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12 ottobre 2009 1 12 /10 /ottobre /2009 16:36



Percorso effettuato: Chironico (Q782) - Valle (Q940) - Cappella Madonna da Lourdes (Q1090) - Cala (Q1470) - Ragada (Q1507) - Laghetto (Q1763) e ritorno per la stessa via.

Difficoltà: sentiero T2.

Dislivello: 1'300 metri.

Lunghezza del percorso: 19 chilometri.

Sforzo equivalente: 32 chilometri.

Durata (incluse le pause): 9.75 ore.

Riferimenti: "Serie dei laghetti alpini della Svizzera Italiana"

Sti laghetti diventano sempre più difficili da raggiungere... I primi che abbiamo visitato erano "dietro l'angolo", adesso bisogna sgamarsi di più. Ma in circa 12 anni (al ritmo attuale di tre laghetti all'anno) li avremo fatti tutti :-)

Le giornate si accorciano, ma c'è ancora l'ora legate, bisogna aprofittarne. Rita mi propone di salire alle due capanne Adula dalla val Carassina. Memore dei rapporti di chi l'ha percorsa che la descrivono come "noiosa", glielo sconsiglio, e le propongo invece di utilizzare l'allenamento fatto durante l'estate per arrivare al lago "Laghetto", al confine tra val Leventina e valle Verzasca, sopra Chironico. Si tratta dell'opuscole 25 della serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana". Controllo il pianificatore di percorso, dovrebbero essere circa 9 chilometri e 1000 metri di dislivello, niente di cui preoccuparasi... A noi si aggregano Danila e Pierfranco, compagni graditi di molte nostre escursioni. Organizzo tutto, orari, spostamenti, tappe e tabella di marcia, tutto a posto... Il laghetto in questione si chiama "Laghetto", e non è mai stato battezzato. Agli inizi del '900 vi è stata costruita una piccola diga, che ora non è più in funzione.

08:15 Siamo a Chironico, il sole non è ancora sorto qui. Siamo all'imbocco di una valletta abbastanza impervia, e la catena montuosa a Sud ritarda l'apparire del sole. Controllo i cartelli gialli, che un po' ottimisticamente danno 3 ore 40 minuti fino al laghetto. Io ne ho preventivate 4.5 di ore, ma grosso modo ci siamo. Il mio sacco pesa una pacca, tra 3.5 litri d'acqua, una sorpresa per il pranzo (pesante), un po' di materiale tecnico, felpa, ecc. ecc.


L'abitato è abbastanza grande, con un bel lavatoio, moderno e tradizionale allo stesso tempo.


E i segni dei sistemi edificativi di una volta: case con i muri a secco, tranne le parti rifatte, in cui hanno utilizzato la calce.


Là in alto, a sinistra, in una valletta laterale, la nostra meta.


08:30 Abbiamo tentato di bere un caffé prima di partire, ma nessuna chance. Tutto chiuso fino almeno alle 9:00 Facciamo buon viso a cattivo gioco, e partiamo di buon passo verso Valle lungo la stradina asfaltata. Nel frattempo il sole arriva anche qui, ed inizia a scaldare bene.


09:00 Eccoci a Valle. A dire il vero, attorno non c'è niente che giustifichi il fatto che questo punto abbia un nome, però c'è il cartello giallo che indica l'imbocco del sentiero nel bosco che conduce a Cala.


Siamo felici di aver abbandonato la strada: camminare sull'asfalto è sempre una pena. Poco dopo l'imbocco del sentiero, una cappelletta che faceva da guida spirituale ai viandanti di una volta...


...e che oggi fa da guida dei sentieri con la sua bella marca.


Stessa struttura, cambio di destinazione. Il bosco è splendido, composto prevalentemente di betulle, che hanno iniziato da poco a cambiare colore. Sull'altro lato della vallata, invece, dove il sole non arriva quasi mai, la vegetazione è composta praticamente solo da conifere.


Il sentiero è ben tenuto, praticamente è tanto largo da essere una mulattiera. Anche le marche sono state rifatte recentemente, si capisce che di qui ne passa di traffico pedonale.


09:30 Arriviamo ad un bivio, con tanto di cappella. E' talmente bassa che per fotografarla devo inginocchiarmi. Ci sono riusciti...


Come al solito, il bosco toglie la visuale, in compenso ai lati trovo ancora dei bei fiori, che grazie alle splendide giornate che ci ha regalato settembre quest'anno, sono ancora in piena attività.



09:50 Esco dal bosco, è da un pezzo che non vedo i miei compagni. Ormai hanno imparato che il mio ritmo è molto bernese, ma che comunque arrivo, e non si preoccupano più. Vado con il mio passo, e vengo rallentato ulteriormente dai soggetti fotografici che mi si presentano, come questa cavalletta, che sembrava mi stesse attendendo...


10:05 Breve rientro nel bosco, e ponte.


10:15 Il mio angelo custode ritiene che sia meglio verificare se è tutto a posto. Così atterra su di un sasso, chiude le ali, le ritrae (per questo non si vedono), e mi attende.


Da qui si inizia a vedere il monte Matro, cima che sovrasta Biasca, riconoscibile dalla grande antenna di trasmissione.


Rita ed io percorriamo assieme l'ultimo tratto per arrivare a Cala. L'animo veneto di Rita le fa notare le "noselle" (noccioline), non ancora mature, ma quasi pronte.


10:30 Arriviamo a Cala, dove Danila e Pierfranco stanno attendendo. Cala è una località deliziosa, con tanto di chiesetta, segno che una volta era abitata per buona parte dell'anno. Situata si di una terrazza, ben esposta al sole (una signora sta raccogliendo i porri), era sicuramente il punto di partenza per tutta l'attività agricola e di allevamento della zona.


Estraggo i cornetti e la cioccolata, e riempiamo il buco nello stomaco che si era formato. Da qui si vede la nostra meta, il boschetto di larici sopra la testa della cascata. Un bel pezzetto ancora...

In pratica dobbiamo percorrere tutta la valle del Ticinetto, passarlo, poi salire (da destra verso sinistra) sotto il cucuzzolo che si vede, per arrivare alla conca (che si intuisce) sopra la testa della cascata.

11:00 Bando alle ciance, si riparte. Il sentiero entra quasi subito in uno splendido bosco di conifere, e io mi sento a casa. Il terreno purtroppo è costellato di roccette, il che rende il passo meno morbido del sottobosco di aghi di pino, ma il profumo di resina attuisce il dispiacere. E poi, ai bordi, funghi, tanti funghi, di tutti i colori. Non ho suocere alle quali farli provare, per cui evito di raccoglierli. Ma le foto si...



Le altre le trovi nell'album.

11:15 Bivio: a destra si sale all'alpe Sponda, con la sua capanna, a sinistra invece si continua verso la nostra meta.


E iniziano i dolori, sotto forma di sali-scendi. E' una cosa che odio: o su, o giù, mica sta alternanza che mi frega, mi ammazza le gionocchia, e scombussola tutti i calcoli altimetrici che avevo fatto. Prendo il passo da pianura, lo rompo per una salita, lo rompo per una discesa, poi nuovamente piano, poi giù, poi su... Per farla breve: avevo calcolato 1'000 metri di dislivelli, ma arrivato a casa ho ricontrollato, e ho scoperto che erano 1'300. Ci saremmo andati ugualmente, ma magari saremmo partiti prima. Intanto, tra le radici di un cembro, un mazzetto di trifoglio ha trovato la sua tana.


Poi quarzo, ma non cristallizzato.


E segni di presenza di ferro.


11:45 Veloce apertura nel bosco, vedo la nostra meta: manca ancora un bel pezzo.


12:10 Arrivo a Ragada, guardo il cartello giallo, sono salito di 40 metri. Ma se ho fatto almeno duecento metri di salita in questo tratto? Maledizione al sali-scendi, che tra l'altro si paga due volte: all'andata e al ritorno.


Ci avviamo verso il ponte sul Ticinetto, e ci portiamo sull'altra sponda, che ci condurrà fino alla destinazione.


Dietro a noi, l'anfiteatro da cui scaturisce il fiume, con la sua bella cascata.


Adesso il sentiero si inerpica deciso in un bosco di larici, passando sotto la cima del cucuzzolo. Alcuni tratti sono leggermente esposti, ma ormai non ci faccio più caso. Lungo la via trovo ancora mirtilli, ne assaggio due, ma sono ancora acerbi. E laggiù vedo Cala...


13:25 Ultimo sforzo, ci sono quasi.


13:30 Arrivato. Sono alla capanna dei pescatori di Chironico, posta appena sotto il laghetto.


E' ora di estrarre la sorpresa pesante... Una thermos con il passato di verdura, preparato a quattro mani ieri sera, scaldato stamane e imbottigliato prima di partire. Ricetta micidiale nella sua semplicità (la fornisco su richiesta), è semplicemente delizioso e squisito. La faticaccia viene ricompensata dalle espressioni di felicità durante la distribuzione. Sono in leggera ipoglicemia, e la prima tazza scende senza lasciare traccia nello stomaco. Poi il resto del pasto, ormai un'abitudine, con panino alla carne secca, noci, frutta secca e acqua. Devo essere un po' matto: tutta sta fatica, per mangiare così, quando potrei starmene a casa, dormire fino alle 10:00, pappa di tutto rispetto, e passeggiatina pomeridiana. No, Qualcosa dentro di me viene soddisfatto da queste sfacchinate, molto di più di una domenica tranquilla a metter su pancetta (è un rischio che corro in continuazione). Terminato il pasto saliamo al laghetto, a due minuti sopra di noi.


Il laghetto era chiuso verso Est da una diga, adesso sbrecciata. La parete Ovest, che delimita il laghetto, conduce al Passo di Piatto, poi giù alla capanna Cognora, e scendendo ancora fino a Sonogno. Sarebbero solo quattro o cinque ore da qui, i piedi trampignano, vorrebbero andare. Li tengo a bada, ci sono problemi organizzativi da risolvere, ma prometto loro che prima o poi si farà. Intanto sto organizzando per mantenere una promessa fatta loro in aprile...

Scendiamo verso la diga.


E vista sul laghetto.


14:10 E' ora di rimettersi in marcia, per evitare il buio. Ultimo saluto alla capanna.


14:30 Siamo usciti dalla valletta laterale, e adesso, in basso, vedo la meta del ritorno. Mamma mia, quanta strada ancora.


14:45 Siamo quasi arrivati al Ticinetto. Da quest'angolo la conca è ancora più bella.


15:00 Un gregge di capre, che questa mattina erano abbarbicate sulle pendici, è scesa fin qui, probabilmente per attendere il pastore. Sono diffidenti, non ostante tutte le mie moine nessuna si avvicina. Sto perdendo il mio fascino...


15:15 Eccoci nuovamente al ponte. La discesa è andata decisamente più veloce della salita.


Quarzo e ferro uniti in un balletto geologico.


Passato il ponte, rientriamo nel bosco, e pago dazio una seconda volta al sali-scendi. Se non altro adesso la thermos è vuota, ho consumato buona parte della provvista d'acqua, e sono più leggero di almeno tre chili.

15:50 Incontro con una pozza d'acqua talmente limpida che l'acqua quasi non si vede. Il sasso lungo è tutto sommerso.


16:25 Siamo stati lassù...


16:30 Eccoci a Cala. breve sosta, tanto da qui non ci sono problemi per rientrare.


16:45 Via col vento, e giù per la mulattiera. Splendido albero che fa la guardia al sentiero.


Scendendo mi accorgo che un vecchio durone sotto il piede destro mi fa male: mi rendo conto che le pietre affilate che sporgono dal sentiero lavorano sulle suole in continuazione. Mi sposto sul bordo, dove ci sono delle pietre piatte, e il problema si risolve.

17:25 Abbiamo percorso gran parte della discesa. Sotto di me tre persone che commentano, ma non posso riferirti cosa dicono per pudore.


18:00 Inizia ad imbrunire, ma siamo a Valle (in tutti i sensi). Ci avviamo nuovamente lungo la stradina asfaltata. Le gambe hanno tenuto bene. le ginocchia stavolta un po' meno, ma tutto sommato non siamo messi male. Sti vecchietti, guarda un po' di cosa sono capaci.


18:15 Eccoci al punto di partenza. Adesso il bar è aperto, entriamo per bere qualcosa, e le nostri nari vengono colpite da un intenso odore di olio di frittura: non credo che mangerò mai qui. In compenso, rientrando all'auto, lo stupore per due rose ancora fiorite, ed un termometro che indica 14°C.


E poi, la normalità di tutti i giorni...

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

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Published by UpTheHill - in Leventina - trekking
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commenti

gigi 02/24/2010 18:05


Ti confermo che anche la discesa verso Sonogno è molto bella, un po' noioso l'ultimo tratto in piano per arrivare al villaggio.


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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

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