Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Mi Presento

  • : Passeggiate sulle montagne del Ticino
  • Passeggiate sulle montagne del Ticino
  • : Diari di viaggio delle passeggiate prevalentemente sulle montagne del Ticino, con foto e testo. Articoli tematici e links utili per la pianificazione di una escursione. Trekking ed escursionismo per tutti.
  • Contatti

Scrivimi

Puoi mandarmi un mail a questo indirizzo: upthehill chiocciolina gmx punto ch

Cerca Nel Blog

Archivio

Feedelissimo

Ticino Top - classifica blog e siti ticinesi

8 dicembre 2009 2 08 /12 /dicembre /2009 20:46



Percorso effettuato: Bellinzona (Q260) - Arbedo - Lumino - San Vittore - Roveredo - Grono - Leggia - Cama - Sorte - Lostallo - Cabbiolo - Soazza - Mesocco (Q800).

Difficoltà del sentiero: T1, sterrato o asfaltato per la maggior parte.

Dislivello: Circa 1000 metri di salita 400 di discesa.

Lunghezza del percorso: 40 Km.

Sforzo equivalente: 50 Km.

Durata (incluse le pause): 8:25 ore

Riferimenti il treno della Mesolcina, il castello Serravalle di Mesocco, gli Arcieri del Bellinzonese, la "Via dei grotti" di Cama, la processionaria su Wikipedia

Nota 1: ho messo questa escursione come "trekking impegnativo", anche se la lunghezza totale poteva giustificare l'inserimento nella categoria "trekking molto impegnativo". Però, come per il sentiero della Verzasca, è possibile entrare ed uscire ad ognuno dei paesi, riducendo così il percorso totale.

Nota 2: il percorso passa negli abitati di Bellinzona, Arbedo, Roveredo, Soazza e Mesocco, mentre Lumino, San Vittore, Grono, Leggia, Cama, Sorte e Lostallo restano dall'altra parte del fiume, rispetto al sentiero seguito. Lo stesso resta sulla sinistra orografica della valle Mesolcina fino a Soazza, per salire sulla destra orografica a Mesocco.

Anche questo sabato Rita ha una giornata di studio, per cui sono libero di organizzarmi per una sgambettata in solitaria. Ho voglia di mettermi alla prova, vedere quanti chilometri tengo ancora, dato che al termine dell'escursione dai monti di Croveggia (sopra Camorino) a Lugano il 31.10.2009 ero arrivato senza alcun problema. La prima idea che mi passa per la testa è provare a fare la Strada Alta da Airolo a Biasca in una giornata, ma la neve caduta fino a Q800 lunedi e mercoledi mi fregano completamente. Mi tocca imbastire velocemente un progetto alternativo...

Il 26.08.2007 Rita ed io, allora all'inizio della nostra attività trekkistica, ci eravamo fatti il percorso da Bellinzona a Cama, circa 20 chilometri, con l'idea di rientrare con il trenino della Mesolcina. Si tratta di un treno turistico, che circola unicamente alcune domeniche d'estate. Il materiale rotabile, tutto originale, è stato restaurato e viene conservato da amatori a tempo perso. E' un'espierenza da fare, un viaggiare a ritmi d'altri tempi, e un regalo bellissimo per grandi e piccini. Ho pensato "beh, se siamo arrivati vivi a Cama allora, perché non tentare fino a Mesocco? In fondo sono solo 40 chilometri".

Detto fatto, faccio un po' di calcoli. Primo vantaggio: se scoppio per strada, posso rientrare da uno qualsiasi dei paesi con il postale. Ogni paese dista dall'altra circa 4-5 chilometri, per cui no-problem. Il dislivello è contenuto, a parte la salita finale verso Soazza e Mesocco. Niente neve, sentiero facile, spesso stradine di campagna. E' deciso, ci provo.

07:25 Esco di casa che il sole non è ancora sorto. E' la prima volta che parto con gli scarponi già ai piedi. Sacco relativamente leggero, due thermos col thé caldo, due panini, carne secca, barrette energetiche, felpa di riserva e K-Way. Ho fatto il calcolo di essere a Cama per mezzogiorno, e fermarmici per mangiare una minestra. Salgo quasi subito sulla diga del Ticino in direzione di Arbedo, e vedo il Pizzo di Claro illuminato da Est.


Ci sono stato, ci tornerò. E proprio una bella montagna. Arrivo al ponte sul Ticino, percorro il sottopasso che porta in paese ad Arbedo, e il bar dove volevo fermarmi per caffé e cornetto è chiuso. Ma se sei appena partito? Vabbé, la routine esige qualche sacrificio. Continuo fino alla rotonda di Arbedo, e qui trovo un bar aperto. Mi guardano un po' strano, tra scarponi, sacco, niente giacca (indosso la canottiera termica, la camicia da trekking ed una felpa leggera, non ostante i 3°C esterni).

08:10 Uscito, riprendo il cammino, e guardandomi indietro vedo la Cima del Gaggio con la luna che le fa da lampione. Anche li già salito.


Percorro tutto il tratto residenziale lungo la Moesa (il fiume della valle Mesolcina) fino alla piazza di giro del postale, e finalmente inizia il sentiero vero e proprio. Cioè, si tratta di uno sterrato, ma meglio dell'asfalto. Poco oltre, arrivo alla zona denominata "Polveriera". Il nome viene da una costruzione utilizzata fino a circa 10 anni fa come deposito di munizioni da parte dell'esercito. In tempi più recenti, la magistratura ticinese vi aveva fatto depositare una grande quantità di piante di canapa indiana, come prova contro il rivenditore di hashish. Com'è, come non è, qualcuno è venuto a rubarsela. Alla mattina hanno trovato le porte aperte con la lancia ossidrica, e le piantine scomparse. Se mi rubano la casa, non si muove nessuno, ma se rubi alla polizia... Hanno trovato la canapa due giorni dopo, nascosta in una grotta in vicinanza della diga della Verzasca. Che efficienza :-)


Il sentiero sale leggermente, poi scende nuovamente in direzione di Lumino. Qui trovi il campo di tiro all'aperto della società "Arcieri del Bellinzonese" (in breve Arbe), società che ha conquistato diversi titoli svizzeri, europei e mondiali. Non scherziamo, come Robin Hood, qui a Bellinzona. Ogni anno Rita ed io vi organizziamo in agosto una grigliata per gli amici: si mangia sul tavolone sotto il noce, e ne esce sempre una giornata splendida.


08:20 Grotto della Bassa. Sono di fronte a Lumino, e qui in estate trovi il pienone di anziani che vengono a contarsela su, bere, e giocare a carte. Unico neo (neo che vale per tutto il percorso): il rumore costante della semi-autostrada A13 del San Bernardino.


Subito dopo il grotto trovo il ponte che porta all'abitato di Lumino: tiro dritto. Anche qui dolce sali-scendi (alla fine saranno un bel po' di metri con tutti questi su e giù) mi fa fare un ampio giro verso destra, seguendo il profilo della montagna. Lungo tutto il tracciato, rustici abbandonati, rustici riattati, rustici in rovina. Uno particolarmente bello, in questa zona. Mi chiedo solo se abbia rispettato le leggi edilizie...


O con un'entrata pretenziosa come quest'altro...


09:10 Ho già passato San Vittore, con la sua torre di guardia. Ce ne sono lungo tutta la valle, spesso molto in alto, e permettevano un ottimo controllo del transito lungo questa via molto battuta, ben prima del San Gottardo.


09:20 Davanti a me si presenta il campanile di Roveredo. Mmmmh, ho tenuto una buona media. Passo il cantiere del portale Sud della nuova galleria di circonvallazione di Roveredo senza problemi, senza sapere ancora che quella Nord... La semiautostrada A13, costruita negli anni '60, ha tagliato in due l'abitato di Roveredo. Uno scempio sociale, architettonico, stradale e urbanistico, al quale si sta finalmente ponendo fine con questa galleria che permetterà a Roveredo di riunirsi nuovamente. Mentre passo, un contadino fa uscire le sue manzette scozzesi, che arrivano al galoppo per mangiare il pane secco gettato sul prato.


09:45 Passato Roveredo, dove mi sono fermato per un caffé, e salutare Marco al negozio in cui lavora. Purtroppo aveva già fatto la pausa, per cui non ha potuto venire anche lui... Mi porto all'altezza delle scuole, di fronte a cui si trova il ponte pedonale per passare il fiume.


Le gambe tengono bene, mi sono già digerito 12 chilometri (circa) in meno di due ore. Dopo il ponte prendo a destra, per restare sotto costa, ed arrivare ad un grottino delizioso, da mettere in memoria per l'estate.


Il cartello pedonale indica "Grono - 45 minuti", ma penso proprio che me li sbafferò molto più velocemente. Mi ritrovo all'entrata del cantiere del portale Nord della galleria. A sinistra, ponte che porta alla strada cantonale, a destra sentiero, con le sue belle marche, verso lo stand di tiro. Domande? Giro a destra...

10:00 Appena oltre lo stand di tiro, rete in acciaio alta tre metri, che blocca il passaggio. Urca. Veloce valutazione: posso tornare indietro, passare il ponte e fare la strada cantonale, oppure salire il pendio seguendo la rete, e aggirare il portale dall'alto. Decido per la seconda variante, in fondo, cosa ci vuole?

Mi ritrovo imbrugato di brutto, terreno molle e scivoloso per le foglie, pendenze bastarde, nessuna traccia, pietre, due riali da attraversare. Scendo nel letto del primo, ripa scoscesa dall'altra parte, risalgo lungo la rete, continuo, guado il secondo riale camminando in equilibrio sul cavo di acciaio alla base della rete.


Nel punto più alto, guardo verso il fiume, e vedo che sulla destra del ponte inizia il sentiero bello piano, largo, sterrato, che gira attorno al cantiere seguendo il fiume. Un cartello noooo, néeee? Ormai sono in ballo, e finisco di ballare. La rete finisce, ma non i problemi. Traverso micidiale, oppure discesa a 80°.


Vada per la discesa, è meno pericolosa del traverso. Scendo utilizzando prevalentemente la parte posteriore, là dove la schiena cambia nome scendendo, e utilizzando i tacchi come freno. Avrei dovuto mettere il sacco davanti, con questa pendenza mi spinge in avanti... Arrivo in fondo con le mani e la parte famosa pieni di aghi di riccio, terra e graffi. Poi, discesa lungo il letto del secondo riale fino al sentiero.

10:20 Eccomi finalmente sulla terra ferma. L'aggiramento mi è costato 20 minuti, e, quello che è peggio, le gambe hanno pagato dazio per lo sforzo, e inizio a sentirle. Pensavo di arrivare a questo punto di stanchezza attorno a Lostallo, e invece... La vita ci riserba lezioni e prove ogni giorno. Però... Ho fatto una cosa che solo un anno fa non avrei osato pensare, e soprattutto, non ho avuto attacchi di vertigini, non ostante la camminata sul filo, e la discesa micidiale. E se ci fosse stata Danila, sicuramente avrebbe commentato (e a ragione) "Con te c'è una sorpresa ogni volta".

Riprendo il mio cammino nel bosco questa volta, verso Grono. Anche qui salita, e le gambe se ne accorgono, questa volta. Provvidenziale pozza per lavare le mani e la thermos esterna.


10:35 Va meglio. Il passo sembra essere ancora buono. Lungo il sentiero, la prova che noi svizzerotti siamo proprio svizzerotti.Su di un rustico abbandonato, la prova che le poste svizzere hanno messo il numero civico anche qui...


10:45 Davanti a Grono, con la sua torre. Ho impiegato 45 minuti non ostante la deviazione: forse non ho perso troppo nel ritmo di camminata. Il cartello mi incoraggia, mancano ancora solo 5.5 ore a Mesocco, ma penso che ci impiegherò di meno, se le gambe tengono.


Da qui si punta su Leggia e Cama. Adesso è tutta strada di campagna, e la valle inizia ad aprirsi. Attività agricole continue, con allevamenti di bestiame, e pochi campi coltivati. In un attimo passo Leggia.


11:10 Arrivo ad un vero grotto, un sasso sporgente chiuso con un po' di muratura, un tavolino e due panche. Niente ristorante, niente parcheggio. Qui portavano i formaggi ed salumi a maturare, e la domenica si veniva per il fresco, e ad assaggiare i prodotti quasi pronti. Unica concessione alla modernità, la gazzosa. Comincio ad avere un buco nello stomaco, e decido di aprofittarne per una sosta thé e barretta.


11:20 Si stava bene, ma è meglio andare. Le gambe non hanno recuperato a stare ferme, anzi, sembrano indurirsi. Meglio evitare. Esco dal bosco, e in alto, sull'altra sponda, vedo un ulteriore torre di guardia, posta sulla destra della valle Calanca.


Su di un albero, il bozzolo della processionaria, un lepidottero micidiale per diverse specie di pini. Dove passa, è peggio delle cavallette.


11:30 Cama. Meno di quattro ore (circa 3.5). Bene bene. Il piano originale prevedeva di fermarmi qui per la minestra, ma dopo la pausa al grotto temo che una fermata troppo lunga possa ammazzare definitivamente le mie gambe. Poi, è ancora presto... Dopo l'esperienza della valle Verzasca, anche se pensavo di fermarmi al ristorante, ho deciso di avere sempre con me un pasto di riserva, cosa che ho applicato diligentemente anche oggi. Così decido di proseguire, e fermarmi da qualche parte per un pic-nic veloce.

Passando arrivo al punto da cui si diparte "La via dei grotti". E' un sentiero che porta fino in Italia, rivalorizzato recentemente, e che passa dal laghetto di Cama, che dovrò raggiungere dato che fa parte della serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana". Unico handicap: 1000 metri di salita dura, per la maggior parte lungo scalinata, proprio il tipo di percorso che odio.


Da qui in avanti diventa tutta strada agricola, praticamente sempre asfaltata. La valle si allarga, saranno circa 800 metri di larghezza, roba da far venire le vertigini. Dato che noi svizzerotti siamo specialisti nella miniaturizzazione, nel giardino di un rustico vedo una montagna tascabile formato casalingo da tenere in giardino.

null
Lungo il percorso ora è tutto un susseguirsi di fattorie, con pecore, capre, cavalli, asini, mucche. Le montagne si fanno sempre più alte, e le cime distinte.

null
12:00 Eccomi a Sorte, piccolo insediamento delizioso. Decido (cioè, il mio stomaco decide) che è ora di fare il pieno. Il posto si addice, bel parco giochi con grande tavola in legno. Mi piazzo come se fossi il proprietario, e imbandisco il desco. Taglio le michette, infilo la carne secca, preparo la thermos e la frutta secca. Ed ecco il risultato.

null
12:30 Mi sono gustato la pausa, ma le gambe, rialzandomi, cominciano a cantare. Accidenti! Spero che riavviandomi i muscoli si scaldino nuovamente, in fondo ho già percorso circa i 3/4 del tragitto, anche se in ultimo mi attende la salitona a Soazza e Mesocco. Prima di partire mi gusto la chiesetta. Piccola, ma ogni chiesa che si rispetti ha il colonnato. Così, l'architetto di questa, ha deciso che non ne poteva fare a meno.

null
Effetto carino, decisamente. Davanti a me, ora la pianura di Lostallo, e in fondo la curva a sinistra che mi porterà alla destinazione finale per oggi.

null
13:00 Sono praticamente in vista di Lostallo, e l'ennesima fattoria mi presenta i cavalli delle Shetland. Razza di pony, robusti, sopportano il freddo e si accontentano di poco. Come per molti altri animali, li chiamo per distribuire qualche coccola. La bella cavallina (penso sia una lei) sulla sinistra decide che vale la pena di provare, si avvicina, e scopre con immenso gaudio che ci so fare. Quando smetto, continua a strofinarsi contro il recinto. A questo punto le mie mani sanno di cane, pecora, cavallo, mucca, asino, e pony. Le uniche che non sono riuscito ad accarezzare sono le mucche scozzesi. E la sai un'altra cosa? Prima di mangiare non ho lavato le mani, e sono qui adesso, vivo e vegeto, a scrivere la relazione.

null
13:05 Lostallo passato. Il paese prende il nome dalla funzione che aveva nel passato: era punto di cambio dei cavalli per chi saliva al San Bernardino, e per chi arrivava dal passo. Abbreviazione di "lo stallaggio" appunto.

null
Altre fattorie, animali, coccole, Non ho tenuto conto delle fermate per carezze, sennò penso che la media di camminata sarebbe più o meno quella del TGV. Ai bordi della strada, vaghi residui della neve di lunedi e mercoledi, ma sull'asfalto non ce n'è più.

13:15 E la davanti, l'obiettivo: quasi nascosta dal cartello stradale, la chiesa di Soazza, e in fondo il castello di Mesocco. Sono in vista... Già, ma le gambe non si sono mica riprese dalla fermata. E in più, grazie alla partenza della digestione e a un venticello che si è levato, sintomi di freddo, che sono scomparsi fortunatamente con il camminare.

null
E posso notare purtroppo che sono ancora abbastanza in basso: la salita sarà luuuunga. Ma mi preoccuperò quando sarò là. Intanto, ancora fattorie e animali, ma adesso comincio a tirare dritto. Anche fermarsi e ripartire comincia a pesarmi.

14:00 Ho fatto un pezzetto di salita in direzione di Soazza, ed arrivo ad un bivio. Davanti a me un ponte in ferro che porta alla cantonale, a destra il sentiero, ma non so se sia quello giusto. Quando avevo guardato la cartina, la marcatura indicava che qui bisognava attraversare. Provvidenzialmente arriva una copia dal sentiero dubbio, e mi spiegano che posso seguirlo per arrivare a Soazza, evitando così la cantonale, anche se il percorso è più lungo. Beh, ormai, chilometro più chilometro meno... Poi mi spiegano che da Soazza è possibile salire a Mesocco camminando sulla massicciata della ex-ferrovia della Mesolcina, che una volta saliva fin lassù. Questa è un'ottima notizia: i treni non possono salire una pendenza troppo forte (l'attrito volvente acciaio-acciaio ha un coefficiente abbastanza basso), il che vuol dire che sarà magari lunga, ma si sale lentamente. Tutto contento prendo a destra.

null
E ancora fattorie e animali. Ormai lascio perdere... Il sentiero in effetti si è alzato, per riabbarsi (fregatura) e salire nuovamente. Scherzo non gradito. Davanti a me, un albero pieno di vischio. Ahh, se fossi un druido celtico col falcetto d'oro, potrei salire per tagliarne un po' e portarlo a casa.

null
14:35 Vedo la chiesetta di Soazza. L'ho sempre vista dalla semi-autostrada, le si passa sotto e quasi non la si nota. E il castello... Vai, che non manca molto.

null
null
14:40 Prima salita impegnativa. C'è il sentiero che sale quasi direttamente a Soazza, ci penso su, e decido di seguire la strada: pendenza minore, anche se più lunga. Le gambe iniziano ad essere veramente pesanti. Sempre così, la parte più difficile è in ultimo, quando hai già mangiato molte delle risorse. Ed è il momento in cui inizi a trovarne un'altra, che si chiama volontà.

null
14:55 C'è lo fatta. A dire il vero mi sono fermato accanto alla ex-casa delle guardie di confine a parlare con un signore, veneto, trapiantato qui da 50 anni, che mi ha invitato anche a bere "un'ombreta", non sapendo che sono completamente astemio. Adoro parlare con queste persone: è facile attaccare bottone, e hanno lo sguardo limpido di chi non ha commesso male, e ha vissuto bene, anche se non è diventato famoso e non ha compiuto gesta eroiche. Sono persone queste, che ti riconciliano con l'umanità. Hanno un'armonia naturale del vivere che io sto apprendendo solo ora, e che invidio loro. Prometto che prima o poi passerò con Rita, ma per una gazzosa.

null
Salgo in paese, svolto a destra, e dopo un centinaio di metri nei viottoli trovo l'accesso alla massicciata, che mi porta alla stazione di Soazza.

null
Il cartello giallo mi dice "1 ora" per Mesocco. Orpo, ma quanto è lunga? Dovrebbero mancare solo tre o quattro chilometri. Fa niente, mi incammino. Normalmente faccio due passi al secondo, 95 centimetri per passo, 1.9 metri al secondo, 114 metri al minuto, 6.8 chilometri all'ora. Salendo cerco di controllare se sto tenendo il mio ritmo da pianura, e mi accorgo che le gambe sono dei sacchi di cemento. Maledetto l'aggiramento del portale Nord di Roveredo. Sono sicuro che senza quel fuori pista, non sarei in queste condizioni. La testa stacca il sistema di allarme delle gambe, e ignoro le prime fitte, cercando di godermi un tunnel, l'unico, di questo tratto.

null
La vegetazione mi impedisce di vedere a che punto sono. Ponte con neve.

null
In alto vedo però le creste delle montagne, e mi consolo con quelle.

15:30 Finalmente sono all'altezza del castello, con la sua murata imponente. Sotto il castello, la chiesetta.

null

null


15:40 Ultimissimo sforzo, per arrivare alla stazione. Ormai le gambe vanno per forza d'inerzia.

null
15:45 Eccomi sul piazzale della ex-stazione di Mesocco. Beh, 45 minuti da Soazza invece di un'ora, non ostante lo stato delle gambe. Sono orgoglioso. E se tolgo le pause certe (caffé, deviazione e pranzo), circa 7 ore per percorrere i 40 chilometri (e 50 di sforzo): bella media ancora per un cinquantenne. Ma penso che il mio limite giornaliero sia attorno ai 60-70 chilometri. In primavera ci devo provare... In fondo da qui mancano ancora solo 16 chilometri e 800 metri di dislivello fino a San Bernardino: potrei provare a farla tutta in una giornata.

null
Mi guardo attorno per decidere dove andare a mangiare la famosa minestra che non ho mangiato a Cama, e arriva il postale della corsa diretta Coira-Bellinzona. Boh, tanto vale saltare su per rientrare. Ultimo sguardo alla chiesa di Mesocco.

null
Il postale corre veloce lungo la semi-autostrada, facendomi vedere i luoghi che ho percorso come fosse una pellicola che viene riavvolta velocemente. D'altra parte, per rivedere il film, è un'operazione che devi fare.

16:20 Sto camminando verso casa dalla stazione di Bellinzona, e non posso mancare di immortalare il Pizzo di Claro, questa volta illuminato dalla luce serodina da Ovest.

null
A casa pulisco bene il sacco ed i pantaloni, che portano ancora tracce più o meno abbondanti del fuori-pista del portale Nord.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).









Condividi post

Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento

commenti

Renzo 03/22/2011 15:31


Da quando ho letto questo racconto la volevo farla anch'io questa passeggiata. Finalmente il 18.3.2011 parto alle 9 dalla stazione e arrivo 7 ore 15 più tardi a Soazza. (Onore alle lunghe gambe di
UTH che ce l'hanno fatta fino a Messocco.) C'era un favonio tremendo che almeno soffocava il rumore del A13.
Il cantiere dell'A13 rimane un problema: Dall'inizio di Roveredo fino all'uscita da Grono il sentiero è da improvisare in parte sulla cantonale, in parte sulle stradine nell'abitato. Un'alternativa
è il vecchio binario, il treno turistico circola solo un paio di volte all'anno. In particolare il ponte ferroviario a Roveredo è molto utile per traversare la Moesa in un punto strategico.


UpTheHill 03/22/2011 17:34



Ciao Renzo,


complimenti, perché sono un bel po' di chilometri. Poi tu l'hai allungata un pochino partendo dalla stazione


Non ti invio per il favonio, al vento preferisco persino la pioggia. Il binario è sicuramente una alternativa valida, ad ogni modo passare Roveredo è da improvvisare comunque, non ci sono
"sentieri" effettivi. Poi dalla scuola c'è il ponticello pedonale, e imboccato quello, se non si fanno scemenze come ho fatto io, si arriva a Grono senza troppi patemi.


Buona montagna!!


UpTheHill
www.montagnaticino.com



Marco 12/26/2009 20:59


Cavoli, bella camminata: complimenti. Le facevo a scuola reclute, queste cose.


Greg 12/11/2009 16:36


Ciao Nino!!
Che camminata!!!
Dopo aver visto le prime immagini dei grotti dubitavo che saresti arrivato alla fine!!
Greg


UpTheHill 12/11/2009 17:18


Ciao Grégoire,

in effetti non ho corso pericoli: i grotti erano tutti chiusi. Altrimenti il tuo dubbio avrebbe potuto essere fondato :-)

Se voglio rifarla sarà meglio che vada prima che inizi la stagione turistica.


Parole chiave

Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna