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17 agosto 2009 1 17 /08 /agosto /2009 09:07



Percorso effettuato il primo giorno: lago Luzzone (Q1600) - alpe Garzott (Q1630) - capanna Motterascio (Q2172) - Crap la Crusc (Q2266) - passo della Greina (Q2357) - capanna Scaletta (Q2205).

Percorso effettuato il secondo giorno: percorso inverso, con deviazione dal passo della Greina all'arco della Greina.

Difficoltà: sentiero T2.

Dislivello: 800 metri

Lunghezza del percorso giornaliero: 15 chilometri

Sforzo equivalente: 23 chilometri

Durata (incluse le pause): primo giorno 7.5 ore, secondo giorno 7.5 ore

Riferimenti: orario del bus alpino della Greina, il "Sentiero degli Stambecchi, parte 1", il "Sentiero degli Stambecchi, parte 2", "Greina, la tundra tra Ticino e Grigioni", progetto per il Parc-Adula

Capanne: capanna CAS Motterascio - "Michela", capanna Scaletta, SAT Lucomagno

Ci sono dei posti al mondo, che se sei in zona, non puoi fare a meno di visitare: l'altopiano della Greina appartiene a questi. Si tratta di una zona in quota (sopra Q2000), con una forma di tipo Y. Il suo centro pedonale è Crap la Crusc, un masso (in romancio crap = masso, sasso, crusc = croce) con una piccola croce in ferro battuto, unico manufatto presente in tutto il territorio. Un dei rami si estende da questo punto verso la capanna Motterascio ed il suo alpe, un altro verso Est, denominato "Plaun la Greina" che porta fino alla capanna Terri, in territorio grigionese, e l'ultimo, verso Ovest, conosciuto come "Piano della Greina" conduce al passo omonimo e alla capanna Scaletta. Lungo circa 6 chilometri, e largo uno, si trova a cavallo dello spartiacque continentale. Dalla parte della Scaletta scende il Brenno della Greina, che finisce nel Mediterraneo, mentre dalla parte grigionese dà origine al Reno di Somovix, che termina nel Mare del Nord.



Il paesaggio presenta diversi biotopi, dal prato magro alla torbiera, dal pascolo alla zona con forte presenza di calcare e dolomia saccaroide. Le cime che contornano questo pianoro si stagliano nette, portando sopra Q3000, e sono habitat per il camoscio, la marmotta, l'aquila, la pernice delle nevi, e altri ancora. In estate era possibile trovarvi diverse centinaia di capi di bestiame (mucche, pecore e capre), mentre oggi non viene quasi più caricato.

La Greina permette il collegamento tra la parte alta della valle di Blenio e la Lumnezia, ed era conosciuto sicuramente nel 20 dopo Cristo. Durante il Medioevo il percorso fu spesso utilizzato per il trasporto di merci sulla direttrice Sud-Nord. Dopo la II Guerra Mondiale vi furono alcuni tentativi di utilizzare questo spazio per le sue risorse idriche (produzione di elettricità), in seguito fu proposto di utilizzare la Greina come zona di esercitazione per il tiro militare, e come centro turistico. Fortunatamente nessuno di questi progetti andò in porto, grazie alle forti opposizioni, ed oggi la zona è inserita nell'inventario federale dei paesaggi, dei luoghi e dei monumenti naturali d'importanza nazionale, e come tale protetta.

Negli ultimi due anni è nata l'idea di crerare un parco nazionale nella zona, denominato Parc-Adula. L'idea sarebbe quella di valorizzare tutto il territorio, estendendo la bandita di caccia, e permettendo unicamente attività agricole originali, quali la pastorizia e la produzione casearia. Purtroppo il progetto sta incontrando delle difficoltà, e non sono sicuro che verrà realizzato.

Il piano originario prevedeva di effettuare la traversata della Greina il primo giorno, partendo dal Luzzone fino alla capanna Scaletta, ed il secondo giorno il "Sentiero degli Stambecchi" dalla Scaletta alla capanna Bovarina, per terminare con la discesa a Campo Blenio. Invece è andata a finire (e non ci è dispiaciuto neanche un po') che abbiamo fatto andata - ritorno lungo la stessa via. Il motivo? Beh, lo scoprirai leggendo... L'idea era di andare il 15 ed il 16 agosto, ma una telefonata alla capanna Scaletta per riservare i due posti mi ha fatto scoprire che domenica 16 ci sarebbe stata la festa d'innaugurazione della nuova ala della capanna, e che la stessa sarebbe stata stracolma dal giorno prima. Così abbiamo anticipato di un giorno.

Giorno 1 (14.08.2009): dal lago Luzzone alla capanna Scaletta

09:45 Arriviamo con il comodissimo "bus alpino della Greina" che abbiamo preso a Campo Blenio al capolinea, denominato "metà lago", posto sul lato destro della diga (guardandola da valle), subito dopo una galleria di quasi 900 metri di lunghezza e strettissima. Il bus ci scarica assieme ad alcuni altri escursionisti.


Il sacco pesa più del solito: dobbiamo portarci il supplemento per la notte in capanna. Ma pensando a quello che vedremo, e di cui ci hanno decantato le meraviglie, è un peso lieve. La meteo è splendida, e hanno dato bello per entrambi i giorni. Il lago artificiale del Luzzone si spinge nella direzione in cui dobbiamo incamminarci, e ci accompagna per un bel tratto.


Là in fondo, sulla sinistra e in alto, c'è la capanna Motterascio. Percorriamo la strada forestale che costeggia il lago, con dolci sali-scendi, con il vantaggio che possiamo scaldare il muscoletti prima di affrontare la salita di quasi 600 metri fino alla capanna. Il paesaggio tutt'attorno è incantevole.


10:20 Arriviamo all'alpe Garzott, dove ci fermiamo qualche minuto a parlare con l'alpigiana (si, ne esistono ancora). Le mucche sono in alto, ma portano qui il latte per la lavorazione. L'alpe dà direttamente sul lago, e penso che le mucche producano un ottimo latte, in queste condizioni.


Piccola "sosta cornetto". Rita sta sviluppando un occhio di falco, e identifica un bruco bellissimo, di circa 5-6 centimentri di lunghezza, intento a fare colazione pure lui.


Mi chiedo che razza di farfalla potrà uscirne... Grégoire (che tiene un blog sui serpenti del Ticino) mi informa in seguito che si tratta della larva della sfinge dell'euforbia (Hyles euphorbiae). Ripartiamo lungo il sentiero che si addentra nel bosco portandoci fino alla testa di uno dei due rami del lago (niente a che fare con "Quel ramo del lago di Como..."), per contornarlo e tornare nuovamente verso la diga, prima di girare un piccolo promontorio e portarci lungo il secondo ramo verso il punto di partenza del sentiero che sale. Nella foto vedi il promontorio che divide i due rami.


11:10 Siamo in fondo al secondo ramo. Lungo il percorso ho fotografato diversi fiori splendidi, e mi sono goduto il paesaggio, dato che il dislivello fino a qui è stato molto contenuto. Arriviamo al ponte che ci permette di spostarci sull'altro versante, per imboccare la parte in salita del sentiero.


Adesso la storia cambia: prima stavo dietro a Rita per tenere il suo passo e non distanziarla, adesso sto dietro a Rita perché non riesco a tenere il suo passo. Magra consolazione, superiamo una coppia più anziana di noi.


Anche qui, come già nelle altre escursioni, trovo spesso affioramenti di quarzo non cristallizzato, di cui le nostre montagne sono piene.


Spesso vi è presenza di micca, una roccia friabile con riflessi metallici, che ha fatto credere a migliaia di bambini di aver trovato l'argento, come ci racconta anche Giuseppe Zoppi ne "Il libro dell'alpe" (ma qualcuno lo conosce ancora questo libro? Io l'ho letto a scuola, in terza elementare, nel lontano 1966).

All'inizio della salita, piccola baita da fine settimana...


Inizia la salita... La prima parte è nel bosco, e la cosa è gradita, dato che la temperatura sta salendo, ed il sole picchia bene. La pendenza è forte, il sacco pesa, la fronte suda, gli occhi sono rivolti in basso per vedere dove metto i piedi. Sbuffo e soffro, poi mi fermo, guardo in su, e vedo un incanto.


Guardo in giù, e ne vedo un altro.


Fatiche dimenticate, riparto di buona lena. Il sentiero esce dal bosco, ma per fortuna una lieve brezza di accarezza e ci rinfresca.

12:30 Abbiamo passato un piccolo pianoro, posto circa a metà salita, contornato da due splendide cascate. Lassu, non ancora visibile, sopra la testa di una delle due, c'è la capanna Motterascio.


La cascata più grande resta sulla nostra sinistra, e canta da solista, accompagnata da quella più piccola, che le dà il ritmo in sottofondo.


12:45 Sono a circa metà di questo pezzo, e dietro di noi la vista sul lago del Luzzone e del monte Sosto è spettacolare.


12:50 Superata una piccola cresta, ecco apparire la capanna Motterascio.


13:00 Arrivato. La terrazza offre una vista splendida sul piz Terri, il lago del Luzzone, il Sosto, il pizzo Rossetto. Pranzo con un'ottima minestra di zucca, e fetta di torta d'alta classe: decisamente la cucina qui è curata. Ci godiamo un po' il sole ed il vento lasciando che lo stomaco avvii la digestione, e foto ricordo alla meridiana.


14:15 E' ora di ripartire. Ci accodiamo ad una comitiva di cinque persone, e ci avviamo lungo il sentiero che porta alla scala di accesso al piano della Greina.


Pensando che non sarei ripassato da queste parti, foto ricordo dell'alpe Motterascio.


Passata la scaletta, scompare il lago, e appaiono i laghetti e le torbiere.


Il paesaggio si apre, con rilievi minori che si innalzano dal fondovalle, e guidano il senitero in uno slalom lungo i pendii.


Percorriamo questo ramo del pianoro senza problemi, con il sentiero che a momenti si innalza, per poi abbassarsi nuovamente. Attorno a noi iniziamo a sentire le marmotte fischiare. Riusciamo a vederne diverse, ma sono distanti, e il mio grandangolo fa schifo per questo tipo di operazione: guardando nel mirino non riesco neanche a vederle. Lungo il percorso, un campo d'esercitazione per la costruzione degli inushuk.


E avanti, verso Crap la Crusc. Il contrasto è forte, tra il verde, il grigio della roccia, e il bianco della dolomia che inizia ad apparire.


15:15 Eccoci a Crap la Crusc. Sotto di noi si aprono gli altri due rami della piana della Greina. A destra, la capanna Terri, a sinistra, il passo della Greina che porta alla capanna Scaletta. Scendendo verso la piana, primo incontro con la dolomia.


Da qui in avanti, tutta la zona presenta i segni del balletto tra il granito e la dolomia, che si uniscono e si staccano, compenetrandosi e lasciandosi. Il tempo e l'erosione hanno modellato il paesaggio, mettendo a nudo talvolta il granito, e in altri punti mostrando gli strati di dolomia, in un rincorrersi di grigio e di bianco, sotto il tappeto erboso. L'acqua ha scavato profondamente in certi punti, creando gole tortuose, preferendo la dolomia al granito, e portandola con se fino al mare del Nord.


Il paesaggio è marziano, cambia continuamente ogni pochi passi, mostrando e nascondendo, e mostrando nuovamente, al salire e scendere del sentiero, al girare attorno ad un costone e rientrando in una valletta laterale. In alto, nuvole temporalesche si apropinquano, facendo si che accelleriamo il passo per evitare un possibile acquazzone.


Uno sguardo indietro, per vedere il bianco sentiero che abbiamo percorso.


17:00 Arriviamo al passo della Greina, il punto più alto per oggi. Sulla destra si dirama il sentiero T4 che porta alla capanna Medel, e che bisogna seguire per circa 600 metri per vedere l'arco della Greina. Decidiamo di lasciare stare, tanto si dovrebbe potervi salire anche dalla capanna. Dietro di noi l'ultimo affioramento bianco.


Appena oltre il passo, il paesaggio cambia repentinamente. Il sentiero ci conduce lungo una pietraia, e da parte vedo il segno del passaggio degli Ufo.


E lungo il sentiero, ancora neve: siamo al 14 agosto, siamo solo a Q2100, e non se ne vuole più andare.


In basso adesso vediamo la capanna Scaletta, nostra meta odierna.


17:30 Eccoci arrivati.


Dopo esserci rifocillati, Rita ed io guardiamo la parete che porta da Pian Geirett al passo Uffiern, prima parte del Sentiero degli Stambecchi, e mi viene un colpo al cuore. 800 metri di salita, con una pendenza di almeno 60°: a occhio e croce avrei bisogno di 3.5-4 ore per salire. Anche partendo alle 8:00, arriveremmo in cima a mezzogiorno, poi ci sarebbe ancora tutto il percorso fino alla Bovarina e la discesa a Campo Blenio. Mamma mia, non sono pronto per una cosa del genere. Discutiamo un po', valutiamo diverse varianti, e decidiamo di rifare il piano della Greina per rientrare al Luzzone.


Serata tranquilla in capanna, cena, qualche partita a scopa, e alle 21:30 a nanna.

Giorno 2 (15.08.2009): dalla capanna Scaletta al lago Luzzone

06:30 Diana

07:00 Colazione

07:30 Preparazione dei sacchi, riempimento delle bottiglie, ripartizione dei pesi.

07:45 Siamo pronti. Ultimo sguardo lungo la val Camadra, con vista fino a Ghirone e Campo Blenio, prima di iniziare la salita che ci riporterà al passo della Greina.


08:15 Siamo praticamente in prossimità del passo. In alto a destra sentiamo strani rumori di pietrisco, come se si assestasse più che franare. Ci fermiamo, e guardiamo al limitare della nebbia: due stambecchi, uno scuro che sta facendo un traverso sulla neve, ed un secondo, con un bellissimo pelame biondo, che ci osserva da una cengia. Mano alla macchina fotografica, sperando di riuscire ad immortalarli... Risultato da schifo, si capisce solo che c'è il pietrisco e la nebbia.


Arrivati al passo, prendiamo il sentiero T4 che scende sul piccolo pianoro, per fare la deviazione verso l'arco della Greina. E per la prima volta, seguo un sentiero bianco-blu-bianco. In realtà questo pezzetto (fino oltre al fiumiciattolo) è un T2 come difficoltà, ma di qualcosa bisogna pur vantarsi :-)


Arrivati sul pianoro svoltiamo a sinistra, tra la roccia ed il fiume, seguendo il sentiero. Dopo un centinaio di metri si presenta un arco, ma è troppo piccolo per essere quello che cerchiamo.


Continuiamo, ed in effetti circa 300 metri oltre, dopo aver girato attorno ad uno sperone roccioso, vediamo il grande arco naturale. Se non si soffre di vertigini, ci si può anche camminare sopra.


Veniamo riaggiunti da due coppie, una con bambini, che hanno pernottato con noi in capanna. Tutti simpatici (strano, in montagna non incontro mai musoni, al massimo persone riservate), ci mettiamo "a contarcela su". L'acqua del fiume scorre, ma talmente tranquilla che riflette le montagne, ed il gioco di luce e dei sassi del fiume trasforma le montagne in oro.


Si continuerebbe a parlare, il posto è delizioso, ma decidiamo di rimetterci in marcia. Rita ed io risaliamo al sentiero tagliando lungo la dorsale a sinistra, invece che a destra, risparmiano strada e dislivello. E i giganti ci guardano.


10:05 Stiamo nuovamente pedalando lungo il sentiero. La deviazione per l'arco ci ha preso circa un'ora, tra discesa, sentiero, guardare, parlare e tornare, ma ne è valsa veramente la pena. All'improvviso, mentre camminiamo, davanti a noi si para un coccodrillo gigantesco.


Ecco il bello del trekking lento: ad ogni passo scopri qualcosa di nuovo in ciò che avevi già visto. Ieri ci eravamo ben passati di qui, ma la prospettiva era diversa. Ci godiamo il percorso inverso, più leggero dato che c'è meno salita di ieri, gustando con gli occhi il continuo intrecciarsi della roccia, dell'acqua e del verde. La povera macchina fotografica si ritrova alla fine con più di 500 foto (suddivide nei tre album), ma tiene botta.

10:40 Arriviamo al bivio centrale della Y. Il nostro piano prevedeva di andare fino alla capanna Terri, per percorrere il terzo segmento, bere un caffé, e rientrare alla Motterascio. Un po' di calcoli temporali ci dicono però che dovremmo correre: il bus per scendere dal lago (l'unico nel pomeriggio) parte alle 16:35. Da qui alla capanna un'ora, un'ora per tornare, un'ora fino alla Motterascio, due ore e mezzo almeno per arrivare alla fermata del bus: totale 5.5 ore. Se non facessimo pause arriveremmo alle 15:30, ma non abbiamo voglia di fare marce a tappe forzate. Anche ieri ce ne siamo fregati altamente dell'orologio, a parte il checkpoint alle 9:24 a Campo Blenio per prendere il bus. Non c'è neanche bisogno di discutere: siamo qui per goderci questi due giorni, giriamo subito a destra, e faremo una pausa più lunga alla Motterascio. La capanna Terri è la in fondo a sinistra, oltre la curva: sarà per un'altra volta.


10:50 Arriviamo a Crap la Crusc, foto del masso con la croce. Ieri c'erano degli escursionisti, e per rispetto alla loro privacy non avevo scattato foto.


Ripartiamo in direzione della Motterascio, seguendo un sentiero che ha più di mille anni, calcato da migliaia di piedi, talvolta nudi, con zoccole, scarponi militari, e oggi con gli splendidi scarponi da trekking di cui disponiamo. Ma  la gioia e la libertà oggi sono ben maggiori: allora chi percorreva questa via, e tutti gli altri sentieri delle nostre alpi, dai Carpazi giù giù fino a Genova, lo faceva per bisogno e necessità. Noi siamo dei privilegiati, lo possiamo fare per il puro piacere di farlo, senza costrizioni di nessun tipo.


E quando percorro sentieri come questo, mi viene una gran voglia di prepare lo zaino per tre o quattro settimane, e ravvivare i sentieri da Est ad Ovest, lungo tutto l'arco alpino, incontrando mucche, capre, pecore e poca gente, gente che non ha dimenticato che le nostre radici culturali sono lassù, non in basso. E ogni tanto, come ringraziamento, incontriamo un bouquet di fiori alpini, che guardiamo e non tocchiamo, per permettere al prossimo che passerà di godere dello stesso privilegio.


11:40 Ma il passo, per quanto misurato, ci porta infine a lasciare questa meraviglia della natura. Scendiamo la scaletta di ferro, e davanti a noi si apre nuovamente l'alpe Motterascio.


12:00 Siamo in capanna. Siamo messi bene con i tempi, ci possiamo permettere un'ora o più di pausa. Oggi mi lascio tentare, e prendo polenta e formaggio. Se poi le gambe saranno molli, e lo stomaco pesante, beh, bisogna saper soffrire per godere. La polenta è ottima, salata al punto giusto, consistenza perfetta. Il formaggio, a pasta ferma ma non dura, stagionato un anno qui all'alpe, sprizza scintille papillari in bocca, avvolgendo la lingua con il suo sapore. Mi   g u s t o   o g n i   s i n g o l o   b o c c o n e   facendo sciogliere il formaggio e la polenta in bocca, e ruotandoli attorno alla lingua, come farebbe un sommelier che assaggia il vino. Poi, Rita ed io ci dividamo una fetta di crostata di albicocche, anche questa ottima. E per finire, caffé. La mia componente epicurea per oggi è soddisfatta. Parliamo un po' con la coppia che gestisce la capanna, e ti posso garantire che oltre che un ottimo cuoco, il signore è anche un vero gentiluomo, come ormai è difficile incontrarne.

13:00 Brutte nuvole salgono dal basso, contornando le cime delle montagne. Ci si potrebbe fermare ancora un po', ma per sicurezza decidiamo di ripartire. Imbocchiamo il sentiero che porta verso il basso, e salutiamo la capanna, e la Greina. Torneremo,


14:20 La discesa fila via tranquilla, la prima parte sotto la stecca del sole, la seconda nel bosco. E sempre, guardandomi in giro, vedo le marche bianco-rosse-bianche che mi dicono "ti porto all'avventura, seguimi".


Ecco il ponte che segna la fine della discesa.


14:35 Il sentiero ci conduce alla fine del lago: sarà l'ora, sarà la luce, sarà la magia, oggi l'acqua ha un colore smeraldo splendido.


Lungo il percorso incontriamo Fabrizio (cioé, ci sorpassano) con la moglie ed i due figli. Hanno dormito alla capanna Terri, e stanno rientrando anche loro. Dato che Rita e Fabrizio operano nello stesso ambito lavorativo, e si conoscono da molto, loro rallentano il passo e proseguiamo a sei fino all'alpe Garzott. Nel frattempo il lago ci offre il suo spettacolo.


15:00 Alpe Garzott. Rita ed io passiamo con i nostri sacchi, in perfetta tenuta da camminatori, tra diverse persone arrivate fin qui con l'auto (e in questo non c'è niente di male, anche se si perdono il bello), e, cosa che ci fa sorridere sotto i baffi, con le zeppe o i tacchi a spillo, la borsetta, e purtroppo l'aria molto annoiata di chi pensa "ma perché quel cretino di mio marito mi ha portata qui, che non riesco neanche a camminare?". La fauna di questo tipo si divide equamente tra ticinesi ed italiani, ma c'è speranza anche per loro.


Fabrizio & Co. si fermano per permettere ai ragazzi di bagnare i piedi prima di continuare. Rita ed io decidiamo di andare avanti, per trovare un posto più tranquillo e all'ombra per la nostra merenda. Così ci incamminiamo lungo la strada che costeggia il lago, fino ad un piccolo scorcio con panchina e ombra inclusi nel prezzo.


La bellezza del paesaggio mitiga il dispiacere del rientro.


15:45 Arriviamo al capolinea del bus. abbiamo quaranta minuti di tempo. Togliamo le camicie, e ci mettiamo delle magliette pulite: la temperatura è notevole non ostante Q1600. In capanna non abbiamo potuto fare la doccia (era rotta), e la cosa ci è mancata un po'. Foto ricordo alla cappelletta, che trovo molto carina con la prospettiva delle montagne.


Nel frattempo arrivano anche Fabrizio, la moglie ed i ragazzi. Ne aprofittiamo per farci fare una foto di gruppo a due.


16:35 Puntuale da non credere, ecco il bus che ci riporterà in basso. Strano destino il suo: ieri ci ha fatti felici, oggi saliamo con mestizia. Per fortuna c'è il ricordo di marmotte e stambecchi, pietre e fiori, bruchi ed archi che ci riempie. Il corpo parte, ma lo spirito...

Recuperiamo l'auto a Campo Blenio, e torniamo nel soffoco di Bellinzona. Troppo corto il fine settimana...

Se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione:

Album 1: dal lago Luzzone alla capanna Motterascio (giorno 1)

Album 2: dalla capanna Motterascio alla Scaletta (giorno 1), e dalla Scaletta a Crap la Crusc (giorno 2)

Album 3: da Crap la Crusc al lago Luzzone (giorno 2)

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Published by UpTheHill - in Blenio - trekking
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commenti

greg 09/02/2009 20:09

Grazie Nino!
Un po' di pubblicità non guasta!
Greg

UpTheHill 09/02/2009 20:35


Ciao Grégoire,

it was a pleasure :-)


pietro 09/02/2009 18:39

Ciao !! Veramente tanti complimenti per l'ottimo sito e le belle proposte che vi si trovano !!! CHe malinconia guardando le foto di questo tuo giro (greina) !! Con mia moglie e alcuni amici, prendendo spunto dai tuoi giretti, ci siamo appena fatti la Greina (Geirett-Scaletta-Michela-Luzzone) e dopo qualche settimana la Capanna Cadlimo !! Troppo bello vedere le foto e leggere i commenti di altre persone !!! La prossima ? mah... vedremo, dipende dalla stagione... a presto ! bye

UpTheHill 09/02/2009 19:07


Ciao Pietro,

sono felice e onorato di sapere che se anche non vieni con noi, utilizzi il blog per sgambettare in montagna.

Sono d'accordo con te: la Greina incanta, e un pezzo di cuore è restato lassù. Tra l'altro dobbiamo ancora arrivare alla capanna Terri...

Cadlimo fatta domenica, giornata assolutamente splendida da tutti i punti di vista.

Buona continuazione, e buone escursioni.


greg 08/17/2009 18:07

Ciao Nino, vedo che le tue gite continuano alla grande!!
Questa volta col coccodrillo, mi hai superato alla grande!!!

Ti lascio un link dove trovi la determinazione del bruco, che avevo fotografato, qualche tempo fa, pure io:

http://www.naturamediterraneo.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=89343

Ciao e grazie per lo spettacolo che ci offri ogni volta!

UpTheHill 08/17/2009 18:25


Ciao Grégoire,

grazie per il link che mi ha permesso di stabilire di che specie si tratta. Ho provveduto ad emendare il testo, e darti il giusto riconoscimento.

Buona settimana.

UpTheHill


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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

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