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2 settembre 2009 3 02 /09 /settembre /2009 09:07



Percorso effettuato: Cadagno (Q1900) - lago Tom (Q2050) - laghetti Taneda - bassa del lago Scuro (Q2500) - lago Scuro - lago di Dentro del Cadlimo - capanna Cadlimo (Q2570) - lago Stabbio Nuovo (Q2229) - passo dell'Uomo (Q2218) - capanna Cadagno Franco Della Torre (Q1950) - Cadagno.

Difficoltà: sentiero T2.

Dislivello: 1000 metri.

Lunghezza del percorso: 20 chilomentri.

Sforzo equivalente: 30 chilometri.

Durata (incluse le pause): 10.25 ore.

Riferimenti: sito della regione del Piora, il sentiero didattico del lago Ritom, il centro di biologia alpina del Cadagno, la dolomia su Wikipedia, il sito dei serpenti del Ticino, Cadlimo e dintorni, 21.09.2008, Due passi di domenica, 12.10.2008

Capanne: capanna CAS Zurigo Cadlimo, capanna Cadagno Franco Della Torre, SAT Ritom.

La zona del Piora e del Cadlimo è una di quelle che a Rita e me piace di più. Il Piora ormai l'abbiamo battuto quasi tutto, dal passo dell'Uomo a quello delle Colombe, dai laghetti Tom e Taneda al passo del Sole. Ci mancherebbe ancora il lago di Dentro di Piora, ed il nuovo sentiero che percorre la tratta dal Cadagno alla diga del Ritom seguendo la cresta che divide questa zona dalla Leventina, ma arriveranno anche questi.

L'escursione non presenta difficoltà tecniche, a parte due o tre passaggi dove bisogna fare un po' di attenzione, ma è sicuramente impegnativo per la lunghezza e i dislivelli complessivi che si affrontano. L'anno scorso lo avevamo fatto il 21.09.2008, e mi ero reso conto che la stagione era già inoltrata: la temperatura non era sempre gradevole. Così quest'anno l'ho anticipata alla fine di agosto. Spedisco gli inviti in settimana non appena la meteo è attendibile, e Danila e Pierfranco decidono di venire con noi.

La zona del Piora è estremamente interessante per diversi motivi: il primo, gastronomico, è che vi si produce l'omonimo formaggio, che, stagionato un annetto, diventa una vera delizia per il palato, con un retrogusto di miele. Le mucche hanno a disposizione una zona molto ampia per il pascolo, niente inquinamento, tranquillità, e niente stress: penso sia un vero paradiso per loro. Geologicamente poi, in questa zona, vi sono diversi affioramenti di dolomia saccaroide, una pietra estremamente friabile, di colore bianco, che si sgretola come sabbia in mano. Lo scavo del tunnel di base del Gottardo ha dovuto passarci attraverso (la faglia di dolomia scende verticalmente per diverse centinaia di metri, come una sottiletta fondende tra i due panini formati dagli strati di granito), causando non pochi problemi alla grande fresatrice che scava il tunnel: in questa zona entrava come un coltello nel burro, e tutto attorno c'è il rischio di crollo di migliaia di tonnellate di roccia... Mica uno scherzo.

Poi c'è il lago Cadagno, un lago unico nel suo genere, che per l'interesse naturalistico ha giustificato la creazione di un centro di studi permanente.

La valle del Cadlimo invece è la sorgente di uno dei rami del Reno, il Reno di Meddel, che scorre fino al Lai Sancta Maria (lago di Santa Maria), artificiale, creato in territorio grigionese subito dopo il passo del Lucomagno, per scendere poi a Disentis, continuare fino a Coira, e unirsi agli altri rami.

Anche in questa escursione si passa lo spartiacque continentale: alla bocchetta del lago Scuro (bassa del lago Scuro) e al passo dell'Uomo.

L'anno scorso eravamo partiti dalla diga del Ritom, quest'anno, per accorciare il percorso di alcuni chilometri, abbiamo deciso di partire direttamente dal parcheggio di Cadagno, dove bisogna arrivare entro le 9:00, dopo di che la strada che costeggia il lago resta chiusa per diverse ore, per permettere il transito delle mucche verso gli alpeggi, e il ritorno alle stalle.

08:15 Arrivati al parcheggio del Cadagno, in largo anticipo sulla tabella di marcia. La giornata si preannuncia splendida.


Non abbiamo ancora bevuto il caffé, così ci rechiamo al "Canvetto di Carletto", per spararci un po' di caffeina in vena.


08:40 Sistemate le necessità di base, ci apprestiamo a partire. Da qui, per arrivare al lago Tom, possiamo scegliere tra 1) percorrere per circa 3 chilometri la forestale che costeggia il lago Ritom, poi alla biforcazione salire, oppure 2) prendere il sentiero che parte dietro il Canvetto, salire su di un dosso, restare in quota senza scendere al Tom. Dato che tutti (tranne me) sono più veloci in salita che in piano, viene votata per 3 a 1 la salita dietro il Canvetto.


Il sentiero (che non è mortale) ci fa apprezzare la vista sulla zona del Cadagno, e laggiù in fondo, il pizzo Colombe. Questa foto ha un tocco personale: puoi vedere nella parte alta a destra una parte del mio pollice. Ho tentato di utilizzare la mano per fare da schermo, dato che il sole era praticamente in quella direzione.


09:15 In cima al poggio. Sotto di noi si inizia a vedere il Ritom, e davanti la parete che chiude la conca del Tom, lungo la quale saliremo per arrivare alla bassa del lago Scuro.


A lato, un bel affioramento di dolomia saccaroide.


Dal dosso, invece di seguire il sentiero che scende nella conca, prendiamo a destra, seguendo un sentiero non marcato, ma riconoscibile sul terreno. Lo avevamo percorso nel 2004, ma allora era meno evidente. Adesso invece è ben individuabile, segno che è stato utilizzato frequentemente.


Sotto di noi il lago Tom, che oggi ci presenta uno spettacolo fantastico, per i colori, e l'acqua ferma che riflette le montagne tutt'attorno.


09:30 Abbiamo quasi completato il percorso lungo il Tom, e ci avviciniamo alla parete di salita che ci porterà ai laghetti Taneda prima, e alla bocchetta poi. In basso, per ricordarci che è domenica, un gran scampanio, non di campanili, ma i campanacci delle mucche al pascolo. Forza belle, mangiate bene, così l'anno prossimo potrò gustarmi il risultato della vostra estate.


10:10 Arriviamo al primo piccolo pianoro che si protende dalla parete. Qui si trovano i primi due laghetti di Taneda, il primo piccolissimo, anzi, microscopico.


Il secondo è già più grandicello...


Il piccolo pianoro è chiuso, verso il Tom, da una cresta, che impedisce di riconoscere la presenza dei laghetti dal basso. L'unico modo per vederli, è di salire fino a quassù. Ripartiamo per terzo laghetto.

10:25 Anche il terzo laghetto si trova collocato su di un pianoro, anche lui invisibile dal basso. E c'è ancora neve! Siamo poi solo a circa Q2400, il 30 di agosto.


Breve sosta colazione, con il solito cornetto di pane integrale. Ne aprofitto per salire sulla cresta che delimita la zona, e dare un'occhiata verso il basso.


10:40 Partenza. Da qui il sentiero sale deciso per arrivare alla bocchetta, ma ormai non mi fa più paura. La prima volta che lo avevo percorso pensavo che non sarei mai arrivato in cima... La fatica però è ricompensata dalla vista sulla serie di laghi che si apre sotto di noi.


11:15 Sali che ti sali, arriviamo alla bocchetta.


E appena oltre, ecco il lago Scuro.


Il sentiero continua sulla sinistra, per dirigersi verso una cresta che si protende nella valle del Cadlimo. solita traversata nevosa estiva...


Poi su per la cresta...


E dall'altra parte finalmente il fondo della valle del Cadlimo, con il lago di Dentro del Cadlimo.


La capanna del Cadlimo è posta in alto, probabilmente per diminuire il pericolo di valanghe.


12:10 Dopo aver salito la parete, con una marca ogni cinque metri (nebbia?) arriviamo alla capanna, pronti per gustartci il pranzo.


La capanna è composta da due ali, una in pietra (la parte originaria) che adesso è adibita a dormitorio, e una nuova costruzione con la cucina, il refettorio, e le camere del personale.



Troviamo un tavolo libero un po' discosti, e via con il menu standard della domenica: minestra, panino, frutta secca, caffé. Siamo messi bene con gli orari, per cui per una volta ce la prendiamo più comoda del solito, e facciamo ben un'ora e mezzo di sosta.

13:40 La pausa è bella, ma il sentiero chiama. C'è da percorrere quasi tutta la valle del Caldimo, circa 8 chilometri di dolce discesa, fino a circa Q2200. Questa passeggiata mi piace moltissimo, perché è come un toboga gigante: all'inizio si sale per circa 700 metri, poi si scivola giù su 14 chilometri, con una piccola gobba tra lo Stabbio Nuovo e il passo dell'Uomo. Mi pregusto già questa parte del percorso...


Sotto di noi, nella valle del Reno di Meddel, una sfilata di mini e micro laghetti. E da parte, il pizzo Taneda, su cui prima o poi devo salire: si tratta di un T3 non troppo impegnativo, dovrebbe essere alla mia portata.


14:05 Il sentiero è splendido, fa lo slalom seguendo le curve della valle. Rita questa volta è in compagnia, così chiedo il permesso di farmela da solo fino allo Stabbio Nuovo: i miei compagni mi concedono questo privilegio, e parto con il mio passo da pianura: due passi al secondo, 95 centimetri per passo, 114 metri al minuti, 6,8 chilometri all'ora. Mente e corpo lavorano all'unissono, l'occhio osserva il percorso, la mente trova la traiettoria (che non è sempre dritta) per evitare sassi, buche, asperità, i piedi si muovono sicuri e veloci, facendomi filare, quasi volare, sul sentiero. E' un balletto dritto, senza ripetizioni, il corpo che si gusta la velocità, la sincronia, l'equilibrio, lo sforzo. E' una continua caduta in avanti, la falcata aperta facilitata da un leggero movimento rotatorio delle anche, tutto senza fatica. E' un passo che posso tenere per delle ore, e che mi lascia sufficientemente libero per guardarmi attorno, e fare continue frenate che alzano la polvere dietro di me quando vedo qualcosa da osservare meglio, da gustare, da fotografare. Così, tra una partenza ed un frenata, tra un salto ed un passo, arrivo al laghetto Stabbio di Mezzo, dove trovo una mandria di bufali? mucche pelose? bisonti?


Devio dal sentiero, e circumnavigo il laghetto per portarmi vicino alla mandria. Per fortuna restano tranquille, hanno delle corna che non sono uno scherzo. Anche questo laghetto merita un souvenir.


I miei compagni sono già scomparsi all'orizzone, ma questa volta dietro di me, non davanti. Prima di ripartire, foto al laghetto dell'Isra.


14:10 Arrivo in prossimità di un piccolo dirupo, con croce in cima.

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In basso, i resti di una baita e recinto.


14:20 Piccolo crinale: cosa ci sarà dietro?


La valle che si riapre.


Qui il Reno di Meddel è ancora piccolo piccolo, ma già molto bello.


Nelle zone di torbiera vedo invece le fabbriche di cotton-fiocs.


14:50 Avanti tra la pietra ed il muschio, tra l'erba e la terra, fino al prossimo laghetto.


In questa zona vi è una forte presenza di materiale ferroso, e all'inizio del '900 qualcuno aveva lanciato l'idea di creare una miniera per estrarlo. Per fortuna i costi di produzione di trasporto erano (sono) proibitivi, ed il progetto è caduto. Mi gusto il rosso del ferro con il rosso della marca.


14:55 Gregge di pecore, e qualche capretta.


15:00 Arrivo in prossimità della baita del guardiano, che deve essere di fede tibetana.


Subito dopo il piccolo dosso, ecco la sua baita. Fuori un cane, che al primo invito si avvicina per farsi coccolare. Come si fa a non accarezzare un cane? Fermata di cinque minuti per dargli una bella gratta tra le orecchie, sul dorso, ricambiato da diverse slappate. Mi congedo da lui, e riparto.


15:05 Arrivato allo Stabbio Nuovo. Mi piazzo comodo, tanto mi sa che dovrò attendere... Mica male, un'ora e 25 minuti dalla capanna Cadlimo, incluse le pause foto. Bella media...


15:30 Quasi quasi mi addormentavo. Ecco che finalmente arrivano Danila e Rita, con Pierfranco. Sosta merenda per la banana, e la frutta secca.


15:50 Adesso non faccio più lo sborrone: c'è nuovamente da salire per un 200 metri, per portarsi paralleli alla valle Termine, che sale dal lago del Lucomagno al passo dell'Uomo. Mi metto in buon ordine dietro, e lascio che gli scalatori vadano avanti. Passiamo il ponticello per portarci sull'altra sponda (restando da questa parte si arriva al passo del Lucomagno), e iniziamo la salita, con ultimo sguardo allo sbarramento dello Stabbio Nuovo.


16:20 Il sentiero salendo ha girato a destra lungo il crinale, e vediamo finalmente il lago di Santa Maria sotto di noi.


16:30 Ecco un'altra zona umida, con i suoi cotton-fiocs.


Oh oh, incontro molto speciale: vedo un piccolo mustelide scappare. Si allontana una decina di metri, poi si ferma, si nasconde, riappare. Bellissimo, bruno, circa una quindicina di centimetri. Grazie a Grégoire scopriprò poi che si tratta di un ermellino, non facilissimo da incontrare, con la livrea estiva (in inverno sono bianchi). Lo fotografo, ma anche con lo zoom al massimo (55 mm) il risultato fa pena. E' proprio ora di acquistare un obiettivo più consono a questo tipo di foto. Se sei brava/o lo vedi proprio al centro della foto. Puoi provare ad ingrandire la foto premendo <CTRL> e <+>, si dovrebbe almeno riconoscere.


Pochi minuti dopo vediamo il passo dell'Uomo, e la strada forestale che sale dal lago. Il sentiero continua fino a congiungersi con la strada, e gli ultimi 100 metri sono in comune.


16:45 Ecco finalmente un po' di quarzo: oggi ne ho incontrato veramente poco.

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16:55 Siamo al passo dell'Uomo. Da qui è nuovamente tutta discesa, e passiamo lo spartiacque continentale per rientrare nel bacino imbrifero del Mediterraneo. Breve visita allo stallaggio, dove vengono tenute le manzette, che l'anno dopo saranno da latte.


Unica domanda: questo rivolo, che parte proprio al passo, andrà al Nord o al Sud? Non riusciamo a vederne il percorso, e anche la pendenza del terreno non ci aiuta a capire la direzione.


Durante la discesa mi fermo a parlare con un pastore, le cui manzette sono in alto sul declivio, curate da due cani che lui comanda tramite fischi, urla, e battiti di mani. I cani sono bravissimi, ed evitano che le beste finiscano in zone pericolose, da cui potrebbero cadere. Dall'accento, direi che il pastore è delle valli bresciane o bergamasche.

17:10 Ecco apparire il pizzo Colombe: lo amo poiché ha una conformazione talmente particolare, che riesco a riconoscerlo dovunque, ed è un po' come un faro che mi orienta durante le esplorazioni in zone non ancora conosciute.


Sulla sua sinistra si trova il passo delle Colombe, con il suo laghetto, a destra il passo del Sole. Entrambi permettono l'accesso alla valle di Blenio dal Piora, e vi siamo stati il 12.10.2008. Ah si, riconosco anche il punto con la dolomia ed il cartello, dove si diramano i due sentieri. Continuiamo la nostra discesa lungo i pascoli del Piora, e arriviamo alla zona delle marmotte. Ce ne sono tantissime, alcune veramente grasse. Una, abbastanza vicina, si lascia fotografare mentre fa la guardia, come quelle vere di Westminster.


Un gruppo dietro di noi arriva con uno Spaniel, e le marmotte si mettono a fischiare a tutto spiano, e corrono a rintanarsi. Restano unicamente "le tre Marie" su di un piccolo poggio, per controllare se il cane se ne va.


In questa zona il fiume ha scavato profondamente nella dolomia, e mostra gli strati rocciosi nascosti sotto il terreno, creando uno spettacolo di colori.


18:10 Appare la capanna Cadagno davanti a noi: che sgambettata, non vediamo l'ora di arrivare per fare merenda.


E mentre ci avviciniamo, appare anche il lago Cadagno.


18:15 Capanna. Chi the, chi caffé, fetta di torta di pere divisa in due, il sole che inizia a calare, l'aria alla temperatura giusta, le gambe che tengono bene, la luce che si fa soffusa: quasi felicità. Foto allo stallaggio del Cadagno e al lago, e del dosso che separa il Cadagno dal Tom.


18:45 Rifocillati, ci rendiamo conto che purtroppo è l'ora di rientrare. Ci avviamo per arrivare al parcheggio dell'auto, lungo la forestale che passa accanto allo stallaggio e che costeggia il lago. Sguardo indietro, per i saluti.


Ti risparmio i tentativi fotografici di riprendere il tramonto...

19:05 Siamo in Cadagno, pronti per il rientro. Da qui siamo partiti...


Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione.













 

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Published by UpTheHill - in Leventina - trekking
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commenti

Greg 09/02/2009 20:06

Hai fatto un sacco di incontri piacevoli!!
Marmotte, ermellino e quelle splendide "mucche" pelose!!!
Grazie pure per le spiegazioni sui vari tipi di rocce (dolomia, ferrose e il quarzo!).
Greg

UpTheHill 09/02/2009 20:36


Ciao Grégoire,

ti daranno la medaglia di lettore più assiduo... Spero che continui così.


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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna