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30 marzo 2010 2 30 /03 /marzo /2010 18:43



Percorso effettuato: Castaneda (Q779) - Santa Maria (Q955) - Molina (Q710)  - Buseno (Q752) - Arvigo (Q818) - Selma (Q977) - Cauco (Q950) - Santa Domenica (Q1035) - Augio (Q1034) - Rossa (Q1069). Rientro da Rossa a Grono con il postale.

Difficoltà: sentiero T1 e T2. 

Dislivello: 950 metri.

Lunghezza del percorso: 19 chilometri.

Sforzo equivalente: 29 chilometri.

Durata (incluse le pause): 6.5 ore.

Nota: ho inserito questa escursione nella categoria "trekking impegnativo" per la difficoltà del sentiero tra Buseno e Arvigo, e la lunghezza del percorso. Il tratto da Arvigo fino a Rossa, invece, è percorribile anche da famiglie, ed è possibile interrompere l'escursione in ognuna delle località che si passa, rientrando con il servizio di autopostale.

 

Sabato libero, e in solitaria, dato che Rita ha un impegno per tutta la giornata. Durante la settimana pianifico dei tracciati in quota (diciamo fino almeno a Q1500), ma giovedi e venerdi si mette a piovere in basso, e nevicare in alto, tagliando le gambe a qualsiasi progetto di salita. Decido per qualcosa vicino a casa: la valle Calanca, dietro l'angolo, e che non ho mai visitato, non ostante sia così vicina.

 

La Calanca, percorsa dal fiume Calancasca, è la laterale della Mesolcina più importante. La trovi partendo da Grono, a sinistra salendo da Bellinzona verso San Bernardino. Un primo salto importante porta all'imbocco, poi la valle si innalza regolarmente, fino a Rossa, ultima località abitata.

 

Pianifico il viaggio: auto fino a Grono, postale fino a Castaneda, primo insediamento, poi a piedi fino a Rossa, e rientro a Grono con il postale. Gli orari vanno bene: salita alle 9:29, per cui non devo neanche svegliarmi troppo presto, cosa che sicuramente non amo.

 

9:45 Il conducente del postale mi deposita a Castaneda, e mi informa che condurrà il mezzo che scende da Rossa alle 16:39. Decido mentalmente di arrivarci entro quell'ora, tanto per vedere la faccia che fa: mi ha detto che secondo lui ci impiegherò almeno 7 ore e mezzo. La meteo è buona, hanno annunciato possibili piovaschi sparsi al pomeriggio, per cui ho la giacca a vento nel sacco, ma per intanto il tempo sembra tenere. Castaneda è edificata su di un bel terrazzo, con ampia vista sulla valle Mesolcina, e con sole tutto l'anno: i nostri vecchi sapevano dove andare a costruire.

 

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La foto è scattata da Santa Maria. Prendo la mulattiera che sale verso Santa Maria: così facendo allungo il giro, ma già che ci sono, faccio le cose per bene, e visito anche questa località. Salita senza problemi, diversi crocus lungo il percorso, che ogni tanto taglia la strada asfaltata.

 

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10:15 Arrivo a Santa Maria, e ne percorro tutti i viottoli per portarmi all'altezza della rocca che domina la Mesolcina. Qui è stata costruita una torre di guardia, visitabile, dalla quale si poteva tenere d'occhio tutto il traffico da e per il San Bernardino. Proprio sotto la torre, la chiesetta del villaggio.

 

 

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Il Gesero da qui si mostra in tutto il suo splendore.

 

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10:20 Mi rimetto per via, incrociando subito gli ambasciatori della primavera: degli splendidi crocus gialli.

 

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 Uscito dal villaggio, prendo il sentiero che porta verso Molina. Poco dislivello, dato che Molina è poco più in basso di Santa Maria, e costeggerò tutto il lato sinistro orografico per arrivarvi, percorrendo l'ampia curva che porta in valle. Dopo poche centinaia di metri terminano i prati coltivati e si entra nel bosco.

 

 

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Lungo la via diversi cartelli nei punti topici, e anche una piccola statuina che ricorda una matrioska.

 

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Percorrendo  la curva della montagna imbocco finalmente la valle, e sotto di me appare Grono.

 

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E poco oltre la strada di valle, nella parte in cui sale ripida per accedere al falsopiano che la forma. Nel frattempo, percorrendo una curva, vedo tre camosci sopra di me, che scappano immediatamente nella vegetazione: due a sinistra, uno a destra. Ascolto, e non ostante il terreno pietroso, non fanno il minimo rumore con i loro zoccoli.

 

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11:10 Mi sono addentrato bene, e sotto di me inizio a vedere Molina, frazione di Buseno, posta sulla strada principale. Passo un vecchio insediamento, ormai in rovina. La prova? Un albero completamente infestato dal vischio, sacro ai druidi, ma letale per la pianta.

 

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E piccole gemme sul terreno: una cactacea, abbastanza rara da queste parti e a queste altezze.

 

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11:25 Arrivo a Molina, dinnanzi all'ufficio postale. Controlla la carta dei sentieri, sembra proprio che devo salire fino a Buseno per prendere la via per Arvigo. Per sicurezza chiedo all'impiegata postale, la quale mi guarda stralunata, dicendomi che non conosce nessun sentiero tra queste due località. Vabbé, lo troverò da solo.

 

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11:35 Attraverso il ponte sul bacino artificale, veramente mini (ma domani ne vedrò uno ancora più piccolo), e inizio la salita verso Buseno sulla strada asfaltata. Salendo noto una cosa che mi fa piacere: un nuovo muro di contenimento, costruito non in cemento, ma con la pietra, come si faceva una volta. Grand bel lavoro, complimenti a chi sa ancora lavorare così. Su di un muro, una bella vanessa si mette in mostra (la trovi nell'album).

 

 

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11:45 Arrivo nell'abitato, seguo il mio istinto, di cartelli non ce ne sono. In una viuzza incontro una anziana signora, confido che almeno lei sappia dov'è il sentiero: in effetti si, mi dice "vada fino alla mia stalla, poi continui di li...". Già, ma io non so qual'è la sua stalla. A Buseno sicuramente lo sanno tutti, ma io sono foresto... La signora probabilmente capisce la mia perplessità, e mi descrive l'edificio. Pneso di aver capito, e parto.

 

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12:00 Trovo la stalla della signora, ci sono le marche, tutto bene. Tutto bene? Mica tanto. Arrivato a questo cascinale, seguo la traccia più ovvia, e mi ritrovo a pascolare come una mucca scozzese. Sentiero, niente. Torno indietro, ritento un'altra strada, vicolo cieco. Torno ancora più indietro, e finalmente vedo un'esilissima traccia sopra di me. La imbocco, e poco dopo ritrovo la marca del sentiero. Nei punti dove non c'era problema, cartelli a gogò, qui, niente.

 

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Tutto bene quello che finisce bene. Continuo, e a un certo punto il sentiero, ad una biforcazione, è marcato verso il basso. La signora avevo detto di prendere il sentiero che scende, deve essere questo...

 

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Marca di qua, marca di là, alcune sbiadite, sulle rocce, all'improvviso mi ritrovo sul greto del fiume, del sentiero non c'è più traccia, e di marche neanche l'ombra. Oihbò. Avrò sbagliato qualcosa? Sopra di me vedo due sassiole, non mi sembrano molto stabili. Decido di continuare lungo il fiume, tra roccette, e niente sentiero. Passo un masso che nasconde una pozza d'acqua, e subito parte un airone cinerino in volo, verso monte. Contino, e passo anche la seconda sassaiola.

 

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Mi guardo attorno... Di sentiero non c'è proprio l'ombra, di marche neanche. Guadare il fiume e portarsi sulla strada di valle? Impossibile, corrente troppo forte e acque profonde. Rifletto... Nell'escursione al Cristallina abbiamo passato una ganna imponente, c'erano le marche che conducevano. Tra la capanna Piansecco e l'alpe Pesciora si passava anche una ganna, e avevano costruito il sentiero... Guardo bene in su, e circa 30 metri sopra di me vedo una specie di cornice orizzontale. Potrebbe essere il sentiero che attraversa queste due mini-ganne? Non ho voglia di tornare indietro e cercare se ho sbagliato qualcosa, e decido di salire. Fatica immonda, pendenza tremenda, salgo a quattro mani, aiutandomi con i noccioli sparsi lungo il pendio, noccioli che normalmente odio di cuore, dato che da due anni sono allergico al loro polline, ma così provvidenziali adesso. Polpacci urlanti, quadricipiti che fanno il coro...

 

12:30 Arrivo su di un tratto piano largo poco più di una spanna. Sarà un sentiero? A me non sembra.

 

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Torno indietro fino alla sassaiola, ho percorso pochissima distanza da Buseno. Cerco, ma in effetti di marche non ce ne sono. Provo. Continuo lungo quello che potrebbe essere il sentiero, e in effetti, liberazione, dopo circa 70-80 metri, ad una svolta, una deliziosa marca bianco-rosso-bianco mi saluta. Diciamo che non è il sentiero che mi sarei atteso in questo tratto...

 

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Uuuffff... Mi sarebbe dispiaciuto tornare fino a Buseno per attraversare e portarmi sulla strada. Da qui il sentiero si riallarga, tra roccette, ma niente di preoccupante. Nuovamente faccio scappare un camoscio che pascolava lungo il sentiero. Troppi rami, e troppo veloce, non riesco a fotografare neanche questo. In compenso fotografo il posto dove pascolava.

 

 

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12:50 Il sentiero mi fa scendere fino alla strada di valle, non capisco perché. Controllo dall'altra parte della strada, niente. Vabbé, non dovrei essere distante da Arvigo. Continuo, e in una piccola macchia di pini mi fermo 10 minuti per la prima sosta. Mezzo cornetto integrale, due quadratini di cioccolata, acqua, e via di nuovo. Mentre cammino vedo due grandi ali. è l'airone cinerino che sta tornando, probabilmente per andare alla pozza di prima. Questa volta ce la faccio...

 

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13:10 Arvigo davanti a me. Immagine da foto cartolina tipica svizzera con tanto di teleferica rossa come quella del Säntis, quella che da bambino avrei sempre voluto acquistare nella confezione regalo per giocare in camera...

 

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Cammino da tre ore e mezzo, sarebbe ora di pranzo, ma non sono stanco. Decido di fare una fermata al prossimo paese, Selma. Attraverso il villaggio, e all'altezza del ponte a campata romana trovo i cartelli con l'indicazione del sentiero di valle. Basta asfalto, evviva i sentieri.

 

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Subito dopo il ponte il sentiero biforca: a destra di sale, a sinistra verso Selma. Imbocco a sinistra, e via per prati e pascoli, contorniati da rustici ben tenuti. Incontro con un pino in posizione insolita.

 

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Il sentiero effettua dei continui sali-scendi, per contornare rocce che si protendono verso il fiume, o per guadare in alto uno dei tanti affluenti della Calancasca. Il canto del fiume qui è intenso, le acque convogliate in stretti passaggi, il colore che ricorda quello della Verzasca.

 

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13:35 Ahhhh, delizia, delizia, delizia. Il sentiero entra in una pineta, il mio regno: profumo di resina, sentiero morbido per gli aghi ed il muschio, Bello, bello, bello.

 

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Volo. Potrei andare dal mare del Nord al Mediterraneo, su di un sentiero così. Continua il sali-scendi, tra acque irruenti, e dolci rigagnoli attraversati da ponticelli.

 

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14:10 Ma come tutte le cose belle, anche il sentiero nella pineta termina, ed arrivo a Selma. Decido che adesso posso fare una fermata. C'è anche una ristorantino con terrazza, e cane bisognoso di coccole... Mi piazzo, ordino un panino ed un caffé, e provvedo ai bisogni affettivi del cane.

 

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14:30 Basta pigronare... Davanti a me vedo già Cauco, prossima meta, poco distante. Riattraverso il ponte, e imbocco nuovamente il sentiero, prevalentemente pianeggiante.

 

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Anche qui passo pascoli contorniati da rustici, in prevalenza in legno.

 

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14:45 Il sentiero mi porta ad un ponte, lo attraverso, e dall'altra parte asfalto, che mi porta a Bodio, frazione di Cauco. Uffa.

 

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14:55 Avanti lungo la strada di valle, circonvallo Cauco. Per fortuna che praticamente non c'è traffico automobilistico.

 

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15:00 All'altezza del paese trovo il ponte con il bel cartello giallo, che mi reindirizza sul sentiero di valle. Anche qui questo biforca subito, e nuovamente prendo la sinistra (nessun riferimento politico). Sentiero, in realtà è una forestale, che entra nel terreno patriziale. Un bel cartello mette subito in chiaro alcuni punti importanti.

 

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Noi sfizzerotti siamo così: tutto quello che non è proibito è obbligatorio. Dato che non c'è il divieto di percorrere la forestale, vuol dire che c'è l'obbligo di percorrerlo, e ligio al dovere eseguo.  

 

15:15 La forestale è terminata, ricomincia il sentiero, con sorpresa. C'è ancora neve. Incontro una signora che sta portando a spasso il cane (legato al guinzaglio), la prima persona che vedo oggi durante la camminata.

 

 

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Niente di preoccupante, pochi centimetri, e abbastanza portante. Continuo, e man mano che salgo verso Santa Domenica, la neve si fa più profonda. Attraverso un ennesimo ponte proprio prima dellabitato, il sentiero entra in ombra, la neve si fa più profonda e meno consistente.

 

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Comincio a fare veramente fatica, ma nuovamente non ho voglia di camminare sull'asfalto. Penso che tornati al sole troverò il sentiero pulito...  Mica tanto: mi tocca scavalcare i resti di una slavina.

 

15:40 Arrivo al ponte che riporta sull'altra sponda. Ormai sprofondo fino al polpaccio, e non ho le gamasce (gamasce è in ticiliano, altrimenti bisgnerebbe dire "ghette da neve"). Guardo dall'altra parte, anche se il sentiero è al sole c'è neve. Guardo avanti, c'è un cascinale con stradina che porta alla strada di valle... Vabbé l'orgoglio, ma quando è troppo è troppo. Scavalco una rete che dice "non entrare", e mi avventuro in un prato coperto di neve. Sprofondo fino al ginocchio. Mi entra neve negli scarponi ad ogni passo. Mi sembra di non arrivare mai al pezzo pulito. Faccio una fatica BOIA... Alzare il piede fino a farlo uscire dalla neve (altezza ginocchio), appoggiare, sprofondare, ricominciare con l'altro... Alla fine ce la faccio, e riesco a guadare il prato.

 

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A guardarlo così sembra bello ed innocente, ma ti posso garantire che è peggio di una pianta carnivora: bella e mortale. Appena sulla stradina mi siedo su di un sasso, sfilo uno scarpone alla volta, lo svuoto: mi telefonano da Vancouver per sapere se possono avere la neve che ho raccolto per le prossime Olimpiadi, tanta ne ho raccolta.... Li mando al diavolo, e salgo sulla strada. 

 

15:55 Senza storia né gloria arrivo ad Augio. Bel villaggio anche questo, case curate, che ricordano un po' quelle dell'Engadina.

 

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Davanti a me vedo già Rossa: sono praticamente arrivato. 

 

16:10 In perfetto orario entro a Rossa. Il postale parte alle 16:39, faccio ancora in tempo a bermi un caffé e scattare diverse foto.

 

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16:40 Con puntialità tutta sfizzerotta il postale parte. Sono l'unico passeggero, per tutto il viaggio fino a Grono, così il conducente ed io scambiamo qualche migliaio di parole. Simpatico, cordiale, e alla mano.

 

Ed ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

 

ProfiloBella escursione, da mettere nell'inventario di quelle da ripetere, dopo aver chiarito la situazione tra Buseno e Arvigo...

 

 

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale). 

 

 

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Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
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commenti

Greg 04/01/2010 17:34



Splendida valle pure questa!! Vedo che questa volta hai "sudato" parecchio, ma credo che ne sia valsa la pena!


Il tuo aneddoto sassaia mi ricorda una visita fatta in quelle zone, dove il sentiero passava in una sassaia, e al ritorno, percorrendo ciò che sembrava la via precedente, mi ritrovai 50 metri più
a valle. Ritorno e riprendo la via e mi ritrovo 50 metri sopra il sentiero di arrivo....un bel labirinto!!


Ciao


Greg


 



UpTheHill 04/12/2010 16:32



Ciao Grégoire,


si, veramente bella anche la Calanca, ci tornerò... Vedo che anche tu ogni tanto, tra zecche e sassaie ti cacci nei guai :-)


 



Parole chiave

Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna