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3 agosto 2009 1 03 /08 /agosto /2009 16:58



Percorso effettuato: Cusié (Q1666) - alpe del Pozzo (Q1880) - alpe Quarnei (Q2048) - capanna Quarnei (Q2107) - passo del Laghetto (Q2649) - laghetto dei Cadabi (Q2646) - capanna Quarnei - alpe della Bolla (Q1650) - Cusié.

Difficoltà: sentiero T2 da Cusié fino a poco dopo l'alpe Quarnei, T3 fino all'entrata del canale, T3+ nel canale.

Dislivello: 1'300 metri

Lunghezza del percorso: 20 chilometri

Sforzo equivalente: 33 chilometri

Durata (incluse le pause): 10 ore

Riferimenti:
serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", laghetto dei Cadabi, "La valle Malvaglia: un prezioso gioiello bleniese"

Capanna: capanna Quarnei, SABB Malvaglia

Osservazioni: mentre il percorso fino alla capanna Quarnei è sicuramente adatto alle famiglie (in meno di due orette si arriva, e la zona è splendida), non consiglio il resto della gita se non si è equipaggiati adeguatamente, e non si ha una buona resistenza. Il canalone di salita (e di discesa) richiede equilibrio e sicurezza nei propri mezzi. In diversi punti il sentiero è appena accennato (anche se ci sono le marche), o franato.

E' la prima volta che entro in val Malvaglia: si tratta di una laterale della valle di Blenio, sulla destra salendo verso il passo del Lucomagno, di cui non si era parlato neanche a scuola (e si che la geografia del Ticino ce l'hanno fatta studiare bene). Quando la sentivo nominare, avevo sempre pensato ad una valle impervia, roba tipo Centovalli, a V stretta. Invece... Mi sono trovato davanti una valle deliziosa: quasi verticale in basso, ma che si apre con pianori di ampio respiro in alto. Pascoli e piccoli insediamenti abitativi, una valle viva, quasi un piccolo angolo di paradiso in terra (come ha detto Rita). La strada non è ampia, l'incrocio di due mezzi è possibile in pochi punti, ma non presenta difficoltà particolari. Poi, salendo, scopro anche che c'è un lago artificiale, piccolo, ma con la sua bella diga. La strada per salire porta dritta dritta davanti al muro della diga, per piegare poi a sinistra, inerpicarsi sulla costa della montagna, e costeggiare il lago fino ad un punto in cui la valle si chiude e si riapre, per dare nuovo respiro ai pascoli.

In cima alla valle trovi l'Adula (chiamato Rheinwaldhorn in tedesco), montagna che condividiamo con il canton Grigioni: la sua cima è a Q3402, e sarebbe la più alta montagna del Ticino, se ce l'avessero lasciata tutta... In fondo, loro ne hanno di più alte. Così invece, dobbiamo "accontentarci" del pizzo Campo Tencia (Q3072).

Una nota per i non Svizzeri che leggono: il primo agosto è festa nazionale, dato che in questa data, nell'anno del Signore 1291, 10 rappresentanti del canton Uri, 10 del canton Svitto (in tedesco Schwyz), e 10 del semicantone Unterwald si riunirono sul praticello del Grütli, appena sopra il lago dei Quattro Cantoni, per sigillare un patto di alleanza a sostegno reciproco e contro gli Asburgo, che già a quei tempi dominavano in questa regione. A quella data viene stabilita la nascita della confederazione svizzera. Poi c'è tutta la storia-leggenda di Wilhelm Tell, con tanto di balestra, mela, figlio Gualtiero, cappello sotto cui inchinarsi, ma non penso sia necessario che te la racconti io.

Il tragitto per oggi è uno di quelli tra i più impegnativi che abbiamo mai fatto, sia per lo sforzo equivalente, sia per la difficoltà tecnica (un bel T3, con salita a mani in una canale di materiale instabile con più di 60° di pendenza). D'altra parte bisogna preparare i muscoletti per le passeggiate più belle, che arriveranno in settembre e ottobre, quando le giornate saranno ancora abbastanza lunghe (complice l'ora legale), ed il sole non picchierà più come un dannato come in luglio e agosto.

08:30 Siamo al parcheggio Foppa, appena sopra Cusié. Rita arriva a piedi da Cusié: avevo parcheggiato li, avevamo già messo scarponi e ambaradan vario, quando ho visto il cartello con l'indicazione del parcheggio, più in alto. Sposto l'auto e attendo Rita.


Il tempo è instabile, anche se le nuvole non sono attaccate alle cime. Ultimamente sta diventando difficile avere una giornata di bello intero... Ci avviamo, e appena entrati nello splendido bosco di larici, vedo una "palla" strana su di una "rosa delle alpi": cavoli, il frutto della pianta.


Il percorso è un T2 agevole e piacevole, che corre in questa parte quasi piano, mostrandoci scorci sull'altro versante della valle. Decidiamo di salire almeno alla capanna. Se verrà a piovere, vorrà dire che ci faremo un'oretta e mezza sotto la pioggia per rientrare: non è mai morto nessuno.

08:50 Guardando dall'altra parte, attraverso gli alberi, vedo il primo punto di riferimento della giornata: la capanna Quarnei.


E incontro un corso d'acqua giovane: questo ha iniziato a scavare la roccia meno di 3'000 anni fa, oppure la roccia è estremamente dura... Il letto è ancora poco profondo.


Il sentiero è semplicemente delizioso. Un vero piacere percorrerlo.



09:15 Veniamo superati da una coppia, che sta salendo all'alpe Quarnei, lui con una bimba di circa 3 anni nel "portabimbi" posteriore: questo è un vero montanaro, mica come me...


Ai lati del sentiero vedo diversi noccioli, ma sono nani: effetto del freddo e della breve stagione, a queste altezze. Praticamente è un cespuglietto, non un albero, e probabilmente non crescerà molto di più.


Lungo il sentiero diversi affioramenti di quarzo.


L'angolo verde a destra, è un ottimo segnale. Si tratta di lichene (un organismo simbiotico, composto da un fungo, che mette a disposizione le radici, e da un'alga, che mette a disposizione la clorofilla. Assieme riescono a vivere dove nessuno dei due sopravviverebbe, anche sopra Q4000 e nella tundra siberiana), estremamente sensibile all'inquinamento. La sua presenza dice che i veleni della civiltà qui non sono ancora arrivati.

09:30 Cammina che ti cammina, tranquillamente arriviamo all'alpe di Pozzo. Vediamo più di una cinquantina di capre, ed i pastori che le custodiscono.


Con il latte di capra si prepara un Ticino un formaggio denominato "büscion". E' un formaggino a forma di cilindro, come un tappo da bottiglia (che in dialetto ticinese si chiama appunto büscion, e tirabüscion il cavatappi, deriva da büsciàa = mandare bollicine, ribollire, e a qualcuno che dice scemenze si chiede "t'à büsciat?", come se fosse una bottiglia appena stappata che fa fuoriuscire il contenuto senza ordine), magro, delizioso con un po' di olio, aceto, pepe e sale.

09:45 Ci siamo incamminati nella stretta valletta che porta all'alpe Quarnei. Nella prima parte si risale un dosso, che porta poi all'imbocco. Sopra di noi corrono i cavi di una teleferica per il trasporto di materiale, e sotto di noi vediamo l'alpe del Pozzo per l'ultima volta, prima di entrare.


Sguardo in avanti, vediamo già la cascata che risaliremo per arrivare al laghetto...


...e sguardo indietro, da dove siamo venuti.


10:15 Eccoci all'alpe Quarnei. Davanti a noi si apre un pianoro, delimitato tutt'attorno da pareti quasi verticali, dalle quali scendono due cascate. Mucche, pecore e capre fanno da contorno.


In un angolo, proprio alla fine della valletta di salita, tutti i rustici, ben tenuti.


Sono costruiti con la tecnica del "muro a secco": senza uso di malta, sono estremamente solidi. Nel sud Italia trovi i muretti di divisione dei vari appezzamenti di terreno eretti con questa tecnica. Qui in Ticino, anche le abitazioni montane erano costruite così.

10:30 Dopo esserci guardati attorno, salitamo gli ultimi 50 metri per arrivare alla capanna Quarnei, sita su di un poggio con splendida vista verso il basso, di cui noi non godiamo causa nuvole di vario ordine e grandezza.


Sosta-tisana, cornetto di pane integrale (che abbiamo portato con noi), e chiedo conferma al capannaro (simpaticissimo) sulla direzione da prendere. Ohh, facile, dice lui, si sale da sinistra fino a dietro la cascata, poi su leggermente a sinistra, e dentro il canale fino alla bocchetta. Guardo fuori e penso "di li?".


11:00 Beh, siamo in ballo, balliamo. Scendiamo dalla capanna all'alpe, lo attraversiamo tutto in direzione della cascata di sinistra, e iniziamo la salita per arrivare almeno alla testa della stessa.


Passiamo in mezzo ad un gruppo di caprette. Dato che adoro gli animali, le invito ad avvicinarsi per poterle accarezzare. Quattro o cinque si lasciano tentare, mi annusano la mano, la leccano, e ricevono in compenso una bella grattata dietro le orecchie, sul dorso, e sotto il mento. Riparto, e loro decidono che vale la pena di seguirmi, magari ci scappa ancora una grattatina... O forse un po' di sale...


Non mi lascio intenerire, sennò non mi muovo più... Salgo ancora un po', mi fermo per scattare una foto, faccio per ripartire, e quasi cado per terra. Quatta quatta la più giovane si è messa al mio fianco sinistro: non me n'ero accorto, e ci sono inciampato... La accarezzo, e le spiego che deve restare con le altre, non mi deve più seguire. Al limite ci rivediamo quando torno. Non è felice, ma ubbidisce.

11:55 Siamo saliti un bel pezzo, lungo il sentiero che risale la frana sulla sinistra della cascata. La pendenza è decisamente impegnativa. A questo punto il sentiero gira attorno ad uno sperone di roccia che delimita la parete dalla quale scende la cascata, e per un po' la stessa sarà nascosta ai nostri occhi.


Adesso il sentiero si fa decisamente più impegnativo: non sempre è marcato, bisogna trovare la via sui lastroni di roccia.


Alcuni punti richiedono particolare attenzione...


12:20 Eccoci in cima alla cascata.


Adesso bisogna valutare la salita alla bocchetta. Guardo in alto e penso "Oddio oddio oddio, devo salire da lì?". Rita mi guarda, e le dico "Andiamo".


Il sentiero si alza a sinistra, per portarci fino alla base della parete verticale che delimita a sinistra il canale. La base della parete è marcata di un rosso ruggine intenso, ed effettivamente passandoci vediamo che deve essere piena di materiale ferroso.


La via si fa sempre più aerea, temo un attaco di vertigini da un momento all'altro.


E la davanti, l'imbocco dell'inferno...


Percorriamo il sentiero (sentiero? è largo si e no trenta centimetri) fino all'entrata, e guardiamo su.


Andiamo? Non andiamo? Discutiamo cinque minuti sulle varie possibilità. Una volta partiti, è meglio arrivare in cima che scendere. E se non ce la facessi a scendere? Beh, si potrebbe sempre scendere dall'altra parte fino alla capanna Adula dell'UTOE, percorrere la val Carassina, scendere alla diga del Luzzone, chiamare un taxi, pagare una barca di soldi e salire a Cusié a recuperare l'auto... Alea jacta est (il dado è tratto, e per questo Cesare è stato licenziato dall'esercito: giocava, invece di condurre le sue legioni, e per questo si è preso l'impero, per dispetto e ripicca). Entriamo nel canale. Ma prima metto la macchina fotografica nel sacco: avrò bisogno delle mani, non potrò scattare foto, e non vorrei che l'apparecchio, dondolando, picchi contro un sasso. Niente foto della salita. Per sicurezza, un'ultima foto all'alpe Quarnei, nel caso non dovessi ritornare...


13:20 Siamo al laghetto dei Cadabi. Sono riuscito a salire.


Sulla testa del canale, ci attende un signore che sembra uscito dalle favole di una volta: sigaretta arrotolata in bocca, giacca di fustagno, bastone di legno con punta di metallo (un vero Alpenstock), cappello in testa, ci guarda con benevolenza come se fosse a casa sua. Tranquillo, come un elfo che perccorre le montagne giorno e notte, dice una frase che mi fa pensare che forse la Provvidenza esista: "vi faccio da guida per scendere". Il vento tira forte, freddo. Dobbiamo ancora fare pranzo, ma decidiamo che questo non è il posto giusto. Inoltre non vogliamo fare attendere la nostra guida.

13:30 Guardo il canale dall'alto...


...e dico "vabbé, andiamo.". Il signore parte davanti a noi, e saltella come uno stambecco da sasso a sasso. Io in mezzo, sembro un ragno a quattro zampe, e uso tutte le parti del corpo (soprattutto quella dove la schiena cambia nome, scendendo), Rita per ultima tranquilla. Ricevo consigli graditi, poi, dopo 10-15 metri di discesa un ricordo riaffiora dalla memoria, di quando da bambino giocavo sui massi della diga della Maggia vicino a casa. Il mio corpo comincia anche a ricordare come si fa, e pur non migliorando la tecnica, comincio a scendere più spedito.

13:50 Sono sceso... sono sceso vivo... sono sceso vivo e non mi sono rotto niente. Sono sceso vivo, non mi sono rotto niente, e per fortuna non c'era nessuno a fotografarmi. Questo è un grosso sollievo.


Lasciamo libero il folletto delle montagne, che parte ad una velocità allucinante, non ostante i suoi 75 anni.

14:30 Siamo nuovamente al pianoro sopra la cascata. Guardo in giù, e il folletto è già quasi alla capanna. Rita ed io facciamo l'inventario delle calorie assunte: due cornetti a testa, un balisto ed una banana. E' proprio ora di tirare fuori il pane al farro e la carne secca, e mettere qualcosa in pancia.


Mangiamo ad un passo dal Paradiso, solo il fischio delle marmotte attorno a noi, e l'organo a vento, con un suono basso e continuo, dell'aria che taglia sopra le creste, come se qualcuno soffiasse solo con le labbra su di una bottiglia gigantesca.

15:15 Siamo nuovamente nella zona delle capre. Sono pronto per coccolarle tutte, tanto ormai siamo sulla via del ritorno. Fregatura: se ne sono andate e sono state sostituite dalle pecore.


Hai mai notato le pupille a forma rettangolare delle pecore e delle capre? Sono già strane quelle del gatto, quando hanno la forma di un'ellisse, ma quelle degli ovini... Le ho sempre trovate aliene. Faccio un bel po' di moine, e due pecore sono quase convinte ad avvicinarsi, poi una marmotta inizia a fischiare, e pensando di esserlo anche loro, decidono che è un segnale d'allarme per la mia presenza, e si allontanano. Non in fretta, ma si allontanano.

In effetti in basso sentiamo le marmotte litigare, fischiare, correre. Riesco anche a vederle, ma sono troppo distanti per fotografarle con il grandangolo. Comincio sentire la mancanza di un obiettivo all-round, diciamo dai 35 ai 200 millimetri, che mi permetta sia le panoramiche che le zummate. Magari per Natale...

15:45 Alla capanna. Mi sparo un minestrone bollente in pancia... La tensione è stata tale che ho bevuto troppo poco, e mi ritrovo con un bel inizio di mal di testa (a dire il vero i primi colpi li ho avuti già scendendo il canale). Mezzo litro d'acqua subito, sperando che la cosa resti sotto controllo. Lasciamo una bella mancia al capannaro per pagare la notte in capanna del folletto, e ripartiamo.

16:30 Abbiamo deciso di scendere lungo l'altro sentiero, che porta all'alpe della Bolla. Passiamo un piccolo insediamento completamente disabitato, e dobbiamo fare un po' di ricerca tutt'attorno per trovare la marca del sentiero che scende. Poi, finalmente, su di un sasso, ecco il bianco-rosso-bianco della nostra via.


Scendendo vediamo il sentiero sull'altro versante che abbiamo percorso stamane.


17:15 Il sentiero scende con una pendenza bestiale, e le gambe, già affaticate per lo sforzo, cominciano a lamentarsi, soprattutto i quadricipiti. Il mal di testa nel frattempo è montato, e mi tocca prendere un'aspirina.


17:45 Scendiamo, e scendiamo, e scendiamo. Finalmente arriviamo al ponte che ci permette di passare sull'altro versante: non ne potevamo proprio più.


Da qui il sentiero risale lentamente, portandoci verso l'alpe della Bolla. Meglio la salita... Non ostante la stanchezza, ammiriamo il bosco attorno a noi: in un paesaggio così, potrei camminare per dei giorni.

18:00 Arriviamo all'alpe della Bolla, e pieghiamo a destra, per risalire gli ultimi 150 metri che mancano al parcheggio. Superata l'alpe, poco oltre troviamo il cartello che indica la direzione per una casa costruita nella roccia, che il capannaro ci aveva consigliato di visitare. Non sappiamo quanto disti, preferiamo tirare dritto.


18:15 Stiamo ancora pedalando nel bosco, e del parcheggio nessuna traccia.


18:25 E stiamo ancora camminando... Il bosco è stupendo, ma a questo punto non mi dispiacerebbe arrivare...


18:30 Là davanti intravvedo il tetto di un camper. Vuoi vedere che siamo arrivati? Si, eccoci al parcheggio. I quadricipiti cantano l'Alleluja, decisamente non ne potevano più.


Un'ora e dieci di auto per rientrare: la strada della valle è lunga (quasi 20 Km), e non si può andare veloci. Rita ed io discutiamo sulla possibilità organizzativa di tenere una scorta di ricambio (maglietta, calze, pantaloni) in auto, nel caso dovessimo arrivare troppo sudati, o bagnati per la pioggia. Decidiamo che si organizzerà.

Alla sera cenetta al ristorante, per festeggiare l'exploit (per noi) fatto.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

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Published by UpTheHill - in Blenio - trekking
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commenti

Greg 08/04/2009 10:00

Una bella valle che vorrei esplorare... prima o poi...

UpTheHill 08/04/2009 18:35


Penso te ne valga la pena: soprattutto la parte dalla diga fino al parcheggio dal quale siamo partiti potrebbe essere ottima per l'avvistamento di vipere, dato che vi sono ampi prati e zone
rocciose...

Io sono salito troppo in alto per vederle...


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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna