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  • : Diari di viaggio delle passeggiate prevalentemente sulle montagne del Ticino, con foto e testo. Articoli tematici e links utili per la pianificazione di una escursione. Trekking ed escursionismo per tutti.
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Ticino Top - classifica blog e siti ticinesi

7 settembre 2009 1 07 /09 /settembre /2009 14:06



Percorso effettuato: alpe Foppa (Q1530) - capanna Tamaro (Q1867) - monte Tamaro (Q1961) - bassa di Indemini (Q1723) - bassa di Montoia (Q1763) - monte Pola (Q1742) - monte Magno (Q1636) - monte Magino ( Q1589) - forcola d'Arasio (Q1481) - monte Lema (Q1550).

Difficoltà: sentiero T2.

Dislivello: 800 metri.

Lunghezza del percorso: 12 chilomentri.

Sforzo equivalente: 20 chilometri.

Durata (incluse le pause): 6.5 ore.

Riferimenti: impianti del Monte Tamaro, la chiesa di Mario Botta del monte Tamaro, la comunità Hikr, l'Istituto Federale di Meteorologia

Capanne: capanna UOTE Monte Tamaro

L'escursione di domenica 6 settembre 2009 è la più classica del Ticino, quella che ogni trekker degno di questo nome deve avere nel suo "carnet de bal", pena l'esclusione dal club dei 1000. Si tratta di una escursione relativamente semplice, a parte alcuni passaggi che richiedono un attimo di attenzione, e che offre dei panorami eccezionali sia sul versante del Sopraceneri che sul versante del Sottoceneri. Da sconsigliare nei mesi estivi di luglio e agosto, dato che si svolge tutta sotto la stecca del sole, è invece molto adatta per il periodo maggio-giugno, come pure settembre-ottobre, dato che le quote alle quali si cammina non sono troppo elevate, e la temperatura è ancora gradevole. Sono stato indeciso a lungo se catalogarla sotto "Trekking impegnativo" o "Passeggiate per famiglie": la lunghezza ed i dislivello sono di un certo rilievo, ma non sono trascendentali. Non vi sono difficoltà particolari lungo il percorso, e la vista di cui si gode è quasi unica. Noi abbiamo impiegato cinque ore effettive (più un'ora e mezzo di pause varie), così, ho deciso di inserirla nella lista per le famiglie.

Gli impianti del Monte Tamaro sono un esempio di riconversione turistica estremamente interessante: gli impianti sono nati una ventina di anni fa per gli sport invernali, con due o tre scilift, e la stagione tipica era quella invernale. Molto frequentato dalla clientela italiana, per la facilità di accesso e la distanza contenuto dalla zona di Como, Varese e Milano, vivevano bene da dicembre a marzo. Poi, con i cambiamenti climatici, la neve ha iniziato a farsi sempre più rara, e la stagione troppo corta per coprire i costi di gestione. Invece di piangersi addosso, i promotori (inchino a loro) hanno riconvertito tutta la struttura da stazione invernale a stazione estiva, creando diverse attrazioni per bimbi e adulti, valorizzando i sentieri della zona, creando percorsi per mountain-bike, deltaplano, e creando il servizio di cui abbiamo usufruito che con un biglietto unico permette di salire da Rivera all'alpe Foppa, farsi la traversata oggetto di questo rapporto, scendere con la teleferica dal monte Lema a Miglieglia, e ritornare al parcheggio di Rivera con il bus. Adesso, invece di quattro mesi all'anno, la stazione del monte Tamaro vive per circa otto mesi.

Un ulteriore gioiellino architettonico presente è la chiesa progettata da Mario Botta. Si protende con una passerella in sasso sopra il tetto della chiesa vera e propria, offrendo un punto di vista panoramico bellissimo, mentre il corpo della chiesetta è raccolto sotto questa passerella. Molto semplice nel suo interno, richiama i valori tradizionali ticinesi unendoli al moderno in modo suggestivo.


L'escursione è stata l'occasione per conoscere personalmente anche membri della comunità Hikr: si tratta di un sito sul quale ognuno può inserire le proprie escursioni. L'interfaccia è in quattro lingue (italiano, francese, tedesco ed inglese), e vi partecipano persone da tutto il mondo. E' presente una mini-comunità per gli italofoni, e l'idea della giornata era quella di ritrovarsi una volta in carne ed ossa, per fare la conoscenza personale reciproca, dopo esserci conosciuti tramite i rapporti delle nostre escursioni. Oltre a Rita e al sottoscritto erano presenti Ewuska, Floriano, Alberto ed Andreas.

08:15 Ritrovo alla stazione di valle della cabinovia a Rivera. Conosco già Floriano ed Ewuska, per cui è facile ritrovare il gruppetto.

08:30 Apertura delle casse, acquisto dei biglietti, e su con la cabina fino all'alpe Foppa.

08:50 Arriviamo all'alpe. Non può mancare la visita alla chiesa di Botta, prima di partire.


L'aria è incredibilmente tersa grazie al vento che ha soffiato negli ultimi due giorni (a dire il vero, a Bellinzona nella notte tra il 4 ed il 5 abbiamo avuto una tempesta di vento), e lo sguardo spazia su buona parte del piano di Magadino. Scendiamo le scale per accedere alla chiesetta.


E visita all'intero.


09:15 Il gruppo è pronto per la partenza. Ultime regolazioni degli scarponi, bastoni e sacchi, e partenza.


Il primo tratto ci porta su di un sentiero agevole verso la capanna del monte Tamaro, di proprietà dell'UTOE di Bellinzona, per continuare poi fino alla cima del monte Tamaro. Salendo la visuale si allarga ulteriormente: possiamo vedere sotto di noi l'alpe Foppa, e tutto il bellinzonese, con quasi tutte le sue cime.


Intanto che camminiamo iniziamo anche gli approcci indivudali volti alla conoscenza reciproca. Nessuno musone, tutti con la risata pronta e di cuore, veramente una bella compagnia (spero solo che anche loro apprezzino la mia).

10:10 Siamo arrivati alla capanna UTOE. Breve discussione sull'opportunità di fermarsi per un caffé, si decide di tirare dritto e fare solo una breve sosta colazione con i cornetti che abbiamo portato.


Da qui il sentiero si fa un po' più ripido, portandoci lungo la cresta verso la cima del monte Tamaro. A destra (salendo) inizia ad aprirsi il panorama sul golfo di Locarno e di Ascona...


...mentre a sinistra vista imprendibile sul golfo di Lugano.


E là in fondo, le alpi Vallesane, con il Monte Rosa ed il Dom.


11:10 In cima al Tamaro. Non è il cucuzzolo più alto sul quale sono arrivato (per intanto è la Cima del Gaggio), ma per me è una grande soddisfazione. Essendo cresciuto a Locarno, il Tamaro l'ho sempre avuto davanti agli occhi, assieme al monte Gambarogno. E poi, il ricordo di un pastore scozzese di un amico d'infanzia, Tamaro anche lui...


Floriano provvede a marcare il passaggio sul territorio, piazzando una bella serie di bandierine della preghiera tibetane: adesso ho capito da dove vengono tutte quelle che ho visto in giro per il Ticino.


Una signora si offre gentilmente di scattarci la foto-ricordo di gruppo ad una condizione: che non debba alzarsi da dove si trova. Mi avvicino, le regolo l'apparecchio, e glielo consegno.


Tutt'attorno cime di cui conosco il nome, sulle quali sono già stato o andrò prima o poi. Il monte Bar, la cima di Medeglia, il Matro, il San Giorgio, il San Salvatore, la Cima del Gaggio, il pizzo Leone, il Ghiridone, il Generoso, il monte Bré, il pizzo Vogorno, e laggiù in fondo il pizzo Campo Tencia, il Barone, il Basodino. E oltre ancora il monte Rosa, il Cervino, il Dom, il Grignone, la Grignetta, il Resegone, i Denti della Vecchia. Alberto sembra un enciclopedia: le conosce tutte, anche quelle più distanti. L'occhio spazia per 50-60 chilometri in tutte le direzioni. Sembra quasi di essere al centro del mondo.

Sotto di noi il golfo di Locarno, e in direzione Ovest il lago Maggiore a partire da Cannero, con le sue isole ed il castello.



Non avrei mai immaginato che con così poco sforzo di potesse godere di una vista così splendida: di tutte le escursioni che ho fatto fin'ora, questa, dal punto di vista del panorama, è decisamente la più ripagante.

11:25 Dopo aver beatificato gli occhi con la vista a 360°, si riparte. Il sentiero ci porta verso il basso seguendo la cresta (che qui è bella larga), per dividersi poi in due: a sinistra si può salire sul monte Gradiccioli, mentre a destra lo si circumnaviga. Oltre, i due sentieri si riuniscono nuovamente, per cui si può scegliere il percorso che aggrada di più.


Faccio presente ai miei compagni che 1) la mia velocità in salita è lumacosa e 2) dobbiamo essere entro le 17:15 a Miglieglia per poter rientrare con l'unico bus... Capiscono l'antifona, e si opta per il percorso di destra.

11:45 Bassa di Indemini: sguardo indietro per vedere il percorso effettuato.


12:05 Andreas, che funge da capogita, memore della precisione svizzera ci ricorda che è mezzogiorno, ora di pranzo. Rita ed io siamo abituati a tirare un po' più a lungo, ma il posto è veramente bello, e vale la pena di fermarsi. A differenza delle altre escursioni, questa volta incontriamo qualcuno ogni cinque minuti lungo il sentiero, che è veramente battuto. E anche per il pranzo al sacco, a una cinquantina di metri abbiamo dei vicini. Iniziamo a tirare fuori le nostre cose, e ognuno di noi, senza mettersi d'accordo con gli altri, ha portato qualcosa per tutti: chi le impanate, chi la frittata, chi i biscotti, chi il caffé... La montagna fa uscire il meglio delle persone. Stavolta, anche senza fermata in capanna, abbiamo un pranzo luculliano grazie al contributo di tutti. E mentre mi riempio la pancia, riempio anche gli occhi con il lago Maggiore e il monte Rosa.


12:55 Ripartiti, arriviamo alla bassa di Montoia (non l'ex corridore automobilistico), con tanto di mini-rifugio in caso di temporale durante il percorso.

Sotto di noi, l'alpe Montoia, dove si produce un ottimo formaggio di capra, che viene stagionato in loco, come mi informa Alberto (cavoli, è un enciclopedia ambulante).


Da qui il sentiero corre nuovamente abbastanza piano, spostandoci sul versante sottocenerino, e permettendoci la vista verso il Mendrisiotto e la pianura Padana. In lontananza riusciamo a vedere gli Appenini dietro Bologna.


13:50 Abbiamo passato due piccole cime, con continuo sali-scendi (questo caratterizza tutto il tragitto: non ci sono lunghe salite e lunghe discese, si viaggia sempre tra Q1600 e Q1900, ma è un continuo su e giù). Lungo la via ho incontrato la famiglia con la quale avevamo visitato l'arco della Greina: molto più bravi loro di me, mi hanno riconosciuto, io ci ho impiegato 15 secondi... Adesso dobbiamo scendere nuovamente, e girare a sinistra attorno alla cima che vedi nella foto sopra.

14:15 Girati attorno al versante sinistro, si apre la visuale sul golfo di Lugano.


E inizia un breve tratto lungo la cresta.


Niente di trascendentale neanche per me... E da là siamo arrivati.


Ormai siamo nel Malcantone. Nel Medioevo, per andare dal Nord Italia alla Svizzera Interna, non si percorreva la strada odierna passando dalla diga di Melide (costruita per la ferrovia alla fine dell'800), ma da Varese si risaliva a Porto Ceresio, poi lungo il Malcantone si arrivava a Lamone, per risalire infine verso il passo del Monte Ceneri. In questa zona abbondavano i briganti, che assalivano i viandanti, da cui il nome della regione, appunto. Un ulteriore zona pericolosa la si incontrava dal passo del Monte Ceneri scendendo verso Bellinzona. La località da cui partivano i ladroni si chiama Robasacco: un nome, un programma.

14:50 Tra uno sguardo di qui, uno di là, appare davanti a noi la stazione radar per il rilevamento delle precipitazioni dell'Istituto Svizzero di Meteorologia, posta qualche decina di metri sopra la stazione del monte Lema: in pratica non ci manca molto per arrivare.


Ultimo tratto in cresta, con tanto di ringhiera laterale: anche un vertiginoso come me non ha problemi.


Da qui si scende per l'ultima volta fino alla forcola, per risalire poi al monte Lema.

15:30 Alla forcola facciamo merenda, tanto manca un quarto d'ora alla destinazione. Per i cani, finalmente, una fontana dove si possono abbeverare.


E sguardo indietro...


Affrontiamo l'ultima salita che ci porterà alla nostra meta odierna.

15:47 Arrivo anch'io. Ci piazziamo sulla terrazza del ristorante per la meritata birra ed il caffé, attendendo il momento propizio per scendere.


Anche da qui la vista è splendida.

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16:20 Ci mettiamo in fila per la discesa. In breve arriviamo a Miglieglia, dove ci attende il postale che ci ricondurrà a Rivera.


17:20 Partenza con il postale.

17:55 Arrivo a Rivera: saluti dopo una giornata splendida, compagnia deliziosa. Sono stato veramente felice ed onorato di aver potuto fare la conoscenza di tutti e quattro i compagni: persino più simpatici di quanto mi immaginassi leggendo i loro resoconti.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (sono abbastanza ripetitive).

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Published by UpTheHill - in Luganese - trekking
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commenti

Jani Topico 06/16/2010 05:07



Che una vista magnifica. Credo che l'escursione è valsa la pena il sacrificio proprio guardando quelle immagini
sorprendenti.


_


Resume the hike for the experience.





UpTheHill 06/16/2010 10:20



Ciao,


a dire il vero non è stato un sacrificio: il percorso è abbastanza facile, e anche il dislivello è contenuto. La vista ed il panorama però, sono eccezionali!!!



Greg 09/11/2009 08:06

Questa passeggiata ha i sapori delle scuole elementari, dove abbiamo percorso quei sentieri... qualche anno è passato ormai...
Un paio di domeniche fa ho pensato a te...ho "scalato" il Camoghé... mai più!!!
Greg

UpTheHill 09/11/2009 13:20


Ciao Grégoire,

in effetti è stata un po' una passeggiata scolastica, per fare conoscenza personale con quattro colleghi di comunità che conoscevo unicamente tramite i loro scritti...

Camoghé: capisco, non avrai incontrato neanche un serpente :-)


Parole chiave

Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna