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15 marzo 2010 1 15 /03 /marzo /2010 11:31



Percorso effettuato: Corticiasca (Q1008) - Pian Sotto (Q1200) - Alpe Musgattina (Q1350) - Capanna monte Bar (Q1610) - Monte Bar (Q1816) e ritorno per la stessa via.

Difficoltà: sentiero T1 e WT2. 

Dislivello: 810 metri.

Lunghezza del percorso: 8 chilometri.

Sforzo equivalente: 16 chilometri.

Durata (incluse le pause): 5.75 ore.

Riferimenti capanna monte Bar, "Il Baro nella nebbia, 31.01.2009".

Questa volta sono arrivato in cima per secondo. Di due. Ma andiamo con ordine.

La meteo per il fine settimana è splendida, temperature ormai primaverili. Decidiamo che è opportuno utilizzare le ciaspole ancora una volta, prima di appenderle al chiodo fino al prossimo inverno. Ci sono alcune varianti che possiamo prendere in considerazione: monte Bar, già tentata l'anno scorso e fallita a causa della nebbia, oppure la capanna Bovarina, o ancora salire a Cardada e provare i nuovi sentieri per le racchette da neve che portano a Cimetta, oltrettutto con vista splendida sul lago Maggiore. Beh, mi era rimasta sul gozzo non aver potuto arrivare in cima al Bar, così si decide per questo percorso.

Il monte Bar è la montagna più sicura che io conosca per quanto riguarda le ciaspole. Praticamente in nessun punto la pendenza è maggiore di 30° per cui il rischio slavina è zero, è talmente frequentata che è impossibile perdersi, calva com il Golgota, si vede sempre bene dove ci si trova. Dalla cima, si gode di un bellissimo panorama. E dulcis in fundus, la capanna è sempre aperta, per cui un buon piatto di minestra non manca mai.

09:30 Sistemata l'auto appena fuori Corticiasca, ci siamo preparati per partire. Di neve, qui, niente, per cui ci carichiamo le ciaspole sul sacco, e sembriamo due muli degli Alpini che devono salire al Grappa o al Tomba. La giornata è bellissima, cielo terso, appena un filo d'aria che tiene lontane le nuvole. Temperatura ancora frescotta, ma per la giornata hanno previsto 15° in pianura. Troviamo subito il cartello giallo che ci porta ad attraversare il paese.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1566
Sulla nostra destra (salendo), in cima alla val Colla, vediamo il passo del San Lucio con le due capanne e la chiesa (di cui si nota solo la cima del campanile).

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1567
E come sempre, verso Sud, la foschia dell'inquinamento che ci giunge dalla valle Padana.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1572
Appena passato il paese imbocchiamo il sentiero di salita. Regalo gradito, ai bordi i primi crocus selvatici già fioriti. La primavera è proprio arrivata.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1575
09:50 Il sentiero sale nel bosco, neve praticamente non ne abbiamo ancora vista. Penso che siamo un po' comici, con questi trespoli attaccati al sacco. Arriviamo ad un piccolo insediamento posto su di una bella terrazza soleggiata, lo aggiriamo e ci rituffiamo nel bosco.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1584
10:05 Abbiamo raggiunto altri tre gitanti, ed inizia ad apparire la neve sul sentiero, non abbastanza da giustificare il calzaggio delle ciaspole, ma sufficiente per darci qualche problema di tenuta.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1590
10:15 Arriviamo a Pian Sotto, il bosco termina. Di fronte a noi, imponenti, i Denti della Vecchia.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1603
E là sopra, la fattoria dell'alpe Musgattina.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1606
Superiamo e veniamo superati da diversi compagni di tragitto. Questa non è una escursione da meditazione: il percorso è talmente frequentato, spesso e volentieri, che si incontra gente quasi ad ogni momento. Intanto la neve inizia a farsi più consistente: è quasi ora di mettere le ciaspole.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1610
10:30 In alto, riesco a vedere l'antenna posta sul monte Bar. A guardare da qui non sembra manchi molto, ma non bisogna farsi fregare.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1614
Man mano che ci innalziamo, oltre la catena Tamaro - Lema iniziano ad apparire i giganti vallesani, primo tra tutti il Monte Rosa. E fra poco ne vedremo molti altri.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1618
10:40 Alpe Musgattina: siamo alla fattoria, dove vengono allevate le mucche scozzesi. Breve sosta per fare il pieno di carburante, e infilare le ciaspole, dato che da qui in avanti la pendenza si fa più impegnativa, e la neve ricopre tutto il pendio.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1619
11:10 Ci siamo tirati bene in quota, superando la parte più pendente. Rita chiaramente mi surclassa, come fa ogni donna che si rispetta con gli uomini. Anche in questo tratto un gran via vai di gente che sale, e gente che scende. Sull'altro lato, oltre il San Lucio, iniziano ad apparire le Grigne, tanto care ai lombardi.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1630
E su, e su, e su. Solo salita davanti a me. Poi Rita arriva al punto di cambio di pendenza: significa che siamo vicini alla capanna.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1626
11:30 Capanna, ci sono anch'io. Abbiamo deciso di lasciare qui gli zaini per salire l'ultimo tratto, sono solo 200 metri di dislivello. Davanti alla capanna una marea di gente, speriamo di trovare posto per pranzare quando torniamo. Rita, che dovunque vada incontra sempre qualcuno che conosce e la conosce, questa volta incontra 4 o 5 persone con cui fermarsi a ciacolare. Benedete ste femene...

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1645
Ben visibile, sopra di noi, il culmine del monte Bar.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1647
11:45 Infiliamo le giacche, in quota come sempre c'è vento, e si vedono mulinelli di neve soffiata percorrere spirali aeree poco invitanti. Partendo, un bel sorbo, forte contrasto di rosso in un paesaggio per il resto bianco e azzurro.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1649
12:15 La salita procede bene, la visuale diventa sempre più impressionante. Poi entro nella zona dei mulinelli, e la neve mi punge la faccia come uno sciame d'api.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1675
Siamo a Q1800 circa, mica al circolare polare artico...

12:20 Eccoci in vetta, cioé, come avevo detto, secondo di due. Rita cerca di ripararsi dietro l'antenna, mentre mi attende.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1678
La vista è mozzafiato. I gianti vallesani si mostrano in tutta la loro possanza, dal Monte Rosa fino al Dôm, passando per l'Eiger, il Mönch, e tanti altri che non conosco ancora. Tra loro e me, il "massiccio" del Tamaro, con l'alpe Foppa e la chiesa del Botta a destra, e la grande antenna di Manera.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1673
E poi, le Grigne, il Generoso, il Boglia, la Fojorina, il Pairolo ed il San Lucio, il Garzirola, e il mio caro Camoghé, visto da un angolo insolito.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1662
E ancora, Mornera, la capanna Mognone, la capanna Orino, la cimetta d'Orino, la cima dell'Uomo, la cima del Gaggio, e, nella foto, il Pizzo di Claro e il Piz de Molinera.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1683
Riesco a fotografare anche Claro, con il suo convento. Ma per quanto splendida la vista, il vento soffiando impetuoso, rende una semi-tortura restare qui. Ci siamo riempiti gli occhi ed il cuore, abbastanza da sopravvivere tutta la settimana. Iniziamo la discesa.

12:30 Davanti a noi lo spettacolo dei Denti della Vecchia, il Boglia, ed il monte Generoso.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1699
E l'anfiteatro di Lugano, con la sua bella nebbiolina.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1703
12:35 Scendiamo veloci, quasi pattinando sulla neve. Siamo usciti dalla zona di vento, e si inizia nuovamente a sentire il tepore del sole. In brevissimo tempo siamo alla capanna.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1702
12:45 Arrivati. Se prima c'era gente, adesso c'è una folla, e, cosa che mi fa piacere, tante famiglie al gran completo (questo è il motivo per cui ho messo l'escursione nella categoria "ciaspole per famiglie"). Temiamo un po' per il posto a sedere, ma proprio mentre arriviamo, diversi gruppi si stanno preparando per scendere nuovamente. Un po' di pazienza, e tutto si aggiusta. Intanto mi fotografo il Generoso, che così gentilmente si mostra.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1717
13:50 Ce la siamo presi comoda... Un bel piatto di minestra di ceci, un poco di polenta e formaggio dell'alpe, poi quattro ciacole fuori, ripreparazione del sacco, carezze ai vari cani presenti, e finalmente si riparte. Una fontana solitaria emerge dalla coltre di neve.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1721
14:10 Discesa schifosa. La temperatura ed il sole hanno reso molliccia la neve, e le racchette non tengono niente. Il piedi scivola in avanti, e fare telemarking con le ciaspole non è proprio cosa agevole. Passetti corti, tenuti, ed i quadricipiti che si lamentano.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1729
14:15 Alpe Musgattina. Breve sosta, questa volta per togliere ed impacchettare le ciaspole. Poi terminiamo il thé delle thermos, e via di nuovo verso il basso.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1731
14:45 Siamo rientrati nel bosco, e ci siamo lasciati indietro la neve. E' incredibile, in una giornata passare da un clima quasi primaverile, ad uno quasi invernale, e tutto con la sola forza delle proprie gambe. Intanto un grande albero caduto richiede un aggiramento.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1739
Discesa senza storia, come sempre... Le cime scompaiono, nascoste dalle vette più vicine. Ma per un momento, siamo stati al loro cospetto, anche se distavano una quarantina di chilometri. Scendendo l'aria si fa sempre più calda, e adagio adagio iniziamo la procedura di strip-tease, per non morire nel nostro sudore.

15:00 I crocus mi hanno atteso, e si sono aperti ancor di più.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1750
15:10 A valle. Riattraversiamo Corticiasca in direzione del parcheggio.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1754
Là in alto, due rapaci volteggiano con le ali spiegate. Non credo siano corvidi, sembrerebbero più falchi, ma non riesco a riconoscerli, non sono così bravo.

2010.03.14-Ciaspolata-Monte-Bar 1757
Quello che resta, però, è questo splendido cielo azzurro che ci ha accompagnati durante tutta l'escursione.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto (non che ci sia qualcosa di speciale).

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15 febbraio 2009 7 15 /02 /febbraio /2009 21:17



Percorso effettuato: Certara (Q1000) - capanna San Lucio - passo del San Lucio (Q1542) - Certara

Difficoltà: sentiero T2 / WT2.

Dislivello: 600 metri.

Lunghezza del percorso: 12 Km.

Sforzo equivalente: 18 Km.

Durata (incluse le pause): 5.5 ore.

Già settimana scorsa abbiamo rinunciato a ciaspolare, dato che l'Istituto Svizzero per lo Studio delle Valanghe di Davos dava un pericolo di 4 su 5 (forte) di valanghe: avremmo voluto andare alla capanna Bovarina, ma avevamo lasciato perdere. Per evitare problemi abbiamo deciso per un percorso nel Sottoceneri, dove le nevicate sono state meno abbondanti. Memore delle bellezze decantate da Pierfranco e Danila sul passo del San Lucio, chiediamo loro di farci da guida, proposta che accettano volentieri. A noi si uniscono Tiziana e Paolo, coi quali eravamo già saliti in Dötra e al Tremorgio.

10:10 La giornata è splendida, il sole ci bacia, la temperatura è gradevole, e anche il vento freddo da Nord che tanto aveva infastidito negli ultimi giorni si è fermato. Dopo aver percorso alcune centinaia di metri sul sentiero, la neve inizia a diventare consistente, e si può passare alla procedura di montaggio delle ciaspole.

Il sentiero partendo da Certara
Il sentiero è forestale, ben battuto (purtroppo anche dalle motoslitte), e la pendenza non eccessiva. Ci mettiamo in moto di buona lena. Dietro di noi si innalza il monte Bar, dove siamo stati due settimane fa, avvolti dalla nebbia: che differenza rispetto ad oggi.

Il monte Bar
Salendo notiamo che il freddo notturno è ancora intenso, tanto da riuscire a gelare un piccolo corso d'acqua, che si presenta come una cascata di diamanti.


10:20 Dietro di noi il paesino di Certara, praticamente in cima alla val Colla: il sole lo scalda benefico.

Il paese di Certara
10:30 Questa prima parte del sentiero si snoda un un bosco rado di betulle, e pochi castagni. Iniziano ad apparire i primi faggi. Siamo nella zona non esposta al sole, e la temperatura è frescolina. Grazie agli ottimi indumenti (io giro con canottiera termica, camicia da trekking a maniche corte e maglietta da neve) riusciamo a salire senza doverci caricare di giacche, paille, e protezioni varie.

10:50 La salita già effettuata inizia a portarci in alto. Mi guardo in giro, e con mio stupore vedo una montagna che conosco da quando ero ragazzino e abitavo a Locarno: oltre la catena che congiunge il monte Lema al monte Tamaro, appare il cucuzzolo del Ghiridone (o Gridone, come viene chiamato in Italia). L'aria deve essere veramente tersa, dato che in linea d'aria si parla di almeno 15-20 chilometri!!!

La zona del Lema e la cima del pizzo Ghiridone (o Gridone)
11:10 In alto appare quella che penso sia la nostra meta: ha tutta l'aria di essere una capanna. Pierfranco mi spiega che si, si tratta di una capanna, ma è quella del CAI, non quella svizzera dove ci fermermo noi (ha prenotato per tutti, mangiamo al caldo). Sulla linea del passo scorre la linea di confine tra Svizzera ed Italia, e a distanza di poche centinaia di metri vi sono entrambe le capanne. Quella del CAI, da quanto mi spiega, una volta era una caserma, ora riconvertita.

La capanna CAI del passo del San Lucio
In effetti, questi erano sentieri da "spalloni", uomini che contrabbandavano riso, caffé, e sigarette, portandoli dalla Svizzera all'Italia, dove gli stessi prodotti erano molto più cari. Sulle spalle la "bricola", sacca chiusa di grande capienza, che veniva caricata con tutti i prodotti, poi via di notte, cercando di evitare la Finanza, su dal versante svizzero, giù dal versante italiano, senza pile per non farsi vedere, in silenzio per non farsi sentire. Sapevano che nella caserma là in alto c'era sempre qualcuno che scrutava con il binocolo. Era quasi un gioco a "guardie e ladri", senza armi, e forse anche con il rispetto reciproco, gli uni per le fatiche che sapevano di questi contrabbandieri, gli altri per gli uomini del Sud, lontani da casa, in un ambiente così diverso dal loro. Non c'erano sparatorie, non c'erano morti. Piuttosto si abbandonava il carico, e forse non sempre questo finiva nell'erario italiano: la vita in caserma non doveva essere facile. Se il passaggio riusciva, c'erano storie da raccontare all'osteria del paese: il finanziere che mi è passato a due metri di distanza, quello che mi inseguiva, ma io ho preso su per il pendio che neanche uno stambecco... Vino e canzoni per festeggiare al paese, e forse una bricola che restava in caserma, dove un finanziere, con il bicchiere di vino in mano, raccontava ai colleghi di quello spallone a due metri, nascosto in un cespuglio, che lui aveva visto si, ma era passato via facendo finta di niente... Si conoscevano per nome, per sopranome, alcuni erano diventati delle leggende per le imprese che avevano compiuto. Tempi andati, ora si riciclano i soldi sporchi, il contrabbando viene fatto in modo organizzato e professionale, e le bricole, le poche rimaste, sono appese in qualche osteria. Qualche anziano le guarda ancora con nostalgia, i compagni ormai non ci sono più, e i giovani passano il confine con l'auto tutti i giorni per andare a lavorare a Lugano, a Chiasso, e tornano a casa la sera con la borsa della spesa in bella vista sul sedile dell'auto.

Intanto, il sentiero ha cambiato direzione, e davanti a noi si para il Garzirola, la montagna da cui nasce il Cassarate, che attraversata tutta la val Colla, taglia in due Lugano per sfociare nell'omonimo lago.

Il monte Garzirola (o Gazzirola)

Verso Locarno invece, appare anche il pizzo Leone (passeggiata del 15.10.2008)

La zona del Lema e la cima del pizzo Ghiridone (o Gridone), e in centro al fondo il pizzo Leone
Il monte Tamaro, invidioso, decide di mostrarsi pure lui.

Il monte Tamaro con la sua antenna

11:20 Cominciamo ad avere un ampio respiro sulla val Colla. Tutti i paesini sono distribuiti sui contrafforti della montagna, esposti a Sud, per aprofittare della benevolenza di Ra. I declivi dolci permettono l'agricoltura e la strada alta della valle unisce questi piccoli centri abitati, dove la modernità sembrerebbe non essere arrivata (a parte le centinaia di parabole satellitari che si vedono sugli edifici, camminando nei nuclei).

La Val Colla

12:15 Siamo quasi arrivati: si vede bene la capanna CAI. La nostra meta resta nascosta, ma è a poca distanza. Salendo si sono rivelate le cime che separano il novarese dal Vallese, e la vista spazia quasi fino al Monte Rosa. L'aria è talmente pulita che persino la mia macchinetta fotografica riesce ad immortalarle, il che è già tutto dire. Fra poco la manderò in pensione: le reflex digitali finalmente sono scese di prezzo, e ci sono due o tre modelli che sto tenendo d'occhio. L'unico problema è la qualità del fotografo: anche con un buon apparecchio le foto resteranno monotone.

La capanna CAI del passo del San Lucio

Orami siamo usciti dal bosco di faggi ed in seguito di abeti, e affrontiamo l'ultima salita per la capanna. Rita ed io ci siamo fermati. Abbiamo dovuto fare una pausa dato che siamo andati in ipoglicemia: tendo sempre a dimenticare che in inverno è necessario più carburante che in estate. I nostri compagni hanno una falcata in salita abominevole, e ci hanno lasciati indietro di un bel pezzo. Penso che prima o poi mi vendicherò: ho pianificato una tre giorni, durante la quale (il primo giorno) si faranno fino a 40 chilometri tutti in piano: mi prenderò il piacere di distaccarli di circa due chilometri ogni ora di cammino. Rita ed io tiriamo fuori il cornetto integrale, una riga di cioccolata a testa, e ci godiamo la più classica delle merende. Non mi ricordavo fosse così buona...


12:30 Sono praticamente arrivato. Durante l'ultima parte della salita un elicottero aveva continuato a ronzarci attorno, facendo evoluzioni, e inquinando con gas di scarico e rumore tutto l'ambiente circostante. Lo vedo "parcheggiato" lì in alto: ne sono scesi due signori, in giacca e cravatta, che sono entrati in capanna, hanno bevuto il caffé e se ne sono andati. Spero che il caffé sia andato loro di traverso, con tutte le maledizioni mentali e la distima che ho spedito loro.


Eccomi alla capanna del San Lucio, o meglio, quello che si riesce ancora a vedere dopo le ultime nevicate: sto guardando il primo piano praticamente alla mia altezza. Per raggiungere la porta di accesso al pianterreno hanno dovuto creare una galleria, e dall'interno sembra di essere in un igloo.

La capanna svizzera del passo del San Lucio sommersa dalla neve

L'entrata della capanna svizzera del passo del San Lucio sommersa dalla neve


L'interno della capanna è raccolto. Una giovane coppia ci accoglie cordialmente, e ci mostra il tavolo riservato per noi.

L'interno della capanna svizzera del passo del San Lucio

Questa volta Rita ed io ci abbandoniamo ai baccanali, e invece della solita minestra, ci spazziamo mezza porzione di polenta e formaggio a testa: il freddo ha le sue esigenze, e in inverno l'alimentazione deve essere più abbondante, per fare fronte al dispendio di energia supplementare. C'è relativamente poca gente: essendo domenica ci aspettavamo che il luogo fosse molto più frequentato.

13:45 Dopo un caffé, esco per primo per guardarmi attorno, e salire fino al passo vero e proprio. Di neve ce n'è: il cartello dei sentieri sbuca appena appena dal manto nevoso.


Sul passo la chiesetta (decisamente di volumetria eccezionale, per il luogo dove è stata costruita) di San Lucio, patrono e protettore dei montanari e degli alpigiani, e San Rocco, protettore contro la peste. Questa chiesa è già citata in alcuni scritti del 1300, ma immagino che non sia più quella originaria. Dietro la capanna CAI, ben più frequentata di quella svizzera.

La chiesa di San Lucio e San Rocco sul passo del San Lucio

La chiesa di San Lucio e San Rocco sul passo del San Lucio, e dietro la capanna CAI

Dal passo la vista si apre verso le catene montuose italiane. Una guida alpina del CAI (simpaticissima e alla mano, esattamente come mi attendevo) mi cita i nomi delle varie montagne che vediamo (le ha fatte tutte), ma prutroppo la mia arteriosclerosi galoppante me le fa dimenticare dopo pochi minuti. Ricordo bene quelle dove sono stato, i nomi dei passi, capanne e cime che ho vissuto direttamente: i nomi mi entrano sotto la pelle quando li ho sudati.

Le alpi comasche

Il Gazzirola in bella vista: Rita ed io abbiamo deciso di venirlo a visitare in primavera, facendo il giro Certara - San Lucio - Gazzirola - Bar - Corticiasca, e percorrendo così tutta la cresta che chiude la val Colla.

Il monte Garzirola (o Gazzirola)

Verso Locarno si vedono le alpi vallesane, e un pezzetto di lago Maggiore.

Le alpi vallesane, uno scorcio di lago Maggiore e la zona del Lema

E quello? Oddio, potrebbe essere il pizzo Vogorno, all'entrata della valle Verzasca? La forma è la sua, ma il dubbio resta.


Tra il Ghiridone e pizzo Leone vedo il Lema ed il Tamaro: ho mappato due punti laggiù, uno qui, e in mezzo c'è la classicissima traversata dal monte Lema al Tamaro, percorsa ormai da alcune decine di migliaia di gitanti. Probabilmente già quest'anno la faremo anche noi, e guardando da entrambe le parti vedrò luoghi conosciuti, di cui mi ricorderò il nome. Adagio adagio il territorio mi sta entrando sotto la pelle, mappato con punti luminosi che risplendono sulle carte; ma è ora di iniziare la discesa.

14:15 Ci incamminiamo per il rientro, e lasciamo un pezzettino di cuore anche qui: non è un problema, tanto un giorno torniamo a riprendercelo, e lasciarne un altro pezzetto. Dato che in discesa non si fa tanta fatica come in salita (ma va?), ci infiliamo le giacche per termoregolarci. Rita, con i suoi colori, si staglia sulla neve: siamo tranquilli, se dovessimo averne bisogno, ci vedrebbero ad alcuni chilometri di distanza.


Colto da un attacco di edonismo - narcisismo - vanità mi faccio fotografare anch'io, tanto l'obiettivo della macchina fotografica è assicurato: se dovesse rompersi nel tentativo di inquadrami, non ci saranno problemi.


14:40 Lungo il percorso del rientro ripassiamo da un canalone dal quale è scesa una slavina, che ha spazzato anche alcuni alberi. Non doveva essere molta neve, ma l'effetto è impressionante.



La discesa è tranquilla, tra chiacchere e rumore di due motoslitte che salgono. In compenso veniamo quasi investiti da alcuni sciatori, saliti con le pelli di foca, che arrivano da una curva a tutta velocità.


Ti sei accorta/o? Sono davanti!

15:45 Siamo nuovamente al parcheggio. Carichiamo e si parte per rientrare nella normalità di tutti i giorni: borse da fare per i ragazzi che partono, cena da prepare, gatto e cane da curare, ecc. ecc. ecc.

Se vuoi vedere tutte le foto della passeggiata (non che ci sia qualcosa di speciale), clicka qui.

 

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1 febbraio 2009 7 01 /02 /febbraio /2009 20:46

Percorso effettuato: Corticiasca (Q1003) - alpe Musgatina (Q1390) - capanna Bar (Q1620) - Corticiasca.

Difficoltà: sentiero T2 / WT2.

Dislivello: 600 metri.

Lunghezza del percorso: 7 Km.

Sforzo equivalente: 13 Km.

Durata (incluse le pause): 5 ore.

Paolo, animatore del gruppo Why Not ha organizzato un'uscita con le ciaspole per principianti, e Rita ed io abbiamo deciso di partecipare per prendere più confidenza con i sentieri innevati, aprofittando anche del fatto che ci sarà Valentina, guida del Cas Bellinzona e Valli. Partiamo tutti assieme dal piazzale Stadio e Bellinzona, dandoci appuntamento a Corticiasca, sopra Tesserete.

11:00 Paolo ha portato le ciaspole per coloro che non le hanno, e i BarryVox per tutti. Aiutiamo i principianti a regolare le racchette, poi finalmente si parte. La prima parte del percorso non è innevata, così saliamo portandoci l'attrezzatura fissata al sacco. Siamo in 13 (ma non ci porterà sfortuna), una bella comitiva: Cristina, Danila, Dario, Denise, Gianna, Michele, Paolo, Pierfranco, Rita, Sara, Valentina, e naturalmente il sottoscritto.


La giornata è uggiosa, e in effetti Paolo era molto indeciso tra questa meta e la capanna Dötra, dato che la meteo aveva annunciato nuvolosità estesa proveniente da sud. Guardando verso la val Colla si vedono già i segni della nebbia del pomeriggio.


11:15 Siamo saliti di circa 100 metri, ed il sentiero finalmente è abbastanza innevato da giustificare l'uso delle ciaspole. La comitiva si divde in due: il primo gruppo composto da camminatori esperti, il secondo gruppo dai novizi. Decido di restare assieme a Paolo in questo secondo gruppo per dare una mano, nel caso ce ne fosse bisogno. I contatti tra i due gruppi vengono tenuti grazie alle radioline che ho portato. Paolo ed io aiutiamo coloro che sono alle prime armi a calzare le ciaspole.


11:20 Partiamo. Naturalmente il primo gruppo ci ha dato sotto, giusto per farci capire che loro vanno su come treni, e li vediamo ben sopra di noi, ma non ci lasciamo scoraggiare. Dove sono arrivati loro, possiamo arrivare anche noi!


11:50 Siamo arrivati ad un piccolo pianoro, a circa metà salita. Il morale è alto, e tutti si stanno divertendo.


Guardandomi attorno mi rendo conto di quanto la nebbia ci stia portando via in termini di panorama. Verso Lugano si dovrebbe vedere fino alla pianura Padana, e invece...


12:00 La nebbia sta montando in modo sempre più veloce. La val Colla ormai è quasi nascosta, non ostante sia a due passi da noi.


Continuiamo la salita. Il primo gruppo ormai non è più visibile, sia perché è decisamente più veloce di noi, sia perché la nebbia ormai ci dà solo una cinquantina di metri di visibilità. Affrontiamo il pendio che ci porterà all'alpe
Musgatina, con il sottoscritto che chiude la fila (posizione che gli si addice particolarmente).


12:30 Ecco davanti a noi l'alpe
Musgatina: qui c'è un allevamento di mucche scozzesi, quelle con il pelo lungo e le corna chilometriche.


Affrontiamo l'ultimo pendio, il più ripido, che porterà fino alla capanna. Orami è diventato importante non allargare troppo la fila, dato che la nebbia si fa sempre più fitta, ed abbiamo solo una ventina di metri di visibilità.


Salendo sentiamo un abbaiare di cani, che ci fa capire che ormai siamo vicini alla capanna, ma non la vediamo. I cani però ci fanno da guida, e finalmente arriviamo anche noi.

13:00 Scarichiamo i sacchi, bastoni e ciaspole fuori dalla capanna, e ci infiliamo nella sala da pranzo al primo piano. Al pianterreno troviamo invece i servizi, e gli armadietti per riporre gli scarponi, dato che ci vengono fornite le ciabatte da spiaggia. Trovo l'ultimo paio di ciabatte che vanno bene a me, poi su per le scale.


L'idea era quella di arrivare fino alla cima del Bar, ma con questa nebbia non ne vale la pena. Da lassù c'è una vista meravigliosa verso nord, e si possono ammirare il Generoso, il Boglia, il Gazzirola, il pizzo di Claro, la cima di Medeglia ed il monte Tamaro. Purtroppo la meteo rende inutile questi ultimi 200 metri di salita. Così ci godiamo il pranzo in capanna.

14:00 Ora di ripartire. Il gruppo si divide nuovamente in due, ma stavolta con noi restano anche Danila, Pierfranco e Rita. Danila e Pierfranco conoscono questa zona come le loro tasche, e ci fanno da guida per scendere. La nebbia ormai dà solo una decina di metri di visibilità. Decido di lasciar stare la macchina fotografica, tanto scatterei solo delle foto fantasmagoriche.

16:00 Discesa senza storia, siamo arrivati giusti al nostro parcheggio, grazie all'esperienza di Danila e l'ottima memoria di Paolo che si è annotato dei punti cospiqui durante la salita. Valentina & Co invece hanno sbagliato sentiero, e sono finiti più avanti. Ci raggiungono dopo pochi minuti. Carichiamo armi e bagagli nei nostri veicoli, Ci rifocilliamo con gli avanzi dei nostri sacchi, poi saluti e partenza.

Se vuoi vedere tutte le foto della passeggiata (non che ci sia qualcosa di speciale), clicka qui.

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Published by UpTheHill - in Luganese - ciaspole
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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

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Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna