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11 marzo 2011 5 11 /03 /marzo /2011 11:34



Percorso effettuato: Riva San Vitale (Q279) - Alpe di Brusino (Q671) - Serpiano (Q640) - Crocifisso (Q670) - Meride (Q588) - Riva San Vitale.

Difficoltà: T1 e T2.

Dislivello: 820 metri.

Lunghezza del percorso: 15 chilometri.

Sforzo equivalente: 24 chilometri.

Durata (incluse le pause): 5.75 ore.

Riferimenti: "Il comune di Riva San Vitale" su Wikipedia, "Il battistero di San Giovanni" su Wikipedia, "Il monte San Giorgio" su Wikipedia.

La primavera la devi cercare ben prima che si sia palesata. Inizia in modo subdolo, un fiore qui, una gemma là, e se non fai attenzione, non te ne accorgi. Ed un giorno ti svegli, e attorno a te è tutto fiorito, e ti chiedi "ma quando è iniziato?". Il San Giorgio per questo esercizio è un'ottima zona: bassa, diverse parti ben esposte al sole, e offre diversi itinerari interessanti, che non portano necessariamente sulla cima. Tenuto conto che su versanti Nord la neve è ancora presente a partire da Q900 circa, Rita ed io decidiamo per questo giro, per verificare a che punto stiamo con la sinfonia delle stagioni.

10:00 Arriviamo a Riva San Vitale, e iniziamo subito con un caffé. Poi ci spostiamo al battistero di San Giovanni, il più antico manufatto religioso conservato per intero (è datato del VI secolo, vedi il riferimento sopra). Ci colpisce la sua semplicità, la mancanza di sfarzo che si svilupperà nel Basso Medioevo.

2011.03.10-San-Giorgio 9056
Vasca battesimale monolitica (dal greco "mono" = uno, unico e "lithos" = pietra), pochi addobbi. La pianta è ottagonale, come pure il supporto della vasca. Dato che ci siamo, visitiamo anche la chiesa annessa.

2011.03.10-San-Giorgio 9060
10:40 Percorriamo tutto l'abitato: il sentiero dovrebbe iniziare da qualche parte lungo la strada che porta a Brusino Arsizio. Preoccupato, sul cartello giallo in paese non ho visto l'indicazione che cercavo... Tra il mio DVD dei sentieri e la cartina Quadraconcept ci sono delle discrepanze, potrebbe anche darsi che in realtà il sentiero non esista. L'aria è sporca di calligine, la visibilità non è quella che avrei desiderato. Passiamo sotto il tempio di Santa Croce, e usciamo dall'abitato.

2011.03.10-San-Giorgio 9066
10:55 Percorriamo più di un chilometro, e segni del sentiero non ce ne sono. Abbiamo deciso che se non dovessimo trovarlo, continuiamo fino a Brusino, per prendere la teleferica che sale a Serpiano. Poi, davanti a me una curva a destra, e stradina che sale a sinistra. Il mio naso (che non è piccolo) mi dice che potremmo esserci...

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In effetti al bivio, a sinistra, troviamo il cartello giallo che ci dice "siete giusti".

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Imbocchiamo la forestale asfaltata. Poco sopra un signore sta tagliando legna, per sicurezza (sono paranoico, io), gli chiedo se siamo giusti per Serpiano. Ci guarda stralunato, e ci informa che si, la strada è giusta, ma Serpiano è mooooolto lontano. Non commento, va bene così. Intanto lungo i bordi della strada piccoli indizii ci fanno capire che la primavera ha già attraversato la soglia.

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Primule a tutto spiano (te le risparmio, non so quante ne ho fotografate, le trovi nell'album), ma anche fiorellini di altro tipo (Rita a casa proverà poi a identificarli).

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Poco oltre il punto in cui abbiamo incontrato il signore, un bel cartello giallo ci dice che finalmente si inizia il sentiero nel bosco. Lo imbocchiamo, ed iniziamo la salita, ben ripida a dire il vero.

11:20 Abbiamo entrambi un piccolo buco nello stomaco, io poiché non faccio colazione, Rita dato che sono passate diverse ore da quando l'ha fatta. Una specie di panchina ci invita ad una breve sosta. Visibilità verso il lago praticamente zero, la vegetazione nasconde tutto.

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Mezzo cornetto integrale con riga di cioccolata nera (mi sembra di averlo già scritto da qualche parte), thé caldo, e siamo pronti per rimetterci in cammino. Il bosco qui è composto prevalentemente di castagno, la foglia ancora abbastanza abbondante. Il sentiero percorre tratti quasi piani, per fare poi salti altimetrici con pendenza decisa, seguendo i contrafforti del San Giorgio, che resta nascosto sopra di noi, a sinistra. L'ambiente è molto secco, si vede che è da molto che non piove. Un segno sonoro però ci conferma che l'abbiamo trovata, la primavera: nel bosco canti di augelli... In inverno è tutto silenzioso, al massimo senti qualche corvide gracchiare. Ora invece, i nostri amici pennuti hanno iniziato i vari rituali, e si fanno sentire.

12:20 Abbiamo iniziato a girare verso Brusino. Di fronte a noi un castagno con masso: non capiamo se sia cresciuto a ridosso, oppure se abbia fermato il masso caduto dopo il suo sviluppo.

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In uno dei pochi squarci di vegetazione riesco a riprendere il lago.

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Testa bassa nelle salite, capisco che ci stiamo alzando guardando le foglie per terra. Se prima era tutto castagno, ora ci sono diverse foglie di faggio, e qualche betulla. Ad occhio e croce direi che siamo a Q600. Il sentiero in alcuni tratti è impegnativo, stretto, digradante a destra, coperto da foglia abbondante. Richiede cautela, e concentrazione. Interessante, ad ogni modo: poter stabilire approssimativamente la quota dalla foglia per terra... Ci devo pensare. Adoro questi sentieri nei boschi, soprattutto quando non c'è nessuno in giro. Con la fantasia corro, come quando ero bambino, e giocavo inventando luoghi e situazioni. E qui potrei essere un pellegrino, o un viandante, o un mercante che porta merci da un borgo ad un altro, o un soldato di ventura che ritorna alla sua casa dopo cento battaglie e mille ferite. I miei passi si uniscono alla storia di centinaia di persone che hanno già percorso questi tratti, e il soffio della loro memoria viene colto, immagini che rivivono nella mia mente di cose che forse sono state, che forse saranno nuovamente.

12:45 Abbiamo percorso gran parte del tratto esposto a Nord, fiori pochini. Un'ulteriore curva lungo i fianchi della montagna ci porta ad un sentiero ben più spianato, e soprattutto ci dona finalmente il silenzio: fino a qui ci aveva accompagnati il rumore continuo dell'autostrada. Ora finalmente il rumore è scomparso.

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Il bosco si è diradato di molto, il castagno è praticamente scomparso, e siamo accompagnati dal faggio, pianta che può crescere assai, e che di conseguenza ha bisogno di spazio tutt'attorno. Il sentiero è appena una traccia, le marche sono sbiadite e quasi non si vedono più. La foglia nasconde il percorso, sentiero ben poco battuto, ma Rita guida in modo sicuro, leggendo i pochi indizi sul terreno in modo corretto. Sulla nostra destra, tra la vegetazione, intravvedo l'Arbostora, Morcote, Vico Morcote, ma rinuncio all'uso della macchina: foschia e vegetazione non sono buoni compagni di scatto.

13:10 Rita è scomparsa davanti a me (siamo in salita), ma la curva della montagna mostra che c'è un cambiamento di pendenza importante. Inoltre vengo colpito da un venticello di cresta: penso che ci sono quasi. In effetti poco sopra il terreno si spiana.

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Siamo arrivati all'alpe di Brusino. Un grotto (chiuso) ci mette a disposizione tavolo e sedie per il pranzo (se è da un po' che mi segui, ti lascio indovinare il menu). Mangiamo accanto ad un castagno imponente, deve essere vecchissimo, orami cavo al suo interno.

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Poco sopra suo fratello, anche lui vuoto. Nel prato accanto al nostro tavolo, foglie che fanno pensare ai mughetti, primule, e ranuncoli vari.

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Tutt'attorno quiete, Dalla terrazza panoramica, nella foschia si intravvede il San Salvatore.

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13:40 Sparecchiamo, puliamo bene tutto per non lasciare tracce indesiderate del nostro passaggio, raccogliamo le bricciole per gli uccellini, e ci mettiamo in moto in direzione di Serpiano.

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Il sentiero si è trasformato in una bella forestale, comoda e agevole. Non ostante il sole, ci copriamo: effetto digestione. In una nicchia scavata nella roccia, una madonnina accompagna il viandante.

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E riappaiono i fiorellini...

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Ad un bivio il sentiero si stacca dalla forestale, che poco dopo diventa carrozzabile, e ci porta a seguirne il percorso ma una decina di metri più in alto.

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Arriviamo sopra la casa di cura di Serpiano, che resta in basso rispetto al nostro percorso. L'idea era di fermarsi per il caffé, ma credevo ci saremmo arrivati direttamente. Decidiamo di lasciar stare, e bercelo a Meride. Il sentiero svolta verso Sud, e adesso si vede l'effetto dell'esposizione al sole. I bordi del sentiero, ed il terreno sotto le piante diventano un tappeto di fiorellini di tutti i tipi. Qualche insetto già all'opera...

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..e farfalle. Un tipo giallo, che non si lascia fotografare volentieri...

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...mentre le vanesse (penso) splancano le ali per riscaldarsi.

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Percorriamo questo tratto di sentiero più bello del tappeto rosso che percorrono gli artisti al festival di Cannes. Attorno a noi un tripudio di gialli, di viola, azzurri, bianchi. Colori da cogliere con l'occhio, ma non con la mano. Passo leggero, l'occhio che volge a sinistra e destra. Anche una breve deviazione per un punto panoramico, che si rivela una perdita di tempo. Se non ci fosse la foschia ci sarebbe una vista splendida sul golfo di Lugano, e dietro il Bar, il Garzirola, il Camoghé, il pizzo di Claro. Invece si vede appena appena Melide, e si immagina Lugano.

14:35 Il sentiero ci ha condotti a Crocifisso. Da qui lo conosciamo, lo abbiamo percorso durante il giro del Poncione d'Arzo dell'anno scorso.

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Attraversiamo la strada, riprendiamo il sentiero che porta verso il Poncione, e poche decine di metri sopra svoltiamo a sinistra per scendere verso Meride. Terminato il tratto nel bosco ci si apre davanti una piccola pianura, con tanto di camino di una fornace.

2011.03.10-San-Giorgio 9150
15:00 Non abbiamo ancora incontrato anima viva lungo il percorso. Arriviamo a Fontana. In una fattoria, nel recinto una ventina di capretti, già allontanati dalle loro mamme. Sono destinati al sacrificio pasquale :-(

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Vengono verso di noi senza paura per farsi accarezzare, muovendo il codino per la felicità. E' una cosa che non capisco: perché la festa della rinascita, la festa della vita debba essere celebrata con la carneficina e l'uccisione di questi animali? Tradizione mi dici? Già, ma ai tempi in cui questa tradizione è nata, la carne la vedevi due volte all'anno, se avevi fortuna: a Natale e Pasqua. E il fatto che mangiassero il capretto, pieno di cartilagini, poca carne, che devi arrostire in chili di burro per renderla accettabile, ti dice come se la passavano, allora. Oggi abbiamo carne sul tavolo tutti i giorni. Le tradizioni si possono anche cambiare...

Da Fontana seguiamo la strada asfaltata che in breve ci porta a Meride, passando per l'oratorio posto fuori paese, a pianta quadrata ma con il centro ottagonale, come il battistero di Riva San Vitale.

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Da qui in un attimo si arriva. Meride è un paesino delizioso, posto su di un terrazzo con esposizione al sole ottimale. Centro artistico da secoli, ha mantenuto la sua identità nel tempo.

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15:10 Pausa caffé, ci voleva, Ci infiliamo nella solita osteria (ci veniamo una volta all'anno, oramai siamo degli abituée), la temperatura è gradevole e restiamo all'esterno, sotto il pergolato. Poi via nuovamente lungo le viuzze, visita alla chiesa, e foto ad alcuni manufatti come un portone lavorato, fontana, e quant'altro.

2011.03.10-San-Giorgio 9181
Sento sempre di più la mancanza di un obiettivo tuttofare, non mi piace cambiare continuamente dallo zoom al grandangolo, ho sempre paura di sporcare il sensore, lo specchio, le lenti. Per cui tengo lo zoom (se c'è un animale non ho tempo di cambiare dal grandangolo allo zoom, mentre i paesaggi tendono a restare fermi), ma il compleanno si avvicina, ed una vocina mi ha detto che potrebbe arrivare un 18-200 :-)

15:30 Appena fuori Meride il paesaggio si apre verso il Generoso ed il Mendrisiotto. Angolo splendido, tutto curato, amore per le cose e per la terra.

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Nei giardini fiori coltivati, ma non per questo meno belli.

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Arrivati alla seconda cappelletta la strada si ritrasforma in sentiero. E orami è tornato il rumore di fondo della "civiltà", camion e auto che corrono lungo l'autostrada, che qui passa in una gola piuttosto stretta, per cui il rumore rimbomba tutt'attorno.

2011.03.10-San-Giorgio 9186
In compenso sono tornati gli uccellini, che durante la salita verso l'alpe di Brusino si erano zittiti. Scendendo passiamo un punto in cui la roccia mostra la sua stratificazione, passaggio pieno di fascino.

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16:00 Siamo in fondo al sentiero, sbarrato da questa parte. Boh, sopra non c'era nessun divieto. Sté cose io non le capisco mica.

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Siamo ancora alti sopra Riva San Vitale, e la foschia sembra essersi diradata un pochino. Provo a fare una panoramica.

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Poi, lungo la stradina asfaltata, giù fino in paese. Arriviamo nella zona del battistero, e ripercorriamo la strada del mattino per arrivare al parcheggio. Ultima foto ad un gallo che cura le sue galline. Non appena si accorge che ci siamo fermati per guardarle, viene verso di noi gonfiando il collo e sbattendo le ali, per farci capire che li comanda lui.

2011.03.10-San-Giorgio 9204
16:20 Siamo al parcheggio. Mentre noi facevamo il nostro giretto, gli operai hanno terminato di smontare il capannone del carnevale montato li vicino. Veloci, non c'è che dire...

Ecco il profilo altimetrico dell'escursione. Nella lunghezza manca il circa 1.5 chilometri dal punto di arrivo al punto di partenza, per cui la lunghezza effettiva è di circa 15 chilometri.

Profilo
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

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19 aprile 2010 1 19 /04 /aprile /2010 16:06
  

 

Percorso effettuato: Arzo (Q500) - Poncione d'Arzo (Q1015) - Albero di Sella (Q897) - Crocifisso (Q670) - Meride (Q588).

 

Difficoltà:T2 (da metà salita da Arzo fino al Poncione d'Arzo e i primi duecento metri di discesa), T1 il resto (alcuni tratti su asfalto).

 

Dislivello: 680 metri.

 

Lunghezza del percorso: 10 chilometri.

 

Sforzo equivalente: 17 chilometri.

 

Durata (incluse le pause): 6 ore.

 

Riferimenti: "La sentinella delle Prealpi: il Poncione d'Arzo, 07.02.2010"

 

Mi era rimasto sul gozzo il fatto di non essere riuscito a fare il giro completo come avrei voluto il 07.02.2010. Così propongo a Rita di rifarlo assieme, questa volta completando l'anello. Rita accetta volentieri, e ci organizziamo per il sabato, dato che la meteo ha previsto brutto tempo per domenica. A dire il vero le previsioni non davano tempo stabile neanche per il sabato, ma chi non risica...

 

10:20 Siamo al parcheggio della Perfetta di Arzo, pronti per la partenza. Prima ci siamo fatti il caffé e la fetta di torta (crostata di albicocche, squisita), dato che un po' di zuccheri per partire servono. Non ho preso la cartina, penso di conoscere il percorso, almeno fino in cima.  

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3097

 

Non ti tedio ripetendo la descrizione della salita dell'altra volta. Il sentiero è agevole, la prima parte fino ad un grande prato un T1 tranquillo, poi un attimo più impegnativo, più che altro per la pendenza che aumenta. Senza neve, però, lo percorriamo molto più agevolmente. Anche il paesaggio sta cambiando: gli alberi stanno buttando le prime foglie, e ai lati del sentiero fiori, e anche qualche rara farfalla.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3126

 

E una delle tante lucertole che fa capolino da sotto un sasso.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3109

 

11:00 Arriviamo al "mio" P49, e racconto a Rita la presa in giro che mi ha fatto... Le mostro il percorso (erroneo) di ritorno che ho fatto, tagliando lungo la cresta invece di scendere verso Nord.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3118

 

Poco oltre il sentiero cambia pendenza, e corre lungo la cresta che fa da confine tra la Svizzera e l'Italia. Se l'altra volta avevo fortunosamente trovato una sola primula, oggi di fiori ce ne sono in abbondanza.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3136

 

12:00 Precisi come un cronometro svizzero arriviamo alla cresta finale. Percorriamo il camminamento, e mi accorgo che continua: con la neve mi sembrava terminasse nel vuoto. E arriviamo ad un cartello giallo, che l'altra volta non avevo visto.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3139

 

Ohimé, l'altra volta non sono arrivato neanche in cima :-( Da qui quattro scalini portano alla cimetta vera e propria, mentre il camminamento continua verso la zona fortificata italiana, che arriva fino al Monte Orsa. Manuela ci ha consigliato di fare questa piccola deviazione, roba da 10 minuti, per visitare i fortini presenti lungo la linea di confine. Impaziente di vedere la cima, salgo gli scalini, e arriviamo al cucuzzolo vero e proprio, dove alcune famiglie stanno facendo pic-nic. Da qui, finalmente, vista.

 

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Proprio davanti a noi, la penisola del monte Arbòstora, dove siamo stati settimana scorsa, i rami di Lugano e Porto Ceresio del lago di Lugano, e la solita nebbiolina sottocenerina che impedisce la visuale a lunga distanza. Scatto diverse altre foto, intercambiando tra zoom e grandangolo, Poi, seguendo il segnale, prendiamo il sentiero di discesa, piuttosto erto nella prima parte: non sarei riuscito a percorrerlo con la neve!!

 

12:10 Scendiamo un bel pezzetto, e mi fermo per scattare una delle ultime foto panoramiche. La vegetazione, abbastanza fitta, ci toglierà nuovamente la vista fra poco.

 

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Appena scattata la foto, Rita mi chiede "E le fortificazioni?". Arteriosclerosi galoppante, sono proprio un baluba. Dimenticate completamente. Guardo con occhi smarriti da cane randagio che implora una carezza Rita, per significare "no, dai, non farmi ritornare che sai che io soffro maledettamente le salite". Rita capisce, e ci mettiamo d'accordo che sarà per la prossima volta. Poco dopo il sentiero si allarga, e arriviamo ad Albero di Sella.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3152

 

12:15 Due bei cartelli indicano "Monte Pravello" (l'altro nome del Poncione d'Arzo) e "Cima di Grumello". Il Pravello no di sicuro, siamo arrivati da li. Ma il Grumello? Nella cartina non c'era mica. Ci guardiamo attorno, altri sentieri non ne vediamo, cartelli neanche, marche tanto meno. Sarà questo allora il nostro sentiero... Iniziamo a scendere, la forestale percorre dei tornanti, ma sta scendendo dalla parte sbagliata. Questa volta non mi faccio fregare, e dico a Rita "torniamo". Risaliamo fino ai cartelli, le spiego che Crocifisso è esattamente dall'altra parte. Guarda di qua, guarda di là, infine notiamo, a circa 40 metri, un sentiero senza indicazioni, e senza raccordo con questo (si trova alla nostra destra scendendo).

 

12:30 Raggiungiamo il sentiero, e troviamo ben nascosto, anzi mangiato dall'albero, un indicazione labile.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3155

 

Fra qualche anno, non lo si vedrà più, sarà stato ingoiato e digerito. A destra si torna verso il Poncione, per cui dico a Rita che proviamo verso sinistra. In effetti il sentiero resta alto sulla sella, ma continua nella direzione giusta, poi compie una bella svolta a sinistra, dalla parte sbagliata. C'è un poggio, ci saliamo per verificare cosa riusciamo a vedere. Di sentieri, neanche l'ombra. Torniamo alla curva, e vado avanti per verificare se magari, magari, il sentiero curva a destra e scende...

 

12:50 E' lui. Trovo i cartelli gialli, con le indicazioni che ci servono. Dò una voce a Rita, che in breve mi raggiunge.

 

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Ci incamminiamo lungo la forestale che scende percorrendo un largo giro attorno al poggio sul quale eravamo stati, andando nella direzione giusta. In breve arriviamo in basso, e inizia una sfilza di cartelli gialli, a 50 metri l'uno dall'altro. Ma bravi, e su in cima neanche uno!

 

13:10 Grazie all'ottima fetta di torta abbiamo tenuto botta fin'ora. Siamo a Crocifisso, da qui non si può più sbagliare. Piccola sosta pic-nic, fuori i panini, il prosciutto crudo e la cioccolata. Durante la pausa valutiamo se allungare il percorso fino a Serpiano, dal quale si gode di una vista splendida verso l'arco alpino e Lugano. Decidiamo di lasciare stare: tra andata, ritorno, e caffé sarebbere circa 1.5 ore, ma il cielo inizia a farsi grigio.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3170

 

13:30 Non siamo abituati a soste lunghe (uno dei problemi che sorge quando trekkiamo con altri compagni che hanno ritmi di sosta diversi dai nostri). Torniamo indietro per circa 150 metri lungo il sentiero dal quale siamo arrivati, fino al cartello giallo con l'indicazione per Meride, e imbocchiamo il sentiero. Dopo due minuti, in una radura, si presenta un bel punto pic-nic. E noi che abbiamo mangiato con il sedere appoggiato ad un sasso freddo...

 

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Il sentiero prosegue in leggera discesa (da qui a Meride c'è poco dislivello), e poco dopo si apre su di una piccola conca completamente verde, dominata dalla ciminiera di una vecchia fornace.

 

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Sul prato, diversi gruppi di scout (riconoscibili dai colori dei foulard) stanno facendo esercizio. Un gruppo di ciliegi selvatici in fiore ci saluta a sinistra...

 

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...mentre a destra passiamo il casolare, converito in "bed and breakfast", con il camino in bella vista.

 

 

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E via lungo la strada (non asfaltata) in direzione di una piccola fattoria. Conosco molte persone alle quali piace "salire": su per centinaia di metri per conquistare una cima, per arrivare in alto. A Rita e me piace molto percorrere il territorio, conoscerlo, assaporarlo, vedere i segni dei tempi e delle culture. Va bene anche arrivare in cima, ma non è una necessità. Nelle zone extra-urbane (e qui in Ticino sono dietro l'angolo) trovi angoli di storia centeneria che si sono mantenuti vivi fino ai giorni nostri. E' da meno di 60 anni che il Ticino ha abbandonato la sua vocazione agricola per passare a quella del secondario e del terziario, e ci sono voci di allora che cantano ancora sul nostro territorio. Basta saperle cercare, e avere la pazienza di ascoltarle.

 

Alla fattoria, due bei vitellini: tento di conquistarli per una grattata d'orecchi, ma fanno i diffidenti. In compenso i due cani ricevono la loro razione giornaliera.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3178

 

13:50 Arriviamo a Fontana, con un bel lavatoio. Un micio si avvicina, gli mando il segnale gattesco "qui grattata da esperto", il gatto si stramazza a terra, e attende che lo specialista lo sistemi, cosa che viene fatta prontamente.

 

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Il gatto si è piazzato proprio accanto ad un piccolo ponte. L'itinerario prevede che si continui dritto per Meride, ma accanto al ponte vediamo un segnale bianco-rosso, e dall'altra parte il sentiero che sale. Magari magari è possibile tornare ad Arzo senza passare da Meride e Tremona, semplicemente scavalcando la cresta che vediamo davanti a noi... Ci incamminiamo, ma dopo circa mezzo chilometro ho l'impressione che il sentiero vada nella direzione sbagliata, tornando verso il Poncione, invece di girare verso Arzo. Breve valutazione, decidiamo per la via sicura, e torniamo indietro. Lungo la via un piccolo riale, nel quale si può vedere l'effetto del calcare di questa zona.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3188

 

Nel Sopraceneri abbiamo un'acqua molto dolce, praticamente senza calcare. Non è necessario aggiungere additivi all'acqua di lavaggio, l'inox non resta macchiato, il bollitore non si calcifica. Qui invece, la situazione non deve essere allegra. E un sasso ci mostra le micro-stratificazioni della sua formazione.

 

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14:15 Siamo tornati sulla via principale, che purtroppo è asfaltata, e continuiamo in direzione di Meride, costeggiando il fiume.

 

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14:20 All'imbocco di Meride, un oratorio ottagonale dedicato a San Giorgio. La forma ricorda molto quella del battistero di Riva San Vitale, datato (mi sembra) dell'800 (non 1800) dopo Cristo. Breve sosta per la visita.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3192

 

14:25 Siamo a Meride, dove eravamo passati l'anno scorso durante al discesa del monte San Giorgio. In alto il campanile con il cimitero, dove termina il sentiero di discesa.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3195

 

Abbiamo un buon ricordo dell'osteria dove ci eravamo fermati, con piccolo pergolato esterno, e decidiamo di fermarci per il caffé. Effettivamente è aperta, e niente è cambiato dall'anno scorso. Piccola pausa relax, tra i tralci di vite sul pergolato, e antichi arnesi ridotti ormai a cimelio, come questa stadera.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3198

 

I nostri vecchi conoscevano la fisica meglio di noi. Te la ricordi la leva? Fulcro, potenza, resistenza. Tre tipi di leva, Archimede che diceva "Datemi un punto d'appoggio, ed una leva sufficientemente lunga, e vi solleverò il mondo"? Beh, loro magari queste cose non le sapevano, ma la stadera funzionava bene, quando i pesi non erano truccati :-)

 

14:45 Sistemato il conto, usciamo. Il cielo adesso è completamente grigio, ed iniziano le folate d'aria fredda da fronte freddo. Avremo al massimo un'oretta prima che inizi a piovere. Percorriamo tutto il paese in direzione della cappelletta dove si trova il bivio per Riva San Vitale da una parte, e Tremona a destra.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3202

 

Svoltiamo a destra, mentre le prime goccie iniziano a farsi sentire. In breve si intensificano... A destra, sulla strada principale, vediamo il cartello giallo dell'orario del postale. Dobbiamo prendere l'acqua per forza? No, non siamo degli stakanovisti (da Stakanov, minatore russo che negli anni '30 lavorò più di 18 ore filate, e che il partito comunista russo prese come esempio per i tutti i lavoratori della grande Madre Patria). Ci dirigiamo al cartello, veloce lettura, tra sette minuti passa il mezzo per Arzo.

 

Mentre attendiamo il postale, salutiamo Meride.

 

2010.04.17-Poncione-di-Arzo 3208

 

15:20 Il giro avrebbe dovuto continuare fino a Tremona e poi Arzo, ma saliamo sul postale che ci riporterà ben più velocemente al punto di partenza. Giretto veramente delizioso, adatto anche alle famiglie in diverse varianti.

 

Ed ecco il profilo altimetrico del nostro percorso.

 

Profilo

 

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale). 

 

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7 aprile 2010 3 07 /04 /aprile /2010 10:10



Percorso effettuato: Casima (Q620) - Da qualche parte sulla montagna (Q910) - Tür (Q685) - Alpe Pianspessa (Q1036) - Tür - Casima.

 

Percorso pianificato: Casima (Q620) - Tür (Q665) - Alpe Pianspessa (Q950) - Muggiasca (Q920) - Muggio (Q664) - Cabbio (Q650) - Casima.

 

Difficoltà del sentiero: T1 e T2.

 

Dislivello: circa 900 metri effettivo, 1100 pianificato.

 

Lunghezza del percorso: circa 12 Km effettivo, 14 pianificato.

 

Sforzo equivalente: 21 Km effettivo, 25 pianificato.

 

Durata (incluse le pause): 7.5 ore.

 

Riferimenti: sito dei sentieri della valle di Muggio.

 

Nota: se non avessi fatto il casino che ho fatto, avrei potuto quasi catalogare l'escursione come "trekking per famiglie"...

 

E si, questa volta ho fatto proprio una gattata... Dato che giovedi e venerdi ha nevicato nuovamente, fino a basse quote, organizzo una escursione che non salga troppo. La giornata di lunedi di Pasqua è prevista bella ma ventosa, così decido di riparare nel Mendrisiotto, e dato che non sono mai stato in valle di Muggio, l'occasione è ghiotta. Come al soltio consulto il mio DVD dei sentieri, e tra le varie possibilità pianifico il giro ad anello nella parte alta della valle. L'invito viene apprezzato, e questa volta siamo in otto, con tre cani: Rita, Danila, Piera, Pinuccia, Alberto, Pierfranco, Enrico ed il sottoscritto.

 

Sabato acquisto la cartina della zona, ma trovo solo quella 1:20'000 fotografica. Quella topografica 1:25'000 non ce l'hanno. Non mi preoccupo, il sentiero è marcato bene...

 

09:40 Troviamo miracolosamente parcheggio per tutti appena fuori dall'abitato di Casima, lo attraversiamo restando sulla sponda destra orografica. Cielo limpido e terso, con folate di vento 

 

2010.04.05-Pascolata-in-valle-di-Muggio 2733

 

Passiamo le viuzze del paese, ed arriviamo al cimitero. Mi ricordo che la cartina indica che bisogna salire su questo versante, tenendo sempre la sinistra. Al cimitero ci sono due sentieri, uno che sale a sinistra, l'altro continua in piano a destra. Enrico, che la zona la conosce bene, mi fa notare che secondo lui bisogna prendere a destra. Imperterrito affermo che no, la via giusta è a sinistra.

 

2010.04.05-Pascolata-in-valle-di-Muggio 2736

 

Errore. Errore, errore, errore. Il sentiero si presenta bene, ma di marche bianco-rosse-bianche non c'è ombra. Saltuariamente troviamo dei segni gialli, ma non sono quelli ufficiali. Incontriamo due o tre bivii, con il sentiero di destra che scende o resta in piano in tutti i casi, e quello di sinistra che sale. Ordine del capogita: sinistra, si sale, sempre!

 

10:20 Abbiamo percorso un po' di strada, ed il sentiero si fa sempre più sottile. Dato che siamo in salita, sono sempre l'ultimo della fila. Arrivati ad un ulteriore crocevia i compagni mi attendono.

 

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Cominciamo a tastare il sentiero: dritto a destra, in salita a sinistra. Enrico percorre quello piano, io salgo. Ci ritroviamo, decidiamo di salire ulteriormente. Il sentiero diventa sempre più rarefatto. Il terreno è molle per le pioggie dei giorni scorsi, tende a franare, Il terreno a lato è piuttosto pendente, e occorre camminare con prudenza.

 

10:50 Arriviamo ad un corso d'acqua. Il sentiero c'è e non c'è. Dall'altra parte del fiumiciattolo il sentiero è largo una spanna si e no, con una bel salto sotto. Tutti attraversano, e continuiamo lungo questa via.

 

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11:30 Secondo corso d'acqua. L'attraversamento non è agevole, ed il sentiero ormai è una pista di animali. Marche non ne vediamo più da un bel pezzo, neanche quelle gialle. Dall'altra parte non si riesce a vedere un percorso. Alberto, che dispone di un altimetro, mi informa che siamo circa a Q900. Un dubbio inizia ad insinuarsi nella mia mente... Passo da solo il corso, per verificare se dall'altra parte c'è il sentiero. Mmmmh, in effetti c'è qualcosa che nelle migliori delle ipotesi si potrebbe chiamare così, ma è ingombro di alberi caduti, difficili da scavalcare, pendenza laterale esagerata, terreno franoso. Mi arrendo. Ho cannato alla grande. Comunico ai compagni che oltre non si va, e si torna indietro. Grosso sospiro di sollievo da parte di diversi di loro, bravissimi, mi hanno seguito senza mai criticare... 

 

12:15 Scendiamo per la stessa via, e finalmente ritroviamo un tracciato che si può definire sentiero, in prossimità di un cascinale. Praticamente siamo scesi alla quota di partenza.

 

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Dall'altra parte della valle Muggio mi guarda sornione, con il sorriso sotto i baffi.

 

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12:45 Adesso siamo messi bene. Si cammina senza problemi, il sentiero è evidente, e arriviamo a Tür, cinque casette e qualche capra senza difficoltà.

 

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Enrico propone di continuare fino alla chiesetta, posta poco più in basso, in un bel prato, per fare pranzo: proposta accettata all'unanimità.  Non essendo più sotto pressione, mi dedico alle foto dei fiori che trovo lungo il sentiero (beh, ne ho fotografati diversi anche durante la salita fuori pista), e al paesaggio, splendido.

 

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13:00 Gruppo sano e salvo alla chiesetta. La stessa si trova su di un prato privato, e il proprietario (secondo le informazioni di Enrico) fa pagare per aprirne la porta e permettere la visita. In effetti come ci avviciniamo arriva un signore, che corre ad aprire la porta della chiesetta. Enrico lo informa che desideriamo unicamente fare pic-nic: un po' deluso il signore richiude la porta, ma ci dà il permesso di sostare.

 

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Pappa in gruppo, acqua e cibo per i cani, ciacole, e discussione sul proseguio dell'escursione. Ci siamo mangiati un bel po' di tempo con il fuori-programma. Decidiamo di continuare lo stesso fino a Pianspessa, dalla quale si gode di una bella vista, ed eventualmente chiudiamo l'anello come painificato.

 

Mentre mangiamo mi godo il monte Generoso, che ci osserva con la sua grande antenna di tramissione. Una volta i cucuzzoli delle nostre montagne erano addobbati di croci, adesso siamo diventati molto più tecnologici.

 

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14:00 Tutti in marcia. Risaliamo fino a Tür, e prendiamo il sentiero a destra che sale verso l'alpe Germania pe condurre poi a Pianspessa. Foto ricordo del punto di sosta.

 

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Il sentiero sale deciso nel bosco di faggi, alcuni veramente imponenti.  Deve essere piacevole anche d'estate. Mentre saliamo il panorama si apre sempre più, sia verso Sud, che verso Nord. In basso vedo Muggio.

 

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15:00 Problema. Tre nostri compagni molto veloci sono già a Pianspessa. Noi, arrivati all'alpe Germania, abbiamo uno stop dato che una delle nostre compagnie viene colta da crampi ad una gamba. Discutiamo tra di noi, non ce la sentiamo di farla continuare in queste condizioni. Soluzione: si scende per la via più breve a Muggio, i conducenti recuperano le auto a Casima, e vanno a Muggio a riprendere i compagni. Via cellulare informo i tre che si rientra, e perché. Mentre li attendiamo, una bottiglietta di liquido isotonico risolve il problema, il crampo scompare. Veniamo raggiunti dai tre, nuova discussione, si sale tutti a Pianspessa.

 

15:20 E finalmente arriviamo al secondo checkpoint della giornata. Improvvisamente veniamo colpiti da un vento sferzante e freddo. Durante tutto il tragitto la costa della montagna ci ha sempre riparati, e non ci eravamo resi conto di quale intensità avesse. Adesso dobbiamo coprirci velocemente.

 

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Il panorama da quassù è veramente splendido. A Sud si apre la valle...

 

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...mentre a Nord il massiccio del Generoso domina con la sua mole.

 

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15:45 Abbiamo provato ad avviarci verso Muggiasca, percorrendo tutto il lato sinistro della montagna (dal nostro punto di vista), poi ci rendiamo conto che il resto del giro richiederà almeno quattro ore, e che arriveremmo tardissimo al punto di partenza, poi ancora il rientro a casa, con il traffico di Pasqua. Decidiamo di lasciare stare, di avventure per oggi ne abbiamo avute a sufficienza. Riprendiamo il sentiero in discesa in direzione di Tür. Una vanessa decide finalmente di lasciarsi fotografare.

 

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16:20 Siamo appena sopra Tür, in un piccolo insediamento, e facciamo merenda. La giornata è stata impegnativa. Sui muretti le lucertole godono di questa bella giornata per riprendere la loro temperatura, ma non tutte sono disposte a farsi fotografare, e una si mostra molto timida.

 

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16:35 E adesso l'ultimo pezzetto fino a Casima. Ripassiamo Tür, e questa volta imbocchiamo il sentiero corretto verso il punto di partenza.

 

16:50 Arriviamo al rustico che aveva segnato il rientro sul sentiero normale questa mattina.

 

2010.04.05-Pascolata-in-valle-di-Muggio 2866

 

Quella marca è stata notata con grande soddisfazione da parte di tutti, compreso il sottoscritto. Il sentiero non presenta difficoltà di sorta, Davanti a noi gli ultimi scorci della valle, prima di arrivare a Casima.

 

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17:05 Cimitero. Dalla parte giusta...

 

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Poi ripercorriamo le viuzze.

 

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17:15 E siamo nuovamente al parcheggio. Tutti. Sani e salvi, e anche sorridenti.

 

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Saluti e baci, rientriamo con Danila e Pierfranco verso Lugano, dove hanno lasciato la loro auto.

 

Alla sera un po' di sana autocritica ed esame di coscienza: 1) sono stato troppo sborrone, 2) non ho dato ascolto ad Enrico che la zona la conosce, 3) mi sono fidato troppo della mia memoria, 4) ho utilizzato una cartina inadatta sul terreno. Mi toccherà fare ammenda.

 

E questo è il profilo altimetrico dell'escursione che avrei voluto fare.

 

Profilo

 

Clicka qui se vuoi vedere tutto le foto dell'escurisone (non che ci sia qualcosa di speciale).

 

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8 febbraio 2010 1 08 /02 /febbraio /2010 18:12



Percorso effettuato: Arzo (Q518) - Poncione d'Arzo (Q1015)  - cresta fino al punto "P49" - Arzo.

Difficoltà: sentiero T1 - T2.

Dislivello: 500 metri.

Lunghezza del percorso: 10 Km.

Sforzo equivalente: 15 Km.

Durata (incluse le pause): 3.5 ore.

La zona di Arzo, Tremona, Meride, Besazio e Rancate è stata centro importante per le aziende tessili dal secondo dopo guerra fino a circa la fine degli anni '80. Vi si trovavano diverse ditte di lavorazione dei tessuti, e sartorie che confezionavano abiti. Ogni giorno, dal valico di Arzo, entravano centinaia di donne frontaliere che andavano a lavorare in queste fabbriche, per rientrare poi ai loro domicili alla sera.

Arzo è anche conosciuta per i marmi macchiati, particolarmente pregiati.

Non è andata come volevo... Tutto sbagliato... In primo luogo, avevo pianificato di salire finalmente alla capanna Bovarina (è da un anno che ce l'ho in programma). Tutto a posto, meteo per domenica splendida, livello di pericolo valanghe 2 su 5, che per il posto va benissimo. Poi, venerdi si mette a nevicare: solo 24 ore, ma intanto mi fa alzare il livello a 3 su 5. Inoltre, previsto favonio per domenica, il che significa che la neve fresca tenderà a sganciarsi facilmente. Niente, lascio stare. Così cerco nella mia memoria, e mi sovvengo del Poncione d'Arzo, che avrei voluto raggiungere durante l'escursione al monte San Giorgio, ma che non eravamo riusciti a fare.

Rita domenica ha un corso, così mi organizzo per andare da solo. Controllo la cartina, sono 5 Km andare, 5 Km tornare, e 500 metri di dislivello. Un po' poco. Decido di allungare dal Poncione e scendere fino a Crocifisso, da dove si può raggiungere Serpiano, il San Giorgio, e Meride. Il programma prevede la discesa su Meride, poi si continua fino a Tremona, Besazio, per rientrare ad Arzo. In tutto 14 Km e 600 metri di dislivello. Ma come al solito, quando vado io ci sono le sorprese (come dice mooooolto giustamente Danila), e per finire ho fatto molto meno di quanto volessi. Ma andiamo con ordine.

Domenica mattina me la prendo stracomoda, tanto un giro così lo faccio in meno di 6 ore, e ormai c'è luce fino alle 18:00. Per sicurezza metto la frontale nel sacco, non si sa mai. Per il resto, sacco leggero con giusto il pranzo (che penso di fare in vetta), acqua e thé caldo, due mandarini. Dato che le temperature sono annunciate alte, mi vesto poco, ma prendo un po' di scorta per i "...ma perché non ci ho pensato?".

10:15 Arrivo ad Arzo, e ho difficoltà a trovare un parcheggio. Dopo un po' di girare, riesco a piazzare l'auto, infilo gli scarponi, Percorro il paese, cercando un caffé aperto, e fortunatamente ne trovo uno. Mi imbosco immediatamente, e mi faccio l'iniezione di caffeina per svegliarmi. Ho calcolato di impiegarci poco più di un'oretta e mezza per arrivare in cima, per cui verso mezzogiorno mi dovrei poter godere i panini con vista sulla pianura Padana, e le montagne a Nord.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0904
10:30 Incredibile, sono pronto per partire. Mi avvio verso "La Perfetta", e arrivato ad una cappelletta che soffre di gigantismo, trovo l'indicazione per il sentiero di salita.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0905
Il sentiero si presenta come una mulattiera, con appena appena un velo di neve. Mi incammino tra la vegetazione che mi toglie tutta la vista sul paese. Il sentiero è talmente lineare che è impossibile sbagliare. Poi, finalmente, una botta di vita: un ostacolo da superare... Beh, è stata praticamente la cosa più difficile che ho fatto durante tutta l'escursione.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0908
Vista, nisba. Non ostante non ci siano foglie, gli alberi sono talmente fitti da impedire la vista in qualsiasi direzione.

10:50 Ohh, un po' di cielo. E' di un azzurro splendido, il vento ha pulito l'aria.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0909
E la sopra, la mia probabile meta.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0916
Verso Sud, invece, la situazione è pessima. Vedo le ondate di smog infrangersi contro le prealpi, in modo marcato. Niente visibilità. In condizioni normali si potrebbe vedere la madonnina del duomo di Milano. Ma come fai, tu che abiti a Milano, a vivere dentro questa cappa mortale?

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0917
11:05 Arrivo ad un punto con un cartello non standard, con l'indicazione "P49". Che sia Licio Gelli con la sua "P7" al quadrato? Io ci scherzo, ma il cartello mi farà uno scherzo, questo pomeriggio.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0918
11:10 Fin qui la traccia sul sentiero era battuta. La neve è diventata un po' più consistente, ma seguo le orme dei miei predecessori, e tutto funziona bene. Arrivo però ad un punto in cui i cartelli gialli mi farebbero girare a sinistra. Noooo, torno ad Arzo se vado a sinistra. Però non ci sono indicazioni, ed il campo davanti a me non mostra tracce visibili di passaggio. Mi avventuro ugualmente.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0921
In effetti poco più avanti vedo la marca, e il messaggio "sentiero di montagna". Mah, questi qui non sono mai stati in valle Leventina o Blenio. Oltre il campo ritrovo i segni pedestri di altri scalatori, e tengo la via seguendo principalmente i loro passi, più che altro per non riempirmi gli scarponi di neve, che qui è alta almeno 10 centimetri. Non ho portato le ghette da neve (in Ticino le chiamiamo <gamasce>), e cerco di evitare di camminare fuori pista.

11:35 Il sentiero in questo tratto è decisamente più pendente. Giungo ad una cresta che guarda verso l'Italia, e vedo il segnale di confine, e la recinzione a rete metallica (chiamata in Ticino <ramina>).

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0925
La ramina è tutta sberciata e piena di buchi. Ripenso a quando (fino all'inizo degli anni '80) gli italiani emigrati in Svizzera venivano chiamati "maia-ramina" (mangia ramina). Coloro che facevano i buchi nella rete, mangiandola, per venire in Svizzera e aprofittare del benessere e del lavoro. Mio papà arrivò nel 1946, il papà di Rita nel 1963. Il flusso di italiani dopo la II guerra mondiale è stato importante, soprattutto dalle regioni più povere, come il Veneto, il Friuli, ed in generale il Sud Italia. Persone che si ritrovavano in un ambiente ostile, con una meteo schifosa, una lingua dura e incomprensibile, giornate di lavoro durissimo, di 12-14 ore, compreso il sabato. E che venivano chiamati "maia-ramina"... Questi italiani che hanno dato lustro alla loro Nazione, mostrando coraggio, caparbietà, intelligenza, voglia di lavorare, e che si sono fatti strada. Max Frisch (grazie Mauro per avermi fatto sapere chi è il padre di questa affermazione) ha descritto il fenomeno con un'unica frase, azzeccatissima: "Volevamo braccia, e sono arrivati uomini". Grande!

Intanto continuo, incontro un signore col cane che sta scendendo. Quattro chiacchere, mi informo sulla discesa per Crocifisso, mi informa che è problematica per la neve ed il fondo bagnato e fangoso. Continuo la salita, e veloci vedo tre camosci, che scendono alla mia destra, passando dietro un costone. Lo risalgo rapidamente, ma purtroppo sono già scomparsi tra la vegetazione. Incontro un altro gitante, che sta scendendo anche lui. Per il resto, silenzio.

12:01 Sono in cima. Come controaltare del cartello svizzero, adesso vedo quello italiano.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0928
Zona di contrabbandieri, si saliva dalla Svizzera con il caffé ed il riso, e si scendeva verso Saltrio o Porto Ceresio. Così, vedo i resti di una garitta. Penso con compassione agli uomini che vi dovevano fare la guardia, di notte, col freddo...

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0930
C'è vento freddo, non va bene fermarsi qui per il pranzo. Oltretutto la neve è alta, non c'è un posto per sedersi comodi. Decido di iniziare la discesa verso Crocifisso, e fermarmi in un luogo più opportuno per il mio banchetto domenicale. Il cartello giallo è chiarissimo, e lo seguo.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0929
Meride bello in grande! Il sentiero percorre inizialmente la cresta, e finalmente riesco ad avere un po' di panorama.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0931
Il mio senso dell'orientamento mi dice che sto andando nella direzione sbagliata... Torno indietro, cerco il sentiero verso sinistra, niente. Altri cartelli non ce ne sono. Passando però, il mio occhio cade su di un sasso, e nella cavità sotto lo stesso, gioia e delizia, vedo le prime primule di quest'anno. A Q1000, in febbraio, con la neve tutt'attorno... Regalo bellissimo.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0935
Mi rassegno, vorrà dire che il sentiero per Crocifisso è quello che il mio senso dice essere sbagliato... Dopo un centinaio di metri in cresta, il sentiero inizia a scendere, praticamente nella neve fresca. Sguardo a destra, e vedo il monte Rosa.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0940
12:15 Il sentiero corre pochi metri sotto la cresta. Senza gamasce la neve inizia ad entrare negli scarponi. Maledetto il sacco leggero... Vedo sulla cresta un punto senza vegetazione, e decido di salirci. Ah, ne è valsa la pena.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0942
Nell foto ci sono il San Salvatore, Melide, il lago di Lugano, Lugano, il monte Bar, la sua capanna, il pizzo di Claro, il convento del Bigorio, Bigorio, ecc. ecc. Riesco a fotografare anche il monte Lema, il Garzirola, e tanti altri (vedi l'album). Perô, qualcosa non funziona... la cresta mi sta portando nella direzione sbagliata...

12:30 Trovo un pilone dell'alta tensione, libero da vegetazione attorno, e con i supporti in cemento adatti alla seduta e senza neve. Mi fermo per il pranzo. Ho controllato, sono dalla parte sbagliata. Ma ormai sono sceso troppo, e tutto nella neve fresca. Decido di lasciar stare, godermi il pranzo, e farmi guardare maliziosamente dal Poncione.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0969
13:00 Ripartenza. Ormai, guardando dal basso, capisco cosa è successo: ho attraversato il versante verso Est, invece di scendere verso Nord. Ma tant'è....

13:20 Ritrovo un cartello che conosco: adesso ho capito. Sono salito da sinistra, scendo da destra, e la "P" sta per "pirla"... Devo fidarmi di più del mio senso dell'orientamento, devo fidarmi di più del mio senso dell'orientamento, devo fidarmi di più del mio senso dell'orientamento. A casa mi propongo di scriverlo almeno 100 volte.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0970
13:30 Scendendo ho la bella vista sul monte Generoso.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0972
13:45 Quasi in basso. Devio dal sentiero per avvicinarmi alla tenuta de "La Perfetta". Una miriade di cartelli criminalizzanti mi accoglie, con divieti di tutte le specie, tipi e natura. Li leggo attentamente, poi me ne frego altamente, ed entro, dato che ho visto una terrazza dalla quale probabilmente c'è un po' di vista verso Arzo. E in effetti...

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0974
13:55 Fine della corsa. Sono nuovamente ad Arzo. Mi imbosco nello stesso caffé di stamane, per risollevarmi il morale. Tornando verso l'auto, bel contrasto di colori.

2010.02.07-Poncione-di-Arzo 0983
E no, non è andata come avrei voluto.

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10 maggio 2009 7 10 /05 /maggio /2009 22:13

Percorso effettuato: Riva San Vitale (Q276)  - Albio (Q685) - monte San  Giorgio (Q1089) - Cassina (Q902) - Meride (Q580) - Riva San Vitale.


Difficoltà: sentiero T2.


Dislivello: 1′126 metri.


Lunghezza del percorso: 13 Km.


Sforzo equivalente: 24 Km.


Durata (incluse le pause): 8.5 ore.


E’ iniziato il ciclo primaverile: dal lunedi al venerdi bello, che quando guardi fuori dalla finestra ti si strugge il cuore, poi arriva il sabato e la domenica, e piove. Per un mese così… A questo aggiungiamo un po’ di impegni di famiglia, come prime comunioni e compleanni, e la situazione si fa fosca. Un mese che non mettiamo gli scarponi ai piedi. Pianifico la classica di primavera per domenica 10 maggio, anche se la meteo non è splendida. Poi vengo a sapere che il sentiero che sale da Lavertezzo è bloccato tutt’ora da una brutta slavina, difficile da aggirare e pericolosa da scavalcare. L’ente turistico consiglia di percorrere la strada asfaltata per salire a piedi a Brione: bestemmia, bestemmia, bestemmia. Qua le cartine: ponza che ti riponza, con Rita decidiamo di salire al monte San Giorgio. La cima non è alta, ma il dislivello è importante: benissimo, tutto fa brodo per rimettersi in forma. Si annunciano Fiorenzo, Laura One e Laura Two.


9:50 Stiamo diventando sempre più pigri. Sono quasi le 10:00, e stiamo partendo solo ora.


La meteo è stabile, e sappiamo che dovrebbe fare abbastanza caldo. Ho preso due litri d’acqua, spero che mi basteranno. Iniziando la salita abbiamo alcuni scorci su Riva San Vitale e Rovio, posto su di un falsopiano, quasi all’imbocco della valle di Intelvi.



10:00 Entriamo nel bosco lungo il sentiero che ci porterà fino al punto più basso della cresta. Da li saliremo seguendo sempre la cresta, in bilico tra il lago di Lugano e la zona boschiva della montagna.



La vegetazione è lussureggiante. Il caldo e la pioggia recente hanno permesso alla vegetazione di iniziare il suo ciclo estivo in modo ottimale. Piccoli svantaggi: nel bosco c’è un caldo umido da sauna finlandese, e non si vede niente del paesaggio circostante. Si cammina lungo la salita senza godere della vista del Generoso e del golfo di Lugano. In compenso ci sono fiori di tutti i tipi e colori: l’ortica è in fiore (ti sei mai accorto di quanto sia carina?)



I nostri vecchi la utilizzavano per farci la miniestra…Proprietà diuretiche, dicono. L’agrifoglio invece ha già perso i suoi fiori.



10:40 Arriviamo ad un bivio (sempre nel fitto della boscaglia). Sotto di noi una piccola pozza d’acqua, nella quale probabilmente c’è qualche tritone del monte San Giorgio. Ma noi siamo troppo in alto per vederli. Il sentiero, a destra porta verso la cima, mentre a sinistra porta a Meride: da li arriveremo questo pomeriggio.



Appena passata la pozza, un profumo intenso di aglio ursino. A sinistra e a destra del sentiero è tutto un fiorire du questa erba, che Rita ed io apprezziamo molto per cucinare. Dal profumo simile all’aglio, ma dal gusto molto più leggero, permette di essere utilizzata in cento modi.



Non è facile da trovare, e viene apprezza più dagli svizzero-tedeschi che dai ticinesi.


11:00 Siamo sempre nel bosco, e non si vede niente a parte le piante. Improvviso incontro con un bel fiore a cascata che scende da un ramo. Laura One mi informa che da lei viene chiamato maggiociondolo.



12:15 Sono più di due ore che saliamo, fa un caldo bestiale, ho già spazzato almeno metà della mia riserva d’acqua, sto sudando come una forma di formaggio esposta al sole, e non si vede niente!!!! Noooo, finalmente un piccolo squarcio nella vegetazione mi permette di dare un colpo d’occhio verso il basso. Si vede il lago e la zona verso Melano.



12:30 Rientrati nel bosco, si suda e si sbuffa. Secondo scorcio, questa volta verso l’alto: il monte Generoso.



Si vede anche verso il mendrisiotto e la pianura padana, ma l’aria è opaca, la visibilità ridotta. Ancora qualche metro, giriamo l’angolo sempre sulla cresta. e davanti a noi si para il golfo di Lugano.



Decisamente abbiamo avuto giornate con visibilità migliore di questa… Adesso che stiamo girando il costone verso nord-est, si aprono ampi sprazi sul paesaggio circostante. In compenso siamo sotto la stecca del sole, e mi tocca infilare il cappellino. L’acqua sta scendendo ad una velocità spaventosa. Stavolta ho fatto male i calcoli, temo che non ne avrò abbastanza per il ritorno, a meno di non trovare un punto di rifornimento.


12:50 So che siamo quasi arrivati: finalmente vedo il poncione d’Arzo davanti a noi. Questa cima fa da contrappeso al San Giorgio, e assieme delimitano il “gruppo montuoso” di cui fanno parte. Le due cime sono unite da una sella, percorribile in cresta. Dal San Giorgio c’è la vista verso Nord, mentre dal poncione d’Arzo la vista si protende verso Sud, ben oltre Milano nelle belle giornate.



13:15 Finalmente siamo in cima. La zona è ombrosa, ma sui lati la vegetazione è assente, per cui posso dare un colpo d’occhio tutto attorno. Un piccolo rifugio con chiesetta annessa domina il punto più alto. All’interno, diverse bottigliette d’acqua da mezzo litro, il prezzo e un bollettino di versamento postale per pagare. Prendo due bottigliette ed una polizza. Quando vedo queste cose, la fiducia nell’onore, mi si strugge il cuore. Una volta bastava una stretta di mano per fare un contratto da dieci milioni. Ognuna delle due parti sapeva che l’altro avrebbe mantenuto la sua parola, non importa a quali condizioni. Non erano necessarie decine di pagine di contratto, con cavilli, comme, clausole e precisazioni. Niente avvocati, legali, giudici o tribunali. La parola di un uomo valeva tanto quanto l’uomo che l’aveva pronunciata. Un accordo tra gentiluomini era più legante di un matrimonio: per il matrimonio c’era sempre il divorzio, per la parola data
no. La civilità ha iniziato a deteriorarsi, e l’impossibilità di gestire gli affari tramite il “gentleman-agreement” è uno dei segni più evidenti di questa decadenza.



Rita e Laura One entrano per cambiarsi, io mi metto di guardia davanti alla porta. Anche questo fa parte della cavalleria. Pasto veloce con i soliti due panini con la carne secca, un po’ di frutta secca, acqua in abbondanza, poi metto mano alla macchina fotografica. Il ponte di Melide, con alla sinistra il monte San Salvatore, sede di un istituto per lo studio dei fulmini (quel cucuzzolo viene colpito più di 600 volte all’anno dai fulmini, secondo il motto che “Il fulmine non colpisce mai due volte nello stesso posto”), il golfo di Lugano, Lugano al centro, e Campione d’Italia a destra.



Porto Ceresio



Morcote



La Collina d’Oro



Sotto di noi Brusino Arsizio



Il Lema, il Tamaro, il Comoghé, il Garzirola sono persi nella nebbiolina… Speravo tanto di riuscire a vederli, amici conosciuti di cento passi già fatti.
La chiesetta è piccola e raccolta, ma splendida nella sua semplicità.



14:45 Dopo un’ora e mezzo di pausa, Fiorenzo che si è fatto il riposino, Laura One pure, dopo molti richiami finalmente la combricola è pronta per partire ed iniziare la discesa.



Iniziamo la discesa, seguendo un’altra cresta. Questa è meno alberata, vi sono diversi prati. Penso a Grégoire, l’ambiente sembra particolarmente adatto per ospitare vipere di tutte le forme, grandezze e specie. Probabilmente sarà già stato da queste parti anche lui.


15:00 Durante la discesa Fiorenzo, che è un esperto del luogo, ci fa fare una piccola deviazione, e ci porta a vedere un casolare diroccato.



Ma quello che ci lascia veramente a bocca aperta, è un faggio secolare, alto almeno una dozzina di metri, con una chioma immensa, bellissimo. Non riesco neanche a riprenderlo tutto, e mi dispiace non aver portato il grandangolo con me (d’altra parte questo obiettivo va molto bene per le foto macro). Restiamo tutti ad ammirarlo con reverenza. Era qui prima che nascessimo, sarà ancora qui molto dopo che ce ne saremo andati.


15:20 La discesa continua senza storia. Arriviamo a Cassina, dove si trova un ulteriore rifugio aperto, e un grotto chiuso. Piccola sosta per mandar giù qualcosa, prima di iniziare la discesa
lungo il crinale verso Meride.



16:15 Il sentiero che scenda da Cassina a Meride è un rompi-ginocchia. Tutto a sassi sconessi, richiede concentrazione per non scivolare e non stortarsi una caviglia. La pendenza è più umana della salita, ma anche questo è tutto nel bosco, e si continua a non vedere niente attorno. Finalmente arriviamo alla chiesa e al cimitero di Meride, da cui possiamo guardare verso Tremona ed Arzo.



Entriamo nell’abitato di Meride, che si presenta come uno di quei borghi medioevali che si trovano ancora oggi sulle colline toscane. A questo punto abbiamo un’idea: perché non fermarsi a bere un caffé e mangiare un gelato? Raramente trovo una concordanza d’intenti come quella dei miei compagni in questa occasione. Et voilà, il gelato è servito.






17:00 Tra che la terrazza è piacevole, il ristoratore gentile, la sedia comoda, bisogna fare uno sforzo per rialzarsi. Ma i doveri chiamano, anche se si fa finta di non sentirli. Ci rimettiamo in cammino, felici dopo un cornetto alla cioccolata. Passiamo tutto l’abitato, e ci infiliamo sul sentiero che ci porterà alla pozza d’acqua vista stamane.



17:20 Siamo alla pozza. Il sentiero in alcuni punti era molto stretto, occorre fare attenzione. Molto bello però, passa accanto a diversi affioramenti stratificati tipici di questo complesso montuoso.



17:55 Eccoci nuovamente a Riva San Vitale.



18:15 Saluti e commiati, se tutto va bene settimana prossima ci rivediamo per la classica di primavera: Sonogno aspettaci!!!


Se vuoi vedere tutte le foto (non che ci sia qualcosa di speciale), clicka qui.

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9 marzo 2009 1 09 /03 /marzo /2009 10:54



Percorso effettuato: giro completo del Parco della Breggia (cartina), informazioni sul Parco.

Difficoltà: sentiero T1

Dislivello: circa 200 metri.

Lunghezza del percorso: circa 6 Km.

Sforzo equivalente: 8 Km.

Durata (incluse le pause): 3.25 ore.

Disperato. Sono disperato. Da settimane vorrei salire con le ciaspole alla capanna Bovarina, e per un motivo o per un altro qualcosa si frappone sempre. Questa settimana ha nevicato in quota giovedi e venerdi, e il pericolo valanghe è salito a livelli di guarda, per cui niente da fare. Invidio Caterina e Leonardo (due amici bresciani conosciuti tramite questo blog) che si saranno fatti una bella ciaspolata organizzata dagli alpini questa domenica.

D'altra parte la meteo è da scarponi, non si può stare a casa. Devo scegliere un percorso senza rischi... Pensa che ti ripensa, mi brilla un'idea: perché non visitare finalmente il Parco della Breggia? Percorso facile, raggiungibilità ottima, è anche l'occasione per invitare Lara, Marco, Ivan e Alice a venire con noi (
eravamo già saliti assieme al Gaggio nell'agosto del 2008). Inoltre, essendo il percorso corto, possiamo portare con noi anche la nostra cagnona Zara, la quale, a causa della displasia all'anca, ormai non tiene più botta con le passeggiate troppo lunghe. Detto fatto, sabato organizziamo il tutto.

Questo parco è un piccolo eden incastonato tra cemento, autostrada, abitati e rumori. Il fiume Breggia, scendendo lungo la vallata, ha scavato nella roccia, portando ad affiorare le sedimentazioni successive che hanno creato le nostre alpi, in un arco geologico di 200 milioni di anni. Partendo dal basso si trovano gli strati più antichi, poi alzandosi si "ringiovanisce", per arrivare al culmine della passeggiata a vedere lo stato attuale della roccia. Un viaggio attraverso il tempo su di un percorso di pochi chilometri affascinante.

13:50 Ci ritroviamo tutti al parcheggio del Centro Breggia a Balerna, punto ideale per la partenza. Ho riesumato dall'armadio i miei pantaloni da trekking (era da ottobre che vi poltrivano, a parte
l'escursione al pizzo Leone in novembre), la camicia a maniche corte, e le calze alte da trekking regalatemi a Natale da Monica ed Andrea (ottime, veramente ottime), lunghe come quelle invernali che utilizzo per ciaspolare, ma più leggere di tessuto. Inoltre, è arrivata la nuova macchina fotografica, e l'occasione è ghiotta per poterla innaugurare ed imparare ad utilizzare correttamente.


Partenza. Mentre percorriamo il tratto di Breggia che ci porterà al mulino del Ghitello, uno splendido airone cinerino ci sorpassa volando alla nostra quota. Complice la mancanza di riflessi, la macchina non ancora accesa, ed il rumore di bimbi, sono lento a fotografarlo (è quella specie di virgola in centro alla foto).



14:00 Arriviamo subito al Mulino del Ghitello, uno dei due mulini presenti nelle gole. Qui ha sede la direzione del Parco, e c'è un piccolo ristorante (deve essere delizioso in estate). Tutto l'ambiente è ben curato ed estremamente piacevole.


Parco della Breggia, Mulino del Ghitello


14:10 Il sentiero si snoda verso sinistra, e in questa prima fase ci allontana dal Breggia, per portarsi verso l'alto. Percorribilità ottima, avrei anche potuto calzare le scarpe da trekking basse.



Il sentiero sale portandoci fino all'incrocio con una stradina asfaltata, dove vediamo un vecchio lavatoio (mi ricordo ancora di mia nonna, che con il sapone di marsiglia lavava le lenzuole, strofinandole con una spazzola dura, e sbattendole contro le sponde del lavatoio: una fatica immane). Incrociamo la strada principale, la quale entra in galleria. Attraversata la strada riprendiamo il sentiero, che in un attimo ci porta al laghetto del Ghitello.


Parco della Breggia, laghetto del Ghitello


L'acqua è verde smeraldo, limpida, vediamo diversi pesciolini ed una trota (abbiate pietà). Sulla nostra sponda un piacevole punto di sosta, dall'altra parte invece, resti di macchinari. Questa è una costante: tutto il percorso del fiume, nel passato, era industrializzato, Solo in tempi recenti la zona è stata bonificata e rivalorizzata (in modo encomiabile, devo dire), ma i resti dello sfruttamente precedente sono presenti ovunque.

Il sentiero ci porta oltre il laghetto, e passando possiamo ammirare uno deti tanti affioramenti di roccia (penso ferrosa) che ritroveremo lungo tutto il percorso.


Parco della Breggia


In effetti, guardando in alto da entrambe le parti, si possono notare stratificazioni varie su entrambi le pareti che delimitano la zona. Sono ignorante in materia, ma i vari cartelli che troviamo lungo il percorso mi permettono almeno di collocare temporalmente i vari affioramenti che incontriamo.

14:40 Continuiamo in allegria lungo il sentiero, senza nessuna difficoltà, e rientriamo in una zona alberata. Al fianco del sentiero vediamo i primi fiori della stagione: occasione ottima per verificare se finalmente dispongo di un macro degno di questo nome (quello della macchinetta precedente l'ho utilizzato solo due volte, poi ho lasciato perdere). Aiutato da Ivan e Alice, identifico un po' di soggetti adatti, e via di scatto.



Il risultato sul display lascia ben sperare... Arrivato a casa vedrò che in effetti il macro è utilizzabile. Intanto il sentiero, sempre in dolcezza, ci porta fino alla vecchia birreria, posta sull'altro lato del fiume.


Parco della Breggia, ex birreria


14:45 Passata il ponte entriamo in un sottopasso che attraversa la birreria, usciamo dall'altro lato e ripendriamo la salita, per arrivare nuovamente ad incrociare la strada principale. Lungo il percorso, segno della religiosità dei nostri anziani, una semplice cappelletta accompagna il viandante.


Parco della Breggia, cappelletta


Dopo esserci portarti sull'altro lato della strada (per fortuna poco trafficata), davanti a noi si para l'edificio dell'ex-cementificio, punto centrale dell'attivà economica delle gole. E' veramente imponente, e lo si vedrà ancora meglio dall'alto.


Parco della Breggia, ex cementificio


14:50 Il sentiero rientra a sinistra dell'edifico, e si snoda lungo il corso del fiume. In basso diversi affioramenti, in alto pure, e ad accompagnarci il chiacchierio dell'acqua e dei bambini. La temperatura è gradevolissima, e ogni tanto si sentono delle correnti d'aria più fresca che accarezzano gentilmente. L'acqua ha sempre un colore smeraldo meraviglioso, come quella della Valle Verzasca. Passiamo tutto il complesso industriale, e arriviamo alla Punt de la Ciüsa, dove il fiume forma una piccola cascata. Attraversiamo il ponte, e iniziamo la salita (facile) verso destra.


Parco della Breggia, Punt de la Ciüsa
Dinnazi a noi si erge un nuovo affioramento rosso maestoso.

Parco della Breggia


15:15 Questo tratto di sentiero è costruito quasi a sbalzo lungo il percorso del fiume, ed è l'unico dove bisogna fare un po' di attenzione, e non sostare troppo a lungo (vi è la possibilità di caduta di sassi dall'alto). La zona è boschiva e fresca, e un nuovo ponticello ci riporta sull'altra sponda, dove troviamo un punto di sosta con una bella fontana, molto apprezzata da Zara. Ci fermiamo per fare merenda, e per goderci la vista del fiume in basso, e della vegetazione che ha iniziato il risveglio primaverile.


Parco della Breggia, punto di sosta


15:40 Con i bambini rifocillati, si può ripartire. Il sentiero adesso sale più deciso (niente di drammatico neanche per me), per portarci fino al punto più alto del percorso, quello "più giovane". Arrivati in cima possiamo notare il ponte di Castello, che unsce Castel San Pietro a Morbio Superiore, sospeso a mezz'aria.


Parco della Breggia, ponte di Castello


Fino a qui la macchina fotografica si è comportata bene (un po' meno il fotografo). Scatta ad una velocità impressionante (la vecchia necessitava di 5-6 secondi tra una foto e l'altra), ed il mirino ottico mi permette finalmente di vedere e capire cosa sto fotografando (molte delle foto degli altri diari sono state fatte "alla cieca"). Sono veramente soddisfatto dell'investimento. Le regolazioni sono veloci ed intuitive, e per passare da "paesaggio" a "macro" impiego meno di un secondo.

Nel frattempo siamo arrivati al punto più alto, ed il sentiero ci riporta nuovamente sull'altra sponda, per iniziare la discesa.

Parco della Breggia
Dopo il ponte il sentiero resta ancora in quota, con qualche piccolo sali-scendi, per portarci sotto l'abitato di Castel San Pietro.

16:25 Arriviamo alla chiesetta rossa di Castel San Pietro, edificata su di un piccolo pianoro dal quale si gode di una splendida vista sul Mendrisiotto. Vorrei visitarla, ma un signore sta dormendo proprio all'entrata, e non voglio disturbarlo. Cosi lascio perdere, tanto so che questo giro lo rifaremo: è troppo bello.

Parco della Breggia, chiesetta rossa di Castel San Pietro


Da qui seguiremo il sentiero del '700, che ci riporterà velocemente al punto di partenza. Lungo tutto il tragitto abbiamo incontrato diversi escursionisti, sia famiglie con bambini che gruppi più anziani. Quattro chiacchere con diversi di loro rendono ancora più piacevole l'escursione.

In basso possiamo vedere in tutte le sue proporzioni il vecchio cementificio.

Parco della Breggia, ex cementificio


16:45 La discesa è tranquilla, e arriviamo nuovamente alla Punta de la Ciüsa. Durante questa parte di percorso abbiamo potuto ammirare la Campagna Adorna, Chiasso ed i suoi dintorni, e il monte Olimpino.

17:00 In un attimo siamo nuovamente al Mulino del Ghitello, dopo aver costeggiato il laghetto. Rita e Lara sono entusiate del regalo che hanno ricevuto per la festa della donna, e ci onorano di uno splendido sorriso. Valeva veramente la pena di fare tutta la sfacchinata! Beh, sfacchinata è un termine un po' forte... In realtà si tratta di una passeggiata assolutamente deliziosa: insomma, due piccioni con una fava.


17:05 Siamo nuovamente al parcheggio. Il giro è durato più di quanto avessi preventivato, ma è veramente splendido. Da consigliare caldamente, magari una domenica pomeriggio tardi, poi cena al ristorante del Mulino (non l'ho provato, non posso garantire ancora la qualità). Tornando Rita ed io ci scambiamo le impressioni su questo piccolo angolo di paradiso in terra. Onore a coloro che hanno saputo prepararlo e ne fanno la manutenzione: decidiamo di metterlo tra gli appuntamenti ricorrenti.

Domenica prossima, o TeleMarkada al Nara, o Bovarina, se finalmente il pericolo valanghe diminuisce.

Se vuoi vedere tutte le foto della passeggiata (non che ci sia qualcosa di speciale), clicka qui.

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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna