by UpTheHill - in Fuori tema
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commenti

Greg 07/23/2009 11:57

Bella città ben raccontata.
Devo dirti che il ponte futurista piace pure a me!
Mi sembra comunque che il caro Annibale sia tornato un po' troppo presente...
Comunque interessanti anche i cenni storici (avrei detto gli escursus, ma ho paura di sbagliare l'articolo e fare altre figuracce...).;-)
In ogni caso SALUTE!!
Greg

UpTheHill 07/23/2009 13:48


Ciao Grégoire,

grazie per l'apprezzamento. Escursus: direi che l'articolo è "lo", ma non sono sicuro al 100% neanch'io... Magari se ci legge un purista di italiano ci può aiutare.

Annibale: è un personaggio che mi ha sempre affascinato. Dalle imprese colossali come il passaggio delle alpi, agli ozii (ma anche ozî) di Capua, ha difeso la sua città (Cartagine, fenicia) con
intelligenza e capacità, uno dei pochi che ha capito che il Mediterraneo era troppo piccolo per due città e culture così importanti, e che una sola sarebbe sopravvissuta. Morto assassinato a 37
anni, in Asia Minore: i romani, non ostante si fosse ritirato, lo hanno cercato, braccato ed infine ucciso, per essere sicuri che non potesse tornare. Suo papà fondò Cartagena (Spagna), e avviò una
conquista territoriale della penisola iberica, per avere un caposaldo contro i romani, ma il governo di Cartagine, dopo pochi anni, abbandonò il progetto, e la penisola fu conquistata interamente
dalle legioni.

Ach, sono stato colto da un attacco di prolissità fulminante, come spesso mi capita. Chiedo scusa...

Grazie per il "salute", lo tengo in buono per la prossima volta che vengo colpito dalla peste

Ciao

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