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2 novembre 2009 1 02 /11 /novembre /2009 20:39



Percorso effettuato (stavolta è lungo): alpe Croveggia (Q960) - alpe Pian Grande (Q1120) - capanna Cremorasco (Q1120) - alpe del Tiglio (Q1052) - Cima di Dentro (Q1014) - Isone (Q748) - alpe Mürecc (Q951) - alpe Zalto (Q996) - Gola di Lago (Q972) - alpe Santa Maria (Q1000) - Matro di Stinché, bivio (Q1075) - Condra (Q989) - convento del Bigorio (Q728) - Bigorio (Q615) - Sala Capriasca (Q548) - Ponte Capriasca (Q447) - Origlio (Q442) - lago di Origlio (Q419) - Comano (Q505) - Porza (Q489) - Lugano, stadio Cornaredo (Q300).

Difficoltà: sentiero T2 dall'alpe di Croveggia all'alpe del Tiglio, poi T1.

Dislivello: 1'100 metri di salita, e 1'700 metri di discesa.

Lunghezza del percorso: 27 chilometri.

Sforzo equivalente: 40 chilometri.

Durata (inlcuse le pause): 9 ore.

Riferimenti: teleferica Camorino - Croveggia, il convento Santa Maria del Bigorio dei frati Cappuccini, la capanna Cremorasco, la chiesa di Santa Maria Assunta del Bigorio, "Dai fortini della fame a Croveggia (13.04.2009)", "Cima di Medeglia e Matro (17.05.2009)"

Le promesse vanno mantenute. Il 13 aprile Rita ed io eravamo saliti da Camorino all'alpe Croveggia, e i miei piedi, quando vidi il cartello "Isone, 2:30" trampignarono non poco per andare. Li tenni tranquilli promettendo loro che prima o poi si sarebbe fatto.

A inizio settembre Rita mi comunica che sabato 31.10.2009 andrà ad una giornata sulla medicina tibetana a Milano. Conseguenza: giornata libera!!! E come due più due fa 3.9999 periodico tendente a quattro, decido che è l'occasione buona per mantenere la promessa fatta. Pianifico il percorso, fino a Isone è troppo corta... Comincio ad aggiungere Gola di Lago, ma non mi basta. Decido di arrivare fino a Bigorio, poi di rientrare con i mezzi pubblici. Me lo guardo e me lo gusto con gli occhi della mente cento volte: boschi, silenzio, i colori dell'autunno, una giornata a camminare da solo. Guardo la cartina, e mi dico "Dai, magari si può andare oltre...". Già fino a Bigorio sono un bel po' di chilometri, ma ho voglia di metteri alla prova.

Venerdi mi occupo della spesa settimanale (questa è una delle mie incombenze fisse), che normalmente faccio al sabato. Organizzo il trasporto fino alla stazione di valle della teleferica per Croveggia, Marco si mette gentilmente a disposizione. Così facendo mi risparmio 700 metri di dislivello, e un buon due ore di salita. Alle 7:45 siamo a Camorino. Tengo d'occhio da 10 giorni la meteo, non vorrei che mi freghi. Fino a ieri davano bel tempo, con circa 17°C in pianura. Ma alle 16:30 di venerdi si è alzato un vento bastardo, e il cielo si è rannuvolato completamente. Cappa bassa, non da pioggia, ma niente sole. Alle 8:00 in punto parte la teleferica, sono l'unico passeggero. Salendo entro nella nebbia, e la maledico. Abbassamento improvviso di temperatura, devo mettere anche la felpa.

08:15 Sono arrivato a Croveggia, navigo in una vasca di nebbia umida e frescolina. E' la prima volta che affronto un'escursione così, da solo. Mauro, che frequenta spesso queste zone, mi ha informato che il sentiero tra Pian Grande e la capanna Cremorasco potrebbe presentare qualche difficoltà. Tutto da scoprire. Tiro fuori dal sacco la macchina fotografica, e mi preparo a partire.


08:20 Partenza verso Pian Grande. In giro non c'è nessuno, tutto silenzio, a parte la eco dei rumori della "civiltà" che arrivano dal basso. Avevo maledetto la nebbia, ma adesso mi devo ricredere: rende il bosco fatato ed incantato. Permette di centellinare il percorso poco alla volta, invece di vedere tutto in un colpo solo. I colori dell'autunno sembrano stinti e pallidi, ma l'effetto è splendido.


Faggeto splendido. Sono ancora in basso, e qui la maggior parte degli alberi ha già perso le foglie, ma i pochi che tengono duro, meritano di essere apprezzati.


08:40 Arrivo all'alpe Pian Grande, insediamento di una certa importanza. Anche qui nessuno in giro. Dato che ho la pessima abitudine di non fare colazione, ho già il buco nello stomaco. Così tiro fuori uno dei due cornetti che mi sono acquistato, e la cioccolata nera con la marmellata di arancia. Bella panchina che mi attende, faccio pausa. Tempi? Oggi sono in giro in libertà, dove arrivo arrivo.


La nebbia cambia di densità in continuazione, non capisco se si stia alzando, o abbassando ulteriormente.

08:50 Buco sistemato. Mi avvio seguendo la marca, ed entro nuovamente nel faggeto. Da qui alla Cremorasco dovrebbe esserci poco dislivello. Già, ma il sentiero è strettino, e la foglia arriva a metà polpaccio. Non riesco a vedere dove metto i piedi, se il terreno sotto terrà...


In certi punti il sentiero passa a ridosso della parete verticale, strapiombo sotto, devo muovermi con cautela per non perdere l'equilibrio. Senza le foglie, non ci sarebbe problema... Continuo per circa mezzo chilometro a questo modo, poi arrivo ad un riale, e appena passatolo il sentiero si allarga.


Adesso cammino tranquillo. Se le mie informazioni sono corrette, da qui nessun problema. Mi gusto il bosco, che adesso inizia a variare, con innesti di betulle. E' bellissimo, vedo 30-40 metri alla volta, ho tempo di gustarmi ogni tronco, ogni passo, ogni tonalità di colore.


Adesso il sentiero è veramente largo, e il fondo è composto tutto da radici di betulle che sembrano formare degli scalini.


09:15 Arrivo ad un secondo riale, con una macchina di larici in livrea autunnale.


Continuo. All'improvviso un rumore di foglie smosse, penso si tratti di qualcuno con il rampichino che sta scendendo a rotta di collo nel bosco. Invece, due camosci passano dalla mia sinistra verso destra, correndo nel bosco. Non capisco se il secondo abbia vinto una sfida, e stia scacciando il primo. Si fermano un venti metri sotto di me. Maledizione, dieci minuti fa ho tolto lo zoom che mi hanno regalato per rimettere il grandangolo...


Si fermano brevemente, poi il primo riparte verso il basso, e il secondo non lo segue. Scatto foto a tutto spiano (alla fine erano 450, praticamente una al minuto, non so come abbia fatto), non riesco a saziarmi dello spettacolo che mi sfila ai lati.


09:30 Eccomi alla capanna Cremorasco. Mauro mi ha inviato alcune volte a passare la giornata qui con la sua famiglia durante le vacanze, ma per un motivo o per l'altro non siamo mai riusciti a combinare. La prossima volta che mi invita (spero mi stia leggendo) smuoverò mare e monti per venire. Posto delizioso, un bel pianoro che dovrebbe protendersi sul Piano di Magadino (ma oggi non si vede niente), e dietro conifere e betulle.


Non ho assilli di tempo, così mi faccio un'altra pausa sul terrazzo, e incontro con un ragnetto che tiene duro.


09:40 Adesso c'è da salire un poco, fino all'alpe del Tiglio. Il percorso è breve, e lungo la via vedo il cartello che indica il perimetro della zona d'esercizio della scuola reclute dei granatieri di Isone. Leggo bene tutto, non vorrei trovarmi impallinato: non ci sono avvisi per questa giornata.


10:00 Alpe del Tiglio. Mmmmh, non pensavo di impiegarci così poco. Il sentiero termina, e mi ritrovo sulla strada asfaltata della piazza d'esercizio. Brutto, non mi piace cammiare sull'asfalto, ma tant'è. Ai lati, qualche vago accenno di ferro nelle rocce.


Percorso senza storia in discesa fino alla Cima di Dentro, dove arriva anche il sentiero che parte dalla cima di Medeglia (eh eh eh, già fatto anche questo). Tutto all'aperto, ma belle betulle ben cresciute.


10:20 Fine della strada asfaltata: finalmente. Qui inizia il sentiero che scende a Isone, lungo il quale siamo passati quando abbiamo fatto il giro della cima di Medeglia. Tratto già conosciuto, no problem.


Lungo il sentiero, tantissima foglia di castagno, ricci e castagne. Cinquant'anni fa, questo sentiero sarebbe stato più pulito del pavimento di una sala operatoria. Le foglie per lo strame, le castagne trasformate in farina dopo averle fatte seccare in una grà, i rametti per accendere il fuoco. La sopravvivenza alimentare del Ticino è dipesa per secoli dal castagno. Poco terreno piano in basso, rendimento del mais bassissimo (negli anni migliori, per un chilo di mais seminato se ne raccoglievano due. Uno doveva essere messo via per la semina dell'anno dopo, poi c'era la decima del signore, la decima della chiesa, e restava poco). Il castagno era talmente importante che nei testamenti veniva assegnato ai figli ogni singolo castagno. Danila, che di queste cose se ne intende, mi ha raccontato che veniva chiamato "l'arbro", era sufficiente, era un castagno. Gli altri venivano chiamati per specie, il castagno no. Mentre cammino l'occhio attento vede un rametto nero e giallo. Una salamandra!


La prima quest'anno, ma non l'ultima :-)

10:45 Tranquillo tranquillo arrivo a Isone. Di fronte a me, sull'altra costa, il percorso che farò per andare a Gola di Lago.


Ho pianificato di fermarmi al bar dovevo avevo sistemato le signore per andare a recuperare l'auto a Medeglia, per bere un caffé. Chiuso. Vado avanti, e trovo un altro bar. Mi accoglieranno bene? Io sono quello arrivato dalla foresta, il foresto, il forestiero. Nel medioevo potevi andare da Roma a Londra senza mai uscire dalla foresta. Ogni paesino era circondato. Lo straniero arrivava sempre dalla foresta. Entro, cordialità e sorriso. Mi gusto il caffé, controllo per scaramanzia la cartina (non ce n'è bisogno, ce l'ho nella testa, nel cuore e nei piedi tante volte l'ho guardata in questi due mesi).

11:00 Mi rimetto in moto, ci vorranno due orette fino a Gola di Lago. Ho deciso di fermarmi per il pic-nic lassù. Scendo fino al fiume, passo il ponte, e prendo il sentiero che sale all'alpe Mürecc. Un gregge di pecore mi osserva con sospetto.


Il sentiero qui è un'autostrada...


Fino a qui regolazione termica perfetta. Né caldo né freddo. Adesso, con la salita impegnativa, inizio a sudare. Sono tentato di togliere la felpa, ma preferisco resistere. Mi viene in mente che magari Grégoire avrebbe gradito se lo avessi chiamato per bere il caffé assieme. 'cidenti, non ci ho pensato prima... Lungo il percorso diversi ruscelletti che formano pozze.


Il sentiero esce dal bosco, e continua all'aperto. Attorno profumo di concime naturale. Incrocio la strada forestale che sale a Mürecc, la attraverso, e continuo la salita.


Il sentiero rientra nel bosco, e mi dà ulteriori soddisfazioni.


Poi, seconda salamandra.


11:45 Fine della parte di salita più impegnativa, arrivo all'alpe Mürecc. Deve essere un luogo abbastanza frequentato in estate, addirittura con feste delle costine. Piccolo gregge di caprette, e in giro nessuno. A parte a Isone, non ho ancora incontrato un'anima viva, oggi.


Pausa per la barretta di cereali. In alto due corvidi volteggiano, non riesco a capire se si tratti di gracchi o corvi. In ogni caso non si può dire che il loro verso sia gradevole. Ma probabilmente anche per loro la nostra voce è uno schifo da sentire :-)

11:50 Controllo di tenuta delle gambe, nessun problema. Guardo il sentiero davanti me, e stranamente ho voglia di continuare.


Colori, colori, colori. Il sentiero rientra nel bosco, quasi in piano. Questo versante è un po' più esposto al sole, meno freddo, e di conseguenza gli alberi stanno ancora tenendo duro.


Passo in vicinanza di un riale, terreno bagnato. Mi fermo di colpo. Dov'è la salamandra? Mi guardo attorno, e in effetti la vedo, quasi all'altezza degli occhi. La terza oggi.


Eh eh, Sherlock Holmes colpisce ancora. Poi, capolavori della natura.



12:30 Il sentiero sfocia su di una forestale (per fortuna non asfaltata), e in breve arrivo all'alpe Zalto, con tanto di cappelletta che funge anche da rifugio per il viandante.


La pancia inizia a farsi sentire, è veramente quasi ora di fare il pieno. Manca poco a Gola di Lago, decido di tenere duro.

12:45 Passo Gola di Lago, e arrivo all'alpe Santa Maria. Da qui il sentiero biforca (anzi, triforca). C'è un po' di prato, e decido di fermarmi qui. Mi preparo il panino, e un cagnolino diffidente si avvicina e si allontana. Lo tento con una fettina di carne secca, e non disdegna, ma resta sospettoso. Probabilmente pensa di essere un cane da guardia...


13:00 Amletico dubbio: un cartello informa che bisogna avere quattro trazioni per percorrerlo, io ne ho solo due. Che faccio, disubbidisco?


Dissubidisco. Il sentiero sale verso il prossimo bivio. La nebbia è onnipresente, ma per fortuna mai fitta.


13:20 In un attimo arrivo a Matro di Stinché, dove il sentiero biforca nuovamente. Prendo in direzione di Condra, tutta discesa. Attorno resti di casolari, ormai in disuso da decenni, probabilmente.


14:30 Sono alto sopra la Capriasca, passo sotto il monte Bigorio, che resta alla mia destra. Il paesaggio sta perdendo l'aspetto montagnoso, ed inizia a diventare più dolce.


Passo accanto ad una fattoria, e mi chiedo se preparare un cartello con la scritta "L'ultimo che fa il bagno apra lo scarico".


Langhe? Monferrato? Apennini tosco-emiliani? No, Ticino.


Il sentiero mi conduce sempre più in basso, orami sono in prossimità di Condra. Una collinetta la delimita dalla parte dalla quale arrivo.



13:55 Eccomi. Insediamento delizioso, molto ben tenuto, con tanto di fattoria ancora in funzione. Poi, una vista che mi fa arricciare il naso: una betulla capitozzata in modo orribile.


Passo l'abitato, e per fortuna un indicatore mi aiuta nel prendere la direzione giusta. Adesso le abitazioni si fanno sempre più frequenti, ma ancora non vedo nessuno in giro. Fino a qui ho incontrato unicamente un gruppo di tre e una coppia di mountain-biker. Cinque persone in sei ore di cammino. E poi dicono che il Ticino è sovrapopolato :-)


14:30 Il sentiero scende veloce verso il convento del Bigorio, e in un attimo arrivo. Incontro prima il cimitero dei frati cappuccini. Leggo tutte le targhe, vita media di 80 anni. Decisamente la vita monastica fa bene alla salute. Il cimitero è di una semplicità incredibile, giusto la croce, il nome, l'anno di nascita e di morte.


Dalla terrazza vedo la mia prossima meta, il laghetto di Origlio.


Scendo fino alla chiesetta...


...e imbocco la Via Crucis che porta a Bigorio. Sorpresa. Normalmente le stazioni delle vie crucis sono un decalogo della sofferenza, morte e cattiveria umana. Questa invece, ad ogni stazione propone una riflessione, un augurio. Mi piace assai.


Nel secondo album le trovi tutte. Fino a qui sono riuscito ad arrivare tutto per sentieri e boschi. Adesso la musica cambia.

14:45 Arrivo a Bigorio, e ai lati giardini ben tenuti, e tripudio di colore.


Mmmh, non ho ancora bevuto il caffé. Trovo una trattoria aperta, entro, salgo al primo piano, ho l'impressione di entrare in una casa privata, sono un po' a disagio. Poi vedo l'indicazione del bar, apro la porta, e mi trovo in un locale unico, tipo salotto di casa. Quattro avventori (davvero, quattro di numero), un tavolo piccolo ed un tavolo grande. Mi siedo, ordino e bevo il mio caffé. Esco. Devi andarci, è un'esperienza particolare.


Scendo verso Sala Capriasca, lungo una stradina pedonale, non è più sentiero. Lungo il cammino, sento un ragliare forte ed intenso. Un asino mi chiama per ricevere la sua razione di coccole. Come si fa a dirgli di no?


15:15 In un attimo sono a Sala Capriasca. Attraverso il nucleo scendendo, e foto di una casa tibetana.


Appena fuori dal paese, trovo l'imbocco del sentiero. No, trovo due imbocchi. Sinistra o destra? Scelgo la sinistra.


Dopo circa 200 metri i due sentieri si riuniscono. Bene, non potevo sbagliare. Ma avrei potuto restare li per delle ore per decidere...

15:30 Ponte Capriasca. Passo via liscio liscio, mi gusto gli alberi dei giardini.


Ho già macinato un bel po' di chilometri, le gambe tengono bene. Ora punto deciso verso Origlio, purtroppo su asfalto. Poi il naso mi dice che un sentiero a destra dovrebbe portare al laghetto. Rischio, lo prendo, giro l'angolo, incanto.


15:45 Laghetto di Origlio. Prima volta. Bellissimo. Faccio il giro completo, tanto a questo punto, chilometro più, chilometro meno, chi se ne frega. Niente vento, l'acqua riflette tutto.


Tutto attorno al lago, ville da borsoni. Non possono neanche godersi il lago, hanno delle siepi talmente alte che non lo vedono. In compenso ci vedo io.


Giro terminato, è ora di puntare su Comano. La mia cartina a questo punto diventa inutile, ma dato che ho un buon senso dell'orientamento non mi preoccupo. Lungo la via, fattoria con cavalli. Carezza a tutti, non faccio differenze.


Abbaglio di luce.


16:20 Passo la fattoria della fondazione OTAF, con il suo bellissimo vigneto. Questo sicuramente piace a Stefano.


16:30 Uffa, lo sterrato termina sulla strada principale asfaltata. Cammino sul marciapiede, davanti a me vedo un radar di cortesia, quelli che ti indicano la velocità, ma non ti fanno la foto ricordo a pagamento. Passano tre auto in sequenza, leggo sul display 53, 56, 48, 7. Sette? Geniale, ha misurato la mia velocità. Torno indietro di 40 metri, mi preparo con la macchina fotografica, mi rimetto a camminare verso il radar con il mio passo da pianura, e voilà, foto ricordo.


Sono orgoglioso: otto ore e mezzo di cammino, e ho ancora il mio passo! Intanto inizia ad imbrunire, giornate corte in questo periodo. Raggiungo Comano su asfalto (orribile), ed inizio la discesa verso Porza. Ogni tanto, ancora un regalo di colore.


17:55 Passato la sella tra Comano e Porza, mi si apre davanti il golfo di Lugano, con il monte San Salvatore.


E laggiù, la mia meta, lo stadio di Cornaredo.


Ormai è buio, ma tento un ultimo scatto con il flash ad un muro.


17:15 Arrivato. Che giornata splendida. Potrei anche continuare, né, le gambe hanno tenuto benissimo. 27 chilometri, più il dislivello: stì cinquantenni del giorno d'oggi :-) Devo farla fino al Bigorio con Rita, troppo bello, me ne sono innamorato. Penso piacerà moltissimo anche a lei.

Se vuoi vedere tutte le foto (no, non tutte, ne ho caricate circa 350 di 450 che ho scattato):

Album 1: da Croveggia fino praticamente a Condra

Album 2: da Condra a Lugano

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Published by UpTheHill - in Luganese - trekking
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commenti

Pietro 12/26/2009 21:01


Grazie UpTheHill per questo diario, almeno fino al Bigorio penso di farmela anch'io, è veramente bello


Greg 11/10/2009 09:00


Nino, pure il radar!!! Quando le mogli sguinzagliano i mariti può succedere di tutto!!!

Complimenti, credo che pochi avrebbero avuto lo spirito di farsi un giro così lungo con quella nebbia!!

In ogni caso ti sei gustato la splendida atmosfera dei boschi autunnali e nebbiosi, atmosfera magica e quasi surreale!!
Poi quel tempo ti ha permesso di trovare parecchie salamandre, spendidi e tenerissimi animali che si sottraggono velentieri al nostro sguardo!

Mi sa che in primavera seguirò le tue orme... ma solo dai Mürecc a Zalto, credevo, ci volesse più tempo!!
ciao
Greg


UpTheHill 11/10/2009 18:22


Ciao Grégoire,

in effetti la salita da Isone (o Medeglia) all'alpe Mürecc è stata la parte più "faticosa" del percorso, il resto invece, come si suol dire, una passeggiata.

Ho l'impressione che la sponda di Mürecc, essendo abbastanza ben esposta, ed avendo diverse zone a prato, potrebbe essere habitat favorevole per i tuoi amici...

Salamandre: in effetti tre in una sola giornata è un bel record.

Ciao.


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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna