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26 ottobre 2009 1 26 /10 /ottobre /2009 20:21



Li dove il lago par prendere forma di fiume, e le sponde vicine permettono di vedersi da una riva all'altra, dove il ghiacciaio del San Gottardo arrivò, spingendo la sua morena frontale a chiudere l'immenso scavo che aveva compiuto, e dal quale sarebbe nato il lago Maggiore, lì trovi Angera. Arona di fronte a lei, e appena un po' più a Sud trovi Sesto Calende, con le sue chiuse, piccolo manufatto umano che da solo è capace di innalzare o abbassare il livello del lago di 2-3 metri.

E' zona della famiglia Borromeo, questa, che per secoli vi hanno imperato. Conosciuto da tutti è Carlo Borromeo, santo, cardinale di Milano durante la peste di manzoniana memoria, che ha percorso tutto il Ticino, con i mezzi di allora, raggiungendo ogni località, anche la più discosta nell'ultima valle. Viaggio apostolico di proporzioni epiche, per i mezzi, lo stato delle strade, i pericoli, che nessun altro cardinale ha mai più compiuto. Ancora oggi, in cima alla valle Bavona, San Carlo, ultima località. E il suo nome, a distanza di 400 anni, è ancora ricordato e venerato dal Ticino cattolico, quel Ticino baluardo contro l'eresia di Lutero, Zwingli e Calvino, che imperversava appena oltre il passo del San Gottardo. Quell'eresia che aveva fatto si che dopo il Concilio di Trento del 1515, i cattolici ticinesi dessero l'aut-aut ai protestanti: "O vi convertite al cattolicesimo, o ve ne andate", ancora gentile per quei periodi. E le famiglie Orelli di Ascona andarono a Zurigo, e con loro molte altre, privando ed impoverendo il Ticino di cultura, conoscenze ed altre ricchezze, le loro terre confiscate, e gli Orelli che a Zurigo fondarono una delle case tipografiche più importanti della Svizzera, la Orell-Füsli.

Qui, dove le prealpi declinano in lievi cime, aprendosi alle colline del Monferrato, e il clima è mite, i limoni fioriscono e danno frutti, e così pure gli ulivi, la famiglia Borromeo, proprietaria delle Isole davanti a Stresa, l'Isola Madre, l'Isola Bella, l'Isola dei Pescatori e due isolette minori, ha costruito la sua rocca, segno tangibile ed evidente della Signoria temporale. E, scherzo del destino, ad Arona, appena dall'altra parte del lago, visibile ad occhio nudo, la grande statua di san Carlo, detta il Carlone, con le braccia aperte ad accogliere il fedele, segno tangibile ed evidente della Signoria spirituale. Così, alle porte del lago Maggiore, risalendo il Ticino da Pavia, trovi la porta della storia, a sinistra l'uomo di chiesa, a destra il bastione signorile, che assieme proteggono e controllano tutto.

Ottobre ci sta regalando delle giornate incredibili, con temperatura così miti durante il giorno da credere stia tornando una seconda primavera. Per vari motivi sabato ci troviamo non lontano da Sesto Calende, e alla sera ci attende una festa di compleanno a Luino, quella Luino di Piero Chiara, che ormai esiste solo nei suoi libri ("La stanza del vescovo", "Il piatto piange" ad esempio). Così, invece di rientrare a Bellinzona, decidiamo di fare i turisti liberi. In programma la visita alla rocca di Angera, e all'ex-monastero Santa Caterina. Pranzo ad Angera in un ristorantino con terrazza sul lago, le montagne che quasi sembrano colline, il lago e Arona di fronte a noi, la statua del San Carlone.


Angera è una cittadina deliziosa, con un bellissimo lungolago, ben curato e ampio. Ci avviamo a piedi in direzione della rocca, che domina l'abitato dalla collinetta su cui è stata costruita.


Salendo lungo la stradina, passano due pulman francesi, e mandiamo maledizioni mentali: ci sarà casino... Arriviamo all'accesso della rocca, in effetti i francesi sono tutti li che attendono la guida.


La rocca è chiusa, così entriamo ed iniziamo la visita. Cosa dico? Beh, la rocca era chiusa alle visite, ed il custode ci informa che i francesi hanno riservato mesi prima. Per cui, noi non ci siamo, e possiamo andare. Rita ed io ringraziamo il custode, i francesi, e dentro di noi pensiamo all'incredibile fortuna? destino? premio?: mezz'ora prima, o mezz'ora dopo, e saremmo rimasti fuori, compreso se i francesi non venivano.


Tutta la struttura è molto ben tenuta, e appena entrati possiamo godere del panorama verso Sesto Calende.


La corte interna presenta caratteristiche architettoniche variabili, come se l'edifico fosse stato costruito in periodi diversi, o riammodernato successivamente, soprattutto la parte residenziale, che presenta delle belle facciate di pietra liscia. I merli, invece, sono a "coda di rondine", tipici del periodo visconteo, come si possono trovare anche al castello di Locarno.


Sulla destra, un lungo locale aperto, tipo stallaggio, e all'interno una pressa in legno del 1'600, imponente, utilizzata per spremere sia le olive che l'uva.


Ci teniamo sempre un po' avanti rispetto ai francesi, che mica vogliamo venir fagocitati dalla marea. Poi, guardando una porta, leggiamo di un museo delle bambole... Beh, orami siamo dentro, il biglietto (non) lo abbiamo pagato, bisogna far rendere l'investimento. Entriamo nei locali adibiti a museo, e ci ritroviamo catapultati indietro di centinaia di anni, con teche piene di bambole di ogni periodo, forma, grandezza, vestiti. Giocattoli dei tempi, e storia di questo gioco, fino ad arrivare alla Barbie degli anni 50. Bambole ordinarie, e bambole capolavoro. Scatto foto a tutto spiano, e imparo persino ad evitare il riflesso del flash sul vetro, e il riflesso degli oggetti. Ti propongo alcune foto, le altre le trovi nell'album, e sono veramente tante.

Questa bambola. apparentemente innocente, è una cannibale: se osservi bene il suo corpo è formato di tante bamboline...


Bambole giapponesi...


Barbie sirenetta...


La cucina per giocare, e che cucina...


La storia della ricchezza, raccontata con questi piccoli oggetti. La società del benessere non è stata caratterizzata unicamente dalla motorizzazione di massa, iniziata negli anni '50 (ahhh, la mitica 500), ma anche, e forse soprattutto, dalla bambolizzazione di massa. Mai prima le bambine, tutte le bambine, hanno potuto godere di questo gioco...

Breve pausa nel museo, usciamo nel giardino signorile. Un ulivo con le olive mature, nere, incredibile a questa latitudine.


Il giardino è splendido, suddiviso in zone: la zona con le erbe aromatiche, rosmarini che sembrano boschi, la zona con il piccolo stagno, quella per il corteggiamento, e su tutto la vista sul lago ed il panorama circostante. In questa foto, se la ingrandisci, sulla destra della parte rotonda e bianca della chiesa, puoi vedere il San Carlone, color verde oliva, che si mimetizza nella vegetazione.


La rocca vista dal giardino...


Poi ci rituffiamo nel museo, dato che il percorso è ancora lungo. Un piccolo capolavoro...


E poi, ancora bambole, trenini, fonografi, la casa della bambole, il negozio, lo studio medico... Il museo termina al primo piano, di cui si possono visitare i saloni. Passo la Sala di Giustizia, e mi incammino sulla scala che porta al sottotetto.


Da qui, fare la guardia, era un gioco da ragazzi.


Vista verso Arona...


Discesa al livello della corte interna, e breve visita ai locali che presentano i vari tipi di giardino del medioevo, da quello monastico, a quello di corte, da quello arabo a quello italiano.


Indugiamo ancora un po', ma i francesi iniziano a defluire, e non vorremo restare chiusi dentro. Così ci incamminiamo anche noi verso il lungolago, e poi all'auto.

Ci spostiamo fino Quicchio, in prossimità di Reno, non distante da Laveno. Qui si trova l'ex-monastero di Santa Caterina del Sasso, costruito a strapiombo sul lago. Il monastero è stato acquistato dalla provincia di Varese, che ne cura la manutenzione. Stanno costruendo un ascensore per facilitare l'accesso (sono solo 60 metri di dislivello, néh), e provvisoriamente è stata piazzata una serie di scale metalliche per permettere la discesa.


Qui siamo quasi all'altezza di Intra, Pallanza e Verbania (vai a visitare i giardini di Villa Taranto, se capiti da quelle parti), e possiamo ammirare il golfo di Intra, con le Isole Borromee, e in fondo le montagne che delimitano il passo del Sempione.


Il monastero è costruito su di una piccola balza di roccia che fuoriesce dalla parete principale, ad una decina di metri sopra il lago. Nella parte più larga si protende l'edificio principale, che aveva la chiesetta al pianterreno, ed i locali monastici al primo piano.


Panorama stupendo anche qui, che invita alla distensione e alla meditazione. La chiesetta, caratterizzata da una curva per seguire l'andamento della roccia, contiene la salma imbalsamata del beato Alberto Besozzi, eremita, che ha fondato la comunità.


E fuori, la parete e la porta d'accesso al monastero.


Un ultimo sguardo verso il lago, prima di iniziare la salita.


Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione: ci sono decine di bambole da vedere!

Approfondimenti storici e culturali:

Le isole borromee (Wikipedia) 

San Carlo Borromeo (Wikipedia)

Il colosso di San Carlo Borromeo, detto San Carlone (Wikipedia)

La famiglia Borromeo, storia (Wikipedia)

L'eremo di Santa Caterina del Sasso (Wikipedia)

Piero Chiara, lo scrittore di Luino (Wikipedia)

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Published by UpTheHill - in Fuori tema
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commenti

Marina 12/26/2009 21:26


Articolo molto interessante, penso che porterò i bambini a vedere la mostra delle bambole...


Parole chiave

Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna