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Uno degli elementi variabili con cui si è confrontati quando si va in montagna è la meteo. In città siamo abituati ad un tempo relativamente stabile, a parte gli improvvisi temporali estivi (termici o frontali). In montagna la meteo tende a cambiare con una velocità molto maggiore, il che può comportare dei problemi e sorprenderci spiacevolmente. Una base di di conoscenza della variabilità del tempo in montagna aiuta a prevenire i problemi, o almeno a mitigarli.

 

Ciclo diurno

Il ciclo diurno è quel fenomeno che si manifesta nell'arco delle 24 ore, a causa dell'irraggiamento solare. In pratica, durante il giorno le masse d'aria in vicinanza del suolo vengono scaldate in coincidenza con superfici particolarmete adatte a questo scopo, quali pietraie, laghi, ecc.. Come conseguenza la loro densità diminuisce rispetto a quella delle masse d’aria non riscaldate, e si sollevano (principio di Archimede) scorrendo lungo i crinali delle montagne. Le masse d’aria, alzandosi di quota nell’atmosfera, si raffreddano. Se l'aria in basso è umida, in alto (per via del raffreddamento) questa umidità tenderà a condensarsi. In pratica aumenterà l'umidità relativa della massa, passando magari dal 40% in pianura al 100% (saturazione) in alta quota.

 

Riconosciamo questo fenomeno (che avviene prevalentemente al pomeriggio) perchè, non ostante il cielo sereno altrove, attorno alle montagne si formano dei "cappucci" di nuvole che talvolta possono degenerare (vedi temporali termici).

 

I due problemi legati al ciclo diurno sono: a) la nebbia e b) improvvise precipitazioni. Questo fenomeno è più accentuato durante la primavera e l'estate, mentre tende a diminuire in autunno e inverno, quando l’escursione termica diurna è minore.

 

La nebbia è limitata ad una fascia di altezza. Salendo ulteriormente, o scendendo, la stessa in genere scompare. Se ci si trova su di un sentiero ben marcato, la nebbia non rappresenta un problema, fintanto che non è tanto densa da impedire la visione della prossima marca. Se invece si è  fuori sentiero, oppure su di un sentiero da T4 a T6 è  convieniente avere con se bussola e GPS, per non perdersi.

 

Le precipitazioni causate dal ciclo diurno normalmente non sono importanti. Un K-Way e sovrapantaloni impermeabili solitamente sono sufficienti per affrontarle.

 

Fronti freddi

Quante volte abbiamo visto sulle cartine meteo alla tele i "fronti freddi". In montagna gli stessi possono rappresentare un problema non da poco (e anche in barca, se è per questo). In pratica, ogni tot si crea un sistema fronte caldo / fronte freddo (che nel gergo meteo viene chiamato “perturbazione”).

 

Nell’emisfero nord della terra il fronte caldo ruota in senso antiorario lentamente, e si avverte con largo anticipo in quanto si vedono arrivare le nuvole diverse ore prima dell’arrivo del fronte stesso, e si nota anche che man mano che passa il tempo le stesse "scendono" sempre più verso terra. Il fronte caldo in genere ha un estensione tra i 400 e gli 800 Km. Il fronte caldo porta con se pioggia, ma normalmente non è drammatico nelle sue manifestazioni.

 

Una volta passato, dietro di lui, dopo una pausa di qualche ora o giorno, corre il fronte freddo, che ruota più velocemente del fronte caldo (lo insegue), ed ha un'estensione variabile tra i 40 e i 120  Km. Quando arriva il fronte freddo si notano le nuvole nere, alte da terra fino "in cima al cielo", che si avvicinano ad una velocità inquietante. Arrivato sopra di noi, è la buriana. Venti forti ascensionali, raffiche e pioggia sferzante, il tutto accompagnato da un calo improvviso della temperatura di diversi gradi. Non dura molto in termini di tempo oggettivo, ma in termini soggettivi si.

 

Due consigli:

1) se possibile evitare passeggiate in giornate in cui è previsto l'arrivo di un fronte freddo.


2) se proprio vuoi andare, consulta la meteo per sapere verso che ora arriverà, e cerca di essere in prossimità di un rifugio al momento giusto.


Ricordati che la meteo è un'arte, non una scienza, e la tempistica potrebbe non essere corretta.

 

Temporali termici


In estate, quando la pressione atmosferica è livellata su vasta scala (vasta zona di alta pressione nei bollettini meteo) e il valore dell’umidità al suolo elevata (sensazione di afa), allo scadere delle ore calde lo sviluppo di temporali termici è plausibile. I previsionisti in questi casi parlano di possibile sviluppo di temporali serali in montagna. Ovvio che i pericoli in questo caso non sono di poco conto e praticamente identici a quelli derivati dai temporali frontali.


Il meccanismo di formazione (o genesi) è sempre quello: aria calda che si solleva, si raffredda e umidità che si condensa. Sono solo i valori ad essere più estremi: temperatura molto alta e umidità elevata.


L’escursionista attento, anche in assenza di informazioni previsionistiche, normalmente è in grado di riconoscere la formazione dei temporali termici. Lo sviluppo in senso verticale delle nuvole è visibile già verso la fine della mattinata. Col passar del tempo lo sviluppo aumenta in altezza e le nubi tendono a raggrupparsi, spesso attorno ad una vetta o una catena montuosa.


Quando questo fenomeno di sviluppo/raggruppamento è visibile, meglio dubitare e cercare rifugio, prima che l’evoluzione volga al peggio.

 

Fulmini, tuoni e saette

Va sottolineata la pericolosità dei temporali (termici o frontali che siano) legati all’elettricità statica. Tutti sappiamo la triste sorte che capita ad un gruppo di animali domestici (tendono sempre a raggrupparsi in vicinanza di maltempo) colpiti da un fulmine.


Proteggersi dai fulmini quando si è isolati in montagna è praticamente impossibile, esistono molte ricette, per cui proviamo a “cucinarne” qualcuna:

- non cercare rifugio sotto un albero

- non usare ombrelli o tenere in mano oggetti metallici

- rimanere per terra sdraiati se si è sorpresi da un temporale in mezzo ad una radura

- cercare rifugio nei rustici o nelle capanne

- mettersi all’interno dei tralicci di qualsiasi tipo essi siano (alta tensione o funivie), senza toccare le parti metalliche che li compongono.


La regola che spiega quanto sopra è semplice: un fulmine tende a colpire l'oggetto più alto ed appuntito a "portata di mano". Se sei l'unico oggetto che si innalza dal terreno nel raggio di qualche chilometro, anche se non sei particolarmente appuntito, molto probabilmente verrai "scelto" dal fulmine per scaricarsi a terra. Se vi sono diversi oggetti alti e appuntiti, quello che conduce meglio l'elettricità probabilmente verrà colpito. Mica per niente il monte San Salvatore è martoriato dai fulmini...

In ogni caso se sorpresi in montagna con in lontananza un temporale, la regola migliore è quella di sorvegliare il lasso di tempo tra il lampo ed il tuono, che ti dà un’idea della distanza del fenomeno (10 secondi di intervallo si traducono in circa 3.5 Km). Verificando il tempo che intercorre tra lampo e tuono di due o tre fulmini, si può capire se il temporale transiterà a distanza costante (i tempi non cambiano), si sta allontanando (i tempi aumentano), o purtroppo si sta appropinquando (i tempi diminuiscono). Chiaramente devi confrontare fulmini con almeno uno-due minuti di intervallo tra l'uno e l'altro, altrimenti la "misurazione" non è attendibile. Inoltre puoi fare una previsione di quanto tempo hai a disposizione prima di essere raggiunto, in modo da poter cercare un rifugio nel limite del possibile.
 

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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna