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14 settembre 2009 1 14 /09 /settembre /2009 15:23



Percorso effettuato: Alp Stabveder (Q1948) - Pizzo di Claro (Q2727) - Lago Canee (Q2198) - Pas de Mem (Q2181) - Alpe de Mem (Q1950) - Pian del Baitel (Q1950) - Alp Stabveder.

Difficoltà: sentiero T3.

Dislivello: 1'400 metri.

Lunghezza del percorso: 14 chilomentri.

Sforzo equivalente: 28 chilometri.

Durata (incluse le pause): 8.5 ore.

Riferimenti: serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", lago Canee

Nota: ho inserito questa gita nella categoria "Trekking molto impegnativo" per lo sforzo fisico richiesto (almeno per me) e dato che il sentiero, soprattutto scendendo verso il lago Canee e continuando poi fino al Pas de Mem richiede equilibrio e sicurezza nei propri mezzi.

Lo vedo al mattino quando esco di casa, mi accompagna mentre rientro, si staglia chiaro nella luce del mattino col bel tempo, e rannuvolato e incappucciato quando si apropinqua il brutto tempo: è il Pizzo di Claro (chiamato anche Visagno). Con i suoi 2727 metri, è la montagna più alta che si vede da Bellinzona città, e domina la valle Riviera fino a Biasca.


E' il primo ad innevarsi, e il suo cappuccio bianco marca meglio di un barometro. Ci dice quando sta iniziando l'inverno, e quando lo stesso è veramente terminato. La sua roccia chiara lo rende visibile e riconoscibile da molto lontano, e i bellinzonesi lo amano.

Non potevo non salirci... Ci sono diverse vie che danno accesso alla sua cima: si può salire dalla capanna Brogoldone, salendo da Lumino con la teleferica fino ai monti di Saurù, poi tutta la traversata fino ai suoi piedi, oppure salendo da Arvigo, in val Calanca. Il problema è che tutte le cartine che ho consultato mi danno come "itinerario alpino" l'ultima parte di sentiero per arrivarci, il che corrisponde ad un T3, se non un T4, e a me non piace rischiare. Fortuna vuole che Bruno (che avrei dovuto incontrare il 22 luglio 2009 alla capanna Pian di Crest) ha messo in calendario l'escursione, facendo da guida. Bruno sale pareti, organizza corsi di arrampicata per ragazzi, sicuramente riuscirà a portare anche me fino in cima.

Mi iscrivo, Bruno mi conferma che si tratta di un'escursione facile, è riuscito a mettere assieme un gruppo di 13 persone (ma questo non ci porterà sfortuna). Unico possibile problema: la meteo ha annunciato pioggie per il pomeriggio, ma si decide di tentare ugualmente. Rita putroppo deve rinunciare: sono iniziati i corsi scolastici, e ha ancora molto lavoro di preparazione da fare, così decide di sacrificare la domenica per mettersi a giorno.

07:30 Ritrovo al parcheggio all'uscita autostradale tra Grono e Rovedero, sulla A13. Ottimizziamo i mezzi, e partiamo alla volta di Arvigo, per salire poi lungo la forestale fino all'Alp Stabveder.

08:30 Eccoci pronti. La giornata si preannuncia bella, speriamo che quelli di Locarno-Monti abbiano sbagliato le previsioni. Il primo tratto lo percorriamo sulla forestale, dato che abbiamo lasciato le auto sotto l'alpe, che dista circa un chilometro.


08:50 Arriviamo all'alpe, che non è ancora stata scaricata. Il pastore parla solo tedesco, le mucche italiano. Chissà come faranno ad intendersi?


Da qui iniziamo la salita diretti verso la prima bocchetta. Il sentiero più breve, in questi casi, ha lo svantaggio di essere anche quello con pendenza maggiore. Non mi preoccupo troppo, sono circa 900 metri fino in cima, e ho calcolato tre ore per arrivarci. Il resto della comitiva parte davanti a me, e in pochi minuti vedo solo la polvere che si lasciano dietro.

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09:30 Il paesaggio è bellissimo, ma il gioco si fa duro. La pendenza non è mai sotto i 40°, e io arranco penosamente. Gli altri salgono come avessero le ali ai piedi.


09:45 Arrivo anch'io alla bocchetta, dove mi attendono (poverini, è una cosa che dovranno continuare a fare per tutto il giorno). Ho preso i cornetti di pane e la cioccolata per tutti, estraggo dal sacco, e mentalmente ringrazio: circa mezzo chilo in meno :-)


E li davanti a noi, il percorso della salita.


10:05 Ci rimettiamo in moto. Davanti a me, una pietraia con una pendenza da antigravità... Non cerco neanche di tenere il passo con gli altri, è roba fantascientifica. Passo dopo passo mi innalzo, ascolto le marmotte che fischiano, mi guardo attorno e vedo due corvi imperiali con le rematorie allargate per sfruttare il vento che veleggiano sopra la zona, per cercare di fare il pieno.


10:35 I miei compagni sono oltre l'orizzonte degli eventi. Salgo come una lumaca bernese con i freni tirati in retromarcia in salita. Poi, faro nella nebbia, qualcuno che dorme (o si riposa) su di un gran masso piatto. E' Cornelia, che per generosità propria, o su richiesta di Bruno, mi ha atteso.


Riprendo fiato, ripartiamo assieme, e mi semina nuovamente... Intanto mi gusto il Pizzo di Molinera, il Pas de Mem e il Pian del Baitel da cui rientremo questo pomeriggio (ma ancora non lo sapevo).


10:50 La salita è terrificante, Cornelia se ne va tranquilla. Mi sembra di essere una Mini Morris che fa la gara con le Ferrari e le mcLaren di Formula 1: nessuna chance.


11:00 Cornelia è un'anima gentile, mi ha atteso nuovamente: penso che mi starà maledicendo dentro di se.


Partenza per l'ultimo sforzo, non manca più molto alla cima. Passiamo accanto ad un canalone frastagliato impressionante.


In basso, finalmente, si inizia a vedere la zona del bellinzonese, anche se la foschia rende quasi indistinta la vista.


11:28 Tutti (tranne me) sono in cima. Bruno torna indietro un pezzetto per verificare se non sono scoppiato, e mi accompagna verso la croce di vetta.


Iniziano i dolori: il sentiero è stretto, con bella pendenza laterale. Poi in cresta, stretta, con strapiombo da entrambe le parti. Serro i denti, e vado avanti.


11:38 Sono in vetta anch'io. Gli altri, mentre mi attendevano, hanno guardato sfilare sotto di se Federico II detto il Barbarossa, i confederati diretti alla battaglia di Marignano, i Lanzichenecchi, la guardia papale, il cardinale (san) Carlo Borromeo di manzoniana memoria, che visitò tute le parrocchie del Ticino...


Ma non c'è tempo (per me) di godere della gioia della conquista: si è alzata una brutta nebbiolina, e si decide di prendere la strada del rientro velocemente, per evitare di doversi muovere tra le nuvole (siamo pur sempre a Q2727). Ingurgito velocemente un cornetto con un po' di cioccolata, e mi appresto a voltarmi per tornare da dove sono venuto. E no, non si scende di li, si scende di qui...


E' uno scherzo? La parete Ovest, quella che vedo da casa mia? Quella che se non è verticale poco ci manca? Il cuore salta almeno tre battiti... Gli altri partono come se stessero rubando il gelato ad un bambino, e li odio e li invidio. Bruno gentilmente mi fa da tutore. Gli chiedo di piazzarmi la macchina fotografica nel sacco (altrimenti ce l'ho sempre a tracolla), tanto giù di qui io di foto non ne scatto mica. La traccia è ancora coperta parzialmente di neve, e quasi gelata.

12:35 Ma passetto dopo passetto, strusciata di sedere dopo strusciata, arrivo anch'io alla sporgenza dove si sono fermati tutti per il pranzo. Oddio, loro sono già al caffé...


Sotto di noi, a ripagarmi dei quasi attacchi di iperventilazione, dei sudori freddi, delle maledizioni mentali che mi sono mandato, dei "chi me l'ha fatto fare", il lago Canee. E' semplicemente bellissimo. Non c'è vento, e le sue acque riflettono cielo, nuvole e pietra. Un colore intenso, blu. Ci devo portare Rita, non posso mettere la "X" sull'opuscolo se ci sono arrivato solo io.

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Poi guardo in su, da dove sono venuto...


Mmmh, la discesa dal Passo del Laghetto per tornare dal Cadabi addesso mi sembra un gioco da ragazzi.

13:10 Fine della pacchia: grossi nuvoloni sembrerebbero addensarsi da Sud, dando purtroppo ragione ai maghi delle previsioni meteorologiche.


Il sentiero a questo punto si fa stretto e rado, anzi, in diversi punti non c'è neanche. Dobbiamo scendere lungo una pietraia per risalire dall'altra parte, e svoltare verso sinistra in direzione del pizzo di Molinera. I miei compagni partono, e mi seminano allegramente.


13:40 Mi hanno atteso... Bella vista sul bellinzonese.


E via di nuovo. tra rocce e pendenze, poco sotto le creste di queste montagne che ho sempre visto dal basso.



Oooops, non vedo più i miei compagni, non so da dove siano passati, sentiero sul terreno non ce n'è, e di marche neanche. Mi imbrugo più di una volta, rendendo ancora più difficile il mio percorso.

14:00 La davanti compare il Pas de Mem e il pizzo Molinera. Almeno, non ho sbagliato strada.


14:10 E via di nuovo di cresta. Se non vomito oggi per le vertigini, non lo faccio più.


14:30 Siamo al Pas de Mem: che liberazione, passiamo la cresta e rientriamo in un grande catino che guarda verso la valle Calanca. tutto roccette, pietraie e piccole ganne, ma questo non è un problema.


Bruno vede che qui me la cavo bene, e chiede il permesso di partire per raggiungere gli altri. Via libera, ci sono le marche ogni 80-100 metri, nessun problema. Dopo meno di dieci minuti sono solo. Il silenzio attorno a me... Le gambe sono stanche, oggi ho fatto più dislivello di quanto ne faccia normalmente, e scendere dal pizzo di Claro ha messo a dura prova i miei quadricipiti, ma la testa comanda, e le gambe ubbidiscono. Per certe escursioni, non basta la resistenza fisica, ci vuole spirito, coraggio e forza di volontà. Davanti a me la prima delle due bocchette da passare per tornare al punto di partenza.


Sono stanco, ma mi godo questo pezzo di escursione. Mi piace camminare da solo (sono sempre stato un tipo un po' solitario), e ogni passo è come una stilla che assorbo e gusto. In alto ci sono sempre due corvi, magari gli stessi di stamane. Rari fischi di marmotte, probabilmente la maggior parte si è già ritirata per la dormitina invernale. Flora ormai poca, la breve estate montana è terminata da un pezzo. Ma il paesaggio... Aspro, spigoloso, forte, cambia ogni pochi passi, mostrando nuovi dettagli. Ogni passo in salita diventa sempre più duro, ma tengo ugualmente il ritmo, sennò ai miei compagni toccherà accamparsi per attendermi. Piccoli rivi scendono dalle pareti, con un bisbiglio, quasi temessero di far sentire la loro voce. Una lunga curva mi porta lungo questo primo bacino. Incontro quarzo, qualche raro fungo (sicuramente non commestibile), e i segni odorosi del passaggio delle mucche quest'estate. E' tutto equilibrio, fragile, il lichene che mi dice "qui è ancora pulito".


Le ore del meriggio sono sempre le più belle: normalmente si è già arrivati alla meta principale, non c'è più l'ansia della prestazione. Il tempo si dilata in nuove dimensioni, un secondo impiega mezz'ora a passare, e un'ora pochi minuti. L'orologio diventa uno strumento inutile (tanto è attaccato al passante dei pantaloni, non lo tengo al polso quando sono in giro a piedi), perché il respiro del tempo qui non coincide con quello meccanico delle lancette. E quando pensi sia passata un'eternità, ti accorgi di aver respirato una sola volta... E intanto la prima meta si avvicina.


Dentro di me penso "Ormai si saranno scocciati di attendermi, è tutto il giorno che li rallento. Probabilmente scenderanno diritti alle auto, e mi lasceranno un biglietto con scritto <buon rientro, siamo scesi con le nostre>" e avrebbero anche ragione. E mi accorgo che la cosa non mi darebbe nessun fastidio, anzi, sarei contento per loro.

15:30 Prima bocchetta superata. Davanti a me compare un paesaggio familiare: non manca molto alla seconda bocchetta, quella dove ci siamo fermati stamane per fare colazione.


Non faccio calcoli di tempi, quanto impiegherò impiegherò. C'è ancora luce almeno fino alle 19:15-19:30, da qui la strada la conosco. Poi, meraviglia delle meraviglie, guardando innazi, vedo delle persone... Mi hanno atteso!!! Meravigliosi!!! Ho ancora della frutta secca e della cioccolata, penso proprio che la tirerò fuori nuovamente :-)


15:50 Riunificazione. Sono gentilissimi, saranno qui da almeno mezz'ora, e non mi sfottono. Un po' di merenda, e ripartiamo per l'ultima discesa, fino all'alpe Stabveder.


E' necessario dirti che mi distanziano? 'cidenti, questi schumachano a tutto spiano. Vabbé, non c'è problema, arrivo sempre dove voglio arrivare. Dato che tanto resto indietro, tanto vale che almeno mi gusti il percorso, e scatti ancora qualche foto: ad esempio, dove termina la roccia ed inizia l'acqua...


Devo portare Rita in cima: me la sento di guidarla in salita e discesa da qui. Il giro verso il Canee, no, ci arriveremo da un'altra strada. Oggi ho "sofferto", ma devo ringraziare Bruno, ho spostato un po' più avanti i miei limiti.

16:40 Arrivo all'alpe Stabveder: stamane non mi ero accorto di quanto fossero belle le due costruzioni.


Dalmazio e Rudolf (che sono saliti in auto con me) mi hanno atteso. Mettiamo fuori il passo da Pianura Padana, e anche se gli altri sono un bel pezzo avanti, arriviamo alle auto quasi assieme.

17:00 E foto di gruppo prima di rientrare.


19:30 A casa, faccio uscire Rita con me sulla strada, per mostrarle parte del percorso (quello dalla cima fino al Pas de Mem). Guardo il Pizzo di Claro, e so che ci rivedremo...


Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione.

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commenti

Wanderer 12/26/2009 21:32


Fatto anch'io, molto bella passeggiata.


Parole chiave

Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna