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18 novembre 2011 5 18 /11 /novembre /2011 10:46



Percorso effettuato: alpe Croveggia (Q960) - alpe Pian Grande (Q1120) - capanna Cremorasco (Q1120) - alpe del Tiglio (Q1052) - Cima di Dentro (Q1014) - Isone (Q748) - alpe Mürecc (Q951) - alpe Zalto (Q996) - Gola di Lago (Q972) - alpe Santa Maria (Q1000) - Matro di Stinché, bivio (Q1075) - Condra (Q989) - convento del Bigorio (Q728) - Bigorio (Q615) - Sala Capriasca (Q548) - Vaglio (Q549) .

Difficoltà: sentiero T1 e T2.

Dislivello: 1'040 metri di salita, e 1'410 metri di discesa.

Lunghezza del percorso: 18 chilometri.

Sforzo equivalente: 30 chilometri.

Durata (inlcuse le pause): 9 ore.

Riferimenti: teleferica Camorino - Croveggia, il convento Santa Maria del Bigorio dei frati Cappuccini, la capanna Cremorasco, la chiesa di Santa Maria Assunta del Bigorio, "Dai fortini della fame a Croveggia (13.04.2009)", "Cima di Medeglia e Matro (17.05.2009)"

Quando pensi al Ticino, se lo pensi come l'ho sempre pensato io, a due dimensioni, vedi un fondovalle percorso da binari ed asfalto. Lo spazio in basso è poco, e dato che si tratta di un cantone di transito, buona parte del fondovalle è occupato da autostrada e linee ferroviarie. Ma se inizi a pensarlo in tre dimensioni, e ti alzi verso Q1000, trovi un Ticino diverso, percorso da 4'000 Km di sentieri, eredità dei nostri avi, che permettono di percorrerlo in buona parte senza incrociare strade. Questa escursione in effetti spazia su quasi un quarto del territorio ticinese nei boschi e nei prati, con pochissimi tratti asfaltati (la zona dell'alpe del Tiglio e Gola di Lago), e senza incrociare veicoli. E' un percorso da pellegrini, passando pochi borghi (Isone, Bigorio) e tutto nella natura.

Nota: il tratto tra Pian Grande (sopra Croveggia) fino alla capanna Cremorasco, particolarmente nel primo chilometro, in alcuni casi può essere considerato T3, soprattutto con molta foglia e se scende acqua dalla montagna. Sono state posate delle cordine nei punti più impegnativi.

08:00 Il primo anno ero da solo, l'anno scorso eravamo in due, e quest'anno siamo in tre: si è aggiunta anche Danila. Se continuo così, tra una decina d'anni saremo una comitiva di viandanti. Arrivati bene alla stazione di valle della teleferica Camorino - Croveggia, il sole non è ancora sorto in basso, ma indora già la zona di Mornera e la cima del Gaggio.

2011.11.13-Camorino-Vaglio 2957
Salita tranquilla e frescolina fino a Croveggia, cabina da quattro posti, assieme a noi sale un signore che passerà la giornata al suo rustico. Dalla passerella della stazione d'arrivo, bella vista sul piano di Magadino.

2011.11.13-Camorino-Vaglio 2962
La giornata promette bene. Tutt'attorno silenzio, si sente appena appena la eco dei rumori di civiltà dal basso.

08:15 Ci avviamo lungo il sentiero che sale a Pian Grande, splendido faggeto. Imbaccucati, l'aria è decisamente frizzante. Restermo esposti a Nord fino a dopo la Cremorasco, poi il sole ci bacerà lungo quasi tutto il tragitto.

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Salita tranquilla, le marche sembrano essere state ripristinate di recente. Mi guardo attorno, i musicanti stanno già mettendo via gli strumenti della sinfonia d'autunno: siamo in ritardo, avremmo dovuto venire settimana scorsa, ma pioveva. Sugli alberi ormai poche foglie. Mi gusto però il tappeto di foglie, cercando di tenere il passo Shaolin che non fa rumore. Tendo l'orecchio, e non ostante l'ora mattutina, sento fruscii ai lati dei sentieri.

08:30 Si arriva velocemente a Pian Grande. Piccolo insediamento, probabilmente da qui partivano per i vari alpeggi dislocati nei vari punti della montagna e verso la valle Morobbia. Era anche punto di transito della comunanza di Camorino-Isone, che durante il Medioevo gestiva l'alpe del Tiglio.

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Piccola sosta rifocillante, la thermos di thé caldo viene benedetta. Là in fondo, i giganti vallesani dietro il passo del Sempione.

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08:50 Venti minuti di pausa, dopo un quarto d'ora di marcia! Credo che nessuno possa affermare che siamo degli Speedy Gonzales. Da qui inizia il sentiero, sostanzialmente piano che passa sotto il pizzo di Corgella, e ne segue tutte le rughe. Rughe molto grinzose, il sentiero è stretto, con un bel strapiombo laterale.

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Nei punti topici hanno posato delle cordine e delle catene. E ne aprofittiamo volentieri: dopo le pioggie di settimana scorsa, la montagna ruscella in diversi punti, l'acqua scorre sul sasso nascosto dalle foglie, il piede tende a partire per i fatti suoi. Bisogna fare attenzione, se non si vuole partire con una surfata verso il basso. Ogni tanto, qualche macchia di colore residua, che ti fa capire come doveva essere il percorso fino a qualche giorno fa.

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Mentre cammino sento lo scampanio a festa che sale dal basso, a ricordare che oggi è giorno di riposo. Le campane che chiamavano gli abitanti del villaggio ad occuparsi per un'ora della loro anima, dopo essersi occupati dell'anima della Terra per sei giorni filati. Un'ora che poteva essere speranza, poi le chiacchiere sul sagrato, le donne che rientravano a preparare il pranzo della domenica, mentre gli uomini si ritrovavano a bere un bianchino all'osteria, pregustando il pasto migliore della settimana. Invece di essere a messa, sono qui su di un sentiero: ma è questo il mio modo di curare il mio spirito, liberandolo dai veleni della settimana, tra la vista del Pizzo di Claro e il golfo di Locarno.

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09:30 Passato il primo rivo che scende dal pizzo di Corgella, il sentiero si apre e diventa un po' meno impegnativo. Procediamo con passo spedito, gustando il piano di Magadino sotto di noi, e la promessa del tepore del sole che orami si è levato.

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In effetti manca poco alla Cremorasco, passiamo quello che penso sia un deposito della capanna.

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09:45 In effetti i un attimo arriviamo alla capanna Cremorasco. Piccolo struttura, del patriziato di Camorino, invisibile dal basso. Posta su di una terrazza, è punto di partenza per diverse escursioni.

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E dal ciglio della terrazza, ampia vista sulla parte terminale del piano di Magadino ed il Locarnese.

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Dopo aver riempito gli occhi, ci rimettiamo in moto verso l'alpe del Tiglio, e finalmente sbuchiamo al sole.

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Rita e Danila, che soprattutto nel primo tratto erano concentrate sul cammino, ora possono dare libero sfogo alle settimane in cui non ci siamo incontrati, e partono con una megaciacolata. Stradina asfaltata, nessun problema, mentre parlano mi prendono il ritmo da passeggiata sotto i portici davanti alle vetrine della domenica... Provo ad aumentare il ritmo di camminata, ma niente da fare. Vabbé, c'è più tempo per le foto.

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Dato che sono un bel pezzo in avanti, mi metto a fischiettare. Brutta abitudine, di quando sono in equilibrio ed armonia. Almeno fischiettassi bene... Aria tersa e limpida, contrasti di colore, lunga strada davanti, ampi panorami. Cosa si può volere di più da una domenica di novembre? Un bel gruppo di funghi!

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10:30 Arriviamo a Cima di Dentro, con le sue grandi antenne militari, e poco distante la grande antenna (penso della Cablecom) che vedo da casa ogni sera come un albero di Natale. Iniziamo la discesa verso Isone, nuovamente su sentiero. Abbandoniamo il Sopraceneri, per portarci definitivamente nel Sottoceneri.

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Sentiero agevole, lisciato e levigato dai passi di migliaia di reclute della scuola reclute dei granatieri, che ha sede ad Isone. Noi percorriamo questa via per piacere, loro per dovere, magari di corsa, con il peso dei lanciamine, il sacco, il fucile sulle spalle, e probabilmente mandano maledizioni mentali ogni pochi passi.

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In uno squarcio di vegetazione, il Camoghè, cima conquistata recentemente.

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11:10 Eccoci ad Isone. Il sentiero termina ad una curva di una delle tante stradine, che ci conducono verso il centro.

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E in paese, sosta al bar Vedeggio per un thé. Pieno, la messa deve essere finita da poco. E cambio delle tradizioni, ci sono anche le signore, non solo i maschietti come una volta.

11:40 Salutiamo, il gerente ci augura "buona escursione". Ho l'impressione che mi conosca, forse segue il blog, ma non ha detto niente in questo senso... Prendiamo la stradina che scende alla chiesa...

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...e scendendo ci porta al ponte sul Vedeggio.

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E subito dopo, ecco nuovamente il sentiero ed il bosco.

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Salita d'acqua...

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...e di scorci di colore.

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Le signore, anche se continuano a chiaccherare, sono decisamente più veloci di me, e in breve mi lasciano indietro. Arrivo al punto in cui il sentiero interseca la strada che sale all'alpe Mürecc, piccolo spiazzo tenuto probabilmente a fieno.

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E nuovo tuffo nel bosco, accompagnato dai faggi.

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Quest'anno tanta acqua. In compenso mancano le salamandre.

12:25 Incredibilmente arrivo anch'io all'alpe Mürecc. Danila e Rita erano fuori vista da un bel pezzo. Sarà anche perché mi sono attardato con la macchina fotografica. Il grosso della salita, per oggi, è digerito.

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In effetti le trovo poco più avanti, già sistemate per la pausa pranzo. E mi prendono anche in giro...

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Mi sistemo, estraggo la mia scatola delle meraviglie, ne escono due banane e la frutta secca. Decisamente sono risparmioso. Momento di quiete, parole in libertà, il sole che ci bacia, silenzio tutt'attorno. Siamo in ritardo sulla tabella di marcia, ma chi se ne frega?

12:55 Salutiamo l'alpe Mürecc, per andare a visitare quella di Zolta.

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Il primo tratto di alcune centinaia di metri all'aperto, e poi nuovo tuffo nel bosco.

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Sentiero dolce, con qualche sali-scendi, ben tenuto. Frescolino, esposto a Nord, e in più la digestione appena partita. Ci impaludiamo nuovamente.

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13:35 Il sentiero sfocia su di una forestale che porta a Gola di Lago. Faccio vedere a Danila quanta strada abbiamo già percorso: là sotto Isone, e si vede in alto l'alpe del Tiglio.

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Poi vengo attratto da un bel cavallo. Tento di sedurlo, un po' si lascia accarezzare, un po' si allontana. Sembra indeciso... Non voglio innervosirlo, lo lascio stare.

2011.11.13-Camorino-Vaglio 3107
Filiamo in piano verso Gola di Lago, in un parcheggio tantissime auto, gente che viene per la passeggiata della domenica, qualcuno probabilmente anche la MTB: ci sono diversi percorsi in questa zona. Poi scolliniamo, arriviamo all'alpe Santa Maria, e ci ritroviamo in Capriasca. E bella vista sul Caval Drossa (a destra) ed il Bar (a sinistra).

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E saluto il Pizzo di Claro, che adesso scomparirà.

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Sentieri agevoli, quelli della Capriasca. Paesaggio aperto e dolce, ti fa sentire a casa.

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14:20 Passiamo Matro di Stinché, prendiamo il sentiero di sinistra che porta verso Condra. Su di un albero, un cartello che mi dice che sono sull'autostrada pedonale che collega il mare del Nord con il Mediterraneo. Che bello sarebbe incontrare qualcuno che sta percorrendo tutta la via, per farsi raccontare dei posti e delle genti incontrare...

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E capiamo di aver cambiato zona definitivamente: i Denti della Vecchia.

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14:25 Nuovo bivio, località Portico. Breve sosta rifocillante, terminiamo il thé della thermos, arriva un signore che conosce Danila, e che si unisce a noi per un breve tratto.

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Dolce Capriasca, quasi collina più che montagna. La percorri senza sforzo, godendo dei suoi ampi panorami.

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15:05 E arriviamo a quello splendido insediamento che è Condra. Un nucleo abbastanza grande, pur essendo fuori dai collegamenti principali. Zona di vacanza, una volta, e oggi c'è ancora una fattoria che lavora a pieno regime.

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Tutta immersa nel verde, ne percorriamo i viottoli circondati da prati.

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Amo profondamente questo percorso (è la terza volta che lo faccio): oltre a portarti per boschi di un quarto del Ticino, ti conduce continuamente a località che mostrano il carattere di una volta di questa terra. La cura del territorio, e della propria casa, vita di privazioni e fame, ma anche di dignità e spiritualità. E piccoli miracoli, come una ortensia ancora in fiore a metà novembre.

2011.11.13-Camorino-Vaglio 3146
La luce sta già cambiando, giornate corte in questo periodo. E l'ora solare, che ci ha tolto un'ora di luce alla sera, per darcela alla mattina. Ma è anche l'ora delle foto più belle.

2011.11.13-Camorino-Vaglio 3151
Oro che cola dal cielo. Scendiamo tranquilli verso il convento del Bigorio, finalmente iniziamo ad incontrare un po' di gente. Da Croveggia fino a Condra, praticamente nessuno.

15:45 Il bosco ci ha condotti fino al convento dei frati capuccini del Bigorio. Faro nella notte del Medioevo, ormai ospita pochissimi frati. Il cimitero, la chiesetta, e il corpo principale che dominano la piana che porta al laghetto di Origlio.

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E la onnipresente cappa (penso da inquinamento) che copre il il Mendrisiotto ed il Luganese.

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Giù per Via Crucis, speciale, stazioni di meditazione e non di paura, che ci portano fino a Bigorio Town.

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Dolce luce sui Denti della Vecchia.

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16:10 Sosta obbligata alla trattoria Menghetti. Locale pubblico vecchio di 200 anni, lasciato ancora come era ai suoi esordi. Thé bevuto sulla panca vicino al focolare acceso, un gattone nero sdraiato accanto a me che si lascia coccolare a tutto spiano. Il tramonto ormai prossimo, non riusciremo ad arrivare a Lamone. Veloce telefonata al fratello di Rita, è disposto a venire a prenderci per accompagnarci fino in stazione. Appuntamento a Vaglio.

16:35 Usciamo, si stava bene. Il calduccio dentro, il frescolino serale fuori. Affrontiamo l'ultimo tratto. Giornata splendida, di quelle che si incidono nella memoria e nel cuore.

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16:45 Sala Capriasca è ad un tiro di schioppo da Bigorio. Passiamo anche le sue stradine per portarci verso la cantonale. Il tramonto orami è quasi terminato, e indora le montagne.

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16:55 Breve tratto lungo la trafficatissima strada, e arriviamo alla chiesa (barocca?) di Vaglio. Infiliamo tutto ciò che abbiamo, la temperatura ormai è scesa bene. Poco dopo arriva Massimo, e ci accompagna a Lamone. Da qui rientro col treno, e alle 18:15 siamo a casa.

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Ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

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Published by UpTheHill - in Luganese - trekking
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19 ottobre 2011 3 19 /10 /ottobre /2011 09:33



Percorso effettuato alpe Serdena (Q1447) - Camoghè (Q2228) - bocchetta di Revolte (Q1981) - corte Lagoni (Q1814) - alpe Serdena..

Difficoltà: sentiero T2.

Dislivello: circa 800 metri

Lunghezza del percorso: circa 6 chilometri

Sforzo equivalente: 14 chilometri

Durata (incluse le pause): 5.5 ore.

Periodi duri di lavoro, questi. Rita straimpegnata con i corsi blocco per tutto settembre ed ottobre, praticamente devo chiamare la sua segretaria per fissare un appuntamento per poterla vedere. I fine settimana dedicati alla preparazione dei corsi per i giorni successivi. Mi chiede di organizzare qualcosa di corto, ma che valga la pena. La richiesta cade a fagiolo, è da un po' che sto tenendo d'occhio il Camoghè, montagna non altissima, ma il cui fianco Nord (quello che vedo io da casa) è quasi verticale ed impressionante. A inizio settembre avevo visto il documentario di Romano Venziani sul trekking del 125° del CAS Ticino, trekking durante il quale i partecipanti erano passati dal Camoghè salendo dalla parte Sud: sentiero agevole, ma soprattutto avevo visto scorci di panorami infiniti, persino meglio che dal Tamaro. Propongo la gita a Rita, 800 metri di dislivello non sono un problema. Accetta, inviti vari, si annunciano Danila e Pietro.

Per salire all'alpe di Serdena bisogna passare una strada utilizzata dalla scuola reclute dei granatieri di Isone. Per sicurezza chiamo la caserma in settimana per assicurarmi che la strada sia percorribile alla domenica, e un sergente maggiore mi conferma la cosa.

E per finire in bellezza, tengo d'occhio la meteo: per domenica giornata serena, e vento fino al giorno prima = aria tersa e limpida. Cosa si puô volere di più?

09:40 Ci siamo ritrovati alle 8:30 al parcheggio degli impianti del Tamaro, in modo da salire con una sola vettura. Sosta ad Isone per il caffé, poi via lungo la strada di salita, sbagliando (grazie a me) due volte alle biforcazioni (neanche un cartello in giro). Aria frescolina assai, il sole non ancora sorto, ma il cielo sembra voler mantenere quanto promesso durante i giorni precedenti: aria limpida, che dovrebbe offrirci la vista per decine di chilometri. In effetti, appena scesi dall'auto, possiamo già vedere il gruppo del Monte Rosa.

2011.10.16-Camoghe 2614
E lassù, la nostra destinazione odierna.

2011.10.16-Camoghe 2618
Piccola indecisione alla partenza, poi troviamo la strada di salita, non proprio evidente tra i prati. Massiccia presenza di ferro, siamo vicini alla valle Morobbia e alla Valcolla, entrambe con un maglio, segno che nel passato valeva la pena estrarlo e lavorarlo.

2011.10.16-Camoghe 2619
Il sentiero sale abbastanza dolcemente, riesco quasi a stare dietro ai miei compagni. Man mano che saliamo, l'orizzonte si apre sempre più, mostrandoci i giganti vallesani verso Ovest.

2011.10.16-Camoghe 2622
Nella seconda linea puoi vedere il Gridone / Ghiridone / Limidario, e a destra, appena sopra il prato, il pizzo Leone.

10.25 Attraversiamo un ruscello, e arriviamo a dei ruderi, probabilmente un piccolo alpe del passato.

2011.10.16-Camoghe 2625
Di marche non se ne vedono, cartelli neanche, ma ci sembra di intravvedere un percorso che sale in senso anti-orario, e che punta nella direzione giusta. Boh, dovrebbe essere quello il sentiero. Ci avviamo...

2011.10.16-Camoghe 2628
In breve il sentiero scompare, e ci troviamo a pascolare per prati infestati dalla rosa delle alpi, buchi nel terreno, gradoni, pendenza di salita abominevole. Mi guardo indietro, e capisco al di là di ogni ragionevole dubbio che abbiamo sbagliato strada. Appena prima dei ruderi avremmo dovuto salire verso destra, si vede benissimo il sentiero da qui.

2011.10.16-Camoghe 2629
Come al solito, ormai siamo in ballo e balliamo. Il percorso per arrivare al filo di cresta in prossimità della bocchetta di Revolte è chiaro: sempre su dritto. Mi volto, e ho l'impressione che il Rosa stia sogghignando.

2011.10.16-Camoghe 2627
Pietro fa da apripista, credo che possa tenere il passo con Pier (che oggi non ha potuto venire). Dietro Rita e Danila, e io che arranco a distanze incommensurabili.

2011.10.16-Camoghe 2633
Non so perché, ma nelle foto la pendenza sembra sempre meno importante di quando la vivi in prima persona nei tuoi poveri quadricipiti.

2011.10.16-Camoghe 2637
11:35 I tre moschettieri sono un bel pezzo avanti, non li vedo neanche più. Mi accorgo però che alla mia destra, non troppo in alto, ci sono delle capre che sembrano piazzate sulla cresta. Impressione confermata da un escursionista che passa proprio in quel momento.

2011.10.16-Camoghe 2640
Decido di tagliare in quella direzione: lungo la cresta il sentiero dovrebbe essere più agevole. Mentre salgo le capre mi guardano con diffidenza, ce n'è una con le corna molto lunghe, non vorrei che decida di caricarmi... Poi arrivo in cresta, e la fatica viene dimenticata. Dall'altra parte si apre la vista verso la bergamasca, la zona del ramo di Lecco del lago di Como: vista splendida.

2011.10.16-Camoghe 2643
E la valle Morobbia con la Mesolcina.

2011.10.16-Camoghe 2644
Per non dimenticare il Boglia (tutto a destra), i Denti della Vecchia e il Generoso / Calvagione. Come al solito, verso Sud una nebbiolina da inquinamento che pervade tutto. Ma come fanno a sopravvivere?

2011.10.16-Camoghe 2648
Poi attacco la salita verso la cresta finale, e dietro di me chiaro il tracciato che porta al Garzirola.

2011.10.16-Camoghe 2652
Il sentiero sale a zig-zag lungo la pendice, diminuendo così la pendenza (per fortuna). I miei tre compagni, che erano poco più avanti quando ho raggiunto la cresta, ormai saranno già in cima. Vengo superato da mamme, bambini, cani. Mi guardo attorno, se mi supera anche una lumaca mi ritiro in monastero. Lontano lontano, una punta che sbuca da dietro una catena di montagne già alte di loro. Forse, forse, potrebbe essere il Cervino.

2011.10.16-Camoghe 2658
12:15 Credo che le mie fatiche per oggi siano quasi giunte a conclusione.

2011.10.16-Camoghe 2659
Salgo ancora pochi passi, e giungo al filo di cresta del Camoghè. E faccio oooohhhhh.

2011.10.16-Camoghe 2661
Tutto il Bellinzonese, la Riviera, Biasca, l'attacco della Leventina a sinistra e della Blenio a destra, il Matro proprio sopra Biasca. Sono 20 chilometri di visibilità fino a Biasca... E il Locarnese...

2011.10.16-Camoghe 2669
Appena dietro la cresta, la vecchia baracca militare, ormai distrutta.

2011.10.16-Camoghe 2668
E l'ultimo passaggio esposto. Arrivo alla roccia (appena dietro Rita), e mi fermo. Maledette vertigini!!! Piazzo il sederino in un punto adatto, e attendo che Danila, Pietro e Rita ritornino.

2011.10.16-Camoghe 2674
Già che ci sono, sparo a raffica un po' di foto. Rosa, con Manera e Tamaro.

2011.10.16-Camoghe 2675
Bellinzonese e Riviera.

2011.10.16-Camoghe 2677
Pic-nic con vista verso a 180° da Est a Ovest passando per il Sud. Banana e nebbiolina sulla Padania.

13:05 Rifocillati, occhi riempiti, mente sgombra da pensieri che si sono persi come palloncini nel blu, decidiamo che si potrebbe anche rientrare. Ripassiamo la baracca, e il piccolo oratorio.

2011.10.16-Camoghe 2680
E' incredibile quante costruzioni siano riusciti a mettere su di un fazzoletto di roccia. Poi via lungo la cresta fino al punto dove si svolta a destra per scendere.

2011.10.16-Camoghe 2682
Discesa tranquilla, non abbiamo fretta. Rita dagli occhi di falco mi indica una splendida genziana: mi sa che sarà l'ultima per quest'anno.

2011.10.16-Camoghe 2684
Un saluto al Camoghè: da ritornarci, la vista vale veramente la salita.

2011.10.16-Camoghe 2685
13:35 Passiamo dalle capre, sono ancora al loro posto.

2011.10.16-Camoghe 2689
Stavolta non sbagliamo strada, e alla bocchetta di Revolte continuiamo lungo il sentiero marcato. Prendiamo la deviazione verso destra, puntando su Corte Lagoni.

2011.10.16-Camoghe 2696
Da qui tagliamo nuovamente a destra, e sotto il laghetto troviamo il sentiero mancato stamane. Il percorso ci porta a ridosso della montagna, qui il sole non arriva praticamente mai in questa stagione. Frescolino forte, e i primi avanposti del Generale Inverno. Messer Autunno non ha ancora cantato la sua sinfonia di colori, che già il suo successore sta portandosi avanti con il lavoro.

2011.10.16-Camoghe 2702
E non riesco a capire se questo sia un sorbo, o se il rosso sia dovuto alle foglie.

2011.10.16-Camoghe 2703
E il camminar m'è dolce, in queste infinite praterie.

2011.10.16-Camoghe 2704
Passiamo il punto d'errore del mattino. A sinistra le rovine, su dritto il sentiero ufficiale (si arriva da destra). Da ricordarsi per la prossima volta.

2011.10.16-Camoghe 2708
15:00 Decisamente lungo il sentiero il percorso è più facile. Senza difficoltà arriviamo all'alpe Serdena. E piacere per gli occhi: gli alberi a destra sono ben messi con le prove d'orchestra: chi suona il giallo, chi il rosso, chi il bruno. E' quasi ora di percorrere boschi e ascoltare il gran finale delle stagioni.

2011.10.16-Camoghe 2710
Alle 16:00 siamo già a casa, Rita contentissima dato che così prende due piccioni con una fava: giornata splendida all'aperto, e abbastanza tempo per prepararsi per il lunedi. Escursione veramente splendida, fattibile anche in un pomeriggio, vista incredibile se si ha la fortuna di trovare la giornata giusta. Decisamente da consigliare.

Ecco il profilo altimetrico della salita.

Profilo1
E quello della discesa.

Profilo2
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18 aprile 2011 1 18 /04 /aprile /2011 15:03



Percorso effettuato: Medeglia (Q700) - Canedo (Q840) - Troggiano (Q1064) - cima di Medeglia (Q1260) - Monti di Medeglia (Q1038) - cima di Dentro (Q1014) - Isone (Q728).

Difficoltà: forestale T1 e sentiero T2.

Dislivello: circa 850 metri.

Lunghezza del percorso: 10 Km.

Sforzo equivalente: 19 Km.

Durata (incluse le pause): 4.25 ore.

Distrutti da settimane di lavoro bestiale... Rita mi chiede pietà, ha voglia di andare, ma qualcosa di tranquillo. Poi è da molto che non vediamo Danila e Pierfranco, dobbiamo ancora farci raccontare del loro viaggio in Tibet e Cina di fine febbraio. Annunciato vento, per cui l'aria potrebbe essere abbastanza limpida, tiro fuori dal sacco il giro passando per la cima di Medeglia, cima facile e non impegnativa, che offre tuttavia una bella vista sul piano di Magadino. Proposta accettata all'unanimità.

14:00 Pronti per la partenza a Medeglia. La temperatura è gradevolissima per camminare, né troppo caldo né troppo freddo, almeno nei momenti in cui non c'è vento. Sacco leggero, solo io, niente pic-nic stavolta. Buona scorta d'acqua ad ogni modo, non ci sono punti di rifornimento lungo la via. Dall'altra parte della valle, verso il Tamaro, posso riprendere la chiesa di Botta dell'alpe Foppa.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9551
Cin incamminiamo lungo la strada asfaltata che porta a Canedo, piccola frazione di Medeglia, dove ha inizio il sentiero vero e proprio.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9553
Salendo, racconti delle prime impressioni di Lhasa, il treno che passa l'altopiano del Tibet, l'esercito di terracotta, e giornate micidiali per i ritmi delle visite. E come accompagnamento, lungo la strada una serie di cappellette.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9557
14:30 Non ostante le chiacchere saliamo veloci, e in una mezz'oretta siamo già a Canedo.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9567
Percorriamo la praticamente unica viuzza dell'insediamento, e all'altezza dell'osteria Canedo giriamo a destra per prendere il sentiero. Restiamo piacevolmente colpiti dal menu proposto...

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9571
Anche gli orari non sono di quelli che ti ammazzano :-)

14:40 Passati i viottoli, il sentiero inizia a salire, e io rimango indietro. Rita, senza sacco, è ancora più veloce del solito, e io non ho nessuna chance di tenere il suo passo.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9580
La flora nel bosco è cambiata nelle ultime due-tre settimane. A parte gli alberi, che ormai hanno buttato le foglie, sono scomparsi i fiorellini di inizio primavera, per lasciare posto a quelli che dureranno più a lungo.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9563
Mi attendo anche di trovare delle genziane, lungo il percorso.

15:00 Il versante mostra un cambiamento di pendenza, e una probabile apertura...

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9587
...in effetti siamo arrivati a Troggiano. Si tratta di un nucleo ormai disabitato, con i rustici in decadenza, piazzato su di un'ampia terrazza della costa. Niente segni di vita, solo incuria.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9590
Piccola sosta prima di riprendere la salita. A destra del Caval Drossa, i Denti della Vecchia.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9592
15:15 Ripartenza, il sentiero poco dopo si apre in forestale, diminuisce la pendenza. Resto incantato dinnazi ad un albero le cui foglie, argentee, sembrano fiori.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9599
Il cammino adesso è agevole, ci stiamo spostando verso l'ultimo alpe prima della cima di Medeglia. Alla nostra destra una bella skyline di roccia, cielo e alberi.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9605
Il terreno ad ogni modo è molto secco. Anche nel bosco si nota la mancanza d'acqua, tutto sterpaglia.

15:25 Ultimo alpe (non ho trovato il nome sulle cartine).

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9607
Lo passiamo, e subito dopo la stalla teniamo la destra verso una macchia di betulle, dove effettivamente troviamo la marca bianco-rosso-bianco su di un sasso a terra. Salendo ci spostiamo sul versante a ridosso del Monte Ceneri, e si inizia a vedere l'ultima parte del piano di Magadino con il golfo di Locarno.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9613
Il sentiero qui è di tipo montano. Pier è a casa sua, parte per la tangente alla sua velocità, roba da stambecco. Dato che il mio motore ha molti meno cavalli del suo, mi consolo con del poligalo fintobosso....

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9614
...e le prime genziante dell'anno.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9616
Chi va piano... Pier non ha fatto attenzione alle marche, e perde il vantaggio accumulato ritornando in parte sui suoi passi.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9617
Alla nostra sinistra, Manera con la sua grande antenna, e sul versante destro il sentiero di salita dall'alpe Foppa al monte Tamaro.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9619
Continuiamo a girare in senso orario e a salire, e un uccellino mi diche che siamo quasi arrivati: si vede il Camoghé.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9620
15:50 Pier è in cima, si è rifatto ampiamente della perdita di tempo.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9628
Veniamo sferzati da un vento freddo e impetuoso, rafficato. Dobbiamo coprirci, la temperatura apparente è scesa di un bel po' di gradi in pochi secondi. Davanti a noi adesso si apre la seconda parte del percorso, che ci porterà fino alla grande antenna installata a cima di Dentro, passando per i monti di Medeglia, e sotto il Matro, sulla sinistra.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9629
Prima di scendere, però, foto di cima.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9633
Da qui, bella vista sulla parte Nord del piano di Magadino, fino ad Arbedo-Castione.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9642
E sull'altro versante, la cima del Gaggio, la cima dell'Uomo, la cimetta di Orino, il Sassariente, il pizzo Vogorno, la capanna Mognone, il rifugio Orino, il corno di Gesero, il Camoghé, il Garzirolo, il Bar ed il Caval Drossa, la cima della Trosa, Cardada, Cimetta (te li lascio scoprire nell'album fotografico). Senza dimenticare sua maestà il pizzo di Claro.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9641
16:20 Lezione di geografia terminata. Siamo scesi dalla cima di Medeglia, e dopo poche centinaia di metri il sentiero si trasforma in forestale, piuttosto pianeggiante. Adesso è il mio terreno, e parto lasciando indietro i miei compagni.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9651
Percorso poco impegnativo, adatto alle chiacchere. Non abbiamo ancora deciso se scendere a Medeglia dai suoi monti, oppure continuare fino a cima di Dentro... Vedremo al momento.

16:45 Ai monti di Medeglia arriviamo in un attimo. Un signore con uno splendido bovaro bernese lo lascia libero, e me lo godo tutto: 64 Kg di splendore canino peloso e morbido. E' ancora presto, c'è luce almeno fino alle 19:30-20:00, nessuno è stanco, si continua. Prossimo checkpoint, l'aggiramento del monte Matro, piccola cimetta facilmente scalabile da cima di Dentro.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9657
Intanto però ci siamo abbassati di molto, e lo avevo detto a Danila che l'avremmo pagata: pezzo su lastroni di cemento in salita pesante, per riportarci in quota. Metto le ridotte, e passetto dopo passetto perdo il vantaggio che avevo accumulato nella tratta precedente.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9659
17:05 Siamo sul fianco del Matro, e guardando indietro possiamo vedere la cima di Medeglia, neanche troppo distante.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9664
Il sentiero è ridiventato quasi pianeggiante, ma Danila mi ha raggiunto, Continuiamo assieme, dato che Pier e Rita sono straaffogati in una discussione dietro di noi. Su sentieri del genere, potrei camminare per 10 ore al giorno: mi danno un senso di libertà, di poter andare e arrivare in qualsiasi posto al mondo. All'occhio però non scappa un secondo albero finto-fiore argenteo.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9669
Sono un grande ignorante, non conosco il nome della maggior parte della flora e fauna che incontro. Questo però non mi impedisce di apprezzarli, amarli, gustarli, e portarli nel cuore. Poi un rudere, invaso dalle betulle.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9671
17:30 Fattoria. Sulla nostra destra l'antenna "albero di Natale" che vedo così bene dalla terrazza di casa mia. A dire il vero vedo questo percorso in tutta la sua lunghezza, e mi manda sempre forti richiami. Tra gli scarponi da basso, e il filo cima di Medeglia - Matro - cima di Dentro - alpe del Tiglio, è difficile resistere: forse dovrei fare come Ulisse, che si fece legare all'albero maestro per ascoltare le sirene, e non esserne succube.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9672
Dalla fattoria arriviamo in un attimo alla cima di Dentro, che non ostante il nome in realtà è piatta. Zona di esercizio per i granatieri di stanza ad Isone, per fortuna nel fine settimana non ci sparano.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9675
Percorriamo le poche centinaia di metri su asfalto, per prendere il sentiero che scende ad Isone.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9678
Gaudio e tripudio: mentre scendiamo i refoli di vento fanno cadere i petali dei ciliegi selvatici, che adornano la nostra via, rendendo leggero il nostro passo.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9679
Sentiero percorso diverse volte (almeno 5): mi accorgo che tutti mi piacono, ma quelli che percorro più frequentemente finisco per amarli, invece di stancarmi a farli e rifarli. Chissà se la pensano allo stesso modo le reclute della caserma, che lo devono salire portando in spalla pesi di morte, per andare ad esercitarsi lassù?

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9684
18:00 Siamo quasi in basso. Mi stupisce sempre notare come il Camoghé, così aspro e difficile dalla parte di Bellinzona, sia facilmente accessibile da questa parte.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9685
Quest'anno è in programma... A 180°, invece, un altro amore: un tratto della Camorino - Lugano (di cui fa parte anche la discesa ad Isone da cima di Dentro), la salita da Isone a Gola di Lago.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9688
18:15 Isone raggiunto. Si potrebbe rientrare a Medeglia lungo la strada, tre chilometri di asfalto, senza marciapiede. Ma tra pochi minuti passa il postale... Siamo gli unici che salgono. In un attimo ci deposita a Medeglia.

2011.04.16-Cima-di-Medeglia 9691
Mentre togliamo gli scarponi, arriva Grégoire, che tiene uno splendido blog dedicato ai serpenti del Ticino, in particolare i due tipi di vipera che vi si possono incontrare. Dato che frequentiamo ambienti naturali simili, e lui riesce a vederle le vipere, e io no, ci mettiamo d'accordo per una "battuta di caccia fotografica" assieme, in modo da poter imparare da lui i segreti del mestiere.

Rientro a Rivera, pizza assieme per permettere a Danila e Pier di completare il loro racconto della Cina. Pomeriggio splendido, di quelli che ti rianimano. Avrei continuato ancora...

Ecco il profilo altimetrico da Medeglia alla cima di Medeglia.

Profilo1
E questo invece dalla cima di Medeglia ad Isone.

Profilo2
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15 aprile 2011 5 15 /04 /aprile /2011 14:02



Percorso effettuato: Carona (Q623) - Madonna d'Ongero (Q630) - alpe Vicania (Q659) - parco San Grato (Q714) - Carona.

Difficoltà: forestale T1.

Dislivello: 370 metri.

Lunghezza del percorso: 9 chilometri.

Sforzo equivalente: 13 chilometri.

Durata (incluse le pause): 5 ore (non proprio velocissimi).

Siamo spompati da alcune settimane di lavoro intensissimo, ma la voglia di sgambettare c'è. C'è anche il bisogno di fare un po' di recupero, se non vogliamo sbiellare. Rita ed io valutiamo diversi percorsi fattibili in una mezza giornata, e ci viene in mente che probabilmente il parco del San Grato in questo momento è fiorito di tutte le sue splendide azalee, complice anche la primavera precoce, ed una corrente d'aria calda africana che ha innalzato le temperature a livelli estivi, con più di 30° già al sabato. Per fortuna che praticamente tutto il tracciato è all'ombra degli alberi...

Già che ci siamo invitiamo anche Massimo ed Helen, con Elia e Alessia, assieme a Marco, Ivan e Alice. Il percorso si addice particolarmente alle famiglie, tutta sterrata senza problemi, tant'è che Alessia se l'è poi fatta praticamente tutta in passeggino.

11:00 Siamo arrivati tutti puntualissimi al parcheggio delle piscine di Carona. Scarponi, sacchi pesanti per il pic-nic (i bimbi mangiano di più di noi adulti), foto di gruppo prima della partenza, anche se non dovrebbero esserci dispersi.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9443
Conto anche di fare qualche bella panoramica: da giovedi c'è una bella brezza che ha pulito l'aria, e mi attendo una visibilità quasi ottimale. Effettivamente, almeno il Lema si staglia chiaro e limpido contro il cielo.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9448
Ci incamminiamo a fisarmonica verso la chiesetta della Madonna d'Ongero, dove arriviamo in una decina di minuti.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9454
Mentre la truppa si incammina nuovamente, aprofitto del punto di bella vista appena a destra della chiesetta, per fare qualche panoramica con il grandangolo. Pian Scairolo, con i centri commerciali...

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9455
...il lago di Lugano verso Ponte Tresa, in distanza le alpi Vallesane...

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9456
...e diverse altre. Poi mi incammino anch'io, ben sapendo che li recupererò in pochi minuti.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9467
Raggiuntili, devo tirare il freno a mano: tra chiacchiere, bimbi che corrono avanti e indietro, "guarda questo", la velocità del convoglio è piuttosto limitata. Questo mi lascia tutto il tempo per fotografare qualcuno dei pochi fiorellini ancora rimasti.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9473
...e i fiori di ciliegio.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9484
12:00 Il sentiero segue le costole della montagna, l'Arbostora, ed entra ed esce da valloncelli, tutti con il loro piccolo corso d'acqua che nel corso del tempo ha scavato le falde della montagna. Mi rendo conto che stiamo avanzando solo grazie al cambio di prospettiva sul lago: ormai siamo di fronte a Caslano.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9489
Una panchina posta lungo il sentiero ci rallenta ulteriormente: i bimbi si piazzano come fossero nel salotto di casa, ed esigono di poter fare il pieno. Dopo quasi un quarto d'ora, richiamo all'ordine, sennò al calar della sera saremo ancora qui. Il sentiero adesso curva deciso, e ci porta sopra Morcote, con Porto Ceresio, e la Pianura Padana di fronte a noi.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9500
La fisarmonica si è accorciata, e siamo nuovamente compatti. Nella troupe inizia a serpeggiare un po' di maretta, l'ora di pranzo è passata da un pezzo: quand'è che ci fermiamo per il pic-nic? Odio dire "mancano ancora solo 5 minuti" quando non è vero, tant'è che non lo faccio. Ma questa volta ho riconosciuto l'ultima valletta prima dell'alpe, per cui in tutta tranquillità posso tranquillizare i più affamati: mancano ancora solo 5 minuti. Nella valletta, riparati dal sole, gli ultimi grandi ciliegi in fiore, splendidi fiocchi di bianco in mezzo alla vegetazione che sta inverdendo.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9504
12:40 Tempi mantenuti, siamo arrivati all'alpe Vicania.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9508
Di fermarci a bere qualcosa sulla terrazza non se ne parla: il ristorante è strapieno. Grazie alla strada che sale fin qui, il luogo è piuttosto frequentato. Se dovessero farsi tutti gli scalini da Morcote, come abbiamo fatto noi l'anno scorso, probabilmente gli affari non andrebbero tanto bene. Ci piazziamo sotto ad un faggio (il sole picchia piuttosto deciso), coperte, costine, panini, frutta, dolci, dai sacchi esce ogni ben di Dio.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9514
Attorno, la skyline che preferisco: quella degli alberi che terminano il cielo.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9515
Dopo mangiato facciamo a turno per andare al ristorante a bere almeno il caffé...

14:00 Quasi un'oretta e mezzo di pausa: non sono abituato a queste comodità, le mie (soprattutto quando sono da solo) durano da 15 a 30 minuti al massimo. Nuovo richiamo all'ordine (mi sembra di essere un sergente) per rimettere in marcia l'armata, con la promessa ai bimbi di una sorpresa.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9521
14:30 Salita, ma non di quella dura, per tornare al livello del parco. Nei pochi scorci lasciati dalla vegetazione vediamo il San Giorgio, il Poncione d'Arzo, Serpiano, Brusino Arsizio, e naturalmente il Generoso (chiamato anche Calvagione).

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9531
Il ritmo di marcia è nuovamente più sostenuto, adesso che tutti hanno la pancia piena, anche se il gruppo continua a fare l'elastico, con continui sorpassi e controsorpassi.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9536
Ai bordi, continui fruscii di lucertole che scappano al nostro passaggio,anche se alcune sono riuscito a fotografarle. Poi, in mezzo al sentiero, un insetto (mi è sembrato un calabrone) in volo stazionario.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9537
15:00 Parco del San Grato, e delusione: anche quest'anno le azalee non sono ancora fiorite. Cioé, alcune si, ma poche.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9545
Piazziamo i bimbi al parco giochi a sfogarsi, poi scendiamo al ristorantino per un meritato gelato, con splendida vista sul goflo di Lugano e San Salvatore.

2011.04.10-Parco-San-Grato-Alpe-Vicania 9540
Quella cima quasi rasa è il Monte Boglia.

16:00 Rientrati al parcheggio, saluti e ringraziamenti. Splendida giornata, ho le orecchie frastornate da bambini. Penso che nel corso delle prossime due settimane la fioritura raggiungerà il suo apice, spettacolo da ammirare.

Ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

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13 dicembre 2010 1 13 /12 /dicembre /2010 16:59



Percorso effettuato: Carona (Q623) - Madonna d'Ongero (Q630) - alpe Vicania (Q659) - parco San Grato (Q714) - Carona.

Difficoltà: forestale T1.

Dislivello: 370 metri.

Lunghezza del percorso: 9 chilometri.

Sforzo equivalente: 13 chilometri.

Durata (incluse le pause): 2.5 ore.

Riferimenti "Tra due rami del Ceresio, 09.04.2010".

Finalmente un fine settimana di bel tempo: fregatura, tra impegni di compleanni, concerto di Natale della scuola di musica, compiti da correggere, non si può andare una giornata intera. Tiro fuori dal sacco un circuito tenuto in riserrva per situazioni come queste: il monte Arbostora. Facile, niente problema di neve, niente problemi se diventa buio, relativamente poco dislivello, tutto forestale.

14:40 Parcheggiamo alle piscine di Carona, cielo limpidissimo e terso dopo la bufera di vento dei giorni prima. So che il percorso non è particolarmente panoramico, c'è molta vegetazione, ma nei punti di bellavista si spazia per diverse decine di chilometri.



2010.12.11-Arbostora 8153
Il Tamaro e Manera, ad esempio, sono visibili perfettamente. Ci avviamo lungo il sentiero che porta verso Madonna d'Ongero, una bella chiesetta a pochi minuti dal paese di Carona.

2010.12.11-Arbostora 8156
Sulla forestale un po' di neve ghiacciata, nessun problema. Temperatura mite, il termometro dell'auto marcava 14°C, il favonio ha lasciato traccia del suo passaggio.

14:50 Ci spostiamo sul punto di bellavista di fronte alla chiesa, e in effetti la vista è semplicemente splendida. Tutto il Pian Scairolo, e le montagne fino al Pizzo di Claro, passando per il Caval Drossa, il Bar, la Cima del Gaggio, e tante altre.

2010.12.11-Arbostora 8165
Questa sopra, ed esempio, è la Cima del Gaggio, distante circa 20 Km in linea d'aria... Subito dopo la chiesa c'è la biforcazione: prendiamo a sinistra (a destra si scende verso Torello, con il suo ex-convento, per arrivare a Morcote), seguendo la forestale che resta praticamente in quota in direzione dell'alpe Vicania.

2010.12.11-Arbostora 8179
Si seguono in contrafforti dell'Arbostora, la cui cima ci resta nascosta dalla vegetazione. E' solo 300 metri sopra di noi, ma niente da fare. Incontriamo poche persone, qualche cane (tutti coccoloni), si va via che è un piacere.

15:25 Iniziamo l'ampia curva che ci porta a guardare verso Ovest. In un'apertura della vegetazione posso riprendere il Lema, ed il lago nella zona di Figino.

2010.12.11-Arbostora 8183
Poi, dopo l'ampia curva il panorama inizia ad aprirsi anche verso Sud, e ci offre il Poncione d'Arzo.

2010.12.11-Arbostora 8187
15:50 Tranquilli tranquilli arriviamo all'alpe Vicania. Ho messo in programma due soste thé, una qui, e una al ristorantino del parco San Grato. Il ristorante effettivamente è aperto, e la temperatura è talmente gradevole che decidiamo di bere all'esterno, anche per non sporcare il pavimento all'interno.

2010.12.11-Arbostora 8192
Da quando siamo partiti, praticamente niente più rumori di traffico. Qui all'alpe, poi, la vista è ampia dato che il terreno è stato disboscato. Cavalli, silenzio, tranquillità, un piccolo paradiso.

2010.12.11-Arbostora 8194
16:10 Ripartenza. Il sentiero ci porta a scollinare sopra l'alpe Vicania, in direzione del San Grato. In breve il ristorante resta sotto di noi.

2010.12.11-Arbostora 8204
La curva ora ci ha portati ad avere visibilità verso Sud-Sud-Ovest, e in effetti appare il San Giorgio, proprio di fronte a noi, dall'altra parte del lago.

2010.12.11-Arbostora 8207
Sembra di poterci arrivare direttamente, in realtà in mezzo c'è il buco con il lago...

16:25 Tramonto iniziato, ma non mi preoccupo, questa forestale si può percorrere anche con il buio. La vegetazione è praticamente tutta addormentata, tranne qualche rara macchia di colore.

2010.12.11-Arbostora 8188
In compenso il Generoso / Calvagione ci offre un spettacolo rosa.

2010.12.11-Arbostora 8212
16:55 Arriviamo al parco praticamente al buio. In maggio qui è uno spettacolo: ci sono prima i rododendri, poi le azalee in fiore. Da visitare assolutamente per un pomeriggio, soprattutto se hai bambini: parco giochi, sentieri sicuri, percorso didattico, un incanto.

2010.12.11-Arbostora 8222
Fregatura, il ristorantino del parco è chiuso. Fa nigot, ormai siamo quasi arrivati, e per buona misura ci siamo portati appresso una thermos piena. La macchina fotografica, non ostante la mancanza di luce, fa ancora miracoli, e riesco a riprendere il San Salvatore, con Carona ai suoi piedi.

2010.12.11-Arbostora 8223
Tieni conto che era praticamente buio... Il sentiero di discesa è gelato, così optiamo per la strada asfaltata che sale da Carona. Nel frattempo anche la luna ha fatto capolino, e ci accompagna nella discesa.

2010.12.11-Arbostora 8228
17:05 Siamo nuovamente al parcheggio. Passeggiata destressante a pochi passi da casa, adatta anche alle famiglie con bambini piccoli, praticabile tutto l'anno. Deliziosa. Rientriamo ricaricati, e pronti ad affrontare gli impegni sociali della domenica.

Ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo.JPG


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6 dicembre 2010 1 06 /12 /dicembre /2010 10:21



Percorso effettuato: Lamone (Q322) - lago di Origlio (Q419) - Ponte Capriasca (Q447) - Sala Capriasca (Q548) - Bigorio (Q615) - convento Santa Maria del Bigorio (Q728).

Difficoltà: forestale e sentiero T1.

Dislivello: 470 metri.

Lunghezza del percorso: 7 chilometri.

Sforzo equivalente: 12 chilometri.

Durata (incluse le pause): 2.25 ore.

Riferimenti la chiesa di Santa Maria Assunta del Bigorio su Wikipedia.


Dieci domeniche filate di brutto tempo, an sa na pò pü... Rita frequenta un corso al convento del Bigorio durante il fine settimana, se avesse fatto tempo dignitoso avrei provato a fare la Airolo - Bellinzona (solo rimandata) in un giorno. Invece, dopo un sabato splendido, mi alzo domenica mattina con un cielo plumbeo, aria di neve (si, la si può annusare), voglia di andare, e sensazione di impotenza... Tanto per darti l'idea, questo era il Camoghé da casa mia alle 11:45.

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Desolante... A mezzogiorno sento Rita durante la sua pausa pranzo, e mi chiede "Perché non vieni a prendermi, cosi rientriamo assieme?". Idea non da gettare. Faccio due calcoli mentali, Rita finisce il corso alle 17:00, decisamente no problem. Prendo il treno a Bellinzona alle 13:57, che mi deposita alla stazione di Lamone-Cadempino alle 14:23. Nel Sottoceneri è anche peggio, dal punto di vista meteo.

14:25 Mi incammino verso il nucleo di Lamone, a ridosso della salita che porta al laghetto di Origlio. In giro non c'è nessuno.

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Stavolta sono vestito da passeggiante domenicale standard: niente sacco, niente thermos, due barrette di cereali in tasca, guanti ed ombrello. E l'inseparabile compagna di viaggio, la macchina fotografica. Lungo la via, splendide macchie di colore.

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Arrivato nel centro del paese, mi imbatto nel mercatino natalizio. Viottoli stretti, bancarelle a destra e sinistra, persone con il bicchiere di vin-brulé in mano, devo fare attenzione a come mi muovo, per non mandare liquido da tutte le parti. Seguo i segnali, ed in breve trovo il sentiero di salita, lasciandomi dietro musica, chiacchere, ragazzi che guatano le ragazze imbarazzati ed intimiditi, canti, e tanta umanità calda in questo pomeriggio freddo.

14:40 Delizioso, mi sono lasciato indietro tutti i rumori... La forestale asfaltata si inerpica decisa, ho già scalato almeno quattro marce. In basso inizia la vista verso il golfo di Agno.

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Odore di stallatico: cavalli.

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14:50 Nell'ultimo tratto la forestale ha perso l'asfalto (gioia per i piedi), e in men che non si dica sono al laghetto di Origlio. Verso Sud amici noti, il Boglia, e i Denti della Vecchia.

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Al laghetto bisogna scegliere: strada corta o strada lunga. Non mi pongo neanche la domanda, faccio praticamente tutto il giro. Il laghetto (sarà 300 metri per 60 circa) è delizioso, niente rumori non ostante le case che si affacciano. L'acqua immobile riflette ciò che la circonda.

Il laghetto di Origlio
Due papere (germani reali, credo) che fanno la loro, di escursione domenicale.

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E lassù si vede la mia meta.

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15:05 Terminato il giro, si rientra su strada asfaltata per un breve tratto, si attraversa la strada principale, e dall'altra parte si riprende il sentiero. Ponte Capriasca è già visibile.

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15:25 Ha iniziato a nevicare. Avrei fatto meglio a prendermi la berretta, invece che l'ombrello, ma ormai è fatta. Sono già a Ponte Capriasca, il convento inizia a nascondersi nella foschia.

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Lungo la via, splendido albero di cachi.

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Passo la fermata del bus dalla quale eravamo rientrati dopo l'escursione da Camorino a qui, e mi dirigo verso la pasticceria del paese. Acquisto tre biscotti (biscottoni, tanto sono grandi): due per il rientro assieme, uno come merendina. Poi punto verso l'osteria per un thé, niente da fare, è chiusa. Vabbé, c'è sempre Sala, o al limite la trattoria Menghetti a Bigorio. Nel frattempo il convento si è avvicinato...

Il convento del Bigorio
15:35 Ripartenza. Da qui c'è una salitella nel bosco, per arrivare a Sala. La imbocco, e faccio una fatica micidiale. Il fondo è ghiacciato, la suola degli scarponcini da città non tiene niente, il piede continua a scivolare indietro. Passettino passettino passettino... Sarà che sono rimasto leggero a mezzogiorno, sarà che l'aspetto dei biscotti è moooolto allettante, continuo a sentire il loro richiamo dal sacchetto. Boh, ho deciso di mangiarlo salendo, qui o dopo non cambia niente. Mi fermo, ascolto, e sento solo il rumore delle mie mandibole che sgranocchiano la frolla. Insomma, stò povero biscottone alla marmellata di albicocche non è sopravissuto neanche fino a Sala...

15:45 Entro nelle viuzze di Sala Capriasca, dopo incontro con due cani e scoccolamento doveroso. Il nucleo è veramente ben tenuto, il grigio della pietra antica si mescola armoniosamente con i colori di oggi, preservando l'identità di questi edifici.

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Comincio ad essere basso di liquidi, anche se non sto sudando (mi sono vestito proprio bene, mani calde non ostante non indossi i guanti), ma di ristoranti aperti lungo il mio cammino non ne vedo. Pazienza, tiro fino a Bigorio. Passo sotto la casa che nell'ottobre 2009 aveva le bandiere tibetane, non ci sono più, dà l'impressione di essere disabitata...

15:55 Sono praticamente su al paese di Bigorio. La neve ormai scende copiosa, per fortuna che il sentiero di salita da Sala non è così ripido, le suole hanno tenuto abbastanza bene. Ho guardato nel giardino del mio amico asino, era riparato sotto ad un albero, non ne ha voluto sapere di venire a farsi accarezzare (lo trovi nell'album). Sotto si vede "bene" Sala.

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16:20 Formalità thé espletata, quasi muoio dal caldo: il caminetto accesso scaldava da non credere, le mie orecchie intirizzite sono diventate di fuoco. Riapro l'ombrello, e riparto verso la mia meta lungo il sentiero che passa nel nucleo di Bigorio.

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Una mela solitaria attende un passero solitario ed un poeta solitario che la canti...

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Poi la rampa della via crucis.

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Urpo se sale... Tre tornanti, c'è tutto il tempo di leggere i messaggi e riflettere. Le altre due volte l'ho fatta in discesa, non mi era sembrata così impegnativa.

16:35 Arrivato. Vicino all'entrata principale, sotto la volta, c'è un tavolo con panca. Devo attendere 25 minuti, non è un problema. Mi siedo.

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Passano pochi minuti, esce un signore giovane, laico, mi chiede se attendo qualcuno. Alla mia risposta affermativa mi invita ad entrare e bere un caffé. Accetto con doppia gratitudine: il convento non è aperto alle visite, per cui non mi aspettavo di poter entrare, e non ostante il thé sono ancora basso di liquidi.

Mi accompagna al locale pausa (tengono spesso corsi, qui al Bigorio, sono ben organizzati), mi offre il caffé, acqua e compagnia, graditi tutti e tre.

Puntuale alle 17:00 i corsisti escono, recupero (vengo recuperato da) Rita, e via verso l'auto sotto la neve. Il piiacere del rientro assieme, il suo corso, la mia passeggiata, i due biscotti avanzati, i ragazzi che ci attendono a casa. Bella domenica, non ostante tutto.

Ecco il profilo altimetrico dell'escursione. Non farti impressionare dalla pendeza di destra, avrei dovuto diminuire il fattore di sopraelevazione, non è così ripida in realtà.

Profilo
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto della passeggiate (non che ci sia qualcosa di speciale).

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15 novembre 2010 1 15 /11 /novembre /2010 19:54



Percorso effettuato: Signôra (Q994) - Moncucco (Q1605) - Piandanazzo (Q1609) e ritorno per la stessa via.

Difficoltà: sentiero T2.

Dislivello: 730 metri.

Lunghezza del percorso: 10 chilometri.

Sforzo equivalente: 17 chilometri.

Durata (incluse le pause): 4.75 ore.

Riferimenti: "Alle sorgenti del Cassarate", "Una pascolata in val di Muggio".

Sono sette domeniche di fila che fa brutto tempo... Anche stavolta anticipiamo al sabato, sperando in un po' di clemenza da parte della meteo. L'idea sarebbe quella di chiudere il giro in valle di Muggio, fallito miseramente a causa della mia imperizia. L'appuntamento è con Danila e Pierfranco a Manno, per scendere con una sola vettura. Arrivati alle 8:30, mentre nel Sopraceneri il cielo è terso, troviamo già nuvolosità bassa. Breve discussione, si decide di modificare l'itinerario, e raggiungere la capanna Monte Bar seguendo un percorso alternativo: da Signôra a Moncucco, poi Piandanazzo, e da li quasi in piano fino alla capanna.

E' anche l'occasione per passare con loro la giornata, è dall'uscita alla Greina che non ci si trovava più. Non è che siano stati fermi: qualche giorno al Cristallina, poi il percorso di Santiago di Compostela, e in ottobre sono stati al santuario dell'Annanpurna, in Nepal. Invidia marcia!!!  Rita ed io siamo impazienti di sentire il racconto di questa esperienza: 10 giorni sui sentieri del Nepal, per raggiungere la base dell'Annapurna, montagna da più di 7'000 metri.

09:15 Abbiamo raggiunto Signôra, preparazione effettuata. Il Garzirola è ancora sgombro, mentre il San Lucio mostra già le prime avvisaglie del brutto tempo annunciato entro il tardo pomeriggio.

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Il sentiero parte dolce, il ritmo è da escursione del pomeriggio della domenica, le chiacchere, i racconti, le impressioni, le cose da dire tantissime. Si cammina a passo tranquillo, riannodando i fili delle esperienze.

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09:40 Il sentiero entra nel bosco, ormai senza foglia. Salendo si incontrano tre zone boschive importanti: la prima (questa), caratterizzata da faggi giovani e qualche inserto di castagno (a più di Q1000). Dopo la capanna "Il Cervo" si passa in prevalenza al faggio, alto, secolare, per terminare con le betulle, i larici e le conifere nell'ultimo tratto boschivo, fino a circa Q1500.

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Stavolta anche Pier tiene il nostro passo, racconti di thé, guide e portatori, lodge e notti che calano velocissime, tanto da dire, tanto da ascoltare.

10:20 Arriviamo alla prima radura della salita, riconoscibile dalla capanna dei cacciatori denominata "Il Cervo". Breve pausa per bere un po' di thé caldo, mezzo cornetto e la solita riga di cioccolata nera.

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Verso Sud le avvisaglie del maltempo si fanno sempre più consistenti.

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10:50 Siamo nella pineta, tronchi alti come pilastri portanti di una cattedrale. Veramente bello questo sentiero, un po' più lungo della salita diretta da Corticiasca, ma molto più godibile, e percorribile anche in estate.

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Lo sguardo attento di Danila mi indica due fori nel tronco di un albero: probabilmente nidi di picchi.

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11:00 Breve radura, e cambio di vegetazione, appaiono le betulle e le conifere. Il sentiero diventa sempre più mordibo. Quasi due ore che camminiamo, e ancora ci sono domande, episodi del loro trekking.

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11:15 Le prime avvisaglie di neve, apparse precedentemente, adesso si inspessiscono. Il sentiero è quasi tutto coperto, meno di 10 centimetri, ma non siamo ancora a Q1500. Mi sa che la stagione delle alte quote (ticinesi) è terminata. Ora di affilare le lame delle ciaspole.

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11:30 La nuvolosità, tenuta a bada fin'ora dai Denti della Vecchia e dal Boglia, è riuscita a superare gli ostacoli, ed inizia ad assediare le pendici del monte Bar.

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Breve discussione sul da farsi: da Piandanazzo al Bar è una forestale, non c'è pericolo di perdersi neanche nella nebbia, però farà freddino... E ci allunga il percorso di un'oretta, tra andata e ritorno. Decidiamo di arrivare almeno fino a Piandanazzo, dove si trova un rifugio, e valutare li la situazione.

11:40 Arriviamo a Moncucco, crocevia dei sentieri. A sinistra verso il Bar, a destra verso il San Lucio. In basso il luganese ormai avvolto nella nebbiolina.

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Prendiamo a sinistra, la neve ormai è una presenza continua, anche se per fortuna è poco spessa e portante. Vediamo già la meta della pausa pranzo.

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Salendo abbiamo intravvisto una camoscia con il suo piccolo. Il piccolo, dopo una breve corsa, si è fermato al riparo, mentre la mamma ha continuato la fuga, probabilmente per farci allontanare dal cucciolo. Troppo folta la vegetazione, non sono riuscito a fotografarli. Perô una traccia sul sentiero mi fa pensare che ne passino spesso di qui, di ungulati.

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11:50 Arriviamo al rifugio forestale di Piandanazzo, costruzione importante. Qui possiamo misurare quanta neve c'è già.

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Ci rifugiamo sotto la tettoia al lato della costruzione principale per il nostro pic-nic. Rifugio gradito, si è alzato un bel venticello fresco, che non invoglia a stare allo scoperto.

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Sulle pendici del Bar, belle macchie di verde delle conifere, e giallo dei larici.

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E col teleobiettivo si riescono a vedere i due rifugi del San Lucio, ed il tetto con il campanile della chiesetta.

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12:30 Abbiamo deciso di lasciar stare la capanna del monte Bar, la cioccolata calda ce la berremo in basso. Ci rimettiamo in cammino, paludati con i K-Way per proteggerci dal vento. Decisione saggia quella di scendere, sennò si mi sa che avremmo mangiato un bel po' di freddo. La cappa si è alzata un attimo, ne aprofitto per fotografare i Denti della Vecchia.

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13:20 Discesa tranquilla. Terminato il tratto nevoso possiamo accellerare, e in men che non si dica siamo nuovamente alla cascina di caccia. Ultimi scorci colorati prima dell'inverno.

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13:55 Quasi in basso, possiamo vedere Colla con la sua grande casa per anziani.

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E ancora stiamo ad ascolare, del rientro, di Kathmandù, del volo, del saluto alle guide e ai portatori. Che esperienza speciale deve essere stata... Gran voglia di imitarli.

14:15 Nuovamente a Signôra. Percorriamo le viuzze, per raggiungere i nostri mezzi. In un giardino, una bella serie di cavoli rallegra il grigio del pomeriggio.

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Poi scendiamo a Maglio di Colla, per il meritato caffé. Ambiente ben riscaldato, con il grande camino, per terminare in modo perfetto una giornata d'ascolto.

E il sentiero... Decisamente splendida questa salita al Bar, molto più bella di quella diretta, tutta all'aperto. Il bosco, il sentiero morbido, la pendenza dolce; e poco battuto, dato che non è molto conosciuto. Da provare anche con le ciaspole.

Ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

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25 ottobre 2010 1 25 /10 /ottobre /2010 15:57

Percorso effettuato: alpe Croveggia (Q960) - alpe Pian Grande (Q1120) - capanna Cremorasco (Q1120) - alpe del Tiglio (Q1052) - Cima di Dentro (Q1014) - Isone (Q748) - alpe Mürecc (Q951) - alpe Zalto (Q996) - Gola di Lago (Q972) - alpe Santa Maria (Q1000) - Matro di Stinché, bivio (Q1075) - Condra (Q989) - convento del Bigorio (Q728) - Bigorio (Q615) - Sala Capriasca (Q548) - Ponte Capriasca (Q447) .

Difficoltà: sentiero T1 e T2.

Dislivello: 1'030 metri di salita, e 1'540 metri di discesa.

Lunghezza del percorso: 20 chilometri.

Sforzo equivalente: 32 chilometri.

Durata (inlcuse le pause): 8 ore.

Riferimenti: teleferica Camorino - Croveggia, il convento Santa Maria del Bigorio dei frati Cappuccini, la capanna Cremorasco, la chiesa di Santa Maria Assunta del Bigorio, "Dai fortini della fame a Croveggia (13.04.2009)", "Cima di Medeglia e Matro (17.05.2009)"



Me lo ero ripromesso l'anno scorso, quando avevo fatto in solitaria questo percorso: "devo portare Rita". La stagione quest'anno non è così avanzata come un anno fa, gli alberi hanno ancora quasi tutte le foglie, e i rossi iniziano a vedersi solo ora. La voglia di andare però tanta, era stata un'esperienza fantastica. Per domenica prevedono brutto andante, così ci organizziamo per il sabato, sperando che Locarno-Monti abbia ragione, e che la pioggia non arrivi già nel pomeriggio.

Quando pensi al Ticino, se lo pensi come l'ho sempre pensato io, a due dimensioni, vedi un fondovalle percorso da binari ed asfalto. Lo spazio in basso è poco, e dato che si tratta di un cantone di transito, buona parte del fondovalle è occupato da autostrada e linee ferroviarie. Ma se inizi a pensarlo in tre dimensioni, e ti alzi verso Q1000, trovi un Ticino diverso, percorso da 4'000 Km di sentieri, eredità dei nostri avi, che permettono di percorrerlo in buona parte senza incrociare strade. Questa escursione in effetti spazia su quasi un quarto del territorio ticinese nei boschi e nei prati, con pochissimi tratti asfaltati (la zona dell'alpe del Tiglio e Gola di Lago), e senza incrociare veicoli. E' un percorso da pellegrini, passando pochi borghi (Isone, Bigorio) e tutto nella natura.

08:00 Puntalissima la teleferica di Croveggia parte. Unici due occupanti i sottoscritti. Il cielo è decisamente plumbeo, e mi sembra ci sia meno luce dell'anno scorso, non ostante allora fossi nella nebbia. Rifletto, e mi rendo conto che l'anno scorso era già rientrata l'ora solare, per cui ero partito un'ora dopo... Il piano di Magadino verso Locarno inizia a delinearsi. Il mio sacco intanto ha subito un attentato. Vi ho infilato una bottiglia d'acqua già aperta da uno dei due figli, il quale non l'ha richiusa bene (come al solito), e stupido io non ho controllato... Morale: il contenuto si è rovesciato quasi tutto, per fortuna senza bagnare la macchina fotografica e le cibarie. Però sono rimasto con una scorta abbastanza esigua di acqua.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7739
08:10 Arrivati a Croveggia. La teleferica supera i 700 metri di dislivello (bel risparmio, devo ammetterlo) con una campata unica. Cabina piccola, è meglio non dondolarsi troppo quando si è a bordo...

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7745
Verso Ovest, lungo il filo della montagna, la cima di Matro, la cima di Medeglia, e Manera, con la sua grande antenna. Appena dietro, ma non visibile, il monte Tamaro.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7747
08:15 Partenza. Entriamo subito nello splendido faggetto che porta a Pian Grande. Il sentiero sale velocemente senza dare visibilità, gli alberi sono ancora tutti chiomati. Attorno solo qualche gracchiare di corvide, per il resto un silenzio bellissimo. Scatto alcune foto, ma al rientro dovrò cancellarle: la luce era talmente poca che sono venute mosse, per il lungo tempo di esposizione.

08:35 Pian Grande raggiunto. Non abbiamo fretta, e ci sistemiamo nella pancia un mezzo cornetto con riga di cioccolata nera (aaah, se imparassi a fare colazione).

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7753
08:40 Adesso inizia il bello. Si entra nuovamente nel bosco, e dato che siamo saliti a sufficienza, possiamo vedere la sinfonia d'autunno che sta facendo le prove generali a questa quota.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7760
Il sentiero in questo tratto ha dei punti leggermente esposti. Avevo letto che l'Associazione Ticinese Sentieri Escursionistici aveva fatto dei lavori di messa in sicurezza durante l'estate, e in effetti nei punti critici troviamo un corrimano, e alcune cordine di acciaio fissate alla parete che rendono più agevole il percorso. Il bosco è prevalentemente di faggi (siamo troppo in alto per il castagno), ma qua e la possiamo godere anche del larice (larix decidua).

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7768
Oppure macchie come questa...

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09:30 Abbiamo percorso tutto il tratto di montagna sotto il Camoghé, e arriviamo alla capanna Cremorasco, invisibile dal basso.

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Breve sosta per portarci sul promontorio che sovrasta il piano di Magadino, e qualche foto panoramica tutt'attorno.

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09:40 In un attimo arriviamo alla fine di questo tratto di sentiero, che si congiunge con la forestale dell'alpe del Tiglio. Pezzetto monotono su asfalto, per imboccare il sentiero che scende ad Isone. Guardando indietro posso vedere la fine del piano di Magadino, verso Giubiasco e Bellinzona. Solo così ti rendi conto di quanto terreno agricolo sia stato mangiato dall'urbanizzazione.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7795
10:15 Passata l'alpe del Tiglio e Cima di Dentro rientriamo nel bosco. Qui domina la betulla, e più in basso il castagno. Il sentiero ha meno foglia dell'anno scorso, più facile vedere dove si mettono i piedi.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7811
Lungo la discesa iniziano ad apparire i primi ricci, e alcuni funghi molto particolari.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7813
Questo sembra un cervello, mentre i prossimi devono essere dei funghi sapofiti.

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10:35 Siamo quasi ad Isone. Dall'alto si possono ammirare le chiome colorate, ultima esplosione di colore prima della caduta.

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10:45 Percorriamo le stradine di Isone, e in un giardino una delle mie piante preferite: l'acero giapponese, questo di un rosso quasi arancio.

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Tiziana a casa ne ha uno di un rosso splendido e immenso: una qualche volta prendo una ruspa e vado a rubarglielo (ma non diteglielo). Poi ci imboschiamo in un bar per un thé ed un caffé: fretta non ne abbiamo, non so neanche a che ora avremo il postale per rientrare. Ci stiamo godendo la giornata al nostro ritmo.

11:05 Dopo aver scaldato i pancini, ripartiamo. Scendiamo verso il fiume per passare il ponte che dà accesso al sentiero di salita verso l'alpe Mürecc. Lungo la via, un nespolo quasi pronto.

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E lassù, l'alpe.

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Ci addentriamo nuovamente nel bosco, come viandanti di una volta, quando le strade asfaltate non esistevano, e le località erano congiunte unicamente da sentieri come questo. Attorno a noi colori smorti, colori vivi, macchie e poster singoli.

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Mi sembrava... Il tempo è adatto alle salamandre, e questo tratto di percorso passa per diverse zone umide, habitat ideale per questo anfibio. Finalmente ne incontriamo uno, il primo.

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Si muove goffamente, poi decide che l'immobilità potrebbe essere più vantaggiosa, magari non la vedo... Lungo il percorso, più avanti, ne vediamo alcune altre.

11:50 Eccoci all'alpe Mürecc. Il grosso della salita per oggi è terminato (ne avremo ancora un po' dopo Gola di Lago, ma niente di trascendentale). L'orario è buono per spapparsi la seconda metà del cornetto, e ancora un po' di cioccolata. Rifornimento acqua alla fontana, e vista verso Medeglia.

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12:00 Ci rimettiamo in moto lungo il sentiero che ci porterà all'alpe Zalto (entrambi gli alpi producono un ottimo formaggio, se la cosa ti può interessare). Attorno a noi, ancora colori, questa volta che tendono al viola.

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Amo l'autunno, stagione del gran finale della Natura prima del riposo invernale. E' adesso che secondo me si raggiunge l'apoteosi. L'estate è una preparazione, e la primavera un'ouverture di breve durata, che preannuncia quale sarà il tema portante, ma passa troppo in fretta. Percorriamo anche questo tratto di bosco senza incontrare nessuno (non abbiamo incrociato una sola persona sui sentieri, a parte un cacciatore nei pressi di Condra), gustandoci il silenzio naturale e la sinfonia di colori.

12:40 Alpe Zalto. Qualche foto ad Isone e Medeglia, poi il nostro occhio viene colpito dal famoso fungo "cappello da spiaggia", e alcuni sui compari.

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Da qui siamo nuovamente su asfalto, per fortuna per un tratto più corto rispetto all'alpe del Tiglio. Percorriamo velocemente questo tratto per portarci all'alpe Santa Maria, dove abbiamo deciso di fermarci per il pranzo. Trovo anche qui la rosa canina, con la quale si prepara un ottimo thé.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7886
13:00 Passiamo il bivio a Gola di Lago, e dopo poche centinaia di metri arrivamo all'alpe. Subito una brutta sorpresa, riccordo di inciviltà: è fin troppo facile arrivare qui con l'auto, e chi l'ha fatto non si è degnato di portar via i suoi rifiuti. Chi cammina, chi vive il percorso, non lascia tracce del suo passaggio, soprattutto non di questo tipo. La cultura dell'auto invece, è una cultura di menefreghismo: goduto io, goduto tutti.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7890
Decidiamo di utilizzare un masso come appoggio per il posto dove la schiena cambia nome, scendendo, e Rita che vuole evitare il freddo, provvede a tapezzarla con tutto ciò che di caldo abbiamo nel sacco.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7891
Non so se raggiunga l'obiettivo, sicuramente l'appoggio è un po' più morbido. Please, non ingrandire la foto, sennò vedi che numero di piede ho :-( Intanto ci siamo infilati il K-Way, dato che c'è una leggera brezza frescolina, e sicuramente avremo un calo termico non appena inizierà la digestione. Ci gustiamo il nostro pic-nic nel silenzio, solo un biker che si cambia velocemente prima di iniziare la discesa, e riparte dopo pochi minuti. Davanti a noi, i Denti della Vecchia, semisommersi nella nebbiolina.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7892
13:30 Non abbiamo controllato l'orologio, ce l'abbiamo dentro. Mezz'ora esatta, e siamo pronti per ripartire. Teniamo il K-Way, decisamente non ostante il pasto non sia luculliano lo stomaco tira sangue in modo impressionante. Ultimo sguardo verso Isone, prima di scollinare verso la Capriasca.

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Questo tratto è su forestale non asfaltata, fuori bosco, ma questo non impedisce di godere di macchie di colore sparse.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7898
Il sentiero fila via liscio sotto le suole, tra radure, brevi tratti boschivi, casolari diroccati e vecchie fattorie. Tratto bellissimo, ci sarebbe la vista su buona parte della Capriasca se non fosse per la nuvolosità.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7900
2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7909
14:15 Condra sotto di noi. Si tratta di uno splendido insediamento, posto su di una radura poco pendente, che offre una vista incredibile (ce ne eravamo accorti durante il giro del Bigorio) che spazia per circa 270°. Una fattoria ancora attiva, manzette, asini, e una mamma con il suo piccolo.

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2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7914
Scendiamo lungo il viottolo che costeggia le case, e continuiamo la discesa. Nuovamente nel bosco. Poco più avanti, un albero cadendo ha invaso il sentiero, e trascinato pezzi di un suo compare con se.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7920
14:35 Orami in prossimità del convento, usciamo nuovamente dal bosco per trovarci su prati. Ci sembra però che il bosco si stia rimangiando il territorio che gli era stato strappato durante i secoli con il disboscamento. Bastano una decina d'anni di incura, i prati scompaiono, e il castagno si riprende ciò che era suo.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7925
14:50 Arriviamo al convento del Bigorio, faro dei frati cappuccini per tutta la Lombardia. Veniva utilizzato anche per mandare i novizi a passare il primo anno della loro vocazione, e spesso il capitolo di questi frati veniva tenuto qui. Il cimitero, semplice come la loro vita.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7928
Sulla croce il nome, l'anno di nascita, l'anno del decesso. Sic transeat gloria mundi. Sostiamo dieci minuti per gustartci la quiete del posto. Qui non accolgono più pellegrini, ma una volta queste istituzioni erano il collante dei vari tratti di percorso. Qui potevi pernottare, trovare una tazza di minestra ed una fetta di pane, anche se eri lontano da villaggi ed osterie. E sicuramente correvi meno rischi...

Scendiamo la via Crucis che ci porta verso Bigorio City (per distinguerla dal convento), con le sue stazioni così diverse da quelle tradizionali (le trovi nell'album dell'anno scorso), e arriviamo al paese dall'alto, passando tra casette e giardini splendidi.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7938
2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7939
15:15 Porto Rita alla trattoria Menghetti (se passi da quelle parti, vacci, è un'esperienza interessante). Locale unico, come una sala privata, la signora gentile ci serve, questa volta non ci sono altri avventori. E' vecchia di 200 anni (l'osteria, non la signora), ed è stata tenuta allo stato originario.

15:40 Decidiamo di scendere a Sala Capriasca, e prendere lì il postale per rientrare. Prima di partire foto alla meridiana (mi sembra che nel Sottoceneri ce ne siano molte di più che nel Sopraceneri).

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7943
Sentiero agevole, ma anche qui l'autunno ha preparato i suoi regali...

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7946
15:55 Già arrivati. Controlliamo l'orario del postale, mancano ancora 20 minuti. Boh, già che ci siamo scendiamo fino a Ponte Capriasca, tanto la strada è breve. Ripercorriamo i viottoli, ed inforchiamo il sentiero di discesa. Da qui si vede molto bene il convento.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7953
16:10 In effetti siamo già qua. Scendiamo fino al ponticello dove si trova la fermata del bus, che dopo pochi minuti arriva e ci carica. A bordo solo una coppia giovane, anche loro con lo zaino. Un'ultima foto ad un caco prima di mettere via la macchina fotografica.

2010.10.23-Camorino-Ponte-Capriasca 7958
16:40 Arriviamo in stazione a Lugano. Siamo semplicemente deliziati, Rita mi dà ragione: è una escursione splendida, da mettere in agenda una volta all'anno. Ci sarebbe una variante interessante, che partendo da Bigorio porta a Comano direttamente, passando per una collina boschiva... L'anno prossimo!

Ed ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo
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26 maggio 2010 3 26 /05 /maggio /2010 18:13


 

Percorso effettuato: Bré (Lugano) (Q790) -Carbonera (Q1033) -  Sasso Rosso (Q1265) - Monte Boglia (Q1516) - alpe Bolla ( Q1129) - Carbonera -Materone (Q905)  - Bré.

 

Difficoltà: in buona parte T1, breve tratto T2 in cresta scendendo dal monte Boglia all'alpe Bolla.

 

Dislivello: 900 metri.

 

Lunghezza del percorso: 12 chilometri.

 

Sforzo equivalente: 21 chilometri.

 

Durate (incluse le pause): 6.25 ore.

 

Prima giornata di vera primavera, quasi estate. Nuovamente le signore organizzano il tracciato, proponendo la salita al monte Boglia, discesa all'alpe Bolla (con pranzo al grotto), e rientro tranquillo. L'idea mi aggrada, il monte Boglia offre un panorama splendido a 360°, e pur non essendo la cima più alta che domina Lugano, non sfigura di certo tra tutte le sue sorelle.

 

09:45 Arriviamo a Bré con un quarto d'ora di ritardo: è la prima volta che vi salgo, e ho cannato alla grande l'unica strada per salire. Per fortuna che una telefonata provvidenziale permette a Danila di darci le indicazioni, e dopo un po' di girovagare riesco a trovare il punto d'innesto. Arrivati, umanamente Danila e Piefranco ci chiedono se abbiamo già bevuto il caffé, e data la nostra risposta negativa, ci imboschiamo nel ristorante più vicino. Finalmente siamo pronti per la partenza. Sopra di noi si vede il culmine, con croce, del monte Boglia.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3749

 

La giornata è tersa in modo incredibile. Tra pioggia e vento, era da molto che non vedevo il cielo così limpido. Danila ci propone di passare dal sentiero che sale a sinistra di Bré, invece di prendere quello ufficiale. Dato che conoscono la zona come le loro tasche, non abbiamo problemi ad accondiscendere. Ci incamminiamo lungo la stradina che porta fino alla zona di svago,  da dove si prende il sentiero di salita. Il sacco pesa in modo orribile: mi sono portato 3.5 litri d'acqua, prevedendo un gran caldo, con relativa sudata.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3751

 

Sono un po' impressionatao dal cartello giallo, che indica 3 ore fino alla cima: a guardarla così non sembra esserci tanto dislivello... Il sentiero entra subito nel bosco, riparandoci dalla stecca del sole che picchia già mica male. Si sale agevolmente, praticamente è una forestale.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3757

 

10:35 Tra chiacchere  e passi, ma senza panorama, arriviamo al primo bivio, Carbonera. con tanto di fontana.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3767

 

Da qui prendiamo in direzione di Sasso Rosso e Monte Boglia. Il sentiero si fa più ripido, e se fin'ora ero riuscito a tenere il passo con i miei compagni, adesso inizio ad essere distanziato. Il sentiero è piuttosto battuto, veniamo superati da diversi gruppetti di persone che salgono, alcune che già scendono (ma a che ora sono partiti?). Era da molto che non vedevo un sentiero così affollato, sembra di essere sulla Tamaro - Lema.

 

Nel frattempo il bosco si è trasformato in uno splendido faggeto secolare. L'ombra ed una leggera brezza ci accompagniano, rendendo più sopportabile la temperatura (al pomeriggio si girerà attorno ai 30°). Poi, un primo breve scorcio di panorama, verso Lugano.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3773 

11:15 Sasso Rosso, altra fontana. Fin qui di panorama se ne è visto poco.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3780

 

11:30 Arriviamo sotto la cresta di separazione, e finalmente lo sguardo si lancia verso Est, rimirando la parte di lago che si protende verso Sondrio. Sotto di noi, Albogasio (grazie Renzo per la correzione) .

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3784

 

12:00 Eccomi in vetta. L'ultimo tratto è tutto allo scoperto, cappellino d'obbligo. Già da un po' la vista spazia su ampi paesaggi, che vanno dal pizzo di Claro al monte Rosa, dalle Grigne al monte Lema. In cima, almeno una ventina di persone che si godono il paesaggio. Foto di rito di vetta, con un gentile signore che ci immortala tutti e quattro assieme.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3817

 

Poi metto il grandangolo, e inizio a sparare a raffica. Nella foto sotto puoi vedere il Caval Drosso, il Bar, il Moncucco, il Camoghé, il Garzirola, i Denti della Vecchia, il pizzo di Claro, la cima dell'Uomo, la cima del Gaggio.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3820

 

Ho ripreso praticamente a 360° gradi...

 

12:15 Ripartiamo in discesa, con il sentiero che corre lungo la cresta. Davanti a me, in bella vista, i Denti della Vecchia. Per chi frequenta Lugano, questa è una prospettiva "strana".

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3824

 

Il sentiero effettua un ampio tornante verso sinistra, ed inizia la discesa lungo la parete, portandoci nel bacino di Lugano. Sotto di noi, invisibili, Cadro, Pregassona, Viganello, Villa Luganese.

 

12:50 Siamo scesi bene ormai, e percorriamo l'ultimo tratto prima dell'alpe nel bosco. Incontro con il primo narciso dell'anno.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3843

 

13:00 Arriviamo all'alpe Bolla. Il grotto è strapieno, per fortuna Danila aveva telefonato stamane, e riservato quattro posti. La zona è deliziosa, caratterizzata da un ampio prato, delimitato verso Lugano da una chiesetta.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3851

 

Mettiamo le gambe sotto il tavolo, e ci lasciamo allettare dall'offerta culinaria: polenta, formaggio, brasato, minestrone, crostata. Per fortuna non si paga a differenza di peso tra l'entrata e l'uscita...

 

14:20 Satolli, ci rimettiamo in marcia. Il sole picchia in modo incredibile, il caldo è uscito tutto d'un botto, dopo praticamente un mese di freddo e pioggia.  Percorriamo l'ultimo tratto di prato, che ci porta verso l'imbocco del sentiero di discesa. Dobbiamo circumnavigare tutta la montagna, per portarci nuovamente sull'altro lato.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3850

 

14:30 Eccoci nuovamente nello splendido faggeto.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3854

 

Non ostante il peso nello stomaco, il passo corre via veloce. Il sentiero è agevole, con leggeri sali-scendi, e qui sotto la temperatura è sopportabile.  Percorriamo il lato della montagna in senso antiorario, riportandoci verso Carbonera, che passiamo. Per variare il percorso, invece di scendere per lo stesso sentiero del mattino, continuiamo verso Materone.

 

15:40 Abbiamo iniziato il percorso di discesa da Materone, e mi si offre uno dei pochi squarci verso Bré.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3861

 

15:45 Il sentiero termina, e dobbiamo percorrere pezzi di strada asfaltata, col riverbero del caldo che sale. Sudata micidiale. 

 

16:00 Arriviamo a Bré, ne percorriamo le viuzze, tutte in sasso. Il nucleo è ben tenuto. Una casa ha una splendida meridiana, che oltre a indicare l'orario, mostra anche il segno zodiacale attuale.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3871

 

E incontro con il lavatoio del paese.

 

2010.05.23-Monte-Boglia-alpe-Bolla 3874

 

Arrivati al parcheggio ci togliamo gli scarponi, e ci posizioniamo nuovamente sulla terrazza del ristorante del mattino, per il meritato beveraggio. Poi rientro nell'auto che sembra un forno, e via verso casa, con in prospettiva una seconda escursione per il lunedi di Pentecoste.

 

Questo è il profilo della salita da Bré al Boglia e alpe Bolla...

 

Profilo1

 

E questo è il profilo dall'alpe fino a Bré.

 

Profilo2

 

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18 maggio 2010 2 18 /05 /maggio /2010 20:28



Percorso effettuato: Isone (Q748) - Cima di Dentro (Q1014) - Alpe del Tiglio (Q1121) - capanna Cremorasco (Q1095) e ritorno per la stessa via.

 

Difficoltà: T1, in parte anche su strada asfaltata.

 

Dislivello: 415 metri.

 

Lunghezza del percorso: 7 chilometri.

 

Sforzo equivalente: 11 chilometri

 

Durata (escluse le pause): 2.5 ore.

 

Riferimenti: la capanna Cremorasco, "Colori d'autunno: da Camorino a Lugano (31.10.2009)"

 

Tre settimane senza sgambettare... Tra pioggia, impegni di lavoro, e occupazioni famigliari siamo rimasti fermi per un bel po'. Poi, finalmente, danno schiarite per sabato e domenica. Spesa settimanale al venerdi, in modo da essere liberi entrambi i giorni. Per sabato siamo invitati alla capanna Cremorasco da Mauro, che vi passa spesso qualche giorno di vacanza con la famiglia. Orami è da due anni che ci invita, e per un motivo o l'altro non eravamo mai riusciti a combinare. Discuto con Rita: sabato giornata tranquilla, ci teniamo qualcosa di più impegnativo per domenica. Accetto volentieri l'invito, e carichiamo il sacco con un po' di leccornie da gustare assieme.

 

Per salire alla Cremorasco conosco tre strade: la prima parte dall'alpe Croveggia, alla quale si può salire a piedi o in teleferica da Camorino, poi Pian Grande, e da li dritti fino alla capanna. Oppure, sempre da Camorino, diritti alla capanna. La terza strada sale da Isone, passa per la cima di Dentro, alpe del Tiglio, per arrivare anche lei a destinazione. Tenuto conto del probabile stato dei sentieri, decido per questa terza variante, che ha il vantaggio di essere meno impegnativa, e più corta.

 

09:45 Siamo ad Isone, formalità caffé espletata. La giornata è meno serena di quanto avessero annunciato, e in più tira un bel venticello (a Bellinzona è praticamente una tempesta di vento). Un ulteriore vantaggio della salita da questa parte è che restiamo coperti dal crinale fino alla cima di Dentro. Percorriamo il paese in direzione dell'attacco del sentiero: conosco la strada a memoria, ormai.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3619

 

Percorriamo ancora un breve tratto in salita su asfalto, poi alla prima curva parte il sentiero di salita. Il bosco ha cambiato completamente aspetto: grazie alle pioggie di due settimane è diventato di un bel verde intenso. L'acqua gioca lungo i canali di discesa, con la sua melodia sinfonica.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3626

 

Lungo il sentiero, il rosso ruggine del ferro, per ricordarci che non siamo molto distanti dalla valle Morobbia, dove la concentrazione era tale da giustificarne l'estrazione.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3628

 

Percorro questo sentiero, quasi una mulattiera, calpestato da decine di migliaia di passi delle reclute della scuola granatieri di Isone, che salgono probabilmente ogni giorno per portarsi alla piazza d'esercitazione, e spesso anche la notte, con pesi di barelle, munizione, sacco, fucile, granate, lanciafiamme, e altra attrezzatura. Sicuramente percorrono questa via con uno spirito molto diverso dal mio: e allora, per essere saggio cinese, penso e sentenzio che non è il luogo che fa la felicità o l'infelicità, ma lo spirito con il quale lo si vive.

 

10:25 Siamo quasi arrivati alla cima. Lungo la via tante fragoline di bosco selvatiche, non ancora mature. Il segnale della piazza d'arme ci informa che stiamo per entrare nella zona d'esercitazione.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3635

 

Tiri a palla? E che roba sono? "Schiessgefahr" significa "pericolo per spari", "Danger de tir" pure. Mi piacerebbe conoscere colui o colei che ha fatto la traduzione in italiano :-)

 

10:30 Siamo sul pianoro della cima di Dentro. Oltre alla fregatura del cielo parzialmente coperto, adesso siamo esposti al vento polare che soffia scendendo dal Gottardo. A scaldarmi l'animo arriva la bella vista del pizzo del Claro, proprio di fronte a noi.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3640

 

Quando ero passato di qui il 31 ottobre l'anno scorso ero immerso nella nebbia, e non avevo visto niente del paesaggio. Sulle prime mi ero dispiaciuto, ma poi, ripensandoci, mi sono reso conto della fortuna e del privilegio che ho avuto: una magia di colori e mistero, che difficilmente sarà ripetibile in questa forma. E spesso, dalla terrazza di casa mia, da dove posso rimirare parte di questo percorso, ci penso con nostalgia.

 

10:45 Percorriamo la strada asfaltata che porta verso l'alpe del Tiglio. Uno sguardo indietro mi permette di riconoscere la cima del Matro, e in distanza la grande antenna di Manera.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3645

 

Poi lo sguardo si apre verso il basso, tra una chiosa di alberi, e posso rimirare il golfo di Locarno.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3643

 

E davanti a noi, il piano di Magadino verso Bellinzona.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3649

 

Mmmmh, per essere una gitarella da domenica pomeriggio adatta a tutti, ha veramente molto da offrire, in termini di panorama! Davanti a noi, quasi onnipresente, la cima del Camoghé, da farsi assolutamente entro fine giugno. E' da un bel po' che ce l'ho in carniere.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3653

 

11:00 Finalmente terminiamo il tratto su asfalto, e riprendiamo il sentiero che porta verso la Cremorasco. Dopo poco una serie di gradini di cui non mi ricordavo... Viscidi per la pioggia, bisogna fare attenzione.

 

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Poco più in alto troviamo il cartello giallo: capito, io avevo continuato sull'altro sentiero, che porta sulla strada asfaltata più in alto, e avevo evitato questo tratto.

 

11:30 In un attimo arriviamo alla capanna.

 

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Costruita su di un piccolo poggio, è invisibile dal basso. Dal bordo, però, lo sguardo spazia verso Locarno.

 

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Mauro, con Elena ed i figli ci accolgono calorosamente. Non ti tedierò con i dettagli delle chiaccherate, la partita a carte con Martino, l'ottimo pranzo, il caffé, il relax e l'ambiente famigliare.

 

15:20 Pronti a partire. L'occhio mi cade su Pian Dolce, posto dall'altra parte della valle Morobbia, dove eravamo stati alla fine di novembre del 2008 fino alla capanna Genzianella. Altro posto da cui passare, ma per raggiungere il Gesero.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3663

 

 Ripercorriamo la stessa via per rientrare ad Isone, dove arriviamo alle 16:20.

 

2010.05.15-Capanna-Cremorasco 3687

 

Anche senza la sosta alla Cremorasco, è decisamente una bella escursione: tranquilla, panoramica, senza difficoltà. Da tenere presente per la mezza stagione, quando non si può salire troppo in alto. Ed ecco il profilo altimetrico.

 

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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna