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12 ottobre 2011 3 12 /10 /ottobre /2011 09:27



Percorso effettuato capanna Michela / Motterascio (Q2172) - da qualche parte verso il piz Terri (Q2340 circa) - capanna Motterascio - bocchetta di Larciolo (Q2329) - da qualche parte verso il pizzo Coroi (Q2500 circa) - capanna Motterascio - alpe Garzott (Q1630).

Difficoltà: sentiero T2 e T3.

Dislivello: salita circa 800 metri, discesa circa 1'200 metri

Lunghezza del percorso: circa 10 chilometri

Sforzo equivalente: 20 chilometri

Durata (incluse le pause): 9.5 ore.

Capanne: capanna CAS Motterascio - "Michela"

Grande giornata, oggi: tentiamo il nostro primo 3000, il piz Terri. Mille metri di salita, in buona parte appena sotto la cresta, da qualche parte c'è un camino che non so se riuscirò a salire, e ancora meno a scendere, ma si prova. Ho calcolato (col mio passo, Rita e Pietro di sicuro impiegherebbero di meno) almeno 4 ore salire, e 3 per scendere, abbiamo appuntamento col signore del pulmino all'alpe Garzott verso le 16:30, rischia di diventare una maratona. Avrei voluto partire presto (diciamo verso le 6:30) per avere agio a sufficienza, ma Ornella ed Emilio alla sera ci hanno informati che prima delle 7:15 non c'è abbastanza luce. Abbiamo le frontali con noi, ma ce lo sconsigliano.

06:30 Diana (per i non ticinesi: parola che viene urlata dai sergenti maggiori nelle scuole reclute alla mattina nelle camerate delle reclute per svegliarli e farli alzare). Colazione, rigoverniamo la camera (è il minimo che possiamo fare), preparazione sacchi, alba.

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Ho dormito 9 ore non ostante un po' di russare in giro: a casa non dormo mai così tanto :-)

07:45 Pronti per l'avventura. Salutiamo Ornella ed Emilio, che ci fanno gli auguri. Questa volta seguiamo i paletti bianco-blu-bianco che divergono ad angolo retto rispetto al tracciato della Greina.

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Lassù, con il tele, riesco a vedere la croce di cima del Terri. Quanto è lontana...

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L'aria è freschetta, ormai siamo entrati in autunno, ma per trekkare è meglio così. Camminiamo spediti su sentiero di mucche, eroso, si rischiano le caviglie più che sulle rocce. Entriamo nella valle, il fiume canta alla nostra destra.

08:10 Da un piccolo promontorio vediamo buona parte del percorso di salita. Su lungo la frana a destra, si gira dietro la montagna e si continua a salire, per arrivare in cresta dopo la prima balza e continuare nuovamente da questa parte.

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08:15 Un gruppo di 12 alpinisti (tutti maschietti, neanche una femminuccia) ci sorpassano, e passano lungo una piastra rocciosa con agilità. La guardo, e inizio a sudare freddo. Pendente (la foto non le rende giustizia), appoggi millimetrici per i piedi, tipo camminare su di una corda, cinquanta metri buoni di salto a destra, niente appigli per le mani

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NIente catena... Io, di li, non passo. Pietro fa qualche tentativo, ma anche lui non si sente a suo agio. Discutiamo... Perché non hanno messo la catena? Probabilmente perché dopo arrivano punti ancora più difficili, e se non passi qui, è meglio che non continui. Magari però si potrebbe scendere al fiume e risalire dopo la piastra, che arriva quasi fino in basso... Pietro ci prova, pendenza importante, arriva al fiume, si guarda attorno. Io intanto ponzo. Se qui è così, chissà il camino... Magari lo salgo, poi chiamo la Rega perché non riesco a scendere. Dò una voce a Pietro, ritorna, propongo di lasciar stare. Da qui è un T4 veramente T4, non sono pronto, o meglio, il mio stomaco non lo è, ma non posso ignorarlo. Emilio mi ha detto "Se hai fatto lo Stambecchi, va su senza problemi". Emilio caro, mi sopravvaluti di molto!

08:40 Facciamo dietro-front. I dodici, nel tempo che noi abbiamo guatato questo passaggio, sono arrivati a due terzi della salita sulla frana. Impressionante. Guardo dentro di me, non trovo né amarazza, né delusione, né dispiacere. Penso invece a cosa possiamo fare in alternativa, e al caffé e fetta di torta che mi attendono in capanna. Nel frattempo è quasi sorto il sole anche qui.

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E la giornata si preannuncia splendida come quella di ieri.

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09:05 Arriviamo alla capanna. Momento di quiete, coloro che vi hanno pernottato ormai sono in giro a zonzo per la Greina, quelli che vi saliranno in giornata non sono ancora arrivati.

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Togliamo gli scarponi, saliamo al primo piano, Ornella ed Emilio si stanno gustando il momento di tranquillità (l'unico della giornata, probabilmente) al tavolo con la seconda colazione. Ci vedono arrivare, mi dispiace non aver avuta pronta la macchina fotografica per immortalare la loro faccia :-) Caffé e torta, spieghiamo cosa è successo, cosa facciamo adesso? Di nuovo la Greina? Val Carassina? Ci propongono di salire al pizzo Coroi, meno alto del Terri, ma con bella vista. Tempo circa 3 ore per l'andata. Faccio un po' di calcoli mentali, mi sembra che siamo maledettamente tirati col tempo, ma Rita e Pietro sono affascinati dall'idea, così taccio. Emilio disegna il tracciato sulla cartina (non c'è sentiero ufficiale), prepariamo armi e bagagli, e li salutiamo. Cosa c'è di pranzo? Polenta, mmmmmmhhhhhh.

09:45 Nuovamente in pista, nuova meta, nuovo percorso sulla Greina. Saliamo all'alpe Motterascio per scendere nella piana, poi dobbiamo salire alla bocchetta di Larciolo, e continuare verso il Coroi, sistemato proprio davanti a noi.

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09:55 Piccola meraviglia di giornata. Incastonato in una piccola terrazza a metà costa, un laghetto delizioso, che altrimenti non avremmo visto.

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Poi la coda dell'occhio vede un movimento saltellante: ranocchio di circa 1.5 cm.

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Ben mimetizzato, devo dire. Arrivati allo scavallamento, ci fermiamo per discutere il percorso. A sinistra la salita per la bocchetta del Larciolo, a destra una salita meno impegnativa che ci porta sul filo di cresta. Una volta arrivati li basterebbe seguire la cresta per arrivare al Coroi. Faccio presente che anche se più lunga, dato che la pendenza è minore dovrei impiegare meno tempo a salire da destra che su diritto... Rita e Pietro mi sopravvalutano anche loro, si sale a sinistra.

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10:10 Terreno da torbiera, si sprofonda. Zig-zagghiamo per cercare percorsi stabili, e attraversiamo la piana, arrivando ad un gruppo di massi che segnano il punto di inizio salita. Dietro di noi i contrafforti che nascondono la capanna.

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Iniziamo la salita, bella pendente, diritta e diretta. Sono solo un centinaio di metri di dislivello, Salgo a tornanti, per diminuire la pendenza. E seconda sorpresa della giornata: una genziana di Koch, a inizio ottobre.

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10:20 Si vede la bocchetta, abbiamo anche trovato un sentiero da capre che ci facilita la salita.

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Zona nuova questa, per noi. Salendo il paesaggio roccioso si fa sempre più affascinante, con cime e guglie quasi invisibili dal basso.

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Ma anche il paessaggio in basso non scherza.

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10:40 Bocchetta raggiunta e superata, trovo Rita e Pietro che si stanno godendo la spiaggia. Non so come facciano, non si lamentano mai per tutto il tempo passato ad attendermi. Devo far loro un monumento. Il pizzo Coroi è li, dritto davanti a noi.

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Piccola pausa banana, la torta ormai è digerita, con la salita fatta. Adesso le cose non sono molto chiare. Guardando il disegno fatto da Emilio, sembrerebbe che dobbiamo tenere la quota per qualche centinaio di metri, poi salire sulla destra per prendere la cresta. Pietro ritiene che dovremmo salire in cresta subito, a me sembra strano. Sotto di noi, la valle di Larciolo, che inizia dove si trova il ponte metallico che dà accesso alla salita per la Motterascio. Via alternativa, che passa dall'alpe omonima, ormai abbandonata. Guardando indietro, vedo il Terri: sarebbe stata dura.

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Decidiamo di continuare mantenendo la quota, e poco oltre troviamo nuovamente un sentiero caprino, e iniziamo a seguirlo.

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Ci fa salire velocemente, ma non piega a destra.

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11:45 Stiamo girovagando da un'ora, ma non sembra che ci siamo avvicinati più di tanto al Coroi. Sotto di noi appaiono dei ruderi, forse i resti dell'alpe di Larciolo. Sosta discussione.

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Continuando di questo passo arriveremo tra due o tre giorni, in cima. E purtroppo il tempo inizia ad essere tiranno. E c'è la polenta che ci attende in capanna... Decidiamo per il rientro. Voltiamo la parte posteriore, e ci incamminiamo. Il Coroi lo faremo l'anno prossimo, da Crap la Crusch: il percorso è decisamente più evidente, si prende la cresta posta di fronte, e si tira dritto fino in cima.

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12:15 Chissà perché il rientro è sempre più spedito. Vero che eravamo in discesa, ma abbiamo impiegato la metà del tempo per arrivare alla bocchetta. Davanti a noi si riapre la Greina.

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Stavolta seguiamo il sentiero da capre quasi fino in fondo, agevolando non di poco la discesa.

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12:30 Quaranta minuti per salire, quindici per scendere. Ingiustizia.

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Riattraversiamo la piana, e su verso l'alpe. Un gruppo di sei gracchi sta girovagando nel cielo, probabilmente è ora di pranzo anche per loro.

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Via il laghetto...

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13:05 ... e in un attimo siamo in vista della capanna.

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Ci annunciamo arrivanti, e ci mettiamo comodi. Faccio un bel esame di coscienza: non ho raggiunto il Terri, non ho raggiunto il Coroi, come mi sento? Felice, giornata splendida in giro per praterie e sentieri, laghetti e rane, silenzio e profumi, le gambe soddisfatte, non riesco a trovare dispiacere. Lo rifarei? Subito. Bene, allora la polenta con il formaggio dell'alpe invecchiato 14 mesi me li sono meritati Avrò bisogno di due ore per riprendermi dallo choc digestivo, ma quando ci va, ci va! Ed è un secolo che non mangio più polenta e formaggio in capanna. Ciliegina per una giornata splendida.

Poi il caffé, la fetta di torta sarebbe troppo, chiacchere in libertà, due ore mezzo di pausa. Sto diventando epicureo, satrapico e godurioso. L'età mi fa male...

15:20 C'è ancora una discesa da fare, ad ogni modo. Ci accomiatiamo definitivamente, carico bottiglie (in basso farà più caldo che qui), e ci mettiamo in marcia. Controllo del sistema digestivo, il peggio sembra essere passato.

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Ciao Motterascio, all'anno prossimo, ci puoi contare.

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Discesa conosciuta, senza problemi. Il sentiero sembra essersi degradato ulteriormente rispetto all'anno scorso, l'acqua ha scavato solchi e fatto franare alcuni punti. Durante la discesa la splendida cascata che scende dalla piana attraversata stamane ci fa compagnia.

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15:45 Ponticello di metà discesa, la polenta tira verso il basso :-)

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16:00 Scendiamo tranquilli, l'appuntamento è stato spostato alle 17:15 circa, abbiamo tutto il tempo, e ce ne avanzerà anche. Sguardo indietro, per non dimenticare.

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Poi finalmente entriamo nel bosco: anche se siamo a inizio ottobre, il sole picchia mica male.

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16:30 Passiamo il piccolissimo insediamento, e arriviamo al ponte in ferro. A destra ce n'è un altro, in legno, che dà accesso alla valle di Larciolo. Guardiamo in su, ma non si riesce a vedere dove eravamo stamattina.

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Poi lo splendido percorso nel bosco di conifere che porta all'alpe Garzott, costeggiando il lago del Luzzone, bassissimo, almeno 15 metri sotto il suo livello abituale. Fa un effetto quasi spettrale.

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17:00 Puntualissimi arriviamo all'alpe Garzott. Pensavo sarebbe stata deserta, invece c'è un bel po' di gente in giro per il periodo.

2011.10.02-Due-cime-mancate 2604
Ci mettiamo comodi sul prato accanto al parcheggio, e alle 17:15 arriva il nostro autista, che ci carica e riporta a Ghirone. Caffé a Olivone, poi rientro dopo due giorni splendidi.

2011.10.02-Due-cime-mancate 2607
Profilo altimetrico della tratta dalla capanna alla piastra di roccia.

Profilo1
Profilo altimetrico del tratto verso il pizzo Coroi.

Profilo2
Profilo altimetrico della discesa dalla capanna all'alpe Garzott.

Profilo3
Clicka qui per vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

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Published by UpTheHill - in Blenio - trekking
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7 ottobre 2011 5 07 /10 /ottobre /2011 11:48



Percorso effettuato Pian Geirett (Q2012) - capanna Scaletta (Q2205) - arco della Greina (Q2320)  - Crap la Crusc (Q2266) - Camona (Q2194) - capanna Terri (Q2170) - Crap la Crusc - capanna Michela / Motterascio (Q2172).

Difficoltà: sentiero T2, a parte il tratto tra la capanna Scaletta e l'arco della Greina da considerare T3 / T4. Questo pezzo si può evitare salendo al passo della Greina (T2) e scendendo da quella parte all'arco.

Dislivello: 850 metri

Lunghezza del percorso: 17 chilometri

Sforzo equivalente: 25 chilometri

Durata (incluse le pause): 8.5 ore.

Riferimenti: orario del bus alpino della Greina, il "Sentiero degli Stambecchi, parte 1", il "Sentiero degli Stambecchi, parte 2", "Greina, la tundra tra Ticino e Grigioni", progetto per il Parc-Adula

Capanne: capanna CAS Motterascio - "Michela", capanna Scaletta, SAT Lucomagno

Ci sono dei posti al mondo, che se sei in zona, non puoi fare a meno di visitare: l'altopiano della Greina appartiene a questi. Si tratta di una zona in quota (sopra Q2000), con una forma di tipo Y. Il suo centro pedonale è Crap la Crusc, un masso (in romancio crap = masso, sasso, crusc = croce) con una piccola croce in ferro battuto, unico manufatto presente in tutto il territorio, a parte una baracca militare denominata "Edelweiss" sita proprio sotto il passo della Greina. Un dei rami si estende da questo punto verso la capanna Motterascio ed il suo alpe, un altro verso Est, denominato "Plaun la Greina" che porta fino alla capanna Terri, in territorio grigionese, e l'ultimo, verso Ovest, conosciuto come "Piano della Greina" conduce al passo omonimo e alla capanna Scaletta. Lungo circa 6 chilometri, e largo uno, si trova a cavallo dello spartiacque continentale. Dalla parte della Scaletta scende il Brenno della Greina, che finisce nel Mediterraneo, mentre dalla parte grigionese dà origine al Reno di Somovix, che termina nel Mare del Nord.

 Crap la Crusch sulla Greina

Il paesaggio presenta diversi biotopi, dal prato magro alla torbiera, dal pascolo alla zona con forte presenza di calcare e dolomia saccaroide. Le cime che contornano questo pianoro si stagliano nette, portando sopra Q3000, e sono habitat per il camoscio, la marmotta, l'aquila, la pernice delle nevi, e altri ancora. In estate era possibile trovarvi diverse centinaia di capi di bestiame (mucche, pecore e capre), mentre oggi non viene quasi più caricato.

La Greina permette il collegamento tra la parte alta della valle di Blenio e la Lumnezia, ed era conosciuto sicuramente nel 20 dopo Cristo. Durante il Medioevo il percorso fu spesso utilizzato per il trasporto di merci sulla direttrice Sud-Nord. Dopo la II Guerra Mondiale vi furono alcuni tentativi di utilizzare questo spazio per le sue risorse idriche (produzione di elettricità), in seguito fu proposto di utilizzare la Greina come zona di esercitazione per il tiro militare, e come centro turistico. Fortunatamente nessuno di questi progetti andò in porto, grazie alle forti opposizioni, ed oggi la zona è inserita nell'inventario federale dei paesaggi, dei luoghi e dei monumenti naturali d'importanza nazionale, e come tale protetta.

Negli ultimi due anni è nata l'idea di crerare un parco nazionale nella zona, denominato Parc-Adula. L'idea sarebbe quella di valorizzare tutto il territorio, estendendo la bandita di caccia, e permettendo unicamente attività agricole originali, quali la pastorizia e la produzione casearia. Purtroppo il progetto sta incontrando delle difficoltà, e non sono sicuro che verrà realizzato.

E' una zona talmente bella che ormai da tre anni organizziamo una due giorni su questo altipiano. Grazie all'inizio d'autunno splendido di quest'anno, mettiamo in calendario l'escursione per inizio ottobre, invece che agosto come gli altri due anni. Diversi inviti, ma per motivi vari solo Pietro riusce ad unirsi a noi.

09:00 L'organizzazione ha funzionato benissimo. Ho trovato una persona con pulmino che fa servizio sulle tratte di Pian Geirett e lago Luzzone, adesso che il bus della Greina non circola più. Dopo il caffé a Olivone, salita a Ghirone dove puntuale arriva a prenderci, e ci porta fino a Pian Geirett. L'aria è relativamente tiepida per il periodo e l'ora, il cielo di un azzurro incredibile, la giornata si preannuncia meravigliosa.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2283
Guardiamo verso il pass Uffiern, dove siamo saliti solo 4 settimane fa per il "Sentiero degli Stambecchi". Poi bando alle reminiscenze, e si inzia la salita. Il sole non è ancora sorto, la felpa ci vuole, ma è quasi al limite. E si inizia a vedere la roccia frastagliata, erosa, viva della Greina.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2296
E anche una strega: forse una abitante del luogo, punita per chissà quale misfatto.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2297
09:55 Siamo quasi alla biforcazione del sentiero che porta da una parte al passo, dall'altra alla capanna. In lontananza il Rossetto, dal quale avevo guardato in questa direzione il 28.09.2008, senza ancora sapere (allora) quali meraviglie ci fossero qui.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2301
Al bivio breve consultazione: abbiamo tutto il tempo che vogliamo, si può fare fermata alla Scaletta (si vede la bandiera sotto di noi), oppure continuare diretti. Decisione presa velocemente, si continua, c'è l'arco della Greina da vedere. Le altre volte ci eravamo arrivati salendo al passo della Greina, poi prendendo il primo tratto del sentiero che porta alla capanna Medel. Questa volta decidiamo di salire da sinistra, seguendo le gole del Brenno della Greina. Percorso più impegnativo, ma anche molto più affascinante.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2304
La marcatura bianco-blu-bianco ci dice che dovrebbe trattarsi di un T4... Il percorso in effetti richiede passo sicuro, tutto tra roccette. Ma chi, come Rita e me, è stato abituato da bambino a giocare sulle dighe del Ticino e della Maggia, si troverà a casa sua.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2308
10:20 Percorso non così problematico, tenuto conto di come è marcato. Poi mi accorgo di aver cantato vittoria troppo presto: passaggio non difficile, ma che mette a dura prova il mio povero stomaco. Salto a sinistra, salto a destra. Rita mi ha atteso, era già passata, torna indietro per aiutarmi. Preferisco di no, devo farcela da solo.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2317
Tra un rantolo ed un passo, ce la faccio, ma non ti dico i tempi... Da qui normale amministrazione, il peggio è passato.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2318
10:30 Ci siamo quasi. Dietro di noi ricompare la Scaletta, e di fronte, tutto sulla sinistra, il Sasso Lanzone e sulla sua destra il passo Uffiern.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2322
10:40 Ed eccolo: circa 20 metri di campata, e una decina di luce. Dietro un grande scavo nella roccia tenera, che permette di passarci sotto. E se non si soffre di vertigini, ci si può anche camminare sopra. Affrettati, credo che durerà al massimo ancora 50'000 anni.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2329
Poi, al bordo del fiume, cornetto e cioccolata nera: adesso che le grandi calure sono passate, mi fido nuovamente a prenderla con me. Nel frattempo da destra arriva una comitiva di una dozzina di persone, dirette chiaramente alla capanna Medel. Ci ignorano bellamente, fanno le foto all'arco, e ripartono sull'altro versante come non esistessimo. A dire il vero, neanch'io le vedo riflesse nell'acqua.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2337
11:05 Pausa terminata. Non abbiamo fretta, la giornata e la Greina sono nostri, abbiamo tutto il tempo che vogliamo. E l'anticamera della Greina è davanti a noi.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2338
Invece di riprendere subito il sentiero, ci infiliamo tra la dolomia, a gustare il bianco friabile di questa roccia.

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Po scolliniamo, passando dalla baracca "Edelweiss"...

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2349
...e siamo a casa. Il bianco sentiero davanti a noi, spazi aperti, il silenzio rumoroso dell'acqua che scorre in basso, l'azzurro che ci bacia da lontano. Siamo a casa.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2353
Passiamo il nostro "coccodrillo della Greina"; ma ormai il muso è smangiato. In soli due anni ha perso molto della sua identità, roccia che viene asportata facilmente da ogni piena del Reno. Ma qualcosa è rimasto, a ricordarci la sua presenza.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2356
11:55 E via a ruota libera. C'è il sentiero, ma si potrebbe andare in qualsiasi direzione. Piccolo grande mondo, tutto da esplorare. Poi la discesa verso Crap la Crusch, e il Plaun della Greina.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2362
Si tace e si parla, resto indietro e raggiungo nuovamente i miei compagni. Terra che ti dà il ritmo, il tuo ritmo, diverso da quello di chiunque altro. Canto polifonico, sincopato, di passi lenti e passi veloci, di sguardi e vedute, di profili netti e stagliati. Terreno marrone questa volta, non più verde come in agosto, ma splendido nel contrasto di colori. Terreno d'acqua, che trattiene e rilascia, creando zone paludose e qualche piccola pozza, che potresti chiamare laghetto.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2369
Catino chiuso da montagne, aperte per lasciarti fuggire, ma un elastico invisibile è ancorato qui, una volta che ci sei salito, e ti ci riporta, per quanto lontano tu possa scappare.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2366
12:15 Intanto siamo arrivati al bivio per Crap e la Motterascio. Pic-nic qui o a Camona? Tutte gambe ben allenate, si continua ancora un'oretta.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2370
Mentre riparto la mente va al pass Diesrut, che porta a Vrin, poi la lunga vallata fino a Flims. Guardata diverse volte sulla cartina, come facevo da bambino, prima o poi me la metto nelle gambe. Passiamo il ponticello più avanti, e scendiamo ai bordi del Reno di Somovix per accompagnarlo fino al suo salto a Camona.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2382
Questa parte della Greina è decisamente più frequentata. Fino a Crap abbiamo incontrato solo due persone, qui è pieno di gruppetti che salgono e scendono dal passo. Non è un problema, c'è spazio per tutti.

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Passiamo il bivio per il passo, si sale a destra, e davanti a noi appare il ponte di Camona.

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Da li, le acque fanno un gran salto, dritto dritto. Noi invece dovremo aggirare il promontorio a sinistra salendovi, e scendendo dall'altra parte.

13:10 E' un attimo arrivare a Camona... Ci piazziamo comodi per il pic-nic, mentre treni di persone che arrivano da Vrin sfilano davanti a noi per andare alla capanna Terri. Nel Medioevo anche gli abitanti della Blenio andavano ai mercati della Lumnezia e Surselva passando da qui, con le loro bestie, vino, e formaggio, per comperare moglie, o passare qualche giornata in allegria.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2392
13:35 Banana e frutta secca inghiottiti. Mi sono fatto mettere la crema da sole da Rita, rischio la bruciatura al collo da come picchia. E siamo al primo d'ottobre. Pietro è anche uno da pausa corta, così ricalziamo gli scarponi, e ci spostiamo sul ponte per ammirare il salto d'acqua, arcobaleno incluso nel prezzo.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2395
2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2397
Poi si parte su sparati, non proprio verticale, ma poco ci manca.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2400
Piccolo passaggio con le catene, non problematico, in cima, e come si passa la gobba appare la capanna Terri.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2404
Oggi il caffé è assicurato :-) La discesa richiede attenzione, sentiero di sassi frananti su fondo sabbioso, non è opportuno distrarsi. Scendendo, su di una piccola terrazza, due catini d'acqua.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2410
E possiamo ammirare la genialità costruttiva e di posizione di questo edificio: è praticamente impossibile che venga colpito da una valanga, si trova su di un cocuzzolo ben distanziato dalle montagne circostanti.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2416
Chissà perché per godere delle cose bisogna sempre soffrire? Dopo tutta la salita, e la discesa, ancora salita.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2419
14:20 Poi però arrivi alla capanna, e ti si apre una prospettiva come questa. E i piedi, invece di dire "sei matto", iniziano a fare i capricci, e dire "andiamoci, andiamoci".

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Li metto a tacere informandoli che per intanto quello che si fa è bere un caffé e mangiare un Nussgiepfli.

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Capanna accogliente, vento tagliente all'esterno, ci rintaniamo al suo interno.

15:00 Siamo dei vergognosi, abbiamo fatto la pausa caffé più lunga di quella pranzo. Ci decidiamo a rimetterci in moto, decisamente da queste parti la parola stress è sconosciuta. Scendiamo dalla cimetta, e prendiamo il sentiero che porta al passo verso la Greina. Lungo la via diversi ometti, uno costruito probabilmente da un romano passato da queste parti.

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Il percorso fino al passo è tutto saltia, così lascio liberi Rita e Pietro di andare alla loro velocità, ci rivediamo al laghetto in alto.

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Loro scompaiono in un attimo, io salgo con il mio passo lento-flemmatico. Quadricipiti lunghi, ma poca massa, e poca forza, leve lunghe, le mie non sono gambe da montagna. Ma non mi preoccupo, mi portano sempre dappertutto, senza lamentarsi (quasi) mai, affidabili.

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15:30 Piccolo pianoro a metà salita. Dall'altra parte tre escursionisti che arrivano. Sono tentato di chiedere loro se hanno visto Rita e Pietro, non vorrei che nel frattempo siano già arrivati alla Motterascio. Lascio stare...

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Salgo, salgo, salgo. E qualcuno viene a consolarmi: anche lei sta facendo fatica per salire, ma in cielo.

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Passo alcuni micro-laghetti, cerco le rane, ma probabilmente se ne sono già andate in letargo. Poi i resti di una casa di pastori, presumo.

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Da dopo la II Guerra Mondiale, con l'urbanizzazione, noi ticinesi ci vergogniamo assai di essere stato popolo di contadini e di montanari. La popolazione si è spostata quasi tutta in basso, le valli hanno conosciuto il fenomeno dello spopolamento, e gli alpi, i senteri, i pascoli così faticosamente conquistati alla montagna, sono stati lasciati cadere nell'incuria e nell'abbandono. Posti come questo una volta erano ricchezza, oggi li si guarda con un misto di pietà e curiosità. Qui, a Q2200, qualcuno passava l'estate per curare il suo gregge, mungere, vita di tre F, come dicevano in valle Verzasca: Fame, Freddo, Fumo. Eppure, queste sono le nostre radici, radici di pietra ancorata alla montagna.

15:45 Ce l'ho fatta anch'io, sono al passo. Rita e Pietro ormai sono in stato di ibernazione avanzata, sarà un problema svegliarli.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2451
Da qui si vede bene il Piz Terri, che vorremo raggiungere domani.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2453
Sentiero T4, 1'000 metri di dislivello, percorso in cresta, probabilmente non sarà uno scherzo, ma sarebbe anche il nostro primo 3'000. Per intanto ci accontentiamo di una canalina con catene per scendere.

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Stavolta percorriamo la Greina in alto, una prospettiva diversa, ma anche affascinante.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2461
Passiamo diversi laghetti, e uno più consistente. Il sentiero è liscio, piccoli sali-scendi, ci porta velocemente verso il centro della piana.

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16:30 Discesi, attraversato il Reno (ti rendi conto, ho attraversato il Reno a piedi), e risaliti a Crap la Crusch.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2478
La luce sta diventando morbida, l'ora più bella per le fotografie. I chilometri nei piedi e nelle gambe non pesano, si potrebbe continuare ancora a lungo. Qui, al centro della Greina, si aprono tutte le strade del mondo, devi solo scegliere in quale direzione vuoi andare. Forse quella piccola croce è il perno attorno al quale ruota l'universo.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2479
E mentre camminiamo verso la capanna Michela / Motterascio, sguardo indietro per salutare la Greina, l'elastico invisibile che inizia ad allungarsi.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2481
Arriviamo al campo di esercitazione per gli omini in pietra. La materia prima non manca, probabilmente molti dei passanti si soffermano a fare un po' di esercizio, anche se non ho mai visto nessuno all'opera. Forse tutti gli omini di pietra del mondo partono di qui, di notte, per raggiungere le loro postazioni nevralgiche, per indicare la via, per rassicurare il viandante "sei sulla buona strada". Devo contarli, e verificare l'anno prossimo...

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2484
E il sentiero che chiama... Scoperta tardiva per me, che ho iniziato solo a cinquant'anni a sgambettare, anche se da giovane ero già un gran camminatore da città. Scoperta di equilibrio di vita, di giornate qualche volta faticose, ma in cui ti senti in armonia con tutto e con te stesso, giornate in cui la parola tempo perde significato, c'è solo lo spazio che si dilata, e il percorso.

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17:15 E il trauma dell'arrivo: è già finita. Trauma temperato dal piacere di reincontrare amici, Ornella ed Emilio, e di godere della loro calda ospitalità.

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E il passaggio tra il paradiso e la vita di ogni giorno qui è marcato in modo inconfutabile: una scala che ti riporta con i piedi per terra.

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L'arrivo in capanna, e l'ora pIù bella della giornata, il calar del sole, quando tutto rallenta, e ti permette di riunire spirito, mente e corpo, riguardare alla giornata, e sentirti in pace con te stesso.

2011.10.01-A-zonzo-per-la-Greina 2499
Poi cena, buio presto, e alle 21:30 a nanna, domani ci si alza presto.

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19 settembre 2011 1 19 /09 /settembre /2011 09:24



Percorso effettuato: Pian Geirett (Q2012) - passo Uffiern (Q2628) - Sasso Lanzone (Q2826) - lago Retico (Q2372) - capanna Bovarina (Q1870) - Ronco di Gualdo (Q1573).

Difficoltà: da forestale T1 a sentiero alpino T4.

Dislivello: salita 900 metri, discesa 1320 metri.

Lunghezza del percorso: 10 chilometri.

Sforzo equivalente: circa 22 chilometri.

Durata (incluse le pause): 8.5 ore.

Riferimenti: "Il sentiero degli stambecchi", capanna Bovarina, capanna Scaletta, serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana, lago Retico", "L'incanto della Greina, 14-15.08.2009", il sito delle escursioni di Andreas (in tedesco).

Ci sono dei nomi di percorso che già a sentirli ti fanno sognare. Pensa alla Route 66: ti immagini subito centinaia di chilometri di strade dritte, che passano per canyons e gole, da una costa all'altra degli Stati Uniti d'America. Ho sentito nominare il Sentiero degli Stambecchi per la prima volta tre anni fa, quando avevo iniziato da poco l'attività escursionistica, e mi aveva colpito, entrando nel mio immaginario. Avevo letto il prospetto descrittivo (che trovi alla prima referenza), e mi ero preoccupato per il grado di difficoltà che presenta. L'anno scorso, grazie ad Andreas, lo avevo percorso il 31.07.2010, ma Rita non aveva potuto venire. Mi ero ripromesso di portarla, troppo bello, e il panorama di cui si gode dalla cresta del Sasso Lanzone...

Per me è anche il momento del test annuale, per verificare se le mie competenze tecniche sono migliorate, e se le vertigini si sono ridotte rispetto all'anno prima. Ogni anno, verso agosto, inserisco un percorso che va un po' oltre quello che facciamo normalmente, per spingere i limiti un po' oltre, per verificare se e quanto sono migliorato.

Così organizzo con Andreas l'uscita, oltre a Rita si associa anche Pietro. Per entrambi, la prima volta su di un percorso con questo grado di impegno e difficoltà tecnica.

08:40 Quest'anno la partenza ha funzionato bene, Andreas la sera prima è andato a nanna presto, e abbiamo potuto salire con il primo bus. Piccola fregatura: non so come, ma consultando gli orari su Internet, vedo che il bus dovrebbe partire da Campo Blenio alle 07:43. Così faccio alzare tutti prestissimo, fermata caffé al Posta di Olivone, e puntuali siamo alla fermata. L'orario indica che il bus passa alle 08:15. Avremmo potuto dormire mezz'ora in più :-( Il bus ci ha scaricati a Pian Geirett, e siamo gli unici che si avviano verso il pass Uffiern, invece che la capanna Scaletta.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1756
La meteo indica che verso il tardo pomeriggio potrebbero esserci delle precipitazioni da ciclo diurno, ma dovremmo già essere rientrati. Il tempo ad ogni modo è abbastanza variabile, e folate di nebbia e nuvole salgono dalla valle.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1762
09:05 Questa parte di sentiero non presenta difficoltà. Saliamo abbastanza velocemente, e in breve siamo già all'altezza della Scaletta. Possiamo vedere anche la valletta di sinistra che porta direttamente all'arco della Greina, e a destra l'accesso al passo della Greina, che porta a quello splendido pianoro a Y, così bello da percorrere.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1763
Mentre saliamo, scampanare dietro di noi. Un gregge di pecore sta salendo in quattro trazioni ad una velocità fulminante, per aprofittare degli ultimi giorni di pascolo in quota. Poco dopo tagliano verso destra, e restano in quella zona a fare il pieno.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1765
Man mano che saliamo il sentiero perde erba, e diventa sempre più roccioso. Ma quello che mi preoccupa, sono le zaffate di nebbia che arrivano. Avendolo già percorso, non mi piacerebbe neanche un po' trovarmi in cresta con la pioggia, ed i sassi resi scivolosi. Guardo Andreas, serafico procede senza nessuna preoccupazione. Se va bene a lui, è tutto a posto.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1770
Sempre più roccia...

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1774
...e un piccolo laghetto, quasi una pozza, non catalogato.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1775
09:40 Prima sosta, ne seguiranno molte altre. Andreas, non ostante sia un treno da montagna, quando vai con lui non ti fa morire, e tiene un ritmo che permette di gustare ed assaporare i vari momenti della giornata. Grande guida!

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1776
09:55 Ripartenza. Da qui il sentiero comincia a salire deciso, poggiando a salti verso sinistra, per portarci al passo. La nebbia balla attorno a noi, viene, va, e addensa sempre più. Mi piace molto, la nebbia, rende il mondo magico e favoloso, ma fin'ora la avevo apprezzata unicamente su percorsi T1 e T2, dove si vede sempre il percorso, anche se non ci sono le marche. Il "Sentiero degli Stambecchi" è marcato in modo ottimo, ma se la visibilità sarà di soli 5-10 metri? Andreas continua serafico.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1778
10:10 Ormai l'erba è scomparsa, e da qui si incontra praticamente solo sfasciume. Qualche passaggio un po' più impegnativo, ma niente di trascendentale. La via è libera, da marca a marca bisogna arrangiarsi a trovare il passaggio che si preferisce.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1781
Prima cordina della giornata: ce ne saranno ancora molte lassù. Andreas aprofitta per verificare come teniamo botta in questi passaggi. Ha 15 metri di corda nel sacco, per i "non si sa mai...". Quando vado con lui, qualsiasi cosa succeda, sono sempre tranquillo. Ha eoni di esperienza in montagna, sa gestire tutti e tutto.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1788
Splendida nebbia che ci accompagna, ci culla ed accarezza, poi si ritrae come se avesse osato troppo, e avesse paura delle nostre reazioni. Cime che scompaiono e riappaiono, il silenzio tutt'attorno, vedi e non vedi, e forse anche il mondo scompare per qualche frazione di secondo, mentre sei inghittito dalla nebbia.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1793
Spettacoli di roccia incredibili: una tavola di quarzo non cristallizzato, spessa circa due metri, e lunga una trentina, inserita come una lama nella roccia più morbida. Fra 100'000 anni la roccia sopra sarà tutta erosa, e potrai camminare su questa tavola.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1796
10:40 Pausa number two. Te l'ho detto che Andreas non è di quelli che ti fanno morire...

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1799
11:00 Ci rimettiamo in moto per l'ultimo strappo fino al passo. Dalla nebbia una pecora da guardia ci osserva...

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1803
La temperatura è scesa. Siamo attorno a Q2500, venticello freddo e nebbiolina umida. Un secondo lago non catalogato si mette in mezzo alla via.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1804
11:05 Pass Uffiern raggiunto. Che differenza rispetto all'anno scorso. Vedevo fino all'Adula, lo Scopi, e tanti altri. Oggi si vede appena appena la baracca militare del passo.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1808
Al passo voltiamo a sinistra, ed iniziamo la salita che ci porterà alla cresta del Sasso Lanzone. La nebbia balla sempre di più, alzandosi ed abbassandosi come una marea impazzita, con un ritmo da samba brasileiro. Scorci che appaiono e scompaiono,senza neanche darmi il tempo di scattare. Poi, probabilmente la nebbia ha pietà di noi, e ci lascia vedere il Lai Uffiern, raccolto nella sua conca, chiusa da un'alta parete.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1819
E in pochi secondi scompare nuovamente. E il mondo con lui.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1821
11:30 Ci avviciniamo sempre più alla cresta, sempre più sfasciume. Anche con la nebbia si riesce sempre a vedere la prossima marca. Dato che resto indietro come al solito in salita, ogni tanto i miei compagni scompaiono, e mi chiedo se li rivedrò quando la nebbia si assottiglierà. Sul percorso, due marche dimenticate, di quando questo sentiero era catalogato come T4. In seguito è stato declassato a T3, ma non credo abbiano fatto un buon servizio agli escursionisti.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1827
12:05 Ultimo strappo verso la cresta...

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1830
...e ci siamo. Per darti l'idea, è come camminare sulla schiena di uno stegosauro, con le placche che si alzano quasi verticali, incrociate.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1832
Grande nebbia, grazie nebbia. Non vediamo il salto di 1500 metri a sinistra, e quello di soli 300 a destra. Esiste solo la cresta, e il suo percorso. Guardo Andreas tenendo in mano la macchina fotografica. L'anno scorso me l'aveva fatta mettere nel sacco in questo pezzo. Mi guarda, sorride, scuote la testa. Posso tenerla. E questo è l'esame più bello: ha guardato come ho affrontato il percorso fin qui, e ha deciso / capito che gestico meglio la situazione rispetto all'anno scorso. Così, tra un passaggio stretto ed una cordina, questa volta posso immortalare questo tratto.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1836
2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1839
Quest'anno non c'è la vista che mi ha tolto il fiato e fatto piangere di commozione, ci toccherà rifarla nuovamente. Ma percorro questo tratto con una nuova consapevolezza, non ho paura, non sono in apnea e iperventilazione. Tranquillo, cordina dopo cordina, vado avanti senza problemi.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1842
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12:30 E vai!!! Solo 25 minuti, contro i 45 dell'anno scorso :-) Arriviamo alla piccolissima sella che segna la fine del Sasso Lanzone e l'inizio della Cima di Garina. Qui si svolta a sinistra, e con una serie di cordine si scende velocissimi. Rita e Pietro hanno stabilito il loro nuovo record di altezza: Q2818.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1850
Andreas fa strada. Firmiamo il libro di vetta appena iniziata la discesa, contenuto in un bel bussolotto.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1854
E ancora la nebbia ci fa un regalo: non vediamo il fondo valle, a 1500 metri più in basso, pendenza attorno ai 70°.

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La targa dell'UTOE toglie tutti i dubbi a proposito del percorso.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1857
Cordina dopo cordina scendiamo diverse decine di metri velocissimamente. Adagio adagio la pendenza diminuisce.

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Un ultimo scatto alla cresta: ciao Sasso Lanzone, ciao Cima di Garina, ci rivediamo l'anno prossimo, magari con il cielo azzurro...

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Sempre più giù...

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...pochi minuti fa eravamo lassù.

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Ultime cordine.

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...poi il percorso rientra nei parametri conosciuti. Tanto sfaciume ancora, bisogna prestare attenzione ad ogni passo. Guardo Rita e Pietro, mi sembra che camminino con la testa ancora più alta, le spalle dritte, come se questo percorso avesse dato loro una nuova consapevolezza delle proprie capacità.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1868
 13:00 La nebbia ci fa il secondo regalo, e decide di ritirarsi. Servizievole, si rende conto che la sua opera non è più necessaria, e lentamente e in buon ordine inizia a dissolversi. E adesso posso mostrare a Rita il fondo valle e Ghirone.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1872
E' anche ora di pranzo. Troviamo un posticino relativamente pianeggiante, e ci sistemiamo per il pic-nic.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1874
E il pic-nic lo facciamo con il panorama :-)

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La dietro c'è la Greina :-) Mentre mangiamo osservo la cresta, e vedo un gruppo di escursionisti che sta scendendo dalla cima, ricalcando i nostri passi. Benedetto il mio obiettivo 18-200.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1879
E davanti a noi appare il pizzo Rossetto (Q2099), la prima cima della nostra carriera, raggiunta il 28.09.2008. Gli sorrido con affetto, ero orgoglioso allora, lo sono tutt'ora.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1880
13:45 E' ora di rimettersi in moto, per fare tutto il giro attorno ai piedi della Cima di Garina e portarci al lago Retico.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1882
Percorso ancora impegnativo per l'attenzione che richiede, ma lascia spazio a qualche sbirciata. Così, posso vedere la valle Carassina, il Sosto, il Luzzone.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1883
Sopra di noi la Cima di Garina.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1899
14:20 Passiamo l'ultimo dosso, e davanti a noi si apre il lago Retico. Vista splendida, laghetto meraviglioso, grande, cangevole.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1902
Quasi saltellando, e a cuore leggero, scendiamo lungo il canalone. Avvicinandomi lo ritraggo ancora e ancora, troppo bello.

14:45 Siamo al bordo del lago, Andreas piazza una nuova sosta. Ci va, il durone del piede destro non è molto contento del percorso sassoso che abbiamo fatto, e poter togliere lo scarpone per 10 minuti è una grande consolazione. Spero di non uccidere i miei compagni...

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1921
15:05 Scarpone su, ripartenza. Passiamo accanto al fratellino minore, non so se abbia un nome.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1922
Dal bordo della terrazza del lago possiamo vedere la valle che unisce Campo Blenio con la capanna Bovarina, e i vari insediamenti (Ronco di Gualdo, l'alpe Pradasca, Orsaira). Ancora lunga la discesa.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1926
Ma questo è percorso che non crea problemi a nessuno di noi. Scendiamo veloci, preoccupati più che altro per le scorte d'acqua. Ma non manca molto alla capanna Bovarina, dovremmo poter fare il pieno.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1934
16:05 Arriviamo al corso d'acqua che esce dal Retico, da qui so che è quasi tutta in piano fino alla capanna.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1940
Costeggiamo sulla destra il corso d'acqua, e poco dopo entriamo nel bosco di larici. La temperatura si è alzata nel frattempo, tra discesa e nebbia scomparsa, un po' d'ombra è veramente gradita.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1954
Fischietto lungo la via, togliendomi qualsiasi possibilità di fotografare scoiattoli, marmotte, ermellini. Ma il percorso nel bosco è il mio preferito, non riesco a non essere lieto. Però un bruco peloso riesco ad immortalarlo.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1965
16:25 Eccoci alla capanna Bovarina. All'esterno una coppia per i fatti suoi, le due capannare e due cacciatori. Ci sistemiamo al tavolo di mezzo, e vai con il caffé ed il gelato, il mio premio partita. La fontana permette di ricaricare le bottiglie, anche se dai qui il percorso non è più lungo. Quattro chiacchere con gli altri avventori, e un bel "batti 5" tra di noi, ce lo siamo meritati.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1966
16:55 Ho potuto alleggerire anche il durone, che ha ringraziato. A questo punto la strategia è semplice: dato che sul tratto Ronco - Campo Blenio sono il più veloce, scenderò al mio passo, recupero l'auto, e risalgo a prendere i miei compagni, in modo da evitare loro tutti i Km fino a Campo Blenio. Li saluto, e mi avvio.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1967
17:15 In effetti sono sceso molto (forse troppo) velocemente. Sono già al ponticello che dà accesso a Ronco di Gualdo.

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1969
Passo Ronco...

2011.09.03-Sentiero-degli-stambecchi 1970
E mi preparo alla volata finale. Mentre sono sulla strada, un auto scende da Ronco. Getto alle ortiche il mio amor proprio, e faccio autostop. Si fermano, sono la coppia che avevamo visto in capanna. Spiego loro che sarebbe gradito un passaggio fino a Campo, acconsentono.

In pochi minuti arrivo al parcheggio, chiamo Andreas, e spiego loro che sono già all'auto, fermarsi dove sono, dato che arriverò molto velocemente.

Risalgo, li recupero, e scendiamo fino ad Olivone, pausa caffé meritatissima. Escursione splendida, di quelle che ti ricaricano per un bel po', da rifarsi assolutamente.

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6 luglio 2011 3 06 /07 /luglio /2011 08:58



Percorso effettuato: Prati di Campietto (Q1690) - Bivio capanna Cas / capanna UTOE (Q2100) - Capanna Adula UTOE (Q2393) - Bivio cima Adula / Passo del Laghetto (Q2500 circa) - Capanna Adula CAS (Q2012) - Prati di Campietto.

Difficoltà del sentiero: T1 lungo la Val Carassina, T2 per la salita.

Dislivello: 1000 metri.

Lunghezza del percorso: 17 Km

Sforzo equivalente: 27 Km

Durata (incluse le pause): 8 ore

Finalmente si riparte... Dopo essere stato bloccato per quasi due settimane a causa della schiena, settimana scorsa facciamo una bella escursione nella regione della Dötra / Anvedua. Piccola sorpresa: alla partenza estraggo la macchina fotografica dal sacco, la accendo, e rifiuta di scattare. Controllo: mio figlio mi ha "stuccato" (termine dialettale ticinese per dire "rubato") la schedina di memoria senza dirmi niente... Niente foto, niente relazione :-( In compenso siamo quasi morti dal caldo sotto la stecca del sole.

 

Per questa settimana l'escursione prevede di percorrere la valle Carassina, una piccola valle parallela alla valle di Blenio, e di salire fino al passo del Laghetto e al lago Cadabi, che avevamo già raggiunto il 01.08.2009 ma dalla valle Malvaglia. Il DVD dei sentieri mi indica circa 4 ore per arrivarci, e circa 3.5 per tornare. Bisognerebbe partire presto, ma è tutta la settimana che mi alzo alle 5:00 per portare il figlio in stazione, non ho voglia di fare levataccie anche alla domenica. Così organizzo l'appuntamento di ritrovo alle 8:00 con Danila, Pier e Laura.

 

Viaggio fino ad Olivone, caffé al solito ristorante (ormai avremo lo "Stammtisch", il tavolo riservato ai clienti abituali), poi salita fino alla diga del Luzzone, galleria nella diga, e su ancora fino alla galleria che dà accesso alla val Carassina.

09:40 Gruppo pronto alla partenza. Da diversi giorni soffia vento da Nord, meno intenso ogni giorno, e l'aria è pulita e limpida. Foto ricordo per i possibili dipersi.


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In basso, scorcio della valle di Blenio, bellissima e dolce.

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La forestale resta sul versante destro orografico. Sei chilometri abbastanza pianeggianti, decisamente il mio tipo di percorso. In pochi minuti arriviamo alla piccola diga della Carassina.

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E poco oltre il punto di vendita del formaggio della valle. Ne ricordo un piccolo pezzo, stagionato 18 mesi, che esplodeva sulle papille gustative riempiendo la bocca di sapori. Decido di acquistarne un po' al ritorno.

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Da qui la valle si apre: splendida, piena di larici, deve essere un incanto anche in autunno, tutta gialla. L'Adula resta nascosto in fondo a sinistra, ma per intanto mi gusto il paesaggio.

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Dietro di noi il Sosto, visto da un'angolazione nuova per me. Guardandolo da qui sembra quasi scalabile, mentre il versante verso Olivone e Campo Blenio è decisamente più selvaggio.

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10:45 Camminiamo tranquilli, gustandoci le cime, le cascate dei corsi d'acqua che scendono dalla nostra parte, il bestiame caricato, i fiori, le farfalle, il canto dell'acqua che scorre vicino. Decisamente fino alla capanna Adula CAS è una passeggiata da domenica pomeriggio per famiglia con bimbi. Niente rumore di traffico, l'acqua smeraldo che invita a bagnare i piedi. E davanti a noi appaiono i contrafforti che chiudono questo piccolo gioiello.

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Deve anche esserci ferro in questa zona: noto diversi sassi e massi color ruggine. Speriamo che la concentrazione sia troppo bassa per giustificare il lavoro di estrazione.

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11:20 Inizia la salita. e da primo della fila passo a ultimo, come al solito.

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E la in alto appare una bandiera: orpo, siamo quasi alla capanna Adula CAS.

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La capanna CAS resta in basso, su di una terrazza con vista su Dangio. Laura decide di fare la pigrona, e di fermarsi qui con il suo libro. Danila, Rita, Pier ed io optiamo per la salita diretta alla capanna UTOE. Scenderemo alla CAS al rientro per recuperare Laura. Passiamo un prato con mucche ed uno splendido toro rosso. Mi sembra di capire che c'è un piccolo poggio con vista. Ci vado, e mi si apre una vista splendida verso Dangio e la media Blenio.

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Faccio segno a Rita di venire anche lei: troppo bello. Per l'autunno ho in programma la strada alta della Blenio, che passa i vari insediamenti posti sul versante visibile. Ingrandendo la foto si riconosce il percorso che li unisce. Intanto Danila e Pier sono partiti per la salita alla capanna UTOE. Già sono veloci di loro, se poi mi attardo, li faccio attendere un'eternità.

12:15 Il sentiero sale ripido ripido, per di più sassoso e terroso franoso. Faticaccia, passetto passetto. Se non altro vengo ricompensato dalla vista che si allarga man mano che l'orizzonte si apre. Da qui posso vedere bene la Carassina.

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12:30 Finalmente passo la testa della cascata che ci ha accompagnati durante tutta la salita, e vedo davanti a me la capanna.

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Sono salito di un bel po'... E guardandomi attorno comincio a fare "Ooohhh". Lo Scopi, proprio sopra il Lucomagno....

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...il Basodino, in fondo alla Valle Maggia....

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...e la catena tra la Leventina e la Verzasca, la Leventina e la Maggia. Iniziano anche ad apparire i giganti vallesani.

12:45 Incredibile, ma arrivo anch'io in capanna. Pier chiaramente è già alla terza birra mentre ci attende. Prendiamo posto ad un tavolo, e passiamo al pic-nic domenicale.

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Terminato il mio mini-panino ed il thé caldo, mi godo il panorama dalla terrazza.

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Benedico il nuovo obiettivo (un 18-200 mm) ricevuto come regalo di compleanno. Da panorama (come la foto sopra), alle zoomate (che trovi nell'album fotografico).

13:15 Siamo decisamente in ritardo sulla tabella di marcia, nel senso che i tempi per arrivare qui sono stati rispettati, ma rischiamo di arrivare al parcheggio molto tardi. Ciò non ostante Danila, Rita ed io decidiamo di provare ugualmente l'ascesa al passo del Laghetto, e ci mettiamo in marcia.

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Mentre le signore sistemo i sacchi e le bottiglie, io mi sono già avviato, e questo è il motivo per cui sono riuscito a fotografarle dall'alto :-) I giganti vallesani ora si mostrano decisi.

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13:40 Il sentiero effettua una ampia curva verso sinistra salendo, e finalmente appare davanti a noi Sua Maestà l'Adula.

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E' la prima volta che lo vedo da così vicino... Da qui ci sarebbero solo 900 metri di salita per arrivarci, ma bisogna passare il ghiacciaio, roba decisamente fuori dalla mia portata. Chi ci va sale il giorno prima alla capanna UTOE, e parte verso le 5:00 del mattino per trovare il ghiaccio duro. In generale alle 10:00 sono già di ritorno alla capanna. La parete davanti a me mostra di quanto si è ritirato durante gli anni: una volta li si vedeva solo bianco.

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Siamo al bivio Adula (a sinistra) e Cadabi (a destra). Guardiamo il percorso che porta alla bocchetta del lago Cadabi: bisogna scendere, passare una lingua di neve, poi salire su di un sentiero abbastanza stretto. Facciamo un po' di calcoli mentali: almeno 45 minuti per arrivarci, 10 minuti per le foto, un'oretta per rientrare in capanna, arriveremmo alle 15:45-16:00. Poi ancora quasi tre ore fino al parcheggio... Decidiamo di lasciare stare, ci torneremo partendo prima, oppure faremo la traversata dalla capanna Quarnei.

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14:05 Durante la discesa breve sosta banana, e in un attimo siamo nuovamente alla capanna.

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Guardo bene verso il Lucomagno, e si, è proprio la zona della Gana Negra.

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La salita a questa capanna è duretta (per me), ma vale ogni passo necessario a raggiungerla. La vista è comparabile a quella che ho avuto dal "Sentiero degli Stambecchi" percorso il 31.07.2010. E sostanzialmente con meno fatica, tutto sommato. Pier nel frattempo si è già avviato verso il basso, così non ci fermiamo e iniziamo anche noi la discesa. Ormai piuttosto in basso, ultima foto al panorama delle tre sorelle (Campo Tencia, Tenca e Penca) assieme al Pizzo Forno.

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14:50 La discesa è stata quasi peggio della salita. Il terreno franoso richiede attenzione. Ringrazio quando finalmente la pendenza si ammorbidisce.

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Passiamo il poggio, e scendiamo alla capanna CAS per recuperare Laura.

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15:00 Capanna raggiunta. Dato che i tempi adesso sono sul tranquillo, ci facciamo una fetta di torta e thé delle quattro in anticipo. Laura è bella rilassata, ha fatto pranzo per bene, riposino, ed è fresca come una rosa. Chiacchere con gli avventori, c'è anche una coppia che conosciamo. Aprofitto per farci fare una foto di gruppo in cui appaio anch'io (cosa rara).

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Non si vede la fiaccia? Meglio così :-) Poi mi occupo di una coppia di gracchi alpini (grazie Grégoire per l'identificazione) che volteggia davanti alla capanna, utilizzando una termica che risale dalla valle di Dangio. Volo elegante, poco batter d'ala.

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15:45 Sosta terminata, è ora di rimettersi in cammino. Risaliamo alla valle, passando dal piccolo oratorio costruito nel 1940.

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Davanti a me il "mio" percorso: 6.5 Km di sterrato in leggera discesa... Chiedo cortesemente il permesso ai miei compagni di andare alla mia andatura, e mi viene concesso con grazia.

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Ci diamo appuntamento al punto di vendita del formaggio, vicino alla diga. I muscoli sono caldi, la schiena non mi fa male, gli scarponi calzano come guanti, il paesaggio è splendido, il sole picchia un po' più di quanto mi piacerebbe, ma non si può avere tutto... Innesto la quarta, la quinta, la sesta, passo all'overdrive e comincio a filare con il vento che mi fruscia nelle orecchie.

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Passo lungo e disteso, movimento armonioso, strano rumore di fondo... Mi accorgo che sto cantando! Se volete farmi felice, datemi una Carassina ogni giorno. Dopo poco i miei compagni non li vedo più dietro di me, ed inizio a sorpassare altri viandanti. Mi gusto il paesaggio, i larici, le mucche, bella bella bella questa valle.

16:50 Riappare il Sosto, ormai sono quasi arrivato.

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16:55 Arrivato allo spaccio, mi sono mangiato la Carassina in 55 minuti.

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Mi piazzo sulla terrazza, e mi godo la compagnia di due avventori e delle signore che si occupano dell'alpeggio. Caffé, chiacchere, bella giornata, gambe felici, e la schiena che ringrazia per il movimento. Poi passo alla trattanda formaggio... La signora mi mostra la cantina, costruita all'interno della roccia appuntita che vedi nella foto sopra.

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Un vero grotto, insomma.

17:25 Arrivano Danila e Rita....

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...e Laura con Pier.

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17:30 Si continua subito, la strada per rientrare a casa è ancora lunga. Ripassiamo la diga....

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17:40 E siamo nuovamente al posteggio. Giornata veramente splendida.

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Ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

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Published by UpTheHill - in Blenio - trekking
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29 agosto 2010 7 29 /08 /agosto /2010 21:48



Percorso effettuato: capanna Motterascio / Michela (Q2172) - Crap la Crusch (Q2266) - Camona (Q2194) - capanna Terri (Q2170) - Crap la Crusch - capanna Motterascio - alpe Garzott (Q1630) - lago Luzzone, fermata "metà lago" (Q1620).

Difficoltà: sentiero T2. T3 da Camona fino all'inizio della discesa verso la capanna Terri (passaggi esposti con catene), T1 dall'alpe Garzott alla fermata del bus.

Dislivello: salita 750 metri, discesa 1'300 metri.

Lunghezza del percorso: 20 chilometri.

Sforzo equivalente: circa 32 chilometri.

Durata (incluse le pause): 7.75 ore.

Riferimenti: orario del bus alpino della Greina, il "Sentiero degli Stambecchi, parte 1", il "Sentiero degli Stambecchi, parte 2", "Greina, la tundra tra Ticino e Grigioni", progetto per il Parc-Adula

Capanne: capanna CAS Motterascio - "Michela", capanna Terri (camona dil Terri)

Seconda giornata sulla Greina, decisamente meno tranquilla di ieri... Ma andiamo con ordine.

06:45 Sveglia, preparazione dei sacchi, colazione, riempimento bottiglie, calzaggio scarponi, poi fuori a godere della splendida alba.

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08:15 Abbiamo sistemato tutti i nostri affari, ci siamo coperti meglio dato che l'aria è sul pungente, e siamo pronti per incamminarci. Il tragitto prevede di andare alla Terri passando per il Plaun della Greina, poi rientrare a Pian Geirett per prendere il bus alpino di discesa delle 15:45 circa.

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I fiori hanno ancora le corolle ritirate, per proteggersi dal freddo della notte.

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Ma non manca molto al levarsi del sole anche qui... L'aria è di un limpido e terso speciale, il Sosto svetta, e le tre sorelle (Campo Tencia, Tenca e Penca) si fanno rimirare con orgoglio.

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09:05 Procediamo spediti lungo il ramo che ci porterà fino a Crap la Crusch. Intanto un ragnetto si è già messo all'opera: l'estate qui è corta, non si può perdere tempo.

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09:05 Primo checkpoint raggiunto (per ultimo).

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Scendiamo verso la piana, ed il sole ancora basso mi regala una luce splendida per le fotografie.

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Questa volta giriamo verso destra, per prendere il terzo ramo della Greina, che percorreremo per la prima volta.

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09:40 Piccolo ponte da passare, per poter seguire il Reno di Somivix che scende dal Plaun della Greina. Qui è ancora un rigagnolo, a partire da Sciaffusa diventa navigabile.

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Il terreno in questa zona è quasi tutto paludoso, forma torbiere continuamente, e spesso il piede sprofonda per diversi centimetri. Nei punti più bassi, quasi piccole doline, l'acqua ristagna all'aperto formando continuamente mini-laghetti. Il paesaggio è incantato nella prima luce del mattino. Guardando da qui, sembra che si possa continuare a camminare dei giorni, tra il bianco ed il verde, come se il sentiero ti dovesse portare in una nuova dimensione.

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10:05 Il Plaun si è allargato ulteriormente, anche se il fiume non ha ancora preso consistenza. Dritto davanti a noi, la salita che porta al Pass Diesrut che permette poi di scendere a Vrin, in val Lumnezia. I piedi trampignano, mai contenti, ma non è per oggi.

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Percorsi d'altri tempi, quando la gente di Olivone andava fin là a vendere capre, e loro venivano da noi per le feste di paese. Oggi, se qualcuno vuole ancora andarci, prende l'auto, e si fa una barca di chilometri. Ieri impiegavano poco di più, solo con i cavalli di San Francesco... Il territorio, quando cammini, si ridisegna, e nascono nuove tele, nuove trame. Punti apparentemente distanti diventano vicini, per vie che non avresti immaginato. L'auto, le autostrade, tolgono tutto il fascino del viaggio. E per me, persino la bici è troppo veloce :-) E intanto assaporo le prove d'orchestra delle cascate di Sciaffusa, prove che hanno luogo qui, e in tanti altri punti delle nostre alpi.

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Splendida Greina da amare, disegni semplici come quelli di un bambino, linee che tagliano ed uniscono. Sempre il dubbio non essere riuscito a fotografare tutto.

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10:20 Questo ramo si rinchiude all'improvviso, e davanti a noi un nuovo ponte. Siamo arrivati a Camona.

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Qui le acque cominciano a darci un vero assaggio del Reno che diverranno, e si gettano in una gola, non molto profonda, ma stretta e quasi a chiocciola.

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Sopra di noi, lo sperone roccioso da guadare per arrivare alla capanna Terri. Pierfranco, Mario e Sira preferiscono rientrare per la stessa via. Danila, Rita ed io diamo loro appuntamento a Crap la Crusch per le 12:30, rientreremo lungo l'altra via.

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Veniamo superati da una comitiva, che sale a velocità abnorme, la stessa di Danila e Rita. La prossima volta che nasco, chiedo al buon Signore di mettere anche a me un turbo da salita nelle gambe.

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In breve i nostri compagni sono puntolini laggiù.

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Poi, un po' di passaggi esposti con catena. Lo ammetto, cominciano a piacermi. Non li vado a cercare, ma se ce n'è qualcuno lungo la via, dà sale all'escursione.

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10:50 Dopo aver rallentato le signore, che mi hanno atteso, arrivo anch'io oltre il culmine, e un nuovo panorama si apre. La capanna Terri posta su di un piccolo cucuzzolo, circondata da belle cime. La posizione della costruzione è particolarmente felice, al riparo da valanghe. Geniali.

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Primo tratto di discesa (fino al laghetto) con cautela, pietrisco, gradoni, e materiale friabile. Poi il sentiero si spiana in prossimità del laghetto.

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 Dietro di me la via percorsa.

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E qui accanto l'incanto dello smeraldo, che nessuno può rubare, ed ognuno può gustare.

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11:15 Quasi in fondo alla discesa, prima di risalire alla capanna. Sulla nostra sinistra, una tribù di marmotte si crogiola al sole, corre, gioca, e non fischia al nostro passaggio.

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E un altro abitante del luogo...

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11:25 Capanna raggiunta, ci ho impiegato mooooolto di più di quanto scritto sul cartello, siamo in ritardo.

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Poi guardo oltre, e oddio oddio oddio, adesso chi li tiene più i piedi? Mai contenti, sempre pronti ad andare, quando ricevono messaggi come questi vanno in fibrillazione.

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Non so ancora dove sia, come si chiami, ma già nasce il bisogno impellente di andarci. Ho letto per la prima volta "Il signore degli anelli" nel 1981, in tempi decisamente non sospetti, e una delle cose che mi era piacciuta assai era questo Aragorn, il primo, Granpasso, che percorreva la Terra di Mezzo instancabilmente, incessantemente, conoscendola come le sue tasche, a casa sua in ogni luogo, e senza casa. E mi ero stancato di lui non appena appese gli scarponi al chiodo, per divantare re... Se vuoi farmi arrossire fino alla radice dei capelli, dovessi incontrarmi su qualche sentiero, dimmi che gli somiglio :-). Basta parlare di me, torniamo alla Greina.

11:50 Sosta effettuata, ne avevo bisogno. La pessima abitudine di non fare colazione ha fatto si che avessi un discreto buchetto nello stomaco. Mezzo Nussgiepfel diviso con Rita, e una piscina di caffé hanno sistemato il problema. Abbiamo solo 40 minuti per arrivare in orario a Crap la Crusch, sarà dura. La via sale subito.

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Danila e Rita partono con il loro passo tranquillo, lasciandomi indietro. Ormai hanno imparato a non preoccuparsi, arrivo anch'io. Per gentilezza mi attendono ogni tanto, ma non sarebbe necessario. Ho l'impressione che siano fatte per trekkare assieme, lo stesso ritmo, e mi sembra vadano molto d'accordo. Saluto alla capanna.

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Il percorso da questa parte si snocciola lungo una quasi pietraia, somiglia un po' alla valle Bavona.

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12:30 Quasi in cima, arriveremo sicuramente in ritardo. Questo non mi impedisce di sentire un fruscio sulla mia sinistra, ed ecco un ranocchio timido.

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Poi il passo, con bel laghetto e due belle signore in attesa.

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Appena oltre si riapre il Plaun della Greina

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Bisogna pedalare... Quasi subito piccola discesa in una canalina, con catena per facilitare il passaggio.

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Poi via a ruota libera sul sentiero che scende dolcemente portandoci verso la meta. Sotto di noi paesaggi splendidi, di acqua e verde.

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Teniamo un buon passo, il percorso è agevole. Laghetti nascosti, visibili solo da qui ci accompagnano.

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13:20 Siamo a Crap la Crusch, riunione di famiglia. Temiamo di non farcela in due ore ad arrivare a Pian Geirett, se perdiamo l'unico bus del pomeriggio abbiamo un bel problema. Decidiamo la strategia: Danila, Rita ed io pedaliamo a tutto spiano per prendere il bus al Luzzone delle 16:35, poi io risalgo all'alpe Garzott a riprendere Pierfranco, Mario e Sira. L'anno scorso avevo impiegato 2.5 ore dalla Motterascio alla fermata; se aggiungiamo il tempo da qui alla Motterascio, la situazione è semi-critica. Partiamo con gamba lunga, stavolta io davanti, le signore dietro che tengono il mio passo. Ulteriore pensiero: il cartello a Crap la Crusch dà 2.75 ore fino alla fermata del bus. Sapendo che questi tempi sono sempre calcolati utilizzando una Ferrari come termine di paragone, la cosa è preoccupante...

14:00 Siamo alla capanna, la parte facile è fatta. Adesso mi attendono 600 metri di discesa. Normalmente impiegherei almeno 1.5 ore (400 metri/ora), ma oggi sò che dovrò darci sotto.

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Non è così che mi piace andare... Tutto di fretta, come ingurgitare il cibo giusto per non morire di fame. Decido che qualche foto la sparo ugualmente, non saranno i pochi secondi che mi cambiano la vita. Laggiù intanto vedo la meta della cavalcata.

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Le signore si sono fermate un attimo in capanna per riempire le bottiglie, io mi sono avviato, tanto so che mi raggiungeranno. Prima metà della discesa fino al pianoro ai piedi delle bellissime cascate che scendono dall'alpe Motterascio, come pure dalla destra orografica.

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Neanche il tempo per ascoltare il canto dell'acqua... Scendo come non sono mai sceso, so che pagherò dazio domani, ma oggi bisogna fare uno sforzo.

14:50 Una farfalla in mezzo alla via... Al diavolo la fretta.

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Caldo... Oltre al sole che picchia, al fatto che stiamo scendendo, c'è anche una termica che sale dal lago, rendendo l'aria quasi come quella di un forno. Bere tanto e spesso, per non disidratarsi. Poco oltre il cancelletto lungo il sentiero, lo stesso entra finalmente in una zona boschiva che attenua il calore.

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15:10 Ponte, fine della discesa. Non ci credo, solo un'ora e dieci minuti. Però li sento i quadricipiti, che iniziano a diventare legnosi. Non è così che si dovrebbe andare.

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Danila e Rita incredibilmente sono rimaste indietro. Abbiamo fatto una breve pausa assieme sotto un bell'albero, poco dopo il pianoro di fondovalle delle cascate, io sono partito prima pensando che mi avrebbero raggiunto, e invece non ancora... E da qui è sostanzialmente piana, il mio terreno...

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Seguo il fiume dalle acque chiare lungo il lato sinistro...

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...e guardando indietro vedo da dove siamo scesi.

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15:15 Il fiume termina, e si butta nel lago del Luzzone. E' un lago artificiale, ma ha il suo fascino. Acque quasi come quelle sarde, larici tutt'attorno, è un bel lago.

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Percorro di gran carriera le due dita che si protendono verso la diga per rientrare nuovamente. Ogni salita mi fa praticamente fermare, come una locomotiva spompata. Non mi ricordavo ci fosse così tanto sali-scendi in questa zona. Intanto appare la diga.

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15:40 Alpe Garzott. Sono tranquillo, so che almeno io ce la farò a prendere il bus. Da qui una mezz'oretta fino alla fermata è sufficiente. Mi chiedò però: le 16:35 in estate è metà pomeriggio. Ma non potrebbero farlo salire più tardi, o aggiungerne un'altro verso le 18:30? Poi si arriva a Ghirone verso le 19:00, e già che ci sei ti fermi in valle a mangiare una pizza con gli amici, dopo una bella giornata in montagna. Di bei ristorantini ce ne sono... E alle 15:40 a Pian Geirett? Se tenti di fare il giro della Greina partendo dal Luzzone verso la Scaletta, ti tocca correre tutto il giorno, non ti gusti proprio niente. Misteri delle autolinee bleniesi che hanno il monopolio, e fanno come cavolo gli pare. Però intanto mi stanno guastando il piacere della giornata. Quasi quasi quando torno gli scrivo, non mi sembra abbiano il senso del turismo.

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Passo l'alpe, tanta gente arrivata fin qui con l'auto, chi per gustarsi quattro passi tra il verde, chi per acquistare il formaggio dell'alpe. Sarei quasi tentato di chiedere un passaggio in auto a qualcuno che torna verso la diga, ma non c'è nessuno. Troppo presto ancora per andarsene. Magari Danila e Rita hanno più fortuna di me. Brusca frenata, vanessa.

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Riparto, riesco ad inserire il turbo da pianura. Supero diverse persone. Potrei rallentare, ed andare a passo normale, tanto arrivo di sicuro. Ma è quasi una sfida con me stesso. Ce la farò a tenere botta a questo ritmo fino alla fermata? Faccio tacere i canali di comunicazione del dolore dai muscoli al cervello, e ci dò sotto come una bestia. Certe cose belle però non me le lascio scappare...

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16:05 Fermata del bus. Ce l'ho fatta in 2.75 ore come diceva il cartello. Soddisfatto per la performance, ma non per la tirata.

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E un ultimo sguardo alla Motterascio (se clicki sulla foto si ingrandisce, riesci a vederla quasi al centro).

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16:20 Arrivano anche Danila e Rita, eccezionali!!! Prendiamo tutti il bus delle 16:35, scendiamo a Ghirone, prendo l'auto e risalgo all'alpe Garzott.

17:30 Sono arrivato da pochi minuti, ed ecco apparire Pierfranco, Mario e Sira. Si mettono comodi, tutti in auto, e scendiamo a recuperare Danila e Rita. Discesa ad Olivone, dove una signora di un ristorante, che ormai mi vede spesso da queste parti ha iniziato a chiamarmi "giovanotto"... Ci fermiamo li, bel giardino esterno, e tutti attorno ad un tavolone ci rinfreschiamo l'ugola, e ce la continamo su per una mezz'oretta. Poi saluti, e rientro.

Ed ecco il profilo altimetrico della prima parte: Motterascio - Crap la Crusch - Camona - capanna Terri - Crap la Crusch.

Profilo1Al Km 6 vedi lo sperone che abbiamo passato (quello T3), al Km 6.7 circa la punta dove si trova la capanna Terri. Questa è la seconda parte: Crap la Crusch - Motterascio - Garzott - fermata del bus.

Profilo2La fermata del bus si trova al Km 9, per cui non abbiamo fatto l'ultimo picco che vedi sulla destra.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto del secondo giorno (non che ci sia qualcosa di speciale).

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25 agosto 2010 3 25 /08 /agosto /2010 17:35



Percorso effettuato: Pian Geirett (Q2012) - passo della Greina (Q2357) - arco della Greina (Q2300) - Crap la Crusch (Q2266) - capanna Motterascio / Michela (Q2172).

Difficoltà: sentiero T2.

Dislivello: salita 600 metri, discesa 400 metri.

Lunghezza del percorso: 10 chilometri.

Sforzo equivalente: circa 16 chilometri.

Durata (incluse le pause): 6.25 ore.

Riferimenti: orario del bus alpino della Greina, il "Sentiero degli Stambecchi, parte 1", il "Sentiero degli Stambecchi, parte 2", "Greina, la tundra tra Ticino e Grigioni", progetto per il Parc-Adula

Capanne: capanna CAS Motterascio - "Michela", capanna Scaletta, SAT Lucomagno

Quando ti innamori, ti innamori. Rita ed io ci siamo innamorati perdutamente della zona della Greina, e come già l'anno scorso abbiamo organizzato una due giorni su questo splendido altipiano. L'anno scorso non eravamo rimasti molto soddisfatti della capanna Scaletta, mentre Ornella ed Emilio, i gestori della capanna Motterascio (chiamata anche "Michela") ci avevano fatto un'ottimissima impressione. Così è stato naturale riservare presso di loro. Fila tutto liscio, propongo la due giorni anche a Danila e Pierfranco, che accettano alla velocità della luce. In seguito si aggiungono anche Mario, con sua figlia Sira.

L'altopiano della Greina è una zona in quota (sopra Q2000), con una forma di tipo Y. Il suo centro pedonale è Crap la Crusch, un masso (in romancio crap = masso, sasso, crusch = croce) con una piccola croce in ferro battuto, unico manufatto presente in tutto il territorio, a parte un mini-rifugio militare nel ramo verso la Scaletta. Un dei rami si estende da questo punto verso la capanna Motterascio ed il suo alpe, un altro verso Est, denominato "Plaun la Greina" che porta fino alla capanna Terri, in territorio grigionese, e l'ultimo, verso Ovest, conosciuto come "Piano della Greina" conduce al passo omonimo e alla capanna Scaletta. Lungo circa 6 chilometri, e largo uno, si trova a cavallo dello spartiacque continentale. Dalla parte della Scaletta scende il Brenno della Greina, che finisce nel Mediterraneo, mentre dalla parte grigionese dà origine al Reno di Somovix, che termina nel Mare del Nord.

Il paesaggio presenta diversi biotopi, dal prato magro alla torbiera, dal pascolo alla zona con forte presenza di calcare e dolomia saccaroide. Le cime che contornano questo pianoro si stagliano nette, portando sopra Q3000, e sono habitat per il camoscio, la marmotta, l'aquila, la pernice delle nevi, e altri ancora. In estate era possibile trovarvi diverse centinaia di capi di bestiame (mucche, pecore e capre), mentre oggi non viene quasi più caricato.

La Greina permette il collegamento tra la parte alta della valle di Blenio e la Lumnezia, ed era conosciuto sicuramente nel 20 dopo Cristo. Durante il Medioevo il percorso fu spesso utilizzato per il trasporto di merci sulla direttrice Sud-Nord. Dopo la II Guerra Mondiale vi furono alcuni tentativi di utilizzare questo spazio per le sue risorse idriche (produzione di elettricità), in seguito fu proposto di utilizzare la Greina come zona di esercitazione per il tiro militare, e come centro turistico. Fortunatamente nessuno di questi progetti andò in porto, grazie alle forti opposizioni, ed oggi la zona è inserita nell'inventario federale dei paesaggi, dei luoghi e dei monumenti naturali d'importanza nazionale, e come tale protetta.

Nel medioevo la zona è stata contesa a lungo tra la Surselva e la comunanza di Aquila, dato che il territorio è particolarmente adatto al pascolo. In un primo tempo i bleniesi affittarono il territorio, per arrivare poi ad acquistarlo verso la fine del 16° secolo. Il territorio tornò di proprietà del Grigioni, e i confini attuali furono stabiliti nel 1929. Unicamente il ramo verso la Motterascio è ticinese, il resto è quasi tutto grigionese.

Negli ultimi due anni è nata l'idea di crerare un parco nazionale nella zona, denominato Parc-Adula. L'idea sarebbe quella di valorizzare tutto il territorio, estendendo la bandita di caccia, e permettendo unicamente attività agricole originali, quali la pastorizia e la produzione casearia. Purtroppo il progetto sta incontrando delle difficoltà, e non sono sicuro che verrà realizzato.

Non ci siamo prefissati un itinerario preciso, andiamo a zonzo come capita, unici checkpoint la capanna, ed il bus alpino della Greina il giorno dopo.

10:25 Siamo arrivati a Pian Geirett con il bus alpino della Greina delle 10:00 da Ghirone / Aquilesco. Scendo, e vedo il cartello visto appena tre settimane fa, che punta verso il "Sentiero degli Stambecchi". Che emozione... Lo mostro a Rita e Danila, se tutto va bene, l'anno prossimo lo percorreremo assieme.

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Solita foto di gruppo, la uso anche per verificare l'orario di partenza tramite l'orologio incorporato nella macchina fotografica. Stavolta, oltre al solito ambaradan più le cose per la notte, mi sono caricato un cavalletto per la reflex che pesa quasi un chilo. E so perché...

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Giornata splendida, e meteo ottima per tutto il fine settimana, come già l'anno scorso. Probabilmente ho un qualche santo lassù che mi protegge. Sopra di noi la Scaletta, dalla quale non passeremo, dato che il sentiero arriva un po' più in alto.

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10:30 Partenza. La comitiva è folta, ci sono tantissimi escursionisti d'oltr'Alpe. Il sentiero nel primo tratto scende per permettere il passaggio del Brenno della Greina, per affrontare in seguito la salita. In effetti dopo 20 minuti siamo alla stessa altezza di quando siamo partiti :-(

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Il gruppo si sgrana immediatamente. Sira è partita con un passo da montanara consumata, battendo persino Pierfranco, che quanto a salita non scherza. Questa volta non sono solo all'ultimo posto: Mario ha la mia stessa velocità, così ci facciamo compagnia durante tutta la salita.

11:20 Durante la salita vedo il Pass Uffiern, e l'attacco del percorso che porta alla cresta del Sasso Lanzone. Mostro a Rita il percorso fatto, come siamo saliti verso sinistra, passando un nevaio, per arrivare lassù ed iniziare il tratto più impegnativo e più intenso che io abbia percorso fin'ora.

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11:35 Mario ed io arriviamo quasi al punto in cui il sentiero biforca per salire al passo, o scendere alla capanna. Non pensavo di impiegarci tanto. Orami siamo rimasti gli ultimi due della combricola che è partita da Pian Geirett, tutti gli altri sono scomparsi all'orizzonte.

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I nostri compagni ci stanno attendendo misericordiosamente. Prima breve discussione: si passa dall'arco della Greina, l'abbiamo visto solo Rita ed io. Ci sono due strade: salire al passo della Greina, poi scendere e costeggiare il fiume (come abbiamo fatto l'anno scorso), oppure salire lungo il fiume. Si opta per la prima scelta.

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Ripartiamo, Mario ed io a fare da fanalino di coda. Lungo la via c'è ancora il disegno ufologico.

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12:20 Chi percorre la salita dalla Scaletta non ha idea di cosa lo attenda. Il paesaggio non è di quelli che ti colpisce. Ma adesso siamo quasi arrivati al passo, e davanti a noi comincia a profilarsi l'ambiente caratteristico della Greina, un misto di grigio, bianco e verde, acqua e torbiere, dolomia e granito, che lo rende così affascinante.

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Mi sento a casa... beh, mi succede anche in barca a vela :-)

12:25 Passo raggiunto. Il grosso della salita per oggi è terminato (per fortuna). Iniziamo la discesa verso le sorgenti del Brenno della Greina, seguendo il primo tratto del sentiero alpino T4 che porta alla capanna Medel.

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In questo tratto il Brenno è poco più che un rigagnolo, ma la colorazione dei sassi che contiene gli dà un fascino tutto suo.

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12:40 Ed eccoci all'arco. Probabilmente tra 50'000 anni non ci sarà più, per cui affrettati, se vuoi vederlo...

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Il luogo e l'ora sono adatti per la fermata pranzo. Tutti si piazzano dalla parte dell'arco, io attraverso il Brenno e mi porto su di un piccolo praticello di fronte. Per fortuna che nessuno mi accusa di isolazionismo.

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Dato che i miei compagni sono "lunghi" nella pausa, mi sposto verso il punto di discesa, per valutare il sentiero che sale lungo il fiume. Si, è percorribile senza grosse difficoltà, anche se non è agevole come quello che porta al passo. Ha però il vantaggio di diminuire il dislivello.

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13:30 Tutti hanno rimesso gli scarponi, si parte. Decidiamo di non salire direttamente al sentiero, ma di percorrere una via libera che ci porta tra le formazioni di dolomia.

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13:50 Superata questa zona, durante la discesa passiamo l'ex-rifugio militare "Edelweiss" (Stella Alpina). Mentre carichiamo le bottiglie alla fontana, arriva un gruppo di ragazzi, che ci informa di averla acquistata, e che ora è loro. E si organizzano per passarvi il fine settimana.

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14:15 Siamo tornati sul sentiero principale. Ci muoviamo in questa valletta, ad ogni passo cambia il paesaggio. L'acqua in basso canta continuamente la sua canzone, le cime cambiano colore al passare di ogni nuvola. Silenzio, solo il rumori naturali e quelli dei nostri passi. L'ambiente forte, con le linee marcate in modo deciso, il passaggio dei colori senza gradazioni di tinte, dal bianco al verde, dal verde al grigio. Aspro e dolce allo stesso tempo, poesia della natura, poche parole per un poema che non ha fine, susurrato continuamente agli occhi e alle orecchie. Felicità.

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La dolomia scavata dal fiume, che qui corre verso il mare del Nord, percorso che mi piacerebbe seguire per accompagnarlo fino alla foce.

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Cime che si ergono decise, a scalfire il cielo, e dal cielo limate per punizione.

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Rare macchie di colori dei fiori, poiché qui domina il cardo, riservato e spinoso.

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E l'acqua limpida, che ti chiedi come fai a vederla, e che riesce tuttavia a modificare il colore dei massi.

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Il verde dei prati magri, con il loro aroma acidulo, che coprono le montagne per buona parte delle loro pendici.

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E infine il Piano della Greina, conca che ti raccoglie, ti ospita, e ti sembra non ti lasci più andare via.

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Non amo le arrampicate: salire per quattro ore per arrivare ad una cima, sosta di un quarto d'ora, discesa di tre ore non riescono a solleticarmi. A noi due piace percorrere il territorio, farlo nostro mettendolo nelle suole degli scarponi, conoscerlo, capirlo, chiudere cerchi, incontrare gente e luoghi. Non posso (ancora) andare in Nepal per un bel trekking, ma qui, penso che sia la cosa più simile che si possa avere senza allontanarsi troppo da casa.

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15:30 Arriviamo appena sotto Crap la Crusch. All'inizio si pensava di andare fino alla Terri, posta alla fine di una dei tre rami della Greina. Breve discussione, Danila e Pierfranco decidono di andare all'avventura, Sira, Rita, Mario ed io puntiamo verso la capanna.

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15:40 Crap la Crusch.

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Ce la prendiamo comoda, abbiamo tutto il tempo che vogliamo. In questo punto si riuniscono i tre rami, e possiamo guardare verso la Scaletta, la Motterascio e la Terri. Davanti a noi la via che percorreremo.

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16:00 Siamo al campo di allenamento per la costruzione di omini in pietra. Ce ne sarà un centinaio circa. Varie forme, grandezze, strutture. E uno anche col cappellino.

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Lungo la via piccoli laghetti, dove il terreno accumula l'acqua che negli altri punti lo rende torba.

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16:35 In vista della capanna. Tratto tranquillo, abbiamo camminato senza sforzarci.

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Discesa lungo la scaletta che segna la fine del paradiso...

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16:45 ...per arrivare alla capanna. Subito bella vista sul lago Luzzone.

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Ci annunciamo ad Ornella ed Emilio, ci consegnano la stanza, comodissima per gli standard di montagna, poi Mario ed io ci mettiamo fuori a contarcela su, davanti ad un caffé (io) ed una birra (lui). Interessantissimo, uomo di vasta cultura ed esperienza, con la parola misurata e ragionata. Un piacere ascoltarlo.

Mentre chiacchieriamo si avvicina un signore, arrivato con tutta la famiglia, e mi chiede "ma lei non è quello del blog delle passeggiate in montagna?". Che onore!!! Essere letto da chi in montagna ci va... Ci eravamo incontrati sul passo del Corno Griss l'anno scorso, noi stavamo arrivando dal lago, loro dalla capanna. Abbiamo 4'000 chilometri di sentieri in Ticino, ma alla fine il mondo è piccolo :-)


18:15 Arrivano Danila e Pierfranco: non sono arrivati alla Terri, l'hanno vista ma non sarebbero tornati in orario per la cena se l'avessero raggiunta. Li aiutiamo a sistemarsi.

19:00 Cena in comune: non ostante la capanna sia piena (più di 70 persone) Emilio e la sua brigata di cucina hanno preparato un'ottima cena montana degna di questo nome.

20:45 Finalmente... Cielo limpido, stassera c'è quasi luna piena. Mi sono portato un chilo di cavalletto apposta (ti ricordi?). Lo estraggo, e lo piazzo. E vai col waltzer della luna che sorge...

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Le altre le trovi nell'album. Qualcuno mi sa dire come fare ed evitare quel pessimo riflesso? Messaggi a upthehill chiocciolina gmx punto ch.

22:00 Tutti a nanna :-)

Ed ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo
Ho calcolato una cinquantina di metri di dislivello in più, rispettivamente circa un chilometro, dato che manca il tratto dal passo della Greina all'arco e ritorno.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

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9 agosto 2010 1 09 /08 /agosto /2010 10:00



Percorso effettuato: Pian Geirett (Q2012) - passo Uffiern (Q2628) - Sasso Lanzone (Q2826) - lago Retico (Q2372) - capanna Bovarina (Q1870) - Ronco di Gualdo (Q1573) - Campo Blenio (Q1216).

Difficoltà: da forestale T1 a sentiero alpino T4.

Dislivello: salita 1080 metri, discesa 1880 metri.

Lunghezza del percorso: 17 chilometri.

Sforzo equivalente: circa 32 chilometri.

Durata (incluse le pause): 10.5 ore.

Riferimenti: "Il sentiero degli stambecchi", capanna Bovarina, capanna Scaletta, serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana, lago Retico", "L'incanto della Greina, 14-15.08.2009", il sito delle escursioni di Andreas (in tedesco).

Ci sono dei nomi di percorso che già a sentirli ti fanno sognare. Pensa alla Route 66: ti immagini subito centinaia di chilometri di strade dritte, che passano per canyons e gole, da una costa all'altra degli Stati Uniti d'America. Ho sentito nominare il Sentiero degli Stambecchi per la prima volta due anni fa, quando avevo iniziato da poco l'attività escursionistica, e mi aveva colpito, entrando nel mio immaginario. Avevo letto il prospetto descrittivo (che trovi alla prima referenza), e mi ero preoccupato per il grado di difficoltà che presenta. L'anno scorso, quando avevamo pernottato alla capanna Scaletta, l'idea era di percorrerlo, ma guardando la parete di salita mi ero scoraggiato, e avevamo lasciato stare (per fortuna, con il senno del poi).

L'urgenza di metterlo negli scarponi è cresciuta con il passare del tempo, e finalmente mi viene un'idea brillante. Perché non chiedere ad Andreas, con il quale avevo fatto la Tamaro - Lema l'anno scorso, e che va per sentieri T5 e oltre in valle Bavona, di accompagnarmi? Gli scrivo, qualche problema organizzativo, poi tutto si aggiusta al meglio. Appuntamento per sabato 31.07.2010, alle 6:45 a casa mia, per salire assieme fino a Campo Blenio. Da li prendiamo il bus della Greina che porta a Pian Geirett, si arriva verso le 8:50, così abbiamo tutto il tempo per percorrerlo senza fretta. Rita è bloccata, non può unirsi a noi...

06:45 Sono in piedi da 45 minuti, sto per uscire in strada quando il telefono suona: è Andreas che ha dato un pattone alla sveglia (il giorno prima aveva percorso un T5+ in val Bavona, era rientrato alle 22:00). Niente problemi, controllo il foglietto con gli orari, c'è ancora un bus alle 10:00 a Ghirone. Ci diamo appuntamento da li ad un'oretta, per permettergli di rimettersi in piedi.

10:25 Eccoci a Pian Geirett, in cima alla valle Camadra, sopra Campo Blenio e Ghirone. Il resto dell'organizzazione ha funzionato bene, abbiamo piazzato l'auto a Campo Blenio così la riprendiamo li questo pomeriggio quando scenderemo dalla Bovarina. Abbiamo avuto anche il tempo per un caffé e cornetto ad Olivone, e mentre attendavamo il bus a Campo Blenio, abbiamo dato informazioni a diversi turisti. In basso vediamo la valle Camadra.

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E sopra di noi, sul versante opposto rispetto alla nostra salita, la capanna Scaletta.

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L'aria è tersa in un modo incredibile. Il vento che ha spazzato il cielo fino a stanotte ci ha lasciato un azzurro incredibile. Sono un uomo veramente fortunato: un compagno esperto, una giornata perfetta per questo percorso, la salute e la forza per fare la gita, e la fortuna di sapere di essere fortunato.

Ci avviamo con passo misurato lungo il pendio di salita, pendenza abbastanza decisa ma non mortale. Sono circa 600 metri fino al passo Uffiern, ho calcolato un due orette. Il paesaggio è ancora erboso in questa zona, ma cominciano a presentarsi le prime formazioni pietrose che troveremo in abbondanza in alto. Man mano che saliamo, la Scaletta sull'altro versante ci fa da misuratore di elevazione.

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Andreas, che ha un passo da gatto con gli stivali, è bravissimo, e tiene il mio ritmo, stando sempre davanti a me. La via è marcata in modo splendido, ogni 50-70 metri c'è una marca, un paletto, che danno la direzione. L'unica preoccupazione è il fatto che fino a pochi anni fa questo sentiero era classificato come T4, e dunque marcato bianco-blu-bianco. Poi, non so sulla base di quali criteri, lo hanno declassato a T3, rifacendo tutte le marche in bianco-rosso-bianco.

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Qua e là begli affiornamenti quarziferi, ma non cristallizzati.

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11:20 Il paesaggio inizia a cambiare, il prato lascia sempre più spazio alle rocce, e il paesaggio si fa sempre più forte.

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E mentre saliamo le montagne si stagliano con maggior vigore sullo sfondo blu di un cielo perfetto. Vedo la Scaletta, ormai sotto di noi, il sentiero di salita al passo della Greina che corre verso l'alto e destra, e le montagne che delimitano il piano della Greina.

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11:50 Ci siamo tirati bene verso l'alto, ma il passo ancora non lo si vede. Tre volte, guardando in alto, ho visto un paletto che mi ha fatto pensare che fossimo arrivati, e tre volte, raggiuntolo, ho dovuto costatare che la salita continuava ancora.

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Nel frattempo, verso Sud-Est, è apparso Sua Maestà (come dice Floriano), l'Adula.

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12:00 Arriviamo ad una lingua di neve, niente di drammatico.

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Il percorso è marcato, lo seguiamo senza problemi, la neve tiene bene il nostro peso. Qualche piccola difficoltà unicamente dall'altra parte, per aggirare sulla neve lo spuntone roccioso che vedi appena sopra il percorso.

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12:15 Prima cordina della giornata (ce ne saranno ancora molte più avanti). Andreas ne aprofitta per verificare la mia capacità di gestire la situazione. Gli ho detto che soffro di vertigini, non lo voglio prendere alla sprovvista. Per buona misura ha con se 15 metri di corda, come diceva Sam "non si sa mai...".

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Test superato senza problemi, ormai inizio ad avere un po' di esperienza :-) Intanto la Scaletta si è abbassata bene sotto di noi, e questo è un buon segno.

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Guardando verso Sud, invece, mi si sbarrano gli occhi: posso vedere praticamente fino a Bellinzona. Là davanti, la piana tra Biasca e Bellinzona, dista almeno 35 chilometri.

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12:40 Siamo in pausa pranzo: Andreas si sbaffa due panini, io un po' di noccioline salate, ed una albicocca. Anche lui, come me, tiene il serbatoio piuttosto basso durante gli sforzi. Il paesaggio attorno è splendido.

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A Est, la valle Carassina, che porta alla capanna Adula CAS, poi alla capanna Adula UTOE, e che dà accesso alla via di salita all'Adula.

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13:10 Terminata la pausa, si continua la salita. Forse stavolta ci siamo...

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13:25 Pass Uffiern raggiunto. Questa era la parte facile del percorso (assieme alla discesa dal Retico).

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Appena oltrepassato il passo, un mini-lago con rifugio.

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Poco sotto, il Lai Uffiern (lago Uffiern). Non è nella serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", dato che è collocato nel canton Grigioni (il passo fa da confine tra Ticino e Grigioni), ma merita anche lui una visita.

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Ma quello che mi stupisce, è l'apertura dell'orizzonte. In tutte le direzioni ormai si iniziano a vedere cime, dalle alpi vallesane a quelle bernesi, dallo Scopi, sopra il passo del Lucomagno...

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...riconoscibile per le sue grandi antenne dell'installazione militare, al Pizzo di Claro e cima del Gaggio, in zona Bellinzona.

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13:50 Ma la strada non è terminata. Affrontiamo la salita verso la cresta del Sasso Lanzone. Il terreno ormai è composto unicamente da roccia franata. Per intanto tengo ancora bene, e Andreas non deve preoccuparsi per me.

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Rallento la marcia fermandomi ogni pochi passi per riscattare le stesse fotografie ancora e ancora. Ho paura di perdere qualcosa, di non riuscire a imprimere un dettaglio, un particolare. Andreas, avezzo a questi spettacoli, non mi mette fretta.

14:05 Ultimo strappo per arrivare alla cresta. Mi sto godendo ogni passo, ogni sguardo. La temperatura è perfetta, non sudo neanche, il cielo è perfetto, la compagnia è perfetta, il paesaggio è perfetto, la giornata è perfetta.

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14:15 Ecco lassù il paletto che indica l'inizio della cresta vera e propria.

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Mi sono già fatto un paio di altre cordine, ogni volta un po' più impegnative.

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E finalmente vedo la cresta vera e propria. Lo stomaco sussulta.

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Alla mia sinistra, 1500 metri di discesa libera, i primi 300 quasi verticali. A destra, solo 600 metri di discesa, tutti verticali.

14:30 Cresta.

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Il cammino continua dritto davanti a me... Mi fermo, e mi guardo attorno. Esprimo ad Andreas la mia meraviglia, e mi accorgo che la voce mi si incrina, e lacrime di commozione e gioia mi sgorgano. Non avevo mai visto una cosa tanto meravigliosa. Cioè, nei documentari si, quando vedi quelle riprese fatte da in cima ad una montagna, tutt'attorno solo altre cime, il silenzio, il blu del cielo, il grigio della roccia ed il bianco della neve. Rimango senza fiato... Andreas rispetta in religioso silenzio questo momento così coinvolgente, e sconvolgente per me, e me lo lascia gustare fino in fondo. Poi mi obbliga a mettere via la macchina fotografica, per avere entrambe le mani libere.

15:15 Sono solo ottocento metri... Quasi tre quarti d'ora per percorrerli, pensavo non finissero più. Se Rita avesse visto come abbracciavo i sassi, sarebbe diventata gelosa. Sempre al limite dell'attacco di iperventilazione, il sentiero stretto stretto stretto, cordine in continuazione, parete verticale a destra. E Andreas... Andreas sempre un metro davanti a me, sopra, in cresta, calmo, uno sguardo per guidarmi, poche parole, sicuro, senza fretta. Io quattro o cinque passi, poi pausa per lasciar calare la respirazione, lui serafico, approvando con lo sguardo il mio operato. Avrà detto quattro parole in tutto il percorso, ma che guida!!! Sono un uomo fortunato, ad avere trovato un compagno così per condurmi in questo tratto: non avrei potuto desiderare di meglio. E a metà percorso, il coraggio di alzare gli occhi tutt'attorno, e di nuovo la voce che mi si incrina, e nuove lacrime agli occhi... 100, forse 150 chilometri di visibilità in tutte le direzioni. Vediamo il Monvisio, dietro a Torino, ed una montagna del canton Turgovia, in una spaccatura delle cime della Greina. Sono un uomo fortunato, e sono fortunato dato che so di esserlo. Terminata la cresta, mi sono riempito nuovamente gli occhi. E Andreas ha atteso paziente. Poi, inizia la discesa sul lato sinistro, con una bella cordina quasi verticale, circa 15 metri di dislivello. Fatti senza problemi. Andreas mi permette di riprendere la macchina fotografica...

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La foto non rende giustizia... Davanti a me la lunga discesa che ci porterà al lago Retico. già si vede l'imbocco della valletta della capanna Bovarina, con il pizzo Rossetto (la prima cima conquistata :-), e il passo Cantonill.

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15:25 Non ostante il nome, di stambecchi non ne abbiamo visti. Però un selvatico, là in basso c'è. Probabilmente nota la nostra presenza, ma non si preoccupa. Scende dal sasso, muovendosi verso destra, e attraversa tranquillo la lingua di neve.

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Sotto di noi, Ghirone e l'accesso alla val Camadra (verso sinistra/basso), la diga del Luzzone (sinistra/alto), e Olivone (destra/alto).

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15:30 Una marca che mostra il cambiamento di colorazione apportato pochi anni fa.

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E un altro selvatico...

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Mi guardo indietro, e vedo il filo di cresta del Sasso Lanzone, e la discesa che abbiamo fatto per arrivare qui: il passo del Laghetto / Cadabi adesso mi sembra un gioco da ragazzi...

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15:50 Ah, riappare il Luzzone, che adesso ci accompagnerà per buona parte del resto dell'escursione.

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Non ostante la difficoltà sia diminuita, il sentiero resta tuttavia impegnativo, sia per la pendenza, che per la continua presenza di sassi. Bisogna valutare bene ogni passo, per non prendere una storta. Sono molto soddisfatto degli scarponi nuovi, più rigidi lateralmente. Dato che ho già fatto due volte lo stiramento dei legamenti della caviglia destra, non ci tengo proprio a passare al famoso tre...

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16:20 Stiamo pedalando sul percorso che ci porterà al lago Retico, ma mi sento stranito. Cerco di capire perché, poi intuisco: il corpo è qui, ma io sono rimasto lassù... Questo tratto è quasi routine, ormai, non mi dà problemi. Mi gusto il paesaggio con gli occhi, ma lo spirito... Lo spirito sta ancora guardando da lassù: ci siamo rimasti troppo poco, dovevo prendermi più tempo. Oppure tornarci, questa volta con Rita, e sempre con la guida di Andreas, non me la sento ancora di farla da solo. Rita invece non avrà problemi, è molto più stambecco di me. Andreas non sente i miei pensieri, e fila a velocità galattica verso l'ultimo dosso prima del Retico.

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16:30 Sotto di noi appare il lago Retico, altra metà della serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana". Anche su questo, come sul Canée, non metterò la croce fintanto che non ci saremo arrivati entrambi.

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17:10 Abbiamo fatto una breve pausa con vista sul laghetto, via una banana ed una albicocca. Poi giù fino alla sponda del lago, dove termina il sentiero di categoria T3 ed inizia quello di categoria T2. La luce inizia a diventare soffusa, il sole ormai è basso sull'orizzonte, e rende magico anche questo laghetto.

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17:20 Arriviamo alla piccola cresta che forma lo sbarramento di questo pianoro. Sotto di noi, la valletta della Bovarina. Siamo ancora alti, ci attendono 1'100 metri di discesa, ne abbiamo già fatti più 600. Le gambe reggono bene, meglio di quanto mi attendessi.

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Intavvedo la capanna Bovarina, prossima meta. La discesa ad ogni modo è sul pendente forte, e scendo con le ridotte. Mi dispiace tornare alla civiltà, sarei restato quassu ancora un poco, ma inzia ad essere tardi, e le giornate non sono più così lunghe come in giugno. L'Adula ed il Sosto ormai ci accompagnano costantemente.

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18:10 Discesa tranquilla, senza grosse difficoltà. L'unico problema è una mandria di mucche, diverse in mezzo al sentiero. Memore dei metodi di Danila con la mucca scozzese incontrata tra il San Lucio ed il Bar, vado deciso e con la voce le faccio spostare. Riesce benissimo, ho un futuro assicurato come mandriano.

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18:30 Siamo quasi alla quota della Bovarina. Sopra di me posso vedere il pendio disceso. Guardando così non si riesce ad immaginare quali meraviglie si nascondano là in alto.

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In questa zona guadiamo il corso d'acqua che scende dal Retico, e va ad alimentare il fiume Brenno, che percorre tutta la valle di Blenio. La luce comincia a diventare problematica per le foto, il sensore sbaglia il calcolo dei tempi, devo puntare sullo scuro, poi risalire per far si che capisca che non voglio fotografare il cielo chiaro.

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18:40 Il sentiero si è spianato, e una lunga curva ci porta verso la Bovarina, Sono riapparsi anche gli alberi. Il versante si eleva verso Ovest, ed il sentiero è piuttosto buio ormai. Niente problemi, ho la frontale nel sacco.

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18:40 Arrivati alla Bovarina, brutto orario. Stanno servendo la cena a 32 persone. Ci piazziamo all'esterno, il refettorio interno è pieno, ed il personale ci serve ugualmente caffé e bibite. Gentilissimi. Andreas è molto soddisfatto del percorso, io sono estasiato, ho bisogno di qualcuno a cui raccontare, non mi posso tenere dentro una cosa del genere, sennò rischio di scoppiare.

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19:10 Mezz'ora di pausa terminata. Ho calcolato che in tutto abbiamo fatto circa due ore di pause lungo il tracciato, per cui il tempo di percorrenza effettivo dovrebbe essere di circa 8.5 ore. Il Luzzone davanti a noi ci farà da guida per tutta la discesa, e lo vedremo alzarsi sempre più.

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19:25 Abbiamo passato l'attacco che porta direttamente all'alpe Pradasca, che avrei voluto percorrere il 28.09.2008, ma allora era chiuso per una frana causata dal maltempo di agosto. Poi vedo un cartello, e mi viene da ridere...

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Ma voi, non sapete cosa ho fatto io oggi!!! Sentiero pericoloso? Mi accorgo che i parametri di valutazione delle escursioni stanno cambiando continuamente. Quello che ieri era difficile, oggi è medio, e ciò che era medio, oggi è facile. Devo fare attenzione a non sopravalutarmi, e iniziare a fare scemenze da incoscienza.

19:55 Arriviamo a Ronco di Gualdo. Non ho fotografato la baita con il corno delle alpi, sennò la macchina fotografica si mette a vomitare tante volte ha dovuto inquadrarla. Preferisco riprendere le montagne, orami indorate solo sulle cime.

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20:10 Ecco Orsàira. Al ponte, poche centinaia di metri prima, termina il tratto T2 e passiamo a T1 su asfalto. Da qui è routine domenicale arrivare a Campo Blenio.

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Andreas non crede che io sia veloce in piano. Per cafoneria, e per verificare lo stato delle gambe, decido di dargli una dimostrazione: meraviglia, dopo tutto questo percorso, il turbo si inserisce senza problemi, e comincio a passare alla terza, poi quarta, poi quinta, lasciandolo indietro in un attimo. Andreas si ricrede... Freno, rimetto le ridotte, e tengo il suo passo.

20:20 Due selvatici ci osservano da un prato sulla nostra sinistra.

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20:25 Posti già visti, fotografati, percorsi, ma c'è una gioia nuova nell'incontrarli ancora. Li vedo con occhio diverso, c'è il ricordo di quella cresta. Scendo e li guardo come se stessi tornando da loro per raccontare qualcosa, un amico che si desidera rivedere per farlo partecipe del proprio vissuto.

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20:45 Siamo quasi a Campo Blenio, ormai il tramonto sta terminando, ma decide di fare un ultimo gioco di prestigio, e trasformare il grigio in rosa.

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20:55 Al parcheggio. Che pedalata. Ho ancora la forza di premere il bottone dello scatto.

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22:00 Arriviamo a casa mia. Andreas è in Ticino da solo, l'ho invitato a cena. Rita ci accoglie con una signora cena, poi fuori in terrazza per il caffé, per contarsela su, per renderla partecipe e farle venire voglia di intrapprendere questo percorso anche lei. E' stata una giornata lunga, Andreas è stanco di ieri e di oggi, e ciò non ostante ci lasciamo solo dopo mezzanotte.

Grazie Andreas, è stato un privilegio, un onore ed una gioia poter essere accompagnato, guidato ed aiutato da te. Ho pianto dalla gioia e dalla commozione,  gustato ogni singolo passo fatto assieme, ogni panorama, discorso, e silenzio. Mi hai regalato uno dei giorni più belli della mia vita, e in cambio ti posso dire solo "GRAZIE", ben sapendo che è troppo poco.

Album fotografico 1: da Pian Geirett alla fine della cresta del Sasso Lanzone via Pass Uffiern.

Album fotografico 2: dalla discesa del Sasso Lanzone a Campo Blenio via lago Retico e Bovarina. 

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Published by UpTheHill - in Blenio - trekking
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5 luglio 2010 1 05 /07 /luglio /2010 09:59



Percorso effettuato: Aquacalda (Q1758) - Pozzetta (Q1869) - Samprou (Q1851)  - passo di Gana Negra (Q2430) - alpe Bovarina (Q2008) - sopra alpe Pradasca (Q1790) - passo Cantonill (Q1937) - piano di Léigra (Q1687) - Anveuda (Q1678) - Taraira (Q1720) - Dötra (Q1748) - Croce Portera (Q1917) - Acquacalda.

Difficoltà: strada asfaltata, forestale T1, sentiero T2, sentiero T2 non marcato.

Dislivello: 1300 metri.

Lunghezza del percorso: 18.5 chilometri.

Sforzo equivalente: 32 chilometri.

Durata (incluse le pause): 9.50 ore.

Riferimenti: capanna Bovarina, capanna Dötra, centro Uomo-Natura di Acquacalda, "Da Piera ad Acquacalda via Dötra, 11.06.2009", "Ciaspolata di San Giuseppe: capanna e alpe Bovarina, 19.03.2010", "Bovarina con Rossetto, 28.09.2008", serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana".


Rita ed io ci eravamo innamorati della zona di Gana Negra quando, il 19.03.2010, eravamo saliti dalla capanna Bovarina all'alpe Bovarina, e avevamo potuto dare un'occhiata a questa vallata, coperta di neve allora. E poi, il 28.09.2008, durante il giro al pizzo Rossetto, avevo visto questo cartello alla capanna Bovarina. Ero alle prime armi escursionistiche, allora, il nome mi aveva colpito, ed era rimasto nel mio immaginario.

La valle di Blenio, assieme alla zona del Piora, sono le due regioni ticinesi che amiamo di più, per il loro paesaggio, diverso tra di loro: tanto è forte, rocciosa e brulla la zona dietro il Piora (Cadlimo), tanto è verde e fiorita la valle di Blenio.

Come al solito faccio i compiti a casa, e trovo un bell'anello, che partendo da Acquacalda permette di attraversare sia la Gana Negra, che i prati tra Anveuda e Acquacalda. Un po' di calcoli, il percorso è abbordabile. Lo sforzo grosso è quasi tutto all'inizio, Si potrebbe partire anche dal passo del Lucomagno, rendendo più dolce la salita alla Gana Negra, ma si allungherebbe di quasi sette chilometri, ed il dislivello totale non cambierebbe. Opto per la variante a salita estrema. A noi si associano Danila e Pierfranco.

09:00 Siamo al centro Uomo-Natura di Acquacalda. In questo periodo il ristorante e l'albergo sono in ristrutturazione, non c'è in giro praticamente nessuno. Temperature già a 19°, la giornata si preannuncia di quelle toste.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4891
Foto di gruppo fatta (la trovi nell'album). Ieri mi sono acquistato un nuovo paio di scarponi, e oggi effettuerò il rodaggio. Rita ha preso dei cerottini, nel caso mi esca qualche fiacca. Non penso succederà: ho provato scarponi per un'ora, prima di decidermi per questi, e sono piuttosto sicuro della mia scelta. Grazie Igor per la tua pazienza!!!

09:05 Ci incamminiamo lungo il sentiero numero 2 + 7 che resta poco più in alto della strada. Mi pregusto già il piacere, tra un po', di non dover più sentire il rumore di veicoli.

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Davanti a noi, il pizzo Colombe (o pizzo Campanitt), che segna il confine tra la valle di Blenio e la zona del Piora. Sulla sua sinistra, il passo del Sole, e sulla destra, il passo delle Colombe, con il bel laghetto. Questa montagna, con la sua forma molto caratteristica, è il mio faro d'orientamento quando sono in questa zona, e l'ho fotografato in tutte le salse.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4903
Flora e fauna splendidi, fiori a perdita d'occhio, i cembri tipici di questa zona. Se sali fino a qui anche solo per un pic-nic, ti resta nel cuore. Nascosto tra le foglie, un bel brucone.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4905
09:30 Arriviamo a Samprou, da dove si stacca il sentiero che sale diretto alla Gana Negra, almeno secondo le due cartine in mio possesso. Ci guardiamo in giro, di marche non ce ne sono, di cartelli gialli nemmeno. Pensavo di lasciare a casa le cartine (sia quella topografica che quella fotografica), ma adesso sono ben contento di averle prese con me.

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Danila ed io le studiamo: sembrerebbe si debba salire sul versante destro orografico della valletta che si diparte lateralmente, ma non c'è traccia di sentiero. Invece, a sinistra, sembra di intravvedere una traccia lungo la collinetta. Decidiamo di prendere in quella direzione. Iniziamo a la salita libera. Anche di qui di segnali non ce ne sono. Passiamo un boschetto, e riemergiamo all'aperto. Intanto una farfalla decide di lasciarsi fotografare.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4920
10:00 Abbiamo raggiunto un pianoro, quasi sopra Casaccia, e ancora di sentiero non se ne vede. La strada è bloccata da un vallone, con megafrana, e dall'altra parte vediamo il passo del Lucomagno.

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Tiriamo fuori nuovamente la cartina. Danila teme che dobbiamo ridiscendere per aggirare il vallone, arrivare al passo, e prendere l'altro sentiero, quello che avevo deciso di evitare. Studiamo bene la cartina, ed effettivamente il sentiero sembra lambire il vallone dalla parte dove ci troviamo, per salire direttamente seguendo le creste che portano in alto.Siamo in ballo, balliamo. Attorno, genziane a gogò.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4928
10:15 Abbiamo passato un cartello color rosso, con la scritta "HRT". Non ho la più pallida idea se sia un buon segno... Non ci sono indicazioni di percorso. Intanto saliamo a zig-zag, seguendo la cresta del versante.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4931
Nuova farfalla...

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4935
10:30 Sotto di noi ormai vediamo il "Lai da Sontg Maria" (lago di Santa Maria), posto sul versante grigionese del passo del Lucomagno. Con lo zoom posso vedere bus, auto e moto in abbondanza.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4948
10:40 Miracolo. Una marca bianco-rosso-bianco, la prima che vediamo. Forse siamo nella direzione giusta.

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La roccia intanto cambia aspetto, ed inizia a mostrare la dolomia saccaroide. Immagina un tagliere, largo diversi chilometri (forse più di dieci) e relativamente sottile (qualche centinaio di metri), inserito quasi in verticale che taglia la Leventina, la Blenio, continua sul piano della Greina, e forse oltre: questa è la "sacca di Piora", inserita come un coltello attraverso il granito, lo gneis ed il faldspato di cui sono composte le nostre montagna.

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10:55 Il caldo inizia a farsi sentire, la pendenza è micidiale: decisamente non è il mio tipo di percorso. Pier, Danila e Rita mi lasciano indietro continuamente, e gentilmente si fermano per attendermi ogni venti minuti circa.

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11:10 Cambio di pendenza, penso che ci siamo quasi. Si sale ancora, ma in modo più dolce.

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Lingua di neve. Pier, Danila e Rita sono passati a destra. Io la guardo bene...

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...e sulla sua sinistra vedo la seconda marca di oggi.

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Chi ha ricevuto l'incarico di marcare il percorso, aveva il braccino corto con la pittura. Passo a sinistra, costeggiando la marca. E non ostante lo sforzo, come fai a non godere della poesia della rugiada raccolta in una foglia?

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4969
E subito dopo, le prime genziane di Koch.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4975
11:35 Lassù vedo tre teste che mi attendono, ed un cartello giallo. Ce l'abbiamo fatta!!! Non aumento la velocità (grosso errore, quando pensi di essere in prossimità della meta, metterti a correre: è il momento che ti prendi la fregatura), e in pochi minuti raggiungo i miei compagni.

2010.07.04 Gana Negra e passo Cantonill 4984
Prendiamo il sentiero che ci conduce verso l'alpe Bovarina. Fatte poche centinaia di metri, traverso sulla neve. Insomma, siamo al quattro luglio (festa dell'indipendenza americana), siamo solo a Q2400, e c'è ancora neve?

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4987
Appena passata questa zona, entriamo in un mondo incantato: il terreno, che digrada progressivamente verso la Bovarina, è costellato di grandi massi, la maggior parte di colore nero, come lo scacchiere di un gigante che abbia lanciato i suoi cubetti a caso. Alcuni sono di roccia solida...

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...altri di materiale estramente stratificato e friabile.

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Il sentiero zigzagga liberamente, e ci porta ad un bel laghetto.

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E davanti a noi si apre la zona di Campo Blenio, diga del Luzzone, Adula, pizzo Terri e compagnia bella. Cambio obiettivo, e metto il grandangolo.

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12:00 Siamo scesi bene, ci stiamo godendo il paesaggio. Sulla nostra sinistra una montagna, in buona parte franata, che probabilmente ha dato origine a questo bailame di pietre. Mentre cammino, Danila mi fa segno con il dito di non fare rumore, e di raggiungerla. Delizia: una marmotta davanti alla sua tana.

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12:25 Scatti a fiori a tutto spiano (nell'album), poi nuovo mini-laghetto.

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Questi probabilmente non sono inseriti nella serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", ma sono ugualmente deliziosi. La pancia però inizia a battere, ormai sono quasi quattro ore che camminiamo senza soste (io). Guardando verso il basso vediamo un ulteriore laghetto, e decidiamo di fermarci li per il pic-nic, prima di arrivare all'alpe Bovarina.

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13:25 Abbiamo ricarburato i serbatoi. Gli scarponi stanno tenendo botta bene (e anche i miei piedi), durante la pausa faccio un controllo, niente fiacche, tutto a posto. Ripartiamo, con la diga del Luzzone in bella vista.

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Ormai si vede anche il Sosto, sopra Campo Blenio. Prime rose delle alpi di quest'anno.

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E bella macchia di genziane.

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13:35 In un attimo arriviamo all'alpe Bovarina. Che differenza rispetto a marzo. Pensavamo che l'alpe fosse già stata caricata (per questo ci siamo fermati più in alto a mangiare), invece attorno non c'è nessuno.

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Aprofittiamo della fontana per riempire le bottiglie (le scorte d'acqua stanno scendendo mooooolto velocemente), e noto i cartelli gialli attaccati sotto l'entrata di una stalla: non sono ancora stati posati, chissà cosa attendono...

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Da qui prendiamo la forestale, che scende lungo il lato destro orografico, e che ci porterà all'attacco del sentiero per il passo Cantonill un po' sopra l'alpe Pradasca. L'alternativa sarebbe stata di scendere fino alla capanna Bovarina, Ronco di Gualdo (Q1537) per risalire nuovamente. Con questa forestale invece, facciamo il minimo di discesa possibile. Dato che questo tipo di percorso è il mio percorso, mi congedo dai compagni e parto con la mia falcata.

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13:55 Gli alberi iniziano a diradarsi, e posso vedere il fondo valle, con Ghirone, e la diga del Luzzone appena dietro. Non so se i nervi mi reggerebbero ad abitare in un luogo con una diga così appena dietro le spalle.

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Poi passo sopra l'alpe Pradasca, da cui provengono rumori di attività e scampanio di mucche.

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14:25 Sono arrivato all'attacco della salita per il passo Cantonill. Mi assicuro che i miei compagni vedano che imbocco la deviazione, e decido di mettermi in marcia, tanto tra poco mi supereranno loro. Sotto di me, Ronco di Gualdo.

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In effetti la salita è di quelle durette. L'afa è micidiale; da diverse ore grosse nuvole scure si rincorrono in cielo, facendoci temere un temporale, ma per intanto la meteo ha tenuto. Si suda che è un piacere. In breve i miei compagni mi raggiungono, e mi superano. Ormai vaccinato alla situazione, lascio che l'occhio veleggi liberamente ai lati del sentiero, e in una macchia di piantine vedo foglie, larghe e bucate, ognuna "posseduta" da un insetto, che le stanno mangiando.

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E piccole delizie come questa.

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15:15 Arrivo al passo. Nell'ultimo tratto vengo colpito da piccoli staffili di pioggia. Guardo in su, non sta piovendo. E' l'umidità, talmente alta, da condensarsi praticamente a livello del terreno, e questo ti lascia capire che cappa abbiamo attorno.

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Appena scollinato vedo un gregge di pecore e capre, e Rita che sta facendo le coccole ad una capretta bruna. Sulla mia sinistra, Leonida con i suoi trecento alle Termopili che dice "Di qui non si passa".

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La capretta accarezzata da Rita decide che io potrei essere un dispenser migliore, e mi si avvicina. Non so se io sia un accarezzatore migliore di Rita, sicuramente sono un accarezzatore, e la capretta non si è sbagliata. Poi capisco che in realtà cerca un posto per grattare il capo, da cui iniziano a spuntare le corna, che sicuramente le causano fastidio, e ha deciso che la mia gamba legnosa è un ottimo punto sul quale diminuire questa fastidiosa sensazione.

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Il mio amor proprio va sotto i piedi, ma tant'è... Da qui si può gustare la veduta sull'ampio crinale che ospita Anveuda e la zona della Dötra.

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E quasi all'orizzone, la grande antenna del monte Matro, sopra Biasca. Iniziamo la discesa verso Anveuda, Il sentiero, nel primo tratto, corre nel bosco, poi finalmente si spiana arrivati quasi a destinazione.

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Lungo la via, incontro con alcune mucche scozzesi.

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16:00 Anveuda. Le gambe iniziano ad essere stancotte, ne abbiamo fatto di sali-scendi. Quello che è peggio, è che le bottiglie sono praticamente vuote, e non ci sono fontane. Chiedo gentilmente ad un signore se mi può riempire le bottiglie, e gentilmente acconsente. Intanto mi guardo indietro: passo Cantonill visto da Anveuda.

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16:05 Arriviamo a Taraira. Da qui si potrebbe prendere il sentiero alto, che porta direttamente a Croce Portera, e accorciando un poco il percorso. Breve discussione, decidiamo di passare per Dötra, e fermarci per una pausa. Imbocchiamo il sentiero che ci permette di evitare una parte della forestale che collega Anveuda con Dötra, soprattutto per proteggerci dal caldo: orami siamo cotti.

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Dietro di me vedo l'Adula, e guardando bene credo di intravvedere la zona dove si trova il passo di Laghetto e il laghetto Cadabi, raggiunto il 01.08.2009. Non sono sicuro al cento per cento, ma è molto probabile. Dovrebbe essere nella sella, poco a destra del centro della foto.

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16:30 Il sentiero ci ha riportati sulla forestale, ci incrociano diverse auto che scendono a valle. Poi si apre il pianoro di Dötra.

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16:40 Scendiamo alla capanna Dötra, e guadiamo chi con birra, chi con caffé, e non disdegnamo un gelato artigianale.

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17:15 Ma le fatiche per oggi non sono ancora finite, abbiamo almeno un oretta di marcia ancora per Acquacalda. Così inforchiamo i sacchi, e via lungo l'alpe, con pendii fioriti splendidi.

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Questo tratto lo conosciamo bene, è semplicemente delizioso. Se vuoi passare un bel pomeriggio, fare una passeggiata facile, e godere della tranquillità, la zona è particolarmente adatta.

17:35 Subito dopo un ponticello, inizia l'ultima salita, un 150 metri circa. Dato che sono in fondo, ne aprofitto per fotografare il passo Cantonill e il pizzo Rossetto.

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18:00 Arrivo al passo d Croce Portera, due belle signore mi stanno attendendo.

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Ricompare anche il pizzo Colombe / Campanitt, e la nostra meta.

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Appena scollinato, il sentiero cambia, e si tiene abbarbicato alla costa della montagna, decisamente più pendente da questa parte (questo è il motivo per cui non consiglio di andare oltre a Croce Portera con le ciaspole, venendo da Dötra).

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Lungo il percorso, diversi degli splendidi cembri che si innalzano partendo da massi, e spesso con parte delle radici in vista.

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18:35 Ci siamo quasi, ormai siamo in prossimità del centro Uomo-Natura.

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18:40 Tutti sani e salvi alla meta. Gli scarponi hanno retto benissimo, il rodaggio è stato effettuato. Ultima foto ad un cembro, prima di risalire in auto e ridiscendere nella cappa d'afa e canicola che ci attende a Bellinzona.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 5179
Ed ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo
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Post scriptum al 05.07.2010: dopo aver scritto l'articolo, ho inviato un mail a "Blenio Turismo", informandoli del problema riscontrato con il sentiero, e dei cartelli ancora in pausa invernale. Dopo meno di un'ora, il responsabile mi ha chiamato telefonicamente (e questa è serietà e professionalità), e mi ha informato che:


1) I cartelli all'alpe Bovarina non sono ancora stati sistemati, dato che sono in ritardo con il lavoro a causa della neve che è rimasta in quota un mese in più rispetto alla media degli ultimi anni. Verranno sistemati nel corso dei prossimi giorni.

2) Il sentiero Samprou - passo di Gana Negra verrà rimarcato ed indicato nuovamente nel corso dei prossimi mesi. Due anni fa, a causa di violenti nubifragi, soprattutto la parte che passa sulla dolomia saccaroide era stata spazzata via. Dato che il sentiero è poco battuto, non erano sicuri se ripristinarlo o meno. Recentemente è stato deciso di riaprirlo. Viene sconsigliato di percorrerlo subito dopo forti piogge, dato il tratto intermedio e superiore diventano un unico ruscello.

 

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5 ottobre 2009 1 05 /10 /ottobre /2009 08:43



Percorso effettuato: diga del lago Ritom (Q1850) - laghetto di Tom (Q2025) - Cadagno di Fuori (Q1916) - capanna Cadagno Franco Della Torre (Q1982) - Cadagno di Fuori - sentiero didattico - diga del lago Ritom.

Difficoltà: sentiero T1.

Dislivello: 350 metri.

Lunghezza del percorso: 11 chilometri.

Sforzo equivalente: 15 chilometri.

Durata (incluse le pause, e che pause): 6.25 ore.

Riferimenti: la zona del Piora, capanna SAT Ritom Cadagno Franco Della Torre, sentiero didattico del Ritom, centro di biologia alpina

Osservazioni: questa escursione, assime a quella del Parco della Breggia, è assolutamente adatta a famiglie con bambini piccoli. Non vi sono pericoli, il percorso è chiarissimo, senza difficoltà, e permette di gustare fino in fondo una delle regioni più belle del Ticino. Da consigliare vivamente.

C'è una promozione da festeggiare, ed un buono da spendere: Marco, che è appena stato promosso sul posto di lavoro, e che ha vinto un buono presso uno dei ristoranti della zona del Piora, ci invita assieme a Lara, Ivan ed Alice a fare quattro passi con loro nella zona, e riempire la pancia a loro spese. Rita ed io non abbiamo difficoltà ad accettare l'invito: la zona del Piora è una di quelle che amiamo di piu, e l'abbiamo battuta quasi tutta ormai. Ogni volta che vi torniamo è sempre una delizia. I suoi colori, la conformazione geografica, con diversi pianori che portano fino al pizzo dell'Uomo, il pizzo Colombe ed il pizzo del Sole, la presenza di fauna e flora pregiata, e non da ultimo il formaggio che vi si produce, che quando invecchiato diventa una vera esplosione di gusto sulle papille gustative.

Passo dal mio fornitore abituale, e ordino di una giornata di bel tempo. Lui ci accontenta, e ci procura uno splendore di domenica d'ottobre, con "il cielo di Lombardia, così bello quand'è bello..." come dice Alessandro Manzoni ne "I Promessi Sposi". Aria tersa e limpida, temperatura mite, tutto fa presagire una giornata semplicemente splendida.

10:00 Ci ritroviamo al parcheggio del lago Ritom, appena sotto la diga. Abbiamo pianificato un percorso facile e senza stress, in modo da poterci godere la compangia dei bimbi, e lasciare sufficiente tempo per digerire a mezzogiorno (dopo i pasti pesanti, per effetto di gravità, anche le gambe mi diventano pesanti). Ci avviamo verso l'albergo del Piora, per un caffé prima della partenza.


10:40 Espletate le formalità della partenza, ci avviamo lungo la forestale che costeggia il lago sul lato destro orografico. L'aria è immobile, e il lago riflette quasi senza deformazione il paesaggio attorno, raddoppiando la bellezza.


Attraversiamo la diga, e ci portiamo sulla forestale, quella più conosciuta, costeggiando il lago. Eccezionalmente ho messo le scarpe basse da trekking (e ho consigliato Rita di fare lo stesso), dato che conosciamo bene la zona, e so che non ci sono problemi. I polpacci sono contentissimi dell'allegerimento, e mi ringraziano funzionando come stantuffi.

Lungo la via, sorprese floreali e zoologiche: non ostante siamo già in ottobre, diversi fiori splendidi, ma soprattutto farfalle. Ne vedo di tre tipi: le vanesse, abbastanza comuni, un modello con le ali gialle, che non riesco a fotografare, ed una bellissima, con non avevo mai incontrato. La vanessa si lascia fotografare facilmente.


L'altra invece, si piazza si di un fiore, e mentre sugge il nettare spalanca le ali per farsi riscaldare. Già, il problema però è che il sole è dall'altra parte, e c'è una ripa per cercare di girarle attorno... Fa niente, scendo sul crinale, cercando di non scivolare nel lago.


Ma più di così non riesco.

11:15 Arriviamo alla biforcazione che porta verso il lago di Tom, e iniziamo la salita. Sono solo 200 metri, e i piedini allegeriti mi permettono per una volta di tenere una velocità di salita dignitosa.


11:40 A tempo di record arriviamo all'alpe Tom, caratterizzata dal laghetto omonimo.


Nascosti lungo il crinale vi sono i laghetti Taneda, invisibili dal basso, e lassù la Bassa del Lago Scuro, la bocchetta che dà accesso alla valle del Cadlimo, ricordi del 30 agosto... Rita ed io tiriamo fuori i cornetti e la cioccolata, e ancora una volta scopriamo che sono dono gradito. Attorno vari affioramenti di dolomia saccaroide, tipica di questa zona. Ivan prova, ed effettivamente la roccia gli si sbricciola in mano come fosse sabbia.


E, sorpresa, ancora una genziana.


12:00 Ora di ripartire, abbiamo riservato al ristorante. Mentre saliamo al dosso che separa la conca del Tom dal Cadagno, sguardo verso l'alpeggio.


12:15 Superato il dosso, ci si apre davanti agli occhi la zona del lago Cadagno, con il pizzo Colombe laggiù a destra. Sulla sinistra del pizzo si trova il passo Colombe, con il suo bellissimo laghetto, mentre a destra del pizzo il passo del Sole: entrambi portano in val di Blenio, a Casaccia, e li abbiamo raggiunti il 12 ottobre dell'anno scorso.


12:40 Senza storia ne gloria arriviamo al Cadagno di Fuori. Al ristorante ci hanno riservato un tavolo, e ci piazziamo. Menu a scelta, andiamo tutti con polenta, e Piora stagionato. Gente tanta, non me ne aspettavo così tanta: l'anno scorso quando abbiamo fatto il nostro giretto il 21 settembre, non avevamo incontrato quasi nessuno.

Durante l'attesa faccio un salto fino al dosso che separa il lago Ritom dalla zona del Cadagno, per fotografare la piccola chiesetta posta proprio in cima.


14:00 Ho proposto ai bimbi di salire fino alla capanna, dato che nella zona dietro alla stessa vi sono diverse tane di marmotte, e chissà che non riusciamo a vederne una. Ho poche speranze, non si sono sentiti i tipici fischi fin'ora, ma provare non costa niente... Salendo noto che le rose alpine (rododendro) si sono tirate avanti con il lavoro, e sono già pronti i boccioli per la prossima primavera, esattamente come fanno le camelie.


14:15 Accanto allo stallaggio del Piora troviamo l'edificio in cui ha sede il centro permamente di studi del lago Cadagno. Il rosso presente nelle pietre utilizzate per l'edificazione fa pensare che siano andati fino al laghetto Miniera a prenderle. Il lago Cadagno è sede di studi dato che presenta una caratteristica rarissima: le acque sono divise in due strati, che non si mescolano mai. Lo strato inferiore è privo di ossigeno, e riescono a viverci solo pochi microorganismi. Lo strato superiore, invece, è ricco di ossigeno, e presenta una fauna importante, compresi i pesci. Nella zona di separazione tra i due strati vivono dei microorganismi di colore rosso, che caratterizzano il colore delle acque.


14:25 Siamo nella zona dietro la capanna, le tane si vedono benissimo, ma di marmotte neanche l'ombra. Speravo proprio che con una giornata così decidessero anche loro di fare la passeggiatina pomeridiana della domenica...


Ci consoliamo che un secondo caffé in capanna, sulla belissima terrazza, strapiena anche questa.

15:30 Dopo il caffé, scendiamo nuovamente fino al Cadagno di Fuori, continuiamo una cinquantina di metri in direzione del Ritom, e troviamo il cartello che indica l'inizio del nuovo sentiero che circumnaviga il lago sull'altra sponda. Aperto da poco più di un anno, non lo abbiamo mai percorso. E' l'occasione buona per visitare il bellissimo bosco di larici dell'altra sponda.


Il sentiero scende subito deciso verso la riva del lago. Ben fatto, presenta unicamente un punto di tre metri dove occorre tenere i bimbi per mano. In basso una piccola spiaggetta di sabbia bianca (probabilmente dolomia anche questa), si presenta quasi fossimo a Copacabana.


15:40 Siamo in riva al lago. Il sentiero svolta a sinistra, ci porta su di un ponticello per guadare il rivo che scende dal Cadagno, ed entra in un tunnel scavato nella roccia.



Appena fuori, si apre la vista su di una parte del lago che non conoscevamo ancora, bellissima. Mentre la sponda percorsa dalla forestale è erbosa (in estate), questa zona si presenta con uno splendido bosco di larici. Pensavo fossero già più avanti con la stagione, e avessero indossato il manto giallo autunnale, ma le temperature miti di settembre hanno fatto si che attendessero a togliere dall'armadio gli abiti autunnali. Ci toccherà ritornare tra un due-tre settimane...


Il sentiero costeggia il lago, con salite e discese dolci, svolgendosi prevalentemente nel bosco. Saltuariamente una zona meno fitta di vegetazione permette la vista sull'altra sponda.


Il lago qui entra come piccole dita in fiordi, e si tinge le unghie di smeraldo.


Nel bosco la temperatura è più fresca, ma non fredda. Molto piacevole in estate, questo tratto... Poi una svolta, sento la termica calda, e si esce nuovamente allo scoperto.


Lungo il percorso diversi sorbi, uno più bello dell'altro.

16:40 Ma anche le vie più belle hanno un termine. Arriviamo alla diga e al ristorante dove abbiamo bevuto il caffé stamane. Appena sotto la diga, un sorbo che aprofitta del calore riverberato dalla parete per dare sfoggio di se.


Saluti e baci: ringraziamo Marco e Lara per l'opportunità che ci hanno dato di vivere una giornata splendida. Adesso ci manca ancora solo il lago di Dentro del Piora per poter dire che abbiamo battuto tutta la zona. Rita ed io ne discutiamo scendendo, magari si potrebbe fare prima della fine di ottobre, tanto per vedere anche i larici in giallo...

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17 agosto 2009 1 17 /08 /agosto /2009 09:07



Percorso effettuato il primo giorno: lago Luzzone (Q1600) - alpe Garzott (Q1630) - capanna Motterascio (Q2172) - Crap la Crusc (Q2266) - passo della Greina (Q2357) - capanna Scaletta (Q2205).

Percorso effettuato il secondo giorno: percorso inverso, con deviazione dal passo della Greina all'arco della Greina.

Difficoltà: sentiero T2.

Dislivello: 800 metri

Lunghezza del percorso giornaliero: 15 chilometri

Sforzo equivalente: 23 chilometri

Durata (incluse le pause): primo giorno 7.5 ore, secondo giorno 7.5 ore

Riferimenti: orario del bus alpino della Greina, il "Sentiero degli Stambecchi, parte 1", il "Sentiero degli Stambecchi, parte 2", "Greina, la tundra tra Ticino e Grigioni", progetto per il Parc-Adula

Capanne: capanna CAS Motterascio - "Michela", capanna Scaletta, SAT Lucomagno

Ci sono dei posti al mondo, che se sei in zona, non puoi fare a meno di visitare: l'altopiano della Greina appartiene a questi. Si tratta di una zona in quota (sopra Q2000), con una forma di tipo Y. Il suo centro pedonale è Crap la Crusc, un masso (in romancio crap = masso, sasso, crusc = croce) con una piccola croce in ferro battuto, unico manufatto presente in tutto il territorio. Un dei rami si estende da questo punto verso la capanna Motterascio ed il suo alpe, un altro verso Est, denominato "Plaun la Greina" che porta fino alla capanna Terri, in territorio grigionese, e l'ultimo, verso Ovest, conosciuto come "Piano della Greina" conduce al passo omonimo e alla capanna Scaletta. Lungo circa 6 chilometri, e largo uno, si trova a cavallo dello spartiacque continentale. Dalla parte della Scaletta scende il Brenno della Greina, che finisce nel Mediterraneo, mentre dalla parte grigionese dà origine al Reno di Somovix, che termina nel Mare del Nord.



Il paesaggio presenta diversi biotopi, dal prato magro alla torbiera, dal pascolo alla zona con forte presenza di calcare e dolomia saccaroide. Le cime che contornano questo pianoro si stagliano nette, portando sopra Q3000, e sono habitat per il camoscio, la marmotta, l'aquila, la pernice delle nevi, e altri ancora. In estate era possibile trovarvi diverse centinaia di capi di bestiame (mucche, pecore e capre), mentre oggi non viene quasi più caricato.

La Greina permette il collegamento tra la parte alta della valle di Blenio e la Lumnezia, ed era conosciuto sicuramente nel 20 dopo Cristo. Durante il Medioevo il percorso fu spesso utilizzato per il trasporto di merci sulla direttrice Sud-Nord. Dopo la II Guerra Mondiale vi furono alcuni tentativi di utilizzare questo spazio per le sue risorse idriche (produzione di elettricità), in seguito fu proposto di utilizzare la Greina come zona di esercitazione per il tiro militare, e come centro turistico. Fortunatamente nessuno di questi progetti andò in porto, grazie alle forti opposizioni, ed oggi la zona è inserita nell'inventario federale dei paesaggi, dei luoghi e dei monumenti naturali d'importanza nazionale, e come tale protetta.

Negli ultimi due anni è nata l'idea di crerare un parco nazionale nella zona, denominato Parc-Adula. L'idea sarebbe quella di valorizzare tutto il territorio, estendendo la bandita di caccia, e permettendo unicamente attività agricole originali, quali la pastorizia e la produzione casearia. Purtroppo il progetto sta incontrando delle difficoltà, e non sono sicuro che verrà realizzato.

Il piano originario prevedeva di effettuare la traversata della Greina il primo giorno, partendo dal Luzzone fino alla capanna Scaletta, ed il secondo giorno il "Sentiero degli Stambecchi" dalla Scaletta alla capanna Bovarina, per terminare con la discesa a Campo Blenio. Invece è andata a finire (e non ci è dispiaciuto neanche un po') che abbiamo fatto andata - ritorno lungo la stessa via. Il motivo? Beh, lo scoprirai leggendo... L'idea era di andare il 15 ed il 16 agosto, ma una telefonata alla capanna Scaletta per riservare i due posti mi ha fatto scoprire che domenica 16 ci sarebbe stata la festa d'innaugurazione della nuova ala della capanna, e che la stessa sarebbe stata stracolma dal giorno prima. Così abbiamo anticipato di un giorno.

Giorno 1 (14.08.2009): dal lago Luzzone alla capanna Scaletta

09:45 Arriviamo con il comodissimo "bus alpino della Greina" che abbiamo preso a Campo Blenio al capolinea, denominato "metà lago", posto sul lato destro della diga (guardandola da valle), subito dopo una galleria di quasi 900 metri di lunghezza e strettissima. Il bus ci scarica assieme ad alcuni altri escursionisti.


Il sacco pesa più del solito: dobbiamo portarci il supplemento per la notte in capanna. Ma pensando a quello che vedremo, e di cui ci hanno decantato le meraviglie, è un peso lieve. La meteo è splendida, e hanno dato bello per entrambi i giorni. Il lago artificiale del Luzzone si spinge nella direzione in cui dobbiamo incamminarci, e ci accompagna per un bel tratto.


Là in fondo, sulla sinistra e in alto, c'è la capanna Motterascio. Percorriamo la strada forestale che costeggia il lago, con dolci sali-scendi, con il vantaggio che possiamo scaldare il muscoletti prima di affrontare la salita di quasi 600 metri fino alla capanna. Il paesaggio tutt'attorno è incantevole.


10:20 Arriviamo all'alpe Garzott, dove ci fermiamo qualche minuto a parlare con l'alpigiana (si, ne esistono ancora). Le mucche sono in alto, ma portano qui il latte per la lavorazione. L'alpe dà direttamente sul lago, e penso che le mucche producano un ottimo latte, in queste condizioni.


Piccola "sosta cornetto". Rita sta sviluppando un occhio di falco, e identifica un bruco bellissimo, di circa 5-6 centimentri di lunghezza, intento a fare colazione pure lui.


Mi chiedo che razza di farfalla potrà uscirne... Grégoire (che tiene un blog sui serpenti del Ticino) mi informa in seguito che si tratta della larva della sfinge dell'euforbia (Hyles euphorbiae). Ripartiamo lungo il sentiero che si addentra nel bosco portandoci fino alla testa di uno dei due rami del lago (niente a che fare con "Quel ramo del lago di Como..."), per contornarlo e tornare nuovamente verso la diga, prima di girare un piccolo promontorio e portarci lungo il secondo ramo verso il punto di partenza del sentiero che sale. Nella foto vedi il promontorio che divide i due rami.


11:10 Siamo in fondo al secondo ramo. Lungo il percorso ho fotografato diversi fiori splendidi, e mi sono goduto il paesaggio, dato che il dislivello fino a qui è stato molto contenuto. Arriviamo al ponte che ci permette di spostarci sull'altro versante, per imboccare la parte in salita del sentiero.


Adesso la storia cambia: prima stavo dietro a Rita per tenere il suo passo e non distanziarla, adesso sto dietro a Rita perché non riesco a tenere il suo passo. Magra consolazione, superiamo una coppia più anziana di noi.


Anche qui, come già nelle altre escursioni, trovo spesso affioramenti di quarzo non cristallizzato, di cui le nostre montagne sono piene.


Spesso vi è presenza di micca, una roccia friabile con riflessi metallici, che ha fatto credere a migliaia di bambini di aver trovato l'argento, come ci racconta anche Giuseppe Zoppi ne "Il libro dell'alpe" (ma qualcuno lo conosce ancora questo libro? Io l'ho letto a scuola, in terza elementare, nel lontano 1966).

All'inizio della salita, piccola baita da fine settimana...


Inizia la salita... La prima parte è nel bosco, e la cosa è gradita, dato che la temperatura sta salendo, ed il sole picchia bene. La pendenza è forte, il sacco pesa, la fronte suda, gli occhi sono rivolti in basso per vedere dove metto i piedi. Sbuffo e soffro, poi mi fermo, guardo in su, e vedo un incanto.


Guardo in giù, e ne vedo un altro.


Fatiche dimenticate, riparto di buona lena. Il sentiero esce dal bosco, ma per fortuna una lieve brezza di accarezza e ci rinfresca.

12:30 Abbiamo passato un piccolo pianoro, posto circa a metà salita, contornato da due splendide cascate. Lassu, non ancora visibile, sopra la testa di una delle due, c'è la capanna Motterascio.


La cascata più grande resta sulla nostra sinistra, e canta da solista, accompagnata da quella più piccola, che le dà il ritmo in sottofondo.


12:45 Sono a circa metà di questo pezzo, e dietro di noi la vista sul lago del Luzzone e del monte Sosto è spettacolare.


12:50 Superata una piccola cresta, ecco apparire la capanna Motterascio.


13:00 Arrivato. La terrazza offre una vista splendida sul piz Terri, il lago del Luzzone, il Sosto, il pizzo Rossetto. Pranzo con un'ottima minestra di zucca, e fetta di torta d'alta classe: decisamente la cucina qui è curata. Ci godiamo un po' il sole ed il vento lasciando che lo stomaco avvii la digestione, e foto ricordo alla meridiana.


14:15 E' ora di ripartire. Ci accodiamo ad una comitiva di cinque persone, e ci avviamo lungo il sentiero che porta alla scala di accesso al piano della Greina.


Pensando che non sarei ripassato da queste parti, foto ricordo dell'alpe Motterascio.


Passata la scaletta, scompare il lago, e appaiono i laghetti e le torbiere.


Il paesaggio si apre, con rilievi minori che si innalzano dal fondovalle, e guidano il senitero in uno slalom lungo i pendii.


Percorriamo questo ramo del pianoro senza problemi, con il sentiero che a momenti si innalza, per poi abbassarsi nuovamente. Attorno a noi iniziamo a sentire le marmotte fischiare. Riusciamo a vederne diverse, ma sono distanti, e il mio grandangolo fa schifo per questo tipo di operazione: guardando nel mirino non riesco neanche a vederle. Lungo il percorso, un campo d'esercitazione per la costruzione degli inushuk.


E avanti, verso Crap la Crusc. Il contrasto è forte, tra il verde, il grigio della roccia, e il bianco della dolomia che inizia ad apparire.


15:15 Eccoci a Crap la Crusc. Sotto di noi si aprono gli altri due rami della piana della Greina. A destra, la capanna Terri, a sinistra, il passo della Greina che porta alla capanna Scaletta. Scendendo verso la piana, primo incontro con la dolomia.


Da qui in avanti, tutta la zona presenta i segni del balletto tra il granito e la dolomia, che si uniscono e si staccano, compenetrandosi e lasciandosi. Il tempo e l'erosione hanno modellato il paesaggio, mettendo a nudo talvolta il granito, e in altri punti mostrando gli strati di dolomia, in un rincorrersi di grigio e di bianco, sotto il tappeto erboso. L'acqua ha scavato profondamente in certi punti, creando gole tortuose, preferendo la dolomia al granito, e portandola con se fino al mare del Nord.


Il paesaggio è marziano, cambia continuamente ogni pochi passi, mostrando e nascondendo, e mostrando nuovamente, al salire e scendere del sentiero, al girare attorno ad un costone e rientrando in una valletta laterale. In alto, nuvole temporalesche si apropinquano, facendo si che accelleriamo il passo per evitare un possibile acquazzone.


Uno sguardo indietro, per vedere il bianco sentiero che abbiamo percorso.


17:00 Arriviamo al passo della Greina, il punto più alto per oggi. Sulla destra si dirama il sentiero T4 che porta alla capanna Medel, e che bisogna seguire per circa 600 metri per vedere l'arco della Greina. Decidiamo di lasciare stare, tanto si dovrebbe potervi salire anche dalla capanna. Dietro di noi l'ultimo affioramento bianco.


Appena oltre il passo, il paesaggio cambia repentinamente. Il sentiero ci conduce lungo una pietraia, e da parte vedo il segno del passaggio degli Ufo.


E lungo il sentiero, ancora neve: siamo al 14 agosto, siamo solo a Q2100, e non se ne vuole più andare.


In basso adesso vediamo la capanna Scaletta, nostra meta odierna.


17:30 Eccoci arrivati.


Dopo esserci rifocillati, Rita ed io guardiamo la parete che porta da Pian Geirett al passo Uffiern, prima parte del Sentiero degli Stambecchi, e mi viene un colpo al cuore. 800 metri di salita, con una pendenza di almeno 60°: a occhio e croce avrei bisogno di 3.5-4 ore per salire. Anche partendo alle 8:00, arriveremmo in cima a mezzogiorno, poi ci sarebbe ancora tutto il percorso fino alla Bovarina e la discesa a Campo Blenio. Mamma mia, non sono pronto per una cosa del genere. Discutiamo un po', valutiamo diverse varianti, e decidiamo di rifare il piano della Greina per rientrare al Luzzone.


Serata tranquilla in capanna, cena, qualche partita a scopa, e alle 21:30 a nanna.

Giorno 2 (15.08.2009): dalla capanna Scaletta al lago Luzzone

06:30 Diana

07:00 Colazione

07:30 Preparazione dei sacchi, riempimento delle bottiglie, ripartizione dei pesi.

07:45 Siamo pronti. Ultimo sguardo lungo la val Camadra, con vista fino a Ghirone e Campo Blenio, prima di iniziare la salita che ci riporterà al passo della Greina.


08:15 Siamo praticamente in prossimità del passo. In alto a destra sentiamo strani rumori di pietrisco, come se si assestasse più che franare. Ci fermiamo, e guardiamo al limitare della nebbia: due stambecchi, uno scuro che sta facendo un traverso sulla neve, ed un secondo, con un bellissimo pelame biondo, che ci osserva da una cengia. Mano alla macchina fotografica, sperando di riuscire ad immortalarli... Risultato da schifo, si capisce solo che c'è il pietrisco e la nebbia.


Arrivati al passo, prendiamo il sentiero T4 che scende sul piccolo pianoro, per fare la deviazione verso l'arco della Greina. E per la prima volta, seguo un sentiero bianco-blu-bianco. In realtà questo pezzetto (fino oltre al fiumiciattolo) è un T2 come difficoltà, ma di qualcosa bisogna pur vantarsi :-)


Arrivati sul pianoro svoltiamo a sinistra, tra la roccia ed il fiume, seguendo il sentiero. Dopo un centinaio di metri si presenta un arco, ma è troppo piccolo per essere quello che cerchiamo.


Continuiamo, ed in effetti circa 300 metri oltre, dopo aver girato attorno ad uno sperone roccioso, vediamo il grande arco naturale. Se non si soffre di vertigini, ci si può anche camminare sopra.


Veniamo riaggiunti da due coppie, una con bambini, che hanno pernottato con noi in capanna. Tutti simpatici (strano, in montagna non incontro mai musoni, al massimo persone riservate), ci mettiamo "a contarcela su". L'acqua del fiume scorre, ma talmente tranquilla che riflette le montagne, ed il gioco di luce e dei sassi del fiume trasforma le montagne in oro.


Si continuerebbe a parlare, il posto è delizioso, ma decidiamo di rimetterci in marcia. Rita ed io risaliamo al sentiero tagliando lungo la dorsale a sinistra, invece che a destra, risparmiano strada e dislivello. E i giganti ci guardano.


10:05 Stiamo nuovamente pedalando lungo il sentiero. La deviazione per l'arco ci ha preso circa un'ora, tra discesa, sentiero, guardare, parlare e tornare, ma ne è valsa veramente la pena. All'improvviso, mentre camminiamo, davanti a noi si para un coccodrillo gigantesco.


Ecco il bello del trekking lento: ad ogni passo scopri qualcosa di nuovo in ciò che avevi già visto. Ieri ci eravamo ben passati di qui, ma la prospettiva era diversa. Ci godiamo il percorso inverso, più leggero dato che c'è meno salita di ieri, gustando con gli occhi il continuo intrecciarsi della roccia, dell'acqua e del verde. La povera macchina fotografica si ritrova alla fine con più di 500 foto (suddivide nei tre album), ma tiene botta.

10:40 Arriviamo al bivio centrale della Y. Il nostro piano prevedeva di andare fino alla capanna Terri, per percorrere il terzo segmento, bere un caffé, e rientrare alla Motterascio. Un po' di calcoli temporali ci dicono però che dovremmo correre: il bus per scendere dal lago (l'unico nel pomeriggio) parte alle 16:35. Da qui alla capanna un'ora, un'ora per tornare, un'ora fino alla Motterascio, due ore e mezzo almeno per arrivare alla fermata del bus: totale 5.5 ore. Se non facessimo pause arriveremmo alle 15:30, ma non abbiamo voglia di fare marce a tappe forzate. Anche ieri ce ne siamo fregati altamente dell'orologio, a parte il checkpoint alle 9:24 a Campo Blenio per prendere il bus. Non c'è neanche bisogno di discutere: siamo qui per goderci questi due giorni, giriamo subito a destra, e faremo una pausa più lunga alla Motterascio. La capanna Terri è la in fondo a sinistra, oltre la curva: sarà per un'altra volta.


10:50 Arriviamo a Crap la Crusc, foto del masso con la croce. Ieri c'erano degli escursionisti, e per rispetto alla loro privacy non avevo scattato foto.


Ripartiamo in direzione della Motterascio, seguendo un sentiero che ha più di mille anni, calcato da migliaia di piedi, talvolta nudi, con zoccole, scarponi militari, e oggi con gli splendidi scarponi da trekking di cui disponiamo. Ma  la gioia e la libertà oggi sono ben maggiori: allora chi percorreva questa via, e tutti gli altri sentieri delle nostre alpi, dai Carpazi giù giù fino a Genova, lo faceva per bisogno e necessità. Noi siamo dei privilegiati, lo possiamo fare per il puro piacere di farlo, senza costrizioni di nessun tipo.


E quando percorro sentieri come questo, mi viene una gran voglia di prepare lo zaino per tre o quattro settimane, e ravvivare i sentieri da Est ad Ovest, lungo tutto l'arco alpino, incontrando mucche, capre, pecore e poca gente, gente che non ha dimenticato che le nostre radici culturali sono lassù, non in basso. E ogni tanto, come ringraziamento, incontriamo un bouquet di fiori alpini, che guardiamo e non tocchiamo, per permettere al prossimo che passerà di godere dello stesso privilegio.


11:40 Ma il passo, per quanto misurato, ci porta infine a lasciare questa meraviglia della natura. Scendiamo la scaletta di ferro, e davanti a noi si apre nuovamente l'alpe Motterascio.


12:00 Siamo in capanna. Siamo messi bene con i tempi, ci possiamo permettere un'ora o più di pausa. Oggi mi lascio tentare, e prendo polenta e formaggio. Se poi le gambe saranno molli, e lo stomaco pesante, beh, bisogna saper soffrire per godere. La polenta è ottima, salata al punto giusto, consistenza perfetta. Il formaggio, a pasta ferma ma non dura, stagionato un anno qui all'alpe, sprizza scintille papillari in bocca, avvolgendo la lingua con il suo sapore. Mi   g u s t o   o g n i   s i n g o l o   b o c c o n e   facendo sciogliere il formaggio e la polenta in bocca, e ruotandoli attorno alla lingua, come farebbe un sommelier che assaggia il vino. Poi, Rita ed io ci dividamo una fetta di crostata di albicocche, anche questa ottima. E per finire, caffé. La mia componente epicurea per oggi è soddisfatta. Parliamo un po' con la coppia che gestisce la capanna, e ti posso garantire che oltre che un ottimo cuoco, il signore è anche un vero gentiluomo, come ormai è difficile incontrarne.

13:00 Brutte nuvole salgono dal basso, contornando le cime delle montagne. Ci si potrebbe fermare ancora un po', ma per sicurezza decidiamo di ripartire. Imbocchiamo il sentiero che porta verso il basso, e salutiamo la capanna, e la Greina. Torneremo,


14:20 La discesa fila via tranquilla, la prima parte sotto la stecca del sole, la seconda nel bosco. E sempre, guardandomi in giro, vedo le marche bianco-rosse-bianche che mi dicono "ti porto all'avventura, seguimi".


Ecco il ponte che segna la fine della discesa.


14:35 Il sentiero ci conduce alla fine del lago: sarà l'ora, sarà la luce, sarà la magia, oggi l'acqua ha un colore smeraldo splendido.


Lungo il percorso incontriamo Fabrizio (cioé, ci sorpassano) con la moglie ed i due figli. Hanno dormito alla capanna Terri, e stanno rientrando anche loro. Dato che Rita e Fabrizio operano nello stesso ambito lavorativo, e si conoscono da molto, loro rallentano il passo e proseguiamo a sei fino all'alpe Garzott. Nel frattempo il lago ci offre il suo spettacolo.


15:00 Alpe Garzott. Rita ed io passiamo con i nostri sacchi, in perfetta tenuta da camminatori, tra diverse persone arrivate fin qui con l'auto (e in questo non c'è niente di male, anche se si perdono il bello), e, cosa che ci fa sorridere sotto i baffi, con le zeppe o i tacchi a spillo, la borsetta, e purtroppo l'aria molto annoiata di chi pensa "ma perché quel cretino di mio marito mi ha portata qui, che non riesco neanche a camminare?". La fauna di questo tipo si divide equamente tra ticinesi ed italiani, ma c'è speranza anche per loro.


Fabrizio & Co. si fermano per permettere ai ragazzi di bagnare i piedi prima di continuare. Rita ed io decidiamo di andare avanti, per trovare un posto più tranquillo e all'ombra per la nostra merenda. Così ci incamminiamo lungo la strada che costeggia il lago, fino ad un piccolo scorcio con panchina e ombra inclusi nel prezzo.


La bellezza del paesaggio mitiga il dispiacere del rientro.


15:45 Arriviamo al capolinea del bus. abbiamo quaranta minuti di tempo. Togliamo le camicie, e ci mettiamo delle magliette pulite: la temperatura è notevole non ostante Q1600. In capanna non abbiamo potuto fare la doccia (era rotta), e la cosa ci è mancata un po'. Foto ricordo alla cappelletta, che trovo molto carina con la prospettiva delle montagne.


Nel frattempo arrivano anche Fabrizio, la moglie ed i ragazzi. Ne aprofittiamo per farci fare una foto di gruppo a due.


16:35 Puntuale da non credere, ecco il bus che ci riporterà in basso. Strano destino il suo: ieri ci ha fatti felici, oggi saliamo con mestizia. Per fortuna c'è il ricordo di marmotte e stambecchi, pietre e fiori, bruchi ed archi che ci riempie. Il corpo parte, ma lo spirito...

Recuperiamo l'auto a Campo Blenio, e torniamo nel soffoco di Bellinzona. Troppo corto il fine settimana...

Se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione:

Album 1: dal lago Luzzone alla capanna Motterascio (giorno 1)

Album 2: dalla capanna Motterascio alla Scaletta (giorno 1), e dalla Scaletta a Crap la Crusc (giorno 2)

Album 3: da Crap la Crusc al lago Luzzone (giorno 2)

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Published by UpTheHill - in Blenio - trekking
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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna