Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog

Mi Presento

  • : Passeggiate sulle montagne del Ticino
  • Passeggiate sulle montagne del Ticino
  • : Diari di viaggio delle passeggiate prevalentemente sulle montagne del Ticino, con foto e testo. Articoli tematici e links utili per la pianificazione di una escursione. Trekking ed escursionismo per tutti.
  • Contatti

Scrivimi

Puoi mandarmi un mail a questo indirizzo: upthehill chiocciolina gmx punto ch

Cerca Nel Blog

Archivio

Feedelissimo

Ticino Top - classifica blog e siti ticinesi

26 ottobre 2011 3 26 /10 /ottobre /2011 11:17



Percorso effettuato San Bernardino villaggio (Q1629) - diga Lago d'Isola (Q1586) - Suossa (Q1710) - lago Pian Doss (Q1652) - San Bernardino.

Difficoltà: sentiero T1.

Dislivello: circa 250 metri

Lunghezza del percorso: circa 8 chilometri

Sforzo equivalente: 10 chilometri

Durata (incluse le pause):2 ore.

Questa domenica abbiamo deciso di fare i pigroni. Originariamente si pensava di salire al Pass di Passit, poi lungo la costa della montagna in direzione del Confin Bass (dove ci sono gli impianti di risalita), e discesa su San Bernardino. Mando gli inviti, nessuno può venire. Rita ed io ci guardiamo negli occhi sabato, e sul mio display luminoso in fronte passa il pensiero "e se domani non mettessimo la sveglia?". Rita è telepatica, mi dice "va bene". Decidiamo di organizzare qualcosa di leggero per il pomeriggio, giusto per non impigronirsi davanti alla televisione.

San Bernardino è sempre stato luogo preferenziale per le nostre piccole camminate. In alto, in estate offre fresco e ombra, in inverno si portavano i bambini a sciare. Offre percorsi di tutti i tipi, da quelli agibili con le carrozzelle, a camminate più impegnative, come la traversata fino a Hinterrhein, a Nufenen, oppure verso la Calanca passando dal Pass di Passit. E in questo periodo è particolarmente delizioso, interregno tra gli assalti massicci estivi, e le orde del fine settimana invernali. Periodo di quiete, poca gente in giro, e quando arrivi in pasticceria, trovi ancora una fetta di torta Sacher :-) Località che ha molto da offrire anche a chi fa sci di fondo, racchette e mountain bike.

14:25 Pranzo con i figli, rigovernare, prepararsi, partire, e finalmente arrivare. Pomeriggio di ottobre delizioso, anche se le prime avvisaglie del maltempo annunciato per martedi iniziano a farsi notare.

2011.10.23-San-Bernardino 2714
Prendiamo il sentiero che resta sulla destra orografica, e che porta verso la diga del lago artificiale. Sentiero agevole, praticamente una autostrada, immerso nella pineta.

2011.10.23-San-Bernardino 2718
Passiamo la deviazione da dove, salendo a destra, si arriva all'Alp d'Occola e al Pass di Passit. Si sarebbe potuto salire fino al passo, ma temiamo per eventuale presenza di ghiaccio in alto. E un rivo vicino alla biforcazione mi fa pensare che forse è così.

2011.10.23-San-Bernardino 2723
Sto tenendo d'occhio la linea dell'autunno da un po' di tempo, è arrivata attorno a Q1000 circa, è quasi ora di partire per le grandi traversate nei boschi. Anche qui i larici hanno risposto alla chiamata sinfonica, e si sono tinti di giallo.

2011.10.23-San-Bernardino 2724
Silenzio, anche la semi-autostrada quasi non si sente, in questa zona passa lungo l'altro versante della valle. E contrasti di colori.

2011.10.23-San-Bernardino 2727
15:00 Tranquilli tranqulli arriviamo alla diga. Da qui si potrebbe scendere a Pian San Giacomo, ma non ho controllato gli orari del postale per rientrare. Ci avventuriamo sulla diga, con splendida vista sul gruppo del Piz Uccello.

2011.10.23-San-Bernardino 2731
Appena dall'altra parte, una piccola sorpresa. Messer Autunno sta prendendo il controllo, il Generale Inverno ha inviato i suoi esploratori, ma Sorella Primavera li ha fregati tutti, e ha già pronti i rchiami del suo ritorno.

2011.10.23-San-Bernardino 2735
Su questo lato, molto più solatio dell'altro, trovi diversi edifici tipici dell'attività agricola di montagna. Alcuni sono stati trasformati in case di vacanze, altri, per fortuna, hanno mantenuto le caratteristiche originarie.

2011.10.23-San-Bernardino 2736
15:15 Siamo al bivio per Suossa. Da qui in meno di mezz'ora saremmo nuovamente alla base, un po' corta... Niente litigi, allunghiamo. Breve salita (questo pezzo non si può fare con la carrozzella, ma tutto il resto si), che porta verso la zona della torbiera.

2011.10.23-San-Bernardino 2740
15:30 Salita agevole, si arriva in un boffo (boffo = parola dialettale ticinese che significa "soffio"). Nuvole alte stanno invadendo il cielo, purtroppo la meteo ha sempre ragione.

2011.10.23-San-Bernardino 2751
Raccoglitori di pigne unitevi. Qui ce n'è per 1000 presepi.

2011.10.23-San-Bernardino 2753
Appena girato l'angolo, il piccolo insediamento di Suossa. Zona veramente tranquilla, non si sentono rumori artificiali di nessun tipo.

2011.10.23-San-Bernardino 2755
E vista su Pian San Giacomo.

2011.10.23-San-Bernardino 2756
15:40 Discesa lungo stradina asfaltata, che ci porta alla cantonale. Nuovamente tagliamo, questa volta in direzione del piccolo lago Doss. Mi sembra che i canneti stiano invadendo la superficie del laghetto, me lo ricordavo più ampio.

2011.10.23-San-Bernardino 2762
A questo punto, per allungare bisognerebbe salire fino all'alpe Doss, poi restando alti fino ad Acubona, e discesa. Ma optiamo per il rientro, il sole sta già nascondendosi dietro il Trii Oman, fra poco comincerà a fare frescolino forte. Prendiamo la stradina diretta, lungo la quale negli anni passati molto è stato costruito. San Bernardino ha conosciuto una effimera notorietà dopo la metà degli anni '90, l'edilizia si è mossa in massa con appartamenti di vacanza e chalet ad ogni angolo. L'euforia è passata, e ho l'impressione che ormai molte di queste case non vengano neanche più aperte.

2011.10.23-San-Bernardino 2763
16:15 Ed eccoci al termine del nostro giretto: la pasticceria ci sta attendendo, con thé caldo e fetta di torta. E gli ultimi raggi di sole che indorano la cima di un larice.

2011.10.23-San-Bernardino 2768
Mostruoso profilo altimetrico della passeggiata.

Profilo
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto della passeggiata (non che ci sia qualcosa di speciale).

Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento
29 settembre 2011 4 29 /09 /settembre /2011 15:56



Percorso effettuato: Rossa (Q1069) - Alp de Calvaresc Sot (Q1828) - capanna Boffalora (Q2078) - Alp de Calvaresc Desora (Q2158) - lago Calvaresc (Q2214) - Alp de Calvaresc Desora - Alp de Calvaresc Sot - Rossa.

Difficoltà: T2 da Rossa alla capanna e dall'alp de Calvaresc Desora al lago, T3 dalla capanna all'alp de Calvaresc Desora e la discesa da Desora a Sot.

Dislivello: 1'360 metri.

Lunghezza del percorso: 15 chilometri.

Sforzo equivalente: circa 29 chilometri.

Durata (incluse le pause): 10 ore

Quando la Banca del Gottardo ha donato la serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana" al Canton Ticino, la serie non era completa, mancavano ancora diversi laghi. Nessuno si è più preoccupato di terminarla, così il lago Calvaresc, che dista poco dal Trescolmen visitato due settimane fa, non ha un suo opuscolo. Beh, non ci facciamo mica fermare per questo. Percorso impegnativo quello per raggiungerlo, con un bel po' di dislivello. Decidiamo di tentare l'omicidio, e invitiamo anche Silvia, che è praticamente ferma da diversi anni. Silvia, ignara di cosa la attenda, accetta a cuor leggero.

Il sentiero dovrebbe essere meno problematico di quello del Trescolmen, dato che la capanna Boffalora è abbastanza frequentata, ed è un punto di passaggio importante della Via Alta della Calanca.

08:50 Abbiamo risalito tutta la Calanca fino a Rossa, punto di partenza per la nostra escursione di oggi. Caffé sistemato, torniamo all'auto, calziamo gli scarponi, sacco in spalla, macchina fotografica a tracolla, e siamo pronti per partire.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2131
Attraversiamo l'abitato, salendo verso la chiesa, poi si poggia verso destra, ed iniziando a salire per portarsi sopra la grande parete verticale che fronteggia Augio. Il sentiero qui è tranquillo, poca pendenza, adatto a scaldare i muscoli. Segni lungo la via che Messere Autunno sta calando il suo manto impazzito di colori, come quello di Saruman alla fine del libro.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2141
Dopo una serata sulla fotografia organizzato dal CAS Bellinzona e Valli, ho modificato alcune impostazioni della mia reflex, e ho l'impressione che i colori siano più saturi adesso. Se qualcuno me lo potesse confermare...

09:15 Raggiungiamo una corte abbandonata, posta praticamente di fronte ad Augio. I resti dei muretti a secco e i rustici sono dei piccoli capolavori; probabilmente questo punto veniva utilizzato per preparare la transumanza primaverile, e raccogliere il bestiame da portare al pascolo sugli alpi.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2145
2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2147
Da qui però il sentiero cambia pendenza. Gira verso sinistra, e si imbudella nella valle che porta agli alpi del Calvaresc. E anche qui, segni di incuria del sentiero. Vegetazione che si sta riprendendo il percorso, fondo smangiato dalle acque. Mentre saliamo ci raggiunge un cane da caccia, probabilmente ci ha scambiati per cacciatori, continua a correre avanti e indietro passando tra le nostre gambe, e rischiando di farci ruzzolare.

09:40 Messere Autunno è mio grande amico, lo attendo con impazienza, mi dona le escursioni più belle dell'anno. Così il mio occhio in questo periodo è sempre volto a capire quanto disti ancora, se ha già iniziato la sua opera. E si, il giallo ha iniziato ad apparire, i rossi ed i bruni sono riservati per la fine della tavolozza.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2156
09:55 Il sentiero ci ha portati verso l'alto quasi senza spostarci orizzontalmente. Come in tante valli, il percorso non passa in basso, vicino al fiume, ma in alto, dove le pareti sono meno scoscese. Tutte valli scavate dal fiume, queste, strette, a V, che lasciano poco spazio utile in basso.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2159
10:15 Nuovo cambio del sentiero. Passiamo da un bosco rado di latifoglie, ad uno di conifere. Ma il fondo è troppo sassoso per gustare veramente il cuscino di aghi che tanto adoro.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2164
Il bosco si mangia la pietra...

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2165
10:30 Arriviamo ad un piccolissimo insediamento, composto da un unico rustico. Ottimo segno, siamo circa a metà salita per il primo alpe. Si era deciso di fare sosta per il cornetto integrale, nessuno trova niente da ridire.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2169
10:45 Lunga è la via, non ci si può fermare troppo a lungo. Dopo lo slargo, rientriamo nel bosco.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2172
E' già da un po' che i rumori della civiltà sono scomparsi. Abbiamo incrociato tre gruppi di persone che scendevano, presumo dalla Boffalora, tutti tedesco-parlanti (ma i ticinesi, dove sono?). Da qui il cammino viene allietato dal canto dell'acqua, che prima restava troppo in basso per essere udita. Un suono forte, di salti e scrosciare, ma non tanto da sovrastare i pochi uccellini canterini ancora attivi nel bosco.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2183
Salendo ogni tanto quasi si perde il sentiero. Percorsi alternativi, non marcati, ma da intuire cercando le marche molto più avanti. Fortunatamente il bosco non è così fitto da impedirci di vedere tutt'attorno. Saliamo in silenzio, la pendenza è abbastanza impegnativa, ogni tanto ci sono gradoni su roccia da conquistare.

11:40 Alp de Calvaresc Sot raggiunta. Di fronte ad una delle baite, un signore vestito da cacciatore, assieme a diverse pecore. Non capiamo se sia un pastore pronto a rimpolpare la dispensa con un po' di carne di selvatico, o un cacciatore li per caso, che non ha niente a che fare con le pecore. In ogni caso è molto poco interessato ai nostri discorsi, così tagliamo corto e lo lasciamo tranquillo.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2192
Prendendo il sentiero per la capanna posso vedere davanti a me parte dell'anfiteatro che forma l'alpe. A circa due terzi dell'altezza passeremo da destra a sinistra per andare al lago, mentre la discesa avverrà sulla destra della cascata.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2195
11:50 Il mio pancino è già tutto contento. E' da molto che non facciamo sosta a mezzogiorno in una capanna (non mi ricordo neanche più da quando), e l'idea di trovare una bella minestra calda mi allieta ulteriormente. Nel frattempo però c'è da soffrire ancora, ci sono circa 200 metri di dislivello fino alla capanna. Le signore, ad ogni modo, sembrano in gran forma.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2204
I larici sono ancora verdi... No, anche qui Autunno ha iniziato la sua opera.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2208
12:30 Raggiungiamo il pianoro sul quale si trovava la vecchia capanna, spazzata da una valanga a metà degli anni '80. Dei ruderi in sasso ci fanno pensare che forse si tratta delle sue fondamenta. E in alto, il versante che percorreremo questo pomeriggio per andare la lago. Roccia in tutte le sue forme, gradazioni e variazioni.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2217
Poi passaggio su di un ponte improvvisato.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2218
Non ostante la pendenza, il morale sale ad ogni passo. Splendido paesaggio, capanna prossima, gran parte del dislivello in salita fatto, minestra mia attendimi.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2221
12:45 Ed eccola!!!

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2226
Rita e Silvia si sono già piazzate comode. Mentre ci guardiamo attorno, esce la capannara, signora gentilissima e disponibile, ci propone il menu del giorno. Ordiniamo tre minestre e il thé. Dritto di fronte a noi vediamo l'alpe superiore, che raggiungeremo percorrendo tutto l'anfiteatro in senso antiorario. Più o meno sembra alla nostra stessa altezza. E sopra l'alpe, dietro la collinetta, il lago.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2229
Ci sistemiamo all'interno. Struttura piccola, cucina e refettorio al pianterreno, scala tipo letto a castello che porta al sottotetto dove si trovano i posti per dormire (chiamarli letti sarebbe pretenzioso). Deliziosa, intima, confortevole e calda. Terminata la minestra decido di strafare, ci metto anche il dolce: sto diventando un epicureo.

13:45 Un'ora di pausa, mamma mia, mi sto rammollendo! Smuovo le signore, la digestione è partita, la fetta di torta era di troppo :-( Gambe molli. E sassi duri.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2231
Sentiero decisamente non agevole, diverse piccole ganne da passare, spesso in salita. Il sentiero non resta alla stessa quota, continua a salire e scendere. Al solito non ho guardato bene il profilo altimetrico... Bello però, con la corona di montagne sulla nostra destra, e il grande catino a sinistra che porta all'alpe Sot. Ogni tanto sguardo indietro, per rendersi conto di quanto ci siamo allontanati dalla capanna, e avanti, le cascine Desora si avvicinano sempre più.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2247
Messer Autunno qui è molto più presente...

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2252
14:20 Il sentiero sembra spianare, forse abbiamo terminato il sali-scendi. e ho l'impressione che stiamo arrivando all'ultima curva che ci porterà all'alpe.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2251
Silvia ed io procediamo più o meno alla stessa velocità, Rita stambecca a velocità supersonica, dandoci continuamente centinaia di metri di distacco. Poi si ferma, e ci attende. E' a casa sua... Ultima curva superata, l'alpe è dritta davanti a noi.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2256
14:55 Arrivati all'alpe, ci orientiamo con i cartelli gialli. Su a destra per il lago.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2264
Sbagliamo leggermente percorso, per fortuna che Rita si accorge che mancano le marche. Sale lungo il versante, in effetti il sentiero è poco più in alto, ben visibile. La raggiungiamo, e affrontiamo l'ultimo centinaio di metri della giornata.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2265
15:25 Ed eccolo. Lungo il percorso per arrivarci. E' vero che avremmo potuto salire direttamente dall'alp Sot, ma vuoi mettere la minestra? Lago quieto, guardandolo da un piccolo poggio ha la forma di un cuore, mentre se sali a sinistra, alla bocchetta che porta verso l'alpe Largé ed il Trescolmen sembra più uno stivale.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2270
Due piccolissimi fratellini gli fanno da contorno.

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2269
Mentre facciamo merenda arrivano due giovani, simpaticissimi, dalla bocchetta visibile sulla destra del lago. Diretti alla Boffalora, li informiamo che la cena prevede pizzoccheri. Non sembrano dispiaciuti. Ancora un po' di scatti prima di scendere...

2011.09.25-Lago-Calvaresc-e-capanna-Boffalora 2282
...e la macchina si spegne. Avevo controllato la batteria, marcava il pieno. E' vero che dopo il Trescolmente non l'avevo ricaricata, ma quando era nuova teneva due gite senza problemi. L'età avanza anche per la batteria. Ripongo la macchina nel sacco, a questo punto...

15:55 Iniziamo la discesa verso l'alp Desora, dove arriviamo in 10 minuti. Piccola sosta, poi alle 16:10 ci mettiamo in moto verso l'alp Sot. E abbiamo la sorpresina giornaliera. Sentiero impegnativo, discesa velocissima, pietra bagnata e scivolosa, via non più tenuta, uso delle mani, e fortunamente in basso ci sono le catene. Discesa spezzagambe, che già non le avevamo strappazzate abbastanza sulle ganne. Passaggi su scalini di roccia strettissimi, bisogna fare diverse conversioni (per fortuna non abbiamo gli sci ai piedi).

16:55 Alp de Calvaresc Sot. Il pastore / cacciatore non c'è più, le pecore si. Incontriamo una comitiva di italiani che ha fatto lo stesso percorso, ma con il giro al contrario, passando prima dal lago e poi dalla capanna. Noi ci fermiamo per un piccolo spuntino (la minestra e la torta sono state digerite abbondantemente), e per fare il pieno d'acqua.

17:05 Partenza per la discesa. Ho calcolato due ore per i circa 800 metri che ci attendono. Si cammina in silenzio, le gambe sono stancotte, la luce sta calando. Non sono più le lunghe giornate d'estate. Abbiamo anche avuto fortuna, non faceva troppo caldo. Giù per il bosco, poi lo slargo, pausa per una barretta di cereali, e giù ancora. Lunga lunga lunga, non vedo l'ora di arrivare alla corte di sotto, da dove la pendenza si calma.

19:00 Rossa. Il sole già tramontato, il tentativo di omicidio fallito, Silvia ha retto benissimo. Porto i sacchi all'auto, intanto le signore si sistemano per il caffé. Il proprietario ormai ci conosce, è la quarta volta che ci fermiamo da lui in due settimane. Ci guarda un po' stranito, probabilmente siamo gli ultimi a rientrare dalla giornata. Un bel "batti 5" meritato per tutti. Resta solo la domanda "quanto saremo ingambiti domani?".

Ecco il profilo altimetrico del tratto Rossa - Boffalora - alp Desora - lago Calvaresc.

Profilo1
E questo invece è la discesa Calvaresc - alp Desora e Sot - Rossa.

Profilo2
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento
23 settembre 2011 5 23 /09 /settembre /2011 10:38



Percorso effettuato: Valbella (Q1334) - Cascinot (Q1600) - Alp de Trescolmen (Q2020) - Lago di Trescolmen (Q2025) e ritorno per la stessa via.

Difficoltà: parte T2, parte T3.

Dislivello: 900 metri.

Lunghezza del percorso: 10 chilometri.

Sforzo equivalente: circa 19 chilometri.

Durata (incluse le pause): 7.5 ore

La serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana" è sempre li in sala, che ci ricorda l'impegno preso con noi stessi qualche anno fa. Li razioniamo, 4 o 5 all'anno, e stanno diventando sempre più impegnativi (quelli facili ormai li abbiamo fatti tutti). Quest'anno non stiamo avanzando, occorre prendere la situazione in mano. Rita si legge alcuni prospetti, si innamora di quello del Trescolmen, e il discorso è chiuso. Il prospetto parla di sentiero facile e senza problemi (è stato scritto negli '80, più o meno), così invitiamo anche Marco con Alice e Ivan. Memore dell'ottima tenuta ai laghi Miniera, si associa anche Silvia.

In realtà il sentiero, a partire da Cascinot, non è più un sentiero T2. L'incuria, la vegetazione che invade il percorso, i punti franati ed esposti, il sentiero spazzato via lungo il fiume e non più ripristinato, hanno trasformato (secondo me) il tratto da Cascinot a lago in un T3.

09:40 Pronti per partire, dopo la fermata caffé a Rossa. Salendo mi sono gustato i vari punti di passaggio dell'escursione da Castaneda a Rossa, fatta nella primavera 2010, spiegando a Marco i punti belli, quelli dove mi sono incasinato, la neve e la valanga. Foto di gruppo ché non si sa mai.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 1979
Ovviamente non si può non iniziare con un po' di discesa verso il fiume, col pensiero che la stessa si trasformerà in salita al ritorno.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 1984
Belliissime le acque della Calancasca.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 1985
Appena passato il ponte, una bella marca rossa e gialla. E qui nasce il primo sospetto che il sentiero non sia più in manutenzione da molto: lo standard (imposto dalla Confederazione) non prevede questo tipo di colore.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 1991
Il sentiero inizia a salire nel bosco, gradoni e pietra, facendoci alzare prima di imboccare la valle che porta al lago. Scorcio su Valbella.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 1993
I bimbi sono partiti come treni, corrono avanti e indietro, invece di amministrare le forze (pagheranno dazio più tardi). Poi un cancello, che dà accesso alla valle di salita.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 1994
Passiamo un mega-formicaio, e su nell'aria frescolina del mattino. L'autunno è alle porte, ha già mandato i suoi ambasciatori: scuro alle 20:00, canottiera alla mattina, prime foglie in caduta libera.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 1996
La meteo ha annunciato tempo variabile in giornata, con pioggie al pomeriggio. Ho fatto calcolo di essere al parcheggio verso le 16:00, in modo da non prendere l'acqua per strada. Guardando indietro vedo già le prime avvisaglie del brutto che si avvicina.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2007
10:50 Il sentiero ha già cambiato regime, è diventato più stretto, erbacce che invadono il percorso. Poi davanti a noi si spiana, alcuni massi danno l'impressione di fare da porta.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2011
11:00 In effetti siamo arrivati ad un piccolo pianoro, Cascinot, con rustico. I bimbi hanno bisogno di fare il pieno, e a noi grandi un mezzo cornetto non dispiace. Piccola sosta.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2014
Unico segno di vita, due montoni(?) che ci mostrano solo la parte posteriore, restando nascosti tra gli alberi. Sopra di noi un cartello, ma mi sembra che la direzione non sia corretta. Con Rita controlliamo la cartina dell'opuscolo, in effetti bisogna continuare dritti verso il fiume e costeggiarlo, prima di continuare la salita.

11:15 Ci rimettiamo in moto, restando sulla destra del rustico, e arriviamo al fiume. In alto a sinistra si vede la traccia di salita, ma lungo il fiume, niente, solo alcuni ometti in pietra. Scoprirò poi che il sentiero esisteva, ma una frana se lo è mangiato, e non è più stato ripristinato.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2021
Zigzagghiamo tra i sassi, il passaggio non è agevole. Dobbiamo attraversare il fiume diverse volte, aiutare Alice, slogatura sempre dietro l'angolo. Finalmente aggiriamo la frana, e troviamo il percorso di salita.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2026
Accanto a noi il fiume forma delle splendide cascate, a distanza molto regolare. Che sia passato un architetto-paesaggista?

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2027
Ma è meglio tenere l'occhio sul percorso. Pieno di sassi, invaso dai rododendri, sconnesso. Intanto i nuvoloni hanno deciso di accellerare il loro arrivo, e il cielo sta perdendo velocemente il suo azzurro.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2032
12:40 Passiamo il poggio in alto, e davanti a noi si apre la parte terminale della valle. In alto possiamo intuire la nostra destinazione: a sinistra l'alpe, e dietro la montagna a destra il lago.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2040
Nuovo passaggio del fiume, per salire sull'altra costa.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2041
Da qui il sentiero si fa ancora più stretto, e più invaso. In diversi punti diventa difficile capire dove si metterà il piede. Rita ed io iniziamo ad essere preoccupati per Ivan e Alice: non avevamo previsto un sentiero di questo tipo, si pensava a qualcosa di molto più tranquillo. Non dico un'autostrada come la Verzasca, ma così...

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2044
13:00 Marco ha deciso di fermarsi, i bimbi sono stanchi, hanno fame, ed il sentiero comincia ad essere pericoloso per Alice. Ci mettiamo d'accordo di ritrovarci al guado, e noi tre ripartiamo, con Rita che fa da apripista.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2048
Il sentiero ci fa riattraversare il fiume, per salire verso sinistra. Intanto il cielo si è incupito del tutto, e arriva quella bella arietta fredda che normalmente annuncia l'inizio della pioggia. Normale che in montagna il tempo sia variabile, ma la pioggia era annunciata per il tardo pomeriggio...

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2052
13:20 Ci siamo quasi. I ruderi dell'alpe Trescolmen davanti a noi, al laghetto manca poco.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2055
Bello il paesaggio, roccia forte, prati magri. In alto a sinistra mi sembra di intuire la bocchetta che porta al Pass di Passit. Continuiamo praticamente in piano, si intuisce la conca del laghetto davanti a noi.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2060
13:30 Ed eccolo. Sull sue rive una coppia, che ci aveva superati durante lo zig-zag tra i sassi al fiume. Per il resto, solo il mormorare delle acque che escono dal laghetto, e il vento che fischia.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2072
Mentre Rita e Silvia imbandiscono il desco, salgo su di una piccola frana per cercare di fotografare il lago per intero. Salita senza troppi problemi, via qualche foto, la discesa è un'altra storia... Raggiungo Rita, che mi dà una strigliata. Mentre mi pappo la banana, mi godo questo laghetto splendido. L'acqua cambia continuamente tra il blu scuro ed il verde, le montagne si rispecchiano. Tutto fermo, immobile, sembra che anche il tempo qui non fluisca. Finito il pranzo (molto spartano, invero), foto varie ricordo.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2075
14:00 Durante la sosta il cielo si è riaperto un attimo, ma ora, dalla zona di San Bernardino, vedo arrivare nuvolette varie, accompagnate da un bel venticello. Sarò uccello di malaugurio, ma il pensiero di percorre il tratto in discesa fino a Cascinot con il sentiero bagnato proprio non mi invoglia, così dò una voce a Rita e Silvia, per rimetterle in moto. E in fondo, la mezz'ora di pausa l'abbiamo fatta :-)

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2084
In un attimo siamo all'alpe...

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2091
...poi giù per il sentiero. Continuo a guardare il cielo, non mi piace neanche un po'.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2095
14:45 Arriviamo al punto di attraversamento, di Marco, Ivan e Alice nessuna traccia. Supponiamo che abbiano già iniziato la discesa, e che li ritroveremo più avanti.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2098
Così guadiamo, e riprendiamo verso il poggio, poi giù seguendo le cascate.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2100
15:30 Siamo nuovamente al fiume, stavolta senza i bimbi proviamo a seguire la via tracciata dagli ometti. Decisamente non agevole, chissà se ripristineranno il percorso.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2107
15:45 Arriviamo a Cascinot, e bella sopresa, troviamo il resto della combricola. Ma soprattutto, una thermos fumante di caffé, ed i bicchieri. Grande Marco! I bimbi ce la contano su, cosa hanno fatto, quante tonnellate di sassi hanno tirato nel fiume.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2110
16:00 Tutti in marcia.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2114
Da qui la situazione, anche in caso di pioggia, non mi preoccupa più così tanto. Al massimo arriveremo bagnati, ma il sentiero non è così impegnativo. Rientriamo nel bosco, Ivan e Alice hanno ritrovato la loro vérve, continuano a ciacolare.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2119
16:45 In vista di Valbella.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2124
17:00 E arriviamo al ponte. Adesso salita :-(

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2127
17:10 Con un'ora di ritardo, ma ce l'abbiamo fatta senza pioggia :-) Mentre arriviamo, ci raggiunge la coppia incontrata al lago. Decisamente un altro passo rispetto al nostro.

2011.09.11-Lago-Trescolmen 2129
Rientriamo a Rossa, nuova sosta in terrazza per il caffé ed il gelato, più che meritati. Ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento
30 maggio 2011 1 30 /05 /maggio /2011 10:27



Percorso effettuato: San Bernardino (Q1629) - Alp d'Ocola (Q1830) - Pass di Passit (Q2082) - Alp de Alogna (Q1432) - Pian d'Asc (Q1408) - Valbella (Q1334) - Rossa (Q1069).

Difficoltà del sentiero: T2 da San Bernardino al Pass di Passit, T3 dal Pass di Passit all'Alp de Alogna, T2 fino a Pian d'Asc, T1 da Pian d'Asc a Rossa.

Dislivello: 760 metri di salita, 1280 di discesa.

Lunghezza del percorso: 15 Km

Sforzo equivalente: 24 Km

Durata (incluse le pause): 7 ore

La vita mi ha regalato un anno in più sul gobbome, regalo gradito dato che l'alternativa non è piacevole... La famiglia invece mi ha regalato un nuovo obiettivo per la macchina fotografica: un 18-200 mm, tanto desiderato. Pesa un po' di più di ognuno dei due che avevo (un 18-55 e un 55-250), ma così ne porto solo uno, e non devo fare manovre strane e pericolose per passare da un grandangolo allo zoom, e viceversa. Per festeggiare degnamente il nuovo accessorio, propongo a Rita, dopo 4 settimane di fermo, di fare una bella traversata, di quelle che adoro: dalla Mesolcina alla Calanca, passando per il Pass di Passit.

L'idea originaria era di arrivare fino ad Arvigo, dato che il sentiero da Rossa è molto bello, facile (è un T1 liscio liscio), e volevo farle fare una parte della Calanca da me percorsa nel marzo del 2010. Alla fine abbiamo desistito, e ci siamo fermati a Rossa: la stanchezza, il caldo ed il ritardo ci hanno suggerito di non strafare.

Un po' di organizzazione: il punto di partenza e di arrivo sono molto distanti. Opto per il trasferimento fino a Grono con l'auto, poi salita a San Bernardino con il postale, e rientro a Grono dalla Calanca con il postale.

08:40 Sveglia alle 6:00, postale a Grono alle 7:30, arrivo a San Bernardino alle 8:20, caffé! Ma ti rendi conto che difficilmente in settimana mi alzo così presto? Poi finalmente ci incamminiamo, la giornata si prospetta splendida e torrida.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0154
Dietro di noi le due cime del Piz Uccello ci ricordano che bisognerebbe salire anche da quella parte...

2011.05.29-Pass-di-Passit 0156
Il sentiero (un bel T1, quasi pianeggiante, che mi permette di scaldare i muscoli senza strapazzarli) costeggia il lago artificiale dalla parte degli impianti sciistici. Profumo di resina, aghi sotto i piedi, è bello camminare.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0161
09:00 Già, ma il Pass di Passit è in su, prima o poi bisogna attaccare la salita. Un bel cartello giallo ci indica il punto d'inizio del sentiero. Mirtilli a tutto spiano: questa zona, in agosto, è strafrequentata da turisti che arrivano a farne il pieno.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0163
Salita quasi nel silenzio, la semiautostrada A13 si sente poco. In giro non c'è nessuno, anche in paese i parcheggi erano praticamente deserti. Uccellini vari con il loro canto, bei fiorellini lungo il sentiero, l'ombra delle conifere. Saliamo in silenzio, pochi sprazzi di visilità.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0174
09:45 Arriviamo all'Alp d'Ocola, piccola sosta per un mezzo cornetto. La temperatura sta aumentando, decidiamo di alleggerire il vestiario. Ho notato che noi maschietti abbiamo una sensibilità diversa rispetto a quella delle femminucce per le temperature. Normalmente sia Pierre che io indossiamo almeno un capo in meno rispetto a Danila e Rita. La nostra pausa viene allietata dal canto dell'acqua, che in tutta la zona è presente in abbondanza.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0185
L'obiettivo si sta comportando molto bene. Ho potuto scattare delle foto attorno al 30-35, e passare in un attimo al 200 per i macro di fiori. Il display non mi permette di capire se la qualità dello scatto sia buona, dovrò attendere fino a casa.

09:50 Decisamente ci stiamo alzando. Siamo usciti dalla linea degli alberi, e adesso è ora di cappellino. I mirtilli sono terminati, in compenso sono comparse le "rose delle alpi", i rododendri di montagna. Alcuni già fioriti!

2011.05.29-Pass-di-Passit 0188
Mi giro, tiro l'obiettivo a 25 mm, e via con lo scatto.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0192
Veniamo raggiunti (e superati) da una ragazza francese, che sale come un TGV. Quattro chiacchere, dove va, dove andiamo, gli auguri di una buona escursione.

10:15 Abbiamo superato anche gli ultimi larci, e si comincia a sentire il vento di cresta, il vento da cambiamento di pendenza. Penso non manchi più molto al passo. Il paesaggio diventa sempre più alpino, bello, forte, roccioso, anche se non siamo ad altezze stratosferiche.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0208
Adoro queste traversate: partire da un posto, e arrivare in uno completamente diverso, percorrere vie che mettevano in comunicazione genti, paesi, culture spesso così diverse tra di loro. Molti non uscivano mai dal villaggio in cui erano nati, pochi percorrevano la terra, e vedevano cose che gli altri neanche immaginavano. E spesso diventavano degli "sradicati", non più a casa in nessun luogo, sempre in movimento, sempre alla ricerca del posto perfetto dove fermarsi, senza mai trovarlo. Nel frattempo la signora francese deve essere arrivata al passo...

2011.05.29-Pass-di-Passit 0218
Rita percorre davanti a me l'ultima canalina. Accanto, lastroni di neve. Non sapevamo ancora che problemini ci avrebbero causato dall'altra parte...

2011.05.29-Pass-di-Passit 0223
10:40 Due orette per arrivare al passo, come avevo calcolato. Due splendidi laghetti (non presenti nella seria "Laghetti alpini della Svizzera Italiana") adornano il passo.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0231
E un piccolo rifugio, pronto per il viandante in difficoltà.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0232
10:50 Percorriamo la piana del passo, e guardiamo la discesa verso la Calanca. Impervia, stretta, selvaggia, bellissima e affascinante.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0237
Ti dico già che non è sentiero facile, soprattutto dopo il primo quarto. Stretto, spesso largo poco più del piede, esposto con strapiombo deciso, pendente, e parzialmente franante (penso non sia più tenuto da molti anni), le marche spesso sbiadite. Richiede passo sicuro, concentrazione, attenzione e cautela. Ma è bello... Dall'alto si vede la Calanca ad angolo retto, e vieni accompagnato dal canto di questo affluente della Calancasca.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0242
Iniziamo la discesa, seguendo il lato sinistro orografico. Ad ogni canalone che incontriamo, lingua di neve, che rallenta il passo.

11:25 Adesso ne troviamo una veramente impegantiva. Sotto scorre l'acqua, ci sarà la galleria, ma non sappiamo bene dove si trovi, e non abbiamo voglia di fare un salto nel vuoto. Valutiamo diversi percorsi, poi a passetti ci avventuriamo cercando di tenerci più a sinistra possibile.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0254
L'acqua è da qualche parte a destra... Il problema è che dobbiamo passare la piccola gola, e non possibile farlo sul terreno non innevato. Teniamo una buona distanza tra di noi per non appesantire la crosta, scendiamo di tacco e bastone (Rita me ne ha prestato uno). Nervi tirati, terrà, non terrà...

2011.05.29-Pass-di-Passit 0255
Percorriamo il bordo sinistro appoggiandoci alle rocce, e finalmente arriviamo alla fine, con tanto di guado che ci porta sull'altro versante.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0256
Le gambe non ringraziano: quadricipiti a monte stanchi. Poi, guardando avanti, bello scenario di pendenze da attraversare.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0260
Scendiamo, spesso aiutandoci con le mani e/o con la parte posteriore, là dove la schiena cambia nome scendendo... Penso di aver capito il perché del nome del passo: salendo da San Bernardino è una passeggiata da mezza giornata, ma venire su da questa parte, bisogna farla a "passitt", piccoli passi alla volta.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0262
Passiamo ancora diverse lingue di neve, strette per fortuna. L'ultima è troppo rischiosa: ci salgo, mi sporgo nel buco, e controllo lo spessore. Insufficiente. Ci tocca scendere per una scarpata scivolosa per guadare il rigagnolo a valle, e risalire dall'altra parte.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0268
I nostri sforzi vengono ricompensati dalla vista dello sbocco della valle. Da come è conformata, penso che arriveremo alti a destra, per scendere poi a zig-zag una volta rientrati nella Calanca.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0270
12:55 Abbiamo fatto una piccola sosta balisto, per permettere alle gambe di recuperare. La discesa è decisamente più impegnativa di quanto mi immaginassi. Poi continuiamo, e sappiamo di essere scesi bene dato che riappaiono gli alberi, graditi portatori di ombra. Il sentiero ad ogni modo non si allegerisce. Per fortuna che nei punti più impegnativi, qui in basso, hanno messo delle catene per aiutarsi.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0281
13:10 Rita mi invia un sorrisone: siamo alla confluenza con la Calanca. Come previsto il sentiero poggia a destra, per scendere un po' meno duramente verso il fondovalle. In uno squarcio della vegetazione posso osservare le montagne che delimitano il bellinzonese verso Lecco.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0285
Siamo felici ed orgogliosi: non era facile, ma è stata splendida. Sulla nostra destra la parte terminale della Calanca, chiusa da una bella chiosa di montagne.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0289
Abbiamo un'oretta buona di ritardo sul piano di marcia che mi ero fatto: siamo scesi di circa 600 metri in due ore, avevo calcolato meno... ma non avevo previsto le pendenze e la neve. E il cartello giallo che indica 1.75 ore fino a Rossa non fa che confermare il quanto. Mi sa che di discesa fino ad Arvigo non si parla: i muscoletti cantano, e qui la temperatura è piuttosto altina. Spero di incontrare un grotto a Valbella, magari per mandar giù un minestrone e reintegrare liquidi e sali: le scorte nel sacco sono scese in modo preoccupante, compreso il liquido isotonico.Iniziamo il percorso verso Valbella, decisamente meno ostico che la discesa appena terminata. Poco dopo un ponte ci fa passare la Calancasca, e ci porta sul lato destro orografico, per superare una gola.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0299
Ci innalziamo nel bosco di conifere (che fatica), mentre sotto di noi il fiume crea splendidi intrecci di schiuma e smeraldo.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0304
Passata la gola si ricomncia con la discesa, resa faticosa dai quadricipiti stancotti.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0306
14:10 Finalmente arriviamo in fondo alla discesa, a Pian d'Asc. Una sola casa, ma davanti a me una visione consolatoria a questo punto: forestale pianeggiante.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0311
Persino Rita, che stambecca meglio di me, per una volta tanto non è dispiaciuta di un tratto pianeggiante. Dietro possiamo intuire, sulla destra, la valle di discesa dal Pass di Passit.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0312
14:35 Percorso senza storia né gloria: arriviamo a Valbella, delizioso insediamento decisamente rustico, e scopriamo che di grotti non ce ne sono.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0317
Percorriamo la tangenziale attraverso l'insediamento, passando accanto alla chiesetta, e dodici case dopo siamo già in aperta campagna. Due panchine extra-rustiche ci informano che si potrebbe persino fare pranzo. Beh, in fondo è soltanto da cinque ore che camminiamo: dai, una sosta si può fare.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0320
Quarto d'ora di pausa pranzo terminato. Chi viene con me, o mi ama o mi odia: il concetto di fermata, pausa, ecc. quando cammino non rientra nel mio vocabolario. Si riprende lungo la forestale, asfaltata e rovinata, per scendere a Rossa. Anche qui percorso tranquillo, senza patemi. Passiamo Salütin, due case assieme.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0343
E giù lungo la valle a manina, con la Calancasca che canta per noi. Per fortuna che buona parte del percorso è all'ombra, sennò saremmo arrostiti.

15:30 Rossa davanti a noi.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0355
L'anno scorso l'avevo vista dall'altra parte :-) Ci avventuriamo nell'abitato, per scendere al piazzale del postale e al ristorante, caffé e cornetto gelato non me li leva nessuno.

2011.05.29-Pass-di-Passit 0357
Sul piazzale c'è il postale, parte alle 15:40. Che facciamo? Prendiamo questo e ci facciamo il cornetto a Grono, oppure prendiamo il prossimo tra un'ora? Decidiamo per la prima variante. Unici passeggeri, chiaccherata con il conducente. Arriviamo a Grono alle 16:20, e stavolta il caffé ed il gelato ci stanno :-)

 

Ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento
27 settembre 2010 1 27 /09 /settembre /2010 16:21



Percorso effettuato: Cama, grotti (Q365) - alpe di Lago (Q1260) - ritorno per la stessa via.

Difficoltà: sentiero T2.

Dislivello: 1000 metri.

Lunghezza del percorso: 12 chilometri.

Sforzo equivalente: 22 chilometri.

Durata (incluse le pause): 6.5 ore.

Riferimenti: serie "Laghetti alpini della Svizzera italiana" , la ferrovia mesolcinese.

 

Quando la meteo manda tutto a monte... Il programma prevedeva l'ascensione al pizzo di Claro, programmata e pianificata da due settimane. Avevo già inviato gli inviti alle persone che si erano annunciate a suo tempo, organizzato il ritrovo, percorso, tempi, tutto. Poi, venerdi sera si mette a piovere in basso, e nevicare in alto, a partire da Q1900 (poco sopra la capanna Brogoldone, insomma). Piz Martun imbiancato, piz del Molinera pure, pizzo di Claro in vestito bianco su entrambi i versanti. Disdico tutto. La meteo prevede inoltre vento rafficato per domenica, per cui ci mettiamo il cuore in pace: per me, vento e montagna sono un pessimo abbinamento.

Domenica mattina ci alziamo, e il vento non c'è. Che femo? Come alternativa avevo già discusso con Rita la salita al laghetto di Cama, all'alpe di Lago. Ma si, va, andiamo.

09:20 Dopo gran girovagare per Cama e dintorni, a causa di una corsa di bici per ragazzi, strade sbarrate ogni dove, riusciamo ad arrivare al parcheggio dei grotti di Cama. Il vento ha pulito il cielo, azzurro che è un invito.

 

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7116 

09:30 Tutti in pista. Lungo il percorso si trovano diversi cartelli con la quota ed il toponimo del punto stesso. Il primo cartello è tutto un programma.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7119
In effetti il sentiero entra subito in un bel bosco di castagni, e si parte con gli scalini. Scalini lunghi, scalini corti, larghi, stretti, sconnessi e rifiniti. Scalini per 400 metri di salita circa. Ma in su va ancora: è la discesa il vero calvario... Il bosco è splendido, folto, vivo. I ricci sono ancora verdi, ci vorrà un po' prima che cadano e si possa fare incetta di castagne. Lo svantaggio è che il percorso è ben poco panoramico. Rare vedute sulla valle in alcuni punti dove la vegetazione si apre per pochi metri. Intanto Cama inizia ad abbassarsi.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7123
10:05 Abbiamo passato Pianella, punto in cui il sentiero è pianeggiante (si, per 15 metri), e arriviamo ad uno dei pochi punti di bella vista di questo tratto. Quasi alla nostra stessa altezza, la torre ed il campanile di Santa Maria Calanca.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7137
Ricordi dello splendio vagabondaggio in valle Calanca... Il bosco offre poco alla macchina fotografica, per quanto aguzzi gli occhi. Troppo tardi per i fiori, troppo presto per la sinfonia di colori autunnali. Ma non lasciarti ingannare: è un sentiero splendido, in certi punti rude per la roccia, in altri soffice come un tappeto persiano. Se non c'è afa, percorribile bene anche in estate, tutto al coperto dalla stecca del sole.

10:20 E' da un po' che tendo l'occhio, ci dovrebbero essere funghi... Finalmente uno, non di quelli che ti colpiscono per la loro bellezza.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7140
E li vicino, una bella piantina di rosa canina.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7141
10:30 Val de la Mola: qui più o meno finisce il tratto a scalini. Alla nostra sinistra, una valletta con un rivo che quando si gonfia deve essere pericoloso mica male. E poco oltre, il primo cancello, segno che da qui iniziava la zona dei pascoli. Il bosco è talmente fitto che diverse foto mi vengono mosse, a causa dei lunghi tempi di esposizione dovuti alla mancanza di luce.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7144
10:40 Il sentiero inizia a girare per entrare nella valle di Cama, col beneficio della scomparsa dei rumori del traffico. Lungo il percorso incrociamo un piccolo gregge di capre che vengono condotte al piano: stanno scaricando l'alpe. Poco oltre un punto di sosta. Leggiamo con interesse i nomi e le date incise sul tavolone di legno. Poi, tre giovani che scendono sospingendo due maiali di quelli neri, piccoli, tipo i maiali vietnamiti. Si fermano presso di noi, e ci annusano per bene: magari siamo delle patate, non si sa mai.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7149
Poco oltre riesco finalmente a sbirciare lungo la valle.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7152
11:05 Abbiamo passato quota 900, e il bosco subisce un cambiamento quasi repentino. Dal castagno si passa ai pini, folti anche loro. Il sentiero è tutto in ombra, non ostante la salita siamo vestiti bene per non avere freddo. Mi stupisce il fatto che il letto del fiume (siamo praticamente allo stesso livello) sia completamente asciutto.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7157
Da qui la pietra scompare quasi completamente, per lasciare posto alle radici e a bellissimi tratti morbidi di aghi di pino. Anche la pendenza è diminuita, ed il sentiero diventa più agevole.

11:35 Passata quota 1000, capisco perché il fiume sia in secca. Un sistema di canalizzazione imbriglia tutta l'acqua che scende, e probabilmente la forza all'interno di condotte, forse per la produzione di elettricità.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7163
In effetti, poco sopra, inizia la sinfonia dell'acqua.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7166
12:00 Il sentiero esce raramente dal bosco. Nei pochi punto dove non ci sono alberi, vediamo rustici e casolari, segno che le radure sono state create dalla mano dell'uomo, per far posto alle proprie attività.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7177
La maggior parte di queste costruzioni ormai sono diroccate.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7180
12:40 L'ultimo tratto spiana per salire nuovamente in continuazione. Hai sempre l'impressione di essere arrivato, invece manca ancora un po'. Alla fine ce la faccio anch'io, e chi trovo ad attendermi?

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7191
Mi guardo in giro: il posto è semplicemente incantevole. La conca è allungata, con una bella corona di montagne che la chiude verso Sud. In mezzo il laghetto, ai bordi case praticamente nuove, ben tenute. Poca gente (salendo siamo stati sorpassati da meno di 10 persone), prato bellissimo sulla sponda dove siamo noi, quattro cavalli liberi.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7193
Notiamo la panca in riva al laghetto, e ci dirigiamo là per la pausa pranzo. Ci sediamo, e proprio di fronte a noi una cavalla.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7196
Estraiamo le vivande, e la cavalla decide che vale la pena di verificare se per caso abbiamo qualcosa di commestibile per lei. Come fai a non dare un pezzetto di pane ad un cavallo che ti viene vicino senza paura? Morale della favola: tutto il pranzo lottando contro la cavalla, che allunga il muso davanti a noi, dietro di noi, si strofina contro la mia guancia, tenta di assaggiare le cinghie dei nostri sacchi. Per finire in bellezza mi alzo, e con qualche pacca ben assestata sulla coscia riesco a farle capire che la festa è finita. Finalmente riesco a vedere davanti a me.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7200
13:30 Ora di ripartire. Mentre ci avviamo verso il sentiero, uno dei maiali che scendeva stamane arriva all'alpe, tutto solo. Avrà deciso che si stava meglio qui...

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7213
Poco dopo arrivano diverse persone alla ricerca del maiale perduto... L'ha visto? Dov'è? Faccio il tifo per il maiale (spero che quando sarà sceso non finirà su di uno spiedo),

14:10 Eccoci nuovamente nello splendido bosco.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7223
15:20 Abbiamo iniziato il tratto a scalini, e sotto di noi si inizia a vedere Cama. I polpacci mi stanno interrogando, chiedendomi cosa cavolo sto loro facendo fare...

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7233
15:35 Mentre scendiamo sentiamo il fischio di un treno. Ma si, è una locomotrice delle ferrovie della Mesolcina... Questo tratto ferroviario, in funzione fino agli anni '70, collegava Bellinzona a Mesocco. Dopo la chiusura (il servizio fu sostituito dai postali), alcuni amatori presero in mano la gestione, curando il tracciato e rimettendo in sesto il materiale rotabile. Ora il trenino percorre la valle fino a Cama alcune domeniche all'anno, e ti garantisco che è un'esperienza che vale la pena di fare (penso che l'anno prossimo organizzerò un'escursione per gli abbonati alla newsletter: a piedi da Castione a Cama, pranzo al grotto, e rientro con il trenino).

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7238
Sembra quasi una foto scattata alla Swissminiatur...

16:00 Rientrati al parcheggio. Ci cambiamo, poi ci dirigiamo ad uno dei grotti di Cama per un succo di mele e gelato. Rita ed io discutiamo di salire un venerdi pomeriggio, dormire all'alpe, e salire fino al laghetto superiore, quello di Sambrog. In una giornata sola, per le nostre capacità, è un po' troppo, ma spezzando su due giorni si può fare sicuramente. Prima di partire, saluto al trenino che sta attendendo in stazione.

2010.09.26-Laghetto-di-Cama 7243
Ed ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

 

Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento
28 giugno 2010 1 28 /06 /giugno /2010 18:19



Percorso effettuato: Mesocco (Q768) - Nassel (Q1139) - Calnisc (Q1276) - Gumegna (Q1365) - Mesocco.

Difficoltà: strada asfaltata, forestale T1, sentiero T2.

Dislivello: 1050 metri.

Lunghezza del percorso: 15 chilometri.

Sforzo equivalente: 26 chilometri.

Durata (incluse le pause): 8.50 ore.

Un invito: questo sentiero si sta chiudendo miseramente. I tratti non boschivi ormai sono quasi invasi dalle erbacce, e i passaggi nel bosco non sono messi molto meglio, segno che ci passa poca gente di qui. Questo sentiero, tra pochi anni, esisterà solo nel ricordo, e nelle marche bianco-rosso-bianco che si sbiadiranno lentamente. Aiuta a tenerlo vivo, e pianifica anche tu un'escursione su questo tracciato. Grazie.

Tre settimane di fermo io, cinque settimane Rita. La meteo di fine maggio e giugno non è stata clemente. Per fortuna almeno per queso fine settimana si prevede bello, con temperature nella norma del periodo. E' l'occasione buona per fare la conoscenza personale con un gruppo di persone con le quali sono in contatto "emailistico" da diverso tempo, Francesca, Antonella, Silvana, Fabio e Roberto, e una conoscenza più recente, Renzo, che tiene un bel sito con il catalogo dei cartelli escursionistici gialli della Svizzera. Rita ed io discutiamo, e ci viene voglia di rifare la bella escursione, fatta il 09.09.2007 con Daniela, Luigi, Fabio, Dario e la nostra Zara sopra Mesocco. Organizzo tutto, e ci ritroviamo alla vecchia stazione di Mesocco alle 9:00. Assieme a noi anche Marco, che sembra inizi a prendere gusto a sgambettare di domenica (in realtà è un montagnard anche lui di lunga data).

Salendo mi sono ripercorso mentalmente il tragitto fatto il 05.12.2009. Guardo in su, verso Pian San Giacomo, e penso che probabilmente, senza la deviazione indesiderata sopra il portale Nord del passante di Roveredo, si potrebbe fare in una giornata Bellinzona - San Bernardino.

09:15 Tutti pronti con lo scarponi ed i sacchi. Guardo quello di Roberto, è enorme, persino più grande di quello di Enrico. Provo ad alzarlo, quasi non ce la faccio. Ma cosa ci terrà dentro? In fondo è un'escursione relativamente facile. Per cortesia e pudore non chiedo, ma scoprirò più tardi il perché di cotanto peso. La tradizione impone la foto di gruppo prima della partenza, ed essendo tutti lettori fedeli dei miei resoconti, si prestano senza sbuffare troppo.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4617
Il mio sacco tiene tre litri d'acqua, dato che non mi ricordo se ci siano punti d'approvvigionamento idrico, e le temperature sono previste sul quasi torrido. Per fortuna buona parte del tracciato è nel bosco. La partenza avviene in relax. Prendiamo la stradina che scende fino al ponte, per passare la Moesa, Dall'altra parte iniziamo la salita fino a passare la frazione di Mesocco, Sulla nostra sinistra, il salto che porta a Pian San Giacomo, ed i tornanti della semiautostrada.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4623
Appena sopra la frazione, mi ricordo che avevmo preso la forestale per salire a Nassel. Sarebbe mio desiderio evitare il sentiero nel bosco, in questo tratto, per poter tenere un ritmo più vicino a quello degli altri, che hanno già dimostrato di essere dei veri montagnards, Rita inclusa, e non degli escursionisti come me. In effetti arriviamo al cartello, e tutti vorrebbero salire dal sentiero. Noooooo, dico io, prendiamo la forestale.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4622
Tutti ubbidienti mi seguono, saliamo ancora un poco lungo la strada, e questa finisce. Ohibò, dov'è finita la forestale? Faccio buon viso a cattiva sorte, e informo che si sale dal sentiero. Torniamo indietro di duecento metri, e dentro nel bosco. E succede ciò che mi attendevo: partono tutti con il turbo. Alé, rimango indietro. Vabbé, giustificherò la mia lentezza con la necessità di scattare qualche foto.

09:45 Si comincia a vedere che si sale. Sotto di me, in uno squarcio tra gli alberi, posso riprendere Mesocco.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4632
Il bosco è vivo vivo vivo. Canto di uccelli ovunque, fruscii nel sottobosco. Una ragnetta con tanto di sacca delle uova passeggia tranquillamente vicino ai miei piedi.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4634
Api, mosconi, farfalle, c'è di tutto.

10:15 Rita mi attende, e con lei una piccola parte del gruppo. Da qui in avanti viaggeremo a fisarmonica: gruppo di testa che ogni tanto si ferma (anche se non ne avrebbero bisogno) per aspettarci, gruppo intermedio con Rita, ed io che faccio da spazzastrada di coda. Poi il gruppo intermedio riparte, e nel volgere di pochi attimi scompare nell'empireo boschivo. Laggiù, intanto, appare Soazza, ed i resti del castello di Serravalle.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4647
10:45 Salita senza storia. Il sentiero ogni tanto interseca la forestale, e poco più avanti si tuffa nuovamente bel bosco. Ogni tanto dei tratti sono invasi dalle erbe, e non si vede più il suolo nudo, tipico del passaggio regolare degli scarponi. E un bel moscone attrae la mia attenzione.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4656
11:00 Raggiungo gli altri che mi hanno atteso accanto ad un cascinale. Non manca molto per Nassel. Francesca e Antonella decidono di continuare lungo la forestale, assieme a Rita, Marco, Renzo e me. Gli altri propendono per il sentiero. Pendenza più umana per me, riesco quasi a tenere il passo. Salendo, un bel giglio di Sant'Antonio (e speriamo che non ne abbia anche il "fuoco").

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4664
11:20 Arriviamo al cartello giallo di Nassel, e del gruppo del sentiero non c'è traccia. Dovrebbero aver impiegato meno di noi, ed essere già qui... Attendiamo qualche minuto, poi veloce colloquio telefonico. Sono finiti direttamente a Stabi, bell'insediamento abitativo all'imbocco del pianoro che porta all'alpe da Barna. Spieghiamo loro che il posto dove sono è sicuramente bello, ma dalla parte sbagliata rispetto al nostro percorso.

12:00 Comitiva ricomposta. Francesca ci descrive Stabi, Rita ed io ci guardiamo, ed il messaggio è chiaro: da farsi. Propongo di tirare fino a Calnisc, mi ricordo che c'è un bel prato con vista sulla vallata, adatto al pic-nic. La proposta viene accettata, e ci rimettiamo in cammino. Intanto abbiamo superato in altezza Pian San Giacomo, e si vedono le collinette che chiudono il piccolo pianoro dove si trova San Bernardino.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4674
12:10 Arriviamo alla prima delle varie cascate che passeremo oggi, e sorpresa sorpresa, il sentiero dall'altra parte è franato, causa valanga, e da questa parte non è messo molto meglio, Inoltre, una grossa quantità di neve occupa parte del tratto da percorrere.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4679
Attraversiamo con cautela, fino a raggiungere la zona stabile dall'altra parte. Questa non me la aspettavo: siamo poi alla fine di giugno, e non siamo così in alto... E noto con piacere, che tra la roccia e la massa nevosa, dove il terreno è stato rivoltato dal movimento, spuntano diverse piantine: la vita ha preso il sopravvento nuovamente.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4683
Da qui il sentiero non presenta ulteriori difficoltà, ed entra ed esce dal bosco continuamente. Nelle zone esposte, il caldo è torrido, e si suda che è un piacere.

12:25 Siamo praticamente in verticale sopra il castello di Serravalle. Se mi ricordo bene, dovrebbe mancare poco a Calnisc.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4691
12:30 Effettivamente, pochi passi ancora, e siamo a Calnisc. Il prato c'è, ma è molto più in pendenza di quanto ricordassi. Nessun problema: troviamo un tavolino libero, e ci prepariamo per il pranzo.

Rita ed io, morigerati e probi, tiriamo fuori il nostro pranzo da frate francescano: 50 grammi di carne secca, un po' di noccioline salate, un po' di frutta secca, pane nero. I cinque bucanieri (Silvana, Francesca, Antonella, Roberto e Fabio) iniziano a strusare con i loro sacchi, ed appaiono (non nell'ordine):

- una tovaglia
- due torte (buonissime entrambe) fatte da Francesca
- un salame piccante
- diverse scatolette con sott'aceti, peperoni ripieni, affettato di varia natura e forma
- vino e birra
- pane già tagliato in fette
- patatine chips
- due o tre tipi di formaggio
- il caffé, lo zucchero e la grappa

Adesso ho capito il motivo del peso dello zaino di Roberto (e probabilmente anche di Fabio). Fossimo all'osteria fuori porta, non saremmo serviti meglio e in modo più variato. Così, tra un boccone e una chiacchera, una foto ed un sorso, passa ben un'ora e cinquanta di pausa (non faccio mai cosî tanto in una volta, ed è una delle cose per cui i miei compagni di viaggio mi maledicono sempre).

14:20 Stiamo rigovernando per lasciare tutto in ordine. Alcuni sono già riusciti ad alzarsi dal tavolo, e sedersi un po' più in la.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4738
Si riparte. Attraversiamo gli ultimi campi di Calnisc, e dentro il bosco nuovamente. Il sentiero scende brevemente, poi inizia a risalire per portarci verso una cascata. Attraversamento non troppo difficoltoso, questa volta.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4744
E' piccola, ma ha il suo fascino.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4746
Subito dopo si rientra nel bosco. Ci ripara dal sole diretto, ma le folate di aria calda che arrivano dal basso...

Lungo la via, due o tre rustici completamente demoliti ormai. Una volta erano una ricchezza, probabilmente si poteva uccidere per averne uno. Oggi sono lasciati al loro destino impietoso.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4748
E anche il bosco, purché bello, ha un aspetto malato...

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4749


15:00 Bivio: un cartello ci dice che siamo a "Puzzei", ma attorno non c'è niente che faccia capire che questo luogo ha qualcosa di speciale. E non c'è neanche una terza via che scenda. Mistero.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4756
15:30 Il tratto nel bosco (sempre in salita) termina, e ci ritroviamo a seguire una esile traccia fatta più di marche che di sentiero vero e proprio. E si sale, forte, si sale. L'ultima fatica prima di arrivare alle due cascate più belle. Tanto per cambiare sono l'ultimo della fila, arranco in salita. Rita che trattiene il passo per attendermi, dopo una sudata micidiale sotto il sole che picchia impietoso mi dice "Siamo arrivati".

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4771
La prima delle due cascate, quella più grande. Ha ancora un arco di neve (tieni conto che siamo si e no a Q1400), e romba dall'alto saltando per diverse decine di metri, scalino dopo scalino. Bellissima. La pozza sotto l'arco che è un invito al bagno, ma sarà gelata....

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4773
Sull'altro versante, una lingua di roccia alta pochi metri nel tratto terminale, impedisce di vedere la seconda cascata. Devi salire sulla lingua, per poterle vedere entrambe contemporaneamente.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4770
Foto a gogò da tutti i punti di vista. Poi passiamo sull'altro lato, dove si trova la seconda, molto più piccola, che scende dalla destra.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4789
Terminata l'ammirazione, ci rimettiamo in cammino, rientrando nuovamente nel bosco, per l'ultimo tratto di sentiero, breve, che porta a Gumegna, dove arriviamo alle 15:50.

15:50 Gumegna. Breve sosta su di una bella terrazza panoramica, con tanto di fontanella per rinfrescarsi e rifare il pieno alle bottiglie.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4798
Bella vista su Mesocco, Pian San Giacomo e la zona di San Bernardino.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4801
16:10 Adesso ci attende la parte più noiosa: la discesa verso Mesocco lungo la forestale. Un'oretta e mezzo senza storia né gloria, ma adatta alle chiacchere e alla conoscenza reciproca. Riesco persino a non rimanere indietro, e si che il sacco di Roberto e di Fabio adesso è molto più leggero di quando siamo saliti :-)

16:45 Il bosco si apre un'attimo, e ci permette di vedere dove eravamo appena un'oretta fa, lassù in alto.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4816
Scendendo questo rivo crea ancora dei begli effetti anche più in basso.

17:00 Camminando vedo un ranocchio che dalla forestale si nasconde nel verde. Con l'aiuto di Roberto riesco a riportarlo alla luce e ad immortalarlo.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4836
17:25 E giù, e giù, e giù. Siamo praticamente all'altezza di Mesocco, ma bisogna scendere ulteriormente per passare il ponte sulla Moesa, e risalire poi dall'altra parte.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4841
17:40 Eccoci al ponte. Sotto di noi, le acque turbinose della Moesa, che creano giochi di spruzzi bellissimi.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4849
2010.06.27-Sopra-Mesocco 4850
Per finire risaliamo dall'altra parte, e arriviamo sul piazzale della stazione, dove le nostre auto si sono trasformate in altoforni industriali, con temperature interne prossime al punto di fusione dell'elio.

18:00 Rinfrescati, messo le auto all'ombra per renderle vivibili, ci godiamo gli ultimi momenti assieme.

2010.06.27-Sopra-Mesocco 4859
Cotti dal sole e dal caldo, ma vivi. Giornata splendida, escursione deliziosa, compagnia piacevolissima.

Ed ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto (non che ci sia qualcosa di speciale).

Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento
30 marzo 2010 2 30 /03 /marzo /2010 18:43



Percorso effettuato: Castaneda (Q779) - Santa Maria (Q955) - Molina (Q710)  - Buseno (Q752) - Arvigo (Q818) - Selma (Q977) - Cauco (Q950) - Santa Domenica (Q1035) - Augio (Q1034) - Rossa (Q1069). Rientro da Rossa a Grono con il postale.

Difficoltà: sentiero T1 e T2. 

Dislivello: 950 metri.

Lunghezza del percorso: 19 chilometri.

Sforzo equivalente: 29 chilometri.

Durata (incluse le pause): 6.5 ore.

Nota: ho inserito questa escursione nella categoria "trekking impegnativo" per la difficoltà del sentiero tra Buseno e Arvigo, e la lunghezza del percorso. Il tratto da Arvigo fino a Rossa, invece, è percorribile anche da famiglie, ed è possibile interrompere l'escursione in ognuna delle località che si passa, rientrando con il servizio di autopostale.

 

Sabato libero, e in solitaria, dato che Rita ha un impegno per tutta la giornata. Durante la settimana pianifico dei tracciati in quota (diciamo fino almeno a Q1500), ma giovedi e venerdi si mette a piovere in basso, e nevicare in alto, tagliando le gambe a qualsiasi progetto di salita. Decido per qualcosa vicino a casa: la valle Calanca, dietro l'angolo, e che non ho mai visitato, non ostante sia così vicina.

 

La Calanca, percorsa dal fiume Calancasca, è la laterale della Mesolcina più importante. La trovi partendo da Grono, a sinistra salendo da Bellinzona verso San Bernardino. Un primo salto importante porta all'imbocco, poi la valle si innalza regolarmente, fino a Rossa, ultima località abitata.

 

Pianifico il viaggio: auto fino a Grono, postale fino a Castaneda, primo insediamento, poi a piedi fino a Rossa, e rientro a Grono con il postale. Gli orari vanno bene: salita alle 9:29, per cui non devo neanche svegliarmi troppo presto, cosa che sicuramente non amo.

 

9:45 Il conducente del postale mi deposita a Castaneda, e mi informa che condurrà il mezzo che scende da Rossa alle 16:39. Decido mentalmente di arrivarci entro quell'ora, tanto per vedere la faccia che fa: mi ha detto che secondo lui ci impiegherò almeno 7 ore e mezzo. La meteo è buona, hanno annunciato possibili piovaschi sparsi al pomeriggio, per cui ho la giacca a vento nel sacco, ma per intanto il tempo sembra tenere. Castaneda è edificata su di un bel terrazzo, con ampia vista sulla valle Mesolcina, e con sole tutto l'anno: i nostri vecchi sapevano dove andare a costruire.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2205

 

La foto è scattata da Santa Maria. Prendo la mulattiera che sale verso Santa Maria: così facendo allungo il giro, ma già che ci sono, faccio le cose per bene, e visito anche questa località. Salita senza problemi, diversi crocus lungo il percorso, che ogni tanto taglia la strada asfaltata.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2181

 

10:15 Arrivo a Santa Maria, e ne percorro tutti i viottoli per portarmi all'altezza della rocca che domina la Mesolcina. Qui è stata costruita una torre di guardia, visitabile, dalla quale si poteva tenere d'occhio tutto il traffico da e per il San Bernardino. Proprio sotto la torre, la chiesetta del villaggio.

 

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2190

 

 

Il Gesero da qui si mostra in tutto il suo splendore.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2184

 

10:20 Mi rimetto per via, incrociando subito gli ambasciatori della primavera: degli splendidi crocus gialli.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2200

 

 Uscito dal villaggio, prendo il sentiero che porta verso Molina. Poco dislivello, dato che Molina è poco più in basso di Santa Maria, e costeggerò tutto il lato sinistro orografico per arrivarvi, percorrendo l'ampia curva che porta in valle. Dopo poche centinaia di metri terminano i prati coltivati e si entra nel bosco.

 

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2212 

Lungo la via diversi cartelli nei punti topici, e anche una piccola statuina che ricorda una matrioska.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2216

 

Percorrendo  la curva della montagna imbocco finalmente la valle, e sotto di me appare Grono.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2219

 

E poco oltre la strada di valle, nella parte in cui sale ripida per accedere al falsopiano che la forma. Nel frattempo, percorrendo una curva, vedo tre camosci sopra di me, che scappano immediatamente nella vegetazione: due a sinistra, uno a destra. Ascolto, e non ostante il terreno pietroso, non fanno il minimo rumore con i loro zoccoli.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2225

 

11:10 Mi sono addentrato bene, e sotto di me inizio a vedere Molina, frazione di Buseno, posta sulla strada principale. Passo un vecchio insediamento, ormai in rovina. La prova? Un albero completamente infestato dal vischio, sacro ai druidi, ma letale per la pianta.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2245

 

E piccole gemme sul terreno: una cactacea, abbastanza rara da queste parti e a queste altezze.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2252

 

11:25 Arrivo a Molina, dinnanzi all'ufficio postale. Controlla la carta dei sentieri, sembra proprio che devo salire fino a Buseno per prendere la via per Arvigo. Per sicurezza chiedo all'impiegata postale, la quale mi guarda stralunata, dicendomi che non conosce nessun sentiero tra queste due località. Vabbé, lo troverò da solo.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2264

 

11:35 Attraverso il ponte sul bacino artificale, veramente mini (ma domani ne vedrò uno ancora più piccolo), e inizio la salita verso Buseno sulla strada asfaltata. Salendo noto una cosa che mi fa piacere: un nuovo muro di contenimento, costruito non in cemento, ma con la pietra, come si faceva una volta. Grand bel lavoro, complimenti a chi sa ancora lavorare così. Su di un muro, una bella vanessa si mette in mostra (la trovi nell'album).

 

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2274 

11:45 Arrivo nell'abitato, seguo il mio istinto, di cartelli non ce ne sono. In una viuzza incontro una anziana signora, confido che almeno lei sappia dov'è il sentiero: in effetti si, mi dice "vada fino alla mia stalla, poi continui di li...". Già, ma io non so qual'è la sua stalla. A Buseno sicuramente lo sanno tutti, ma io sono foresto... La signora probabilmente capisce la mia perplessità, e mi descrive l'edificio. Pneso di aver capito, e parto.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2283

 

12:00 Trovo la stalla della signora, ci sono le marche, tutto bene. Tutto bene? Mica tanto. Arrivato a questo cascinale, seguo la traccia più ovvia, e mi ritrovo a pascolare come una mucca scozzese. Sentiero, niente. Torno indietro, ritento un'altra strada, vicolo cieco. Torno ancora più indietro, e finalmente vedo un'esilissima traccia sopra di me. La imbocco, e poco dopo ritrovo la marca del sentiero. Nei punti dove non c'era problema, cartelli a gogò, qui, niente.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2286

 

Tutto bene quello che finisce bene. Continuo, e a un certo punto il sentiero, ad una biforcazione, è marcato verso il basso. La signora avevo detto di prendere il sentiero che scende, deve essere questo...

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2295

 

Marca di qua, marca di là, alcune sbiadite, sulle rocce, all'improvviso mi ritrovo sul greto del fiume, del sentiero non c'è più traccia, e di marche neanche l'ombra. Oihbò. Avrò sbagliato qualcosa? Sopra di me vedo due sassiole, non mi sembrano molto stabili. Decido di continuare lungo il fiume, tra roccette, e niente sentiero. Passo un masso che nasconde una pozza d'acqua, e subito parte un airone cinerino in volo, verso monte. Contino, e passo anche la seconda sassaiola.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2302

 

Mi guardo attorno... Di sentiero non c'è proprio l'ombra, di marche neanche. Guadare il fiume e portarsi sulla strada di valle? Impossibile, corrente troppo forte e acque profonde. Rifletto... Nell'escursione al Cristallina abbiamo passato una ganna imponente, c'erano le marche che conducevano. Tra la capanna Piansecco e l'alpe Pesciora si passava anche una ganna, e avevano costruito il sentiero... Guardo bene in su, e circa 30 metri sopra di me vedo una specie di cornice orizzontale. Potrebbe essere il sentiero che attraversa queste due mini-ganne? Non ho voglia di tornare indietro e cercare se ho sbagliato qualcosa, e decido di salire. Fatica immonda, pendenza tremenda, salgo a quattro mani, aiutandomi con i noccioli sparsi lungo il pendio, noccioli che normalmente odio di cuore, dato che da due anni sono allergico al loro polline, ma così provvidenziali adesso. Polpacci urlanti, quadricipiti che fanno il coro...

 

12:30 Arrivo su di un tratto piano largo poco più di una spanna. Sarà un sentiero? A me non sembra.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2303 

Torno indietro fino alla sassaiola, ho percorso pochissima distanza da Buseno. Cerco, ma in effetti di marche non ce ne sono. Provo. Continuo lungo quello che potrebbe essere il sentiero, e in effetti, liberazione, dopo circa 70-80 metri, ad una svolta, una deliziosa marca bianco-rosso-bianco mi saluta. Diciamo che non è il sentiero che mi sarei atteso in questo tratto...

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2304

 

Uuuffff... Mi sarebbe dispiaciuto tornare fino a Buseno per attraversare e portarmi sulla strada. Da qui il sentiero si riallarga, tra roccette, ma niente di preoccupante. Nuovamente faccio scappare un camoscio che pascolava lungo il sentiero. Troppi rami, e troppo veloce, non riesco a fotografare neanche questo. In compenso fotografo il posto dove pascolava.

 

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2307

 

12:50 Il sentiero mi fa scendere fino alla strada di valle, non capisco perché. Controllo dall'altra parte della strada, niente. Vabbé, non dovrei essere distante da Arvigo. Continuo, e in una piccola macchia di pini mi fermo 10 minuti per la prima sosta. Mezzo cornetto integrale, due quadratini di cioccolata, acqua, e via di nuovo. Mentre cammino vedo due grandi ali. è l'airone cinerino che sta tornando, probabilmente per andare alla pozza di prima. Questa volta ce la faccio...

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2318

 

13:10 Arvigo davanti a me. Immagine da foto cartolina tipica svizzera con tanto di teleferica rossa come quella del Säntis, quella che da bambino avrei sempre voluto acquistare nella confezione regalo per giocare in camera...

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2325

 

Cammino da tre ore e mezzo, sarebbe ora di pranzo, ma non sono stanco. Decido di fare una fermata al prossimo paese, Selma. Attraverso il villaggio, e all'altezza del ponte a campata romana trovo i cartelli con l'indicazione del sentiero di valle. Basta asfalto, evviva i sentieri.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2337

 

Subito dopo il ponte il sentiero biforca: a destra di sale, a sinistra verso Selma. Imbocco a sinistra, e via per prati e pascoli, contorniati da rustici ben tenuti. Incontro con un pino in posizione insolita.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2351

 

Il sentiero effettua dei continui sali-scendi, per contornare rocce che si protendono verso il fiume, o per guadare in alto uno dei tanti affluenti della Calancasca. Il canto del fiume qui è intenso, le acque convogliate in stretti passaggi, il colore che ricorda quello della Verzasca.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2353

 

13:35 Ahhhh, delizia, delizia, delizia. Il sentiero entra in una pineta, il mio regno: profumo di resina, sentiero morbido per gli aghi ed il muschio, Bello, bello, bello.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2357

 

Volo. Potrei andare dal mare del Nord al Mediterraneo, su di un sentiero così. Continua il sali-scendi, tra acque irruenti, e dolci rigagnoli attraversati da ponticelli.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2371 

14:10 Ma come tutte le cose belle, anche il sentiero nella pineta termina, ed arrivo a Selma. Decido che adesso posso fare una fermata. C'è anche una ristorantino con terrazza, e cane bisognoso di coccole... Mi piazzo, ordino un panino ed un caffé, e provvedo ai bisogni affettivi del cane.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2374

 

14:30 Basta pigronare... Davanti a me vedo già Cauco, prossima meta, poco distante. Riattraverso il ponte, e imbocco nuovamente il sentiero, prevalentemente pianeggiante.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2378

 

Anche qui passo pascoli contorniati da rustici, in prevalenza in legno.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2392 

14:45 Il sentiero mi porta ad un ponte, lo attraverso, e dall'altra parte asfalto, che mi porta a Bodio, frazione di Cauco. Uffa.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2398

 

14:55 Avanti lungo la strada di valle, circonvallo Cauco. Per fortuna che praticamente non c'è traffico automobilistico.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2411

 

15:00 All'altezza del paese trovo il ponte con il bel cartello giallo, che mi reindirizza sul sentiero di valle. Anche qui questo biforca subito, e nuovamente prendo la sinistra (nessun riferimento politico). Sentiero, in realtà è una forestale, che entra nel terreno patriziale. Un bel cartello mette subito in chiaro alcuni punti importanti.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2429

 

Noi sfizzerotti siamo così: tutto quello che non è proibito è obbligatorio. Dato che non c'è il divieto di percorrere la forestale, vuol dire che c'è l'obbligo di percorrerlo, e ligio al dovere eseguo.  

 

15:15 La forestale è terminata, ricomincia il sentiero, con sorpresa. C'è ancora neve. Incontro una signora che sta portando a spasso il cane (legato al guinzaglio), la prima persona che vedo oggi durante la camminata.

 

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2433

 

Niente di preoccupante, pochi centimetri, e abbastanza portante. Continuo, e man mano che salgo verso Santa Domenica, la neve si fa più profonda. Attraverso un ennesimo ponte proprio prima dellabitato, il sentiero entra in ombra, la neve si fa più profonda e meno consistente.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2448

 

Comincio a fare veramente fatica, ma nuovamente non ho voglia di camminare sull'asfalto. Penso che tornati al sole troverò il sentiero pulito...  Mica tanto: mi tocca scavalcare i resti di una slavina.

 

15:40 Arrivo al ponte che riporta sull'altra sponda. Ormai sprofondo fino al polpaccio, e non ho le gamasce (gamasce è in ticiliano, altrimenti bisgnerebbe dire "ghette da neve"). Guardo dall'altra parte, anche se il sentiero è al sole c'è neve. Guardo avanti, c'è un cascinale con stradina che porta alla strada di valle... Vabbé l'orgoglio, ma quando è troppo è troppo. Scavalco una rete che dice "non entrare", e mi avventuro in un prato coperto di neve. Sprofondo fino al ginocchio. Mi entra neve negli scarponi ad ogni passo. Mi sembra di non arrivare mai al pezzo pulito. Faccio una fatica BOIA... Alzare il piede fino a farlo uscire dalla neve (altezza ginocchio), appoggiare, sprofondare, ricominciare con l'altro... Alla fine ce la faccio, e riesco a guadare il prato.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2454

 

A guardarlo così sembra bello ed innocente, ma ti posso garantire che è peggio di una pianta carnivora: bella e mortale. Appena sulla stradina mi siedo su di un sasso, sfilo uno scarpone alla volta, lo svuoto: mi telefonano da Vancouver per sapere se possono avere la neve che ho raccolto per le prossime Olimpiadi, tanta ne ho raccolta.... Li mando al diavolo, e salgo sulla strada. 

 

15:55 Senza storia né gloria arrivo ad Augio. Bel villaggio anche questo, case curate, che ricordano un po' quelle dell'Engadina.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2469 

Davanti a me vedo già Rossa: sono praticamente arrivato. 

 

16:10 In perfetto orario entro a Rossa. Il postale parte alle 16:39, faccio ancora in tempo a bermi un caffé e scattare diverse foto.

 

2010.03.27-A-zonzo-per-la-Calanca 2488

 

16:40 Con puntialità tutta sfizzerotta il postale parte. Sono l'unico passeggero, per tutto il viaggio fino a Grono, così il conducente ed io scambiamo qualche migliaio di parole. Simpatico, cordiale, e alla mano.

 

Ed ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

 

ProfiloBella escursione, da mettere nell'inventario di quelle da ripetere, dopo aver chiarito la situazione tra Buseno e Arvigo...

 

 

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale). 

 

 

Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento
30 dicembre 2009 3 30 /12 /dicembre /2009 10:00



Percorso effettuato: San Bernardino villaggio - alpe Doss - discesa verso Pian San Giacomo - lago Doss - San Bernardino villaggio.

Difficoltà del sentiero: T1, innevato ma battuto.

Dislivello: Circa 350 metri.

Lunghezza del percorso: 8 Km.

Sforzo equivalente: 11 Km.

Durata (incluse le pause): .3.5 ore

Riferimenti Ente Turistico di San Bernardino.

Osservazioni: l'escursione può essere fatta sia senza che con le ciaspole. Il sentiero è battutto in buona parte dal gatto delle nevi, per cui non si sprofonda. D'altra parte il percorso è particolarmente indicato per chi vuole impratichirsi con la camminata strana necessaria ad utilizzare le racchette da neve, dato che lo sforzo è contenuto.

La buriana di Natale è passata... La bilancia non piange troppo (con l'età si inizia ad imparare), Abbiamo deciso già la settimana scorsa, che se avesse fatto bello, domenica l'avremmo trascorsa all'aperto. La meteo ci è venuta incontro, così partiamo per San Bernardino (prima o poi ci arrivo a piedi da Bellinzona) con due opzioni aperte: 1) ciaspolata fino al passo, e magari discesa ad Hinterrhein se non c'è vento, oppure 2) passeggiata tranquilla in zona. Salendo verso San Bernardino incontriamo una fascia di inversione termica: 3° a Bellinzona (Q250), 9° a Mesocco (Q800), poi, verso Pian San Giacomo, la temperatura scende nuovamente. Però... Lascia ben sperare, non dovrebbe essere troppo freddo.

11:30 Arrivati a San Bernardino, parcheggiamo dietro l'ostello. Apro la portiera della macchina, ed il comitato dei festeggiamenti per il benvenuto mi gratifica con una folata prolungata di aria glaciale. Rita ed io ci guardiamo in faccia, di salire al passo con questo vento non se ne parla. Lasciamo le ciaspole in auto, e ci impaludiamo come pinguini, mentre il pizzo Uccello ci guarda bonario.

2009.12.27-San-Bernardino 0325
11:50 Percorriamo il sentiero innevato che scende lungo la pineta, fino alla pista di pattinaggio (che in estate diventa campo da tennis), passiamo il ponticello, e decidiamo di fare la seconda colazione prima di partire.

2009.12.27-San-Bernardino 0337


12:15 Caffé e cornetto assimilati, fuori nuovamente col vento che si intruffola in ogni pertugio. Per fortuna qui è già meno intenso che al parcheggio. Non oso immaginare sul piccolo pianoro del passo come sarà. Ricordi di un mercoledi delle Ceneri, a guardare i figli imparare a sciare a Pian Calles, con -12° ed il vento che spazzava la pista. Proseguiamo lungo il lago, per risalire alla strada cantonale, attraversarla, e imboccare il sentiero autostradale verso il lago Doss.

2009.12.27-San-Bernardino 0348


Gente ce n'è tanta in giro. Non sono abituato ad andare a zonzo in zone così frequentate. Il sentiero sale dolcemente nella pineta. Ogni tanto sorpasso qualche volonteroso che sta imparando l'uso delle ciaspole.

12:40 Arriviamo al bivio dal quale si può salire all'alpe, oppure scendere direttamente al lago. Una nuova costruzione fa bella mostra di se, con un gruppo di persone che sta pranzando.

2009.12.27-San-Bernardino 0366


Svoltiamo a sinistra, per salire all'alpe Doss.

12:50 L'alpe quest'anno è chiusa, e mi sembra ci sia più neve. Di fermarsi qui per il pranzo non se ne parla. Il vento corre libero, sollevando nuvolette di neve, e non c'è un posto veramente riparato.

2009.12.27-San-Bernardino 0373
Da qui, durante il periodo del disgelo, si può udire il concerto delle slavine che scendono sull'altro versante della montagna. Decisamente con quelle pendenze non mi arrischierei a salirci in questo periodo.

2009.12.27-San-Bernardino 0387


Siamo indecisi sul percorso... Il sentiero che vogliamo prendere, sulla sinistra della pista di fondo, è spazzato dal vento gelido: non è invitante. Proviamo a scendere lungo la pista di fondo, ma poco dopo mi rendo conto che taglia direttamente verso il lago, mentre noi vogliamo passare dietro la cresta che lo chiude. Risaliamo fino all'alpe, e con un gesto di eroismo, decidiamo di percorrere quei trecento metri glaciali.

2009.12.27-San-Bernardino 0379


13:15 Entrati nel bosco, il vento viene fermato dai pini. Finalmente siamo soli (a dire il vero già dall'alpe non si vedeva quasi più nessuno). Questo tracciato è poco conosciuto e poco frequentato. Il paesaggio è delizioso.

2009.12.27-San-Bernardino 0391
Continuiamo la discesa fino al piccolo pianoro sottostante. Lungo il percorso i segni del lavoro del vento.

2009.12.27-San-Bernardino 0400


13:30 Arriviamo ad un piccolo insediamento. Lo stomaco batte, non abbiamo ancora fatto pranzo. Qui, essendo più in basso, il vento non si sente. Prendiamo posto alla panchina di neve, e tiriamo fuori dal sacco i generi di conforto.

2009.12.27-San-Bernardino 0410
Attorno silenzio, blu, bianco e verde

2009.12.27-San-Bernardino 0430

E i segni del passaggio di un selvatico.

2009.12.27-San-Bernardino 0428
Dall'altra parte della valle, il Pass di Passit, che porta in val Calanca... Anche questo da farsi in estate.

2009.12.27-San-Bernardino 0377


14:00 Ripartenza. Il sentiero, sempre ben battuto, ci guida lungo il bordo del pianoro, ed iniziamo il rientro verso il villaggio. Poi, piccola salita nella pineta, dove superiamo un nuovo gruppo ciaspolante. E ricompare il pizzo Uccello.

2009.12.27-San-Bernardino 0439


Ha fascino questa montagna... Ci devo salire, lungo il crinale che vedi a destra dovrebbe essere abbastanza agevole. Intanto abbiamo raggiunto la strada cantonale. Per evitarla, prendiamo a destra lungo il sentiero estivo. Piccolo problema: qui la neve non è battuta. Si tratta di salire un piccolo dosso, per scendere dall'altra parte, saranno 200 metri di percorso. Impieghiamo quasi un quarto d'ora: si sprofonda quasi fino alla coscia (per fortuna abbiamo portato le gamasce), e una fatica bestiale. Ogni passo è come salire un metro in una volta. Ma passetto dopo passetto, ce la facciamo.

14:30 Arriviamo al lago Doss, gelato ed innevato.

2009.12.27-San-Bernardino 0443


Da qui, è ordinaria amministrazione. Svoltiamo a sinistra, e seguiamo la strada asfaltata (adesso innevata) che porta direttamente a San Bernardino. Lungo il percorso, splendidi châlet costruiti negli anni del boom turistico, che adesso si è smorzato.

2009.12.27-San-Bernardino 0454


15:00 Senza storia né gloria arriviamo in paese. Bella vista sugli impianti di Pian Calles, con il sole ormai tramontato in paese.

2009.12.27-San-Bernardino 0462
E la luna che ci guarda da lassù...

2009.12.27-San-Bernardino 0466

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto della passeggiata (non che ci sia qualcosa di speciale).



Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento
8 dicembre 2009 2 08 /12 /dicembre /2009 20:46



Percorso effettuato: Bellinzona (Q260) - Arbedo - Lumino - San Vittore - Roveredo - Grono - Leggia - Cama - Sorte - Lostallo - Cabbiolo - Soazza - Mesocco (Q800).

Difficoltà del sentiero: T1, sterrato o asfaltato per la maggior parte.

Dislivello: Circa 1000 metri di salita 400 di discesa.

Lunghezza del percorso: 40 Km.

Sforzo equivalente: 50 Km.

Durata (incluse le pause): 8:25 ore

Riferimenti il treno della Mesolcina, il castello Serravalle di Mesocco, gli Arcieri del Bellinzonese, la "Via dei grotti" di Cama, la processionaria su Wikipedia

Nota 1: ho messo questa escursione come "trekking impegnativo", anche se la lunghezza totale poteva giustificare l'inserimento nella categoria "trekking molto impegnativo". Però, come per il sentiero della Verzasca, è possibile entrare ed uscire ad ognuno dei paesi, riducendo così il percorso totale.

Nota 2: il percorso passa negli abitati di Bellinzona, Arbedo, Roveredo, Soazza e Mesocco, mentre Lumino, San Vittore, Grono, Leggia, Cama, Sorte e Lostallo restano dall'altra parte del fiume, rispetto al sentiero seguito. Lo stesso resta sulla sinistra orografica della valle Mesolcina fino a Soazza, per salire sulla destra orografica a Mesocco.

Anche questo sabato Rita ha una giornata di studio, per cui sono libero di organizzarmi per una sgambettata in solitaria. Ho voglia di mettermi alla prova, vedere quanti chilometri tengo ancora, dato che al termine dell'escursione dai monti di Croveggia (sopra Camorino) a Lugano il 31.10.2009 ero arrivato senza alcun problema. La prima idea che mi passa per la testa è provare a fare la Strada Alta da Airolo a Biasca in una giornata, ma la neve caduta fino a Q800 lunedi e mercoledi mi fregano completamente. Mi tocca imbastire velocemente un progetto alternativo...

Il 26.08.2007 Rita ed io, allora all'inizio della nostra attività trekkistica, ci eravamo fatti il percorso da Bellinzona a Cama, circa 20 chilometri, con l'idea di rientrare con il trenino della Mesolcina. Si tratta di un treno turistico, che circola unicamente alcune domeniche d'estate. Il materiale rotabile, tutto originale, è stato restaurato e viene conservato da amatori a tempo perso. E' un'espierenza da fare, un viaggiare a ritmi d'altri tempi, e un regalo bellissimo per grandi e piccini. Ho pensato "beh, se siamo arrivati vivi a Cama allora, perché non tentare fino a Mesocco? In fondo sono solo 40 chilometri".

Detto fatto, faccio un po' di calcoli. Primo vantaggio: se scoppio per strada, posso rientrare da uno qualsiasi dei paesi con il postale. Ogni paese dista dall'altra circa 4-5 chilometri, per cui no-problem. Il dislivello è contenuto, a parte la salita finale verso Soazza e Mesocco. Niente neve, sentiero facile, spesso stradine di campagna. E' deciso, ci provo.

07:25 Esco di casa che il sole non è ancora sorto. E' la prima volta che parto con gli scarponi già ai piedi. Sacco relativamente leggero, due thermos col thé caldo, due panini, carne secca, barrette energetiche, felpa di riserva e K-Way. Ho fatto il calcolo di essere a Cama per mezzogiorno, e fermarmici per mangiare una minestra. Salgo quasi subito sulla diga del Ticino in direzione di Arbedo, e vedo il Pizzo di Claro illuminato da Est.


Ci sono stato, ci tornerò. E proprio una bella montagna. Arrivo al ponte sul Ticino, percorro il sottopasso che porta in paese ad Arbedo, e il bar dove volevo fermarmi per caffé e cornetto è chiuso. Ma se sei appena partito? Vabbé, la routine esige qualche sacrificio. Continuo fino alla rotonda di Arbedo, e qui trovo un bar aperto. Mi guardano un po' strano, tra scarponi, sacco, niente giacca (indosso la canottiera termica, la camicia da trekking ed una felpa leggera, non ostante i 3°C esterni).

08:10 Uscito, riprendo il cammino, e guardandomi indietro vedo la Cima del Gaggio con la luna che le fa da lampione. Anche li già salito.


Percorro tutto il tratto residenziale lungo la Moesa (il fiume della valle Mesolcina) fino alla piazza di giro del postale, e finalmente inizia il sentiero vero e proprio. Cioè, si tratta di uno sterrato, ma meglio dell'asfalto. Poco oltre, arrivo alla zona denominata "Polveriera". Il nome viene da una costruzione utilizzata fino a circa 10 anni fa come deposito di munizioni da parte dell'esercito. In tempi più recenti, la magistratura ticinese vi aveva fatto depositare una grande quantità di piante di canapa indiana, come prova contro il rivenditore di hashish. Com'è, come non è, qualcuno è venuto a rubarsela. Alla mattina hanno trovato le porte aperte con la lancia ossidrica, e le piantine scomparse. Se mi rubano la casa, non si muove nessuno, ma se rubi alla polizia... Hanno trovato la canapa due giorni dopo, nascosta in una grotta in vicinanza della diga della Verzasca. Che efficienza :-)


Il sentiero sale leggermente, poi scende nuovamente in direzione di Lumino. Qui trovi il campo di tiro all'aperto della società "Arcieri del Bellinzonese" (in breve Arbe), società che ha conquistato diversi titoli svizzeri, europei e mondiali. Non scherziamo, come Robin Hood, qui a Bellinzona. Ogni anno Rita ed io vi organizziamo in agosto una grigliata per gli amici: si mangia sul tavolone sotto il noce, e ne esce sempre una giornata splendida.


08:20 Grotto della Bassa. Sono di fronte a Lumino, e qui in estate trovi il pienone di anziani che vengono a contarsela su, bere, e giocare a carte. Unico neo (neo che vale per tutto il percorso): il rumore costante della semi-autostrada A13 del San Bernardino.


Subito dopo il grotto trovo il ponte che porta all'abitato di Lumino: tiro dritto. Anche qui dolce sali-scendi (alla fine saranno un bel po' di metri con tutti questi su e giù) mi fa fare un ampio giro verso destra, seguendo il profilo della montagna. Lungo tutto il tracciato, rustici abbandonati, rustici riattati, rustici in rovina. Uno particolarmente bello, in questa zona. Mi chiedo solo se abbia rispettato le leggi edilizie...


O con un'entrata pretenziosa come quest'altro...


09:10 Ho già passato San Vittore, con la sua torre di guardia. Ce ne sono lungo tutta la valle, spesso molto in alto, e permettevano un ottimo controllo del transito lungo questa via molto battuta, ben prima del San Gottardo.


09:20 Davanti a me si presenta il campanile di Roveredo. Mmmmh, ho tenuto una buona media. Passo il cantiere del portale Sud della nuova galleria di circonvallazione di Roveredo senza problemi, senza sapere ancora che quella Nord... La semiautostrada A13, costruita negli anni '60, ha tagliato in due l'abitato di Roveredo. Uno scempio sociale, architettonico, stradale e urbanistico, al quale si sta finalmente ponendo fine con questa galleria che permetterà a Roveredo di riunirsi nuovamente. Mentre passo, un contadino fa uscire le sue manzette scozzesi, che arrivano al galoppo per mangiare il pane secco gettato sul prato.


09:45 Passato Roveredo, dove mi sono fermato per un caffé, e salutare Marco al negozio in cui lavora. Purtroppo aveva già fatto la pausa, per cui non ha potuto venire anche lui... Mi porto all'altezza delle scuole, di fronte a cui si trova il ponte pedonale per passare il fiume.


Le gambe tengono bene, mi sono già digerito 12 chilometri (circa) in meno di due ore. Dopo il ponte prendo a destra, per restare sotto costa, ed arrivare ad un grottino delizioso, da mettere in memoria per l'estate.


Il cartello pedonale indica "Grono - 45 minuti", ma penso proprio che me li sbafferò molto più velocemente. Mi ritrovo all'entrata del cantiere del portale Nord della galleria. A sinistra, ponte che porta alla strada cantonale, a destra sentiero, con le sue belle marche, verso lo stand di tiro. Domande? Giro a destra...

10:00 Appena oltre lo stand di tiro, rete in acciaio alta tre metri, che blocca il passaggio. Urca. Veloce valutazione: posso tornare indietro, passare il ponte e fare la strada cantonale, oppure salire il pendio seguendo la rete, e aggirare il portale dall'alto. Decido per la seconda variante, in fondo, cosa ci vuole?

Mi ritrovo imbrugato di brutto, terreno molle e scivoloso per le foglie, pendenze bastarde, nessuna traccia, pietre, due riali da attraversare. Scendo nel letto del primo, ripa scoscesa dall'altra parte, risalgo lungo la rete, continuo, guado il secondo riale camminando in equilibrio sul cavo di acciaio alla base della rete.


Nel punto più alto, guardo verso il fiume, e vedo che sulla destra del ponte inizia il sentiero bello piano, largo, sterrato, che gira attorno al cantiere seguendo il fiume. Un cartello noooo, néeee? Ormai sono in ballo, e finisco di ballare. La rete finisce, ma non i problemi. Traverso micidiale, oppure discesa a 80°.


Vada per la discesa, è meno pericolosa del traverso. Scendo utilizzando prevalentemente la parte posteriore, là dove la schiena cambia nome scendendo, e utilizzando i tacchi come freno. Avrei dovuto mettere il sacco davanti, con questa pendenza mi spinge in avanti... Arrivo in fondo con le mani e la parte famosa pieni di aghi di riccio, terra e graffi. Poi, discesa lungo il letto del secondo riale fino al sentiero.

10:20 Eccomi finalmente sulla terra ferma. L'aggiramento mi è costato 20 minuti, e, quello che è peggio, le gambe hanno pagato dazio per lo sforzo, e inizio a sentirle. Pensavo di arrivare a questo punto di stanchezza attorno a Lostallo, e invece... La vita ci riserba lezioni e prove ogni giorno. Però... Ho fatto una cosa che solo un anno fa non avrei osato pensare, e soprattutto, non ho avuto attacchi di vertigini, non ostante la camminata sul filo, e la discesa micidiale. E se ci fosse stata Danila, sicuramente avrebbe commentato (e a ragione) "Con te c'è una sorpresa ogni volta".

Riprendo il mio cammino nel bosco questa volta, verso Grono. Anche qui salita, e le gambe se ne accorgono, questa volta. Provvidenziale pozza per lavare le mani e la thermos esterna.


10:35 Va meglio. Il passo sembra essere ancora buono. Lungo il sentiero, la prova che noi svizzerotti siamo proprio svizzerotti.Su di un rustico abbandonato, la prova che le poste svizzere hanno messo il numero civico anche qui...


10:45 Davanti a Grono, con la sua torre. Ho impiegato 45 minuti non ostante la deviazione: forse non ho perso troppo nel ritmo di camminata. Il cartello mi incoraggia, mancano ancora solo 5.5 ore a Mesocco, ma penso che ci impiegherò di meno, se le gambe tengono.


Da qui si punta su Leggia e Cama. Adesso è tutta strada di campagna, e la valle inizia ad aprirsi. Attività agricole continue, con allevamenti di bestiame, e pochi campi coltivati. In un attimo passo Leggia.


11:10 Arrivo ad un vero grotto, un sasso sporgente chiuso con un po' di muratura, un tavolino e due panche. Niente ristorante, niente parcheggio. Qui portavano i formaggi ed salumi a maturare, e la domenica si veniva per il fresco, e ad assaggiare i prodotti quasi pronti. Unica concessione alla modernità, la gazzosa. Comincio ad avere un buco nello stomaco, e decido di aprofittarne per una sosta thé e barretta.


11:20 Si stava bene, ma è meglio andare. Le gambe non hanno recuperato a stare ferme, anzi, sembrano indurirsi. Meglio evitare. Esco dal bosco, e in alto, sull'altra sponda, vedo un ulteriore torre di guardia, posta sulla destra della valle Calanca.


Su di un albero, il bozzolo della processionaria, un lepidottero micidiale per diverse specie di pini. Dove passa, è peggio delle cavallette.


11:30 Cama. Meno di quattro ore (circa 3.5). Bene bene. Il piano originale prevedeva di fermarmi qui per la minestra, ma dopo la pausa al grotto temo che una fermata troppo lunga possa ammazzare definitivamente le mie gambe. Poi, è ancora presto... Dopo l'esperienza della valle Verzasca, anche se pensavo di fermarmi al ristorante, ho deciso di avere sempre con me un pasto di riserva, cosa che ho applicato diligentemente anche oggi. Così decido di proseguire, e fermarmi da qualche parte per un pic-nic veloce.

Passando arrivo al punto da cui si diparte "La via dei grotti". E' un sentiero che porta fino in Italia, rivalorizzato recentemente, e che passa dal laghetto di Cama, che dovrò raggiungere dato che fa parte della serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana". Unico handicap: 1000 metri di salita dura, per la maggior parte lungo scalinata, proprio il tipo di percorso che odio.


Da qui in avanti diventa tutta strada agricola, praticamente sempre asfaltata. La valle si allarga, saranno circa 800 metri di larghezza, roba da far venire le vertigini. Dato che noi svizzerotti siamo specialisti nella miniaturizzazione, nel giardino di un rustico vedo una montagna tascabile formato casalingo da tenere in giardino.

null
Lungo il percorso ora è tutto un susseguirsi di fattorie, con pecore, capre, cavalli, asini, mucche. Le montagne si fanno sempre più alte, e le cime distinte.

null
12:00 Eccomi a Sorte, piccolo insediamento delizioso. Decido (cioè, il mio stomaco decide) che è ora di fare il pieno. Il posto si addice, bel parco giochi con grande tavola in legno. Mi piazzo come se fossi il proprietario, e imbandisco il desco. Taglio le michette, infilo la carne secca, preparo la thermos e la frutta secca. Ed ecco il risultato.

null
12:30 Mi sono gustato la pausa, ma le gambe, rialzandomi, cominciano a cantare. Accidenti! Spero che riavviandomi i muscoli si scaldino nuovamente, in fondo ho già percorso circa i 3/4 del tragitto, anche se in ultimo mi attende la salitona a Soazza e Mesocco. Prima di partire mi gusto la chiesetta. Piccola, ma ogni chiesa che si rispetti ha il colonnato. Così, l'architetto di questa, ha deciso che non ne poteva fare a meno.

null
Effetto carino, decisamente. Davanti a me, ora la pianura di Lostallo, e in fondo la curva a sinistra che mi porterà alla destinazione finale per oggi.

null
13:00 Sono praticamente in vista di Lostallo, e l'ennesima fattoria mi presenta i cavalli delle Shetland. Razza di pony, robusti, sopportano il freddo e si accontentano di poco. Come per molti altri animali, li chiamo per distribuire qualche coccola. La bella cavallina (penso sia una lei) sulla sinistra decide che vale la pena di provare, si avvicina, e scopre con immenso gaudio che ci so fare. Quando smetto, continua a strofinarsi contro il recinto. A questo punto le mie mani sanno di cane, pecora, cavallo, mucca, asino, e pony. Le uniche che non sono riuscito ad accarezzare sono le mucche scozzesi. E la sai un'altra cosa? Prima di mangiare non ho lavato le mani, e sono qui adesso, vivo e vegeto, a scrivere la relazione.

null
13:05 Lostallo passato. Il paese prende il nome dalla funzione che aveva nel passato: era punto di cambio dei cavalli per chi saliva al San Bernardino, e per chi arrivava dal passo. Abbreviazione di "lo stallaggio" appunto.

null
Altre fattorie, animali, coccole, Non ho tenuto conto delle fermate per carezze, sennò penso che la media di camminata sarebbe più o meno quella del TGV. Ai bordi della strada, vaghi residui della neve di lunedi e mercoledi, ma sull'asfalto non ce n'è più.

13:15 E la davanti, l'obiettivo: quasi nascosta dal cartello stradale, la chiesa di Soazza, e in fondo il castello di Mesocco. Sono in vista... Già, ma le gambe non si sono mica riprese dalla fermata. E in più, grazie alla partenza della digestione e a un venticello che si è levato, sintomi di freddo, che sono scomparsi fortunatamente con il camminare.

null
E posso notare purtroppo che sono ancora abbastanza in basso: la salita sarà luuuunga. Ma mi preoccuperò quando sarò là. Intanto, ancora fattorie e animali, ma adesso comincio a tirare dritto. Anche fermarsi e ripartire comincia a pesarmi.

14:00 Ho fatto un pezzetto di salita in direzione di Soazza, ed arrivo ad un bivio. Davanti a me un ponte in ferro che porta alla cantonale, a destra il sentiero, ma non so se sia quello giusto. Quando avevo guardato la cartina, la marcatura indicava che qui bisognava attraversare. Provvidenzialmente arriva una copia dal sentiero dubbio, e mi spiegano che posso seguirlo per arrivare a Soazza, evitando così la cantonale, anche se il percorso è più lungo. Beh, ormai, chilometro più chilometro meno... Poi mi spiegano che da Soazza è possibile salire a Mesocco camminando sulla massicciata della ex-ferrovia della Mesolcina, che una volta saliva fin lassù. Questa è un'ottima notizia: i treni non possono salire una pendenza troppo forte (l'attrito volvente acciaio-acciaio ha un coefficiente abbastanza basso), il che vuol dire che sarà magari lunga, ma si sale lentamente. Tutto contento prendo a destra.

null
E ancora fattorie e animali. Ormai lascio perdere... Il sentiero in effetti si è alzato, per riabbarsi (fregatura) e salire nuovamente. Scherzo non gradito. Davanti a me, un albero pieno di vischio. Ahh, se fossi un druido celtico col falcetto d'oro, potrei salire per tagliarne un po' e portarlo a casa.

null
14:35 Vedo la chiesetta di Soazza. L'ho sempre vista dalla semi-autostrada, le si passa sotto e quasi non la si nota. E il castello... Vai, che non manca molto.

null
null
14:40 Prima salita impegnativa. C'è il sentiero che sale quasi direttamente a Soazza, ci penso su, e decido di seguire la strada: pendenza minore, anche se più lunga. Le gambe iniziano ad essere veramente pesanti. Sempre così, la parte più difficile è in ultimo, quando hai già mangiato molte delle risorse. Ed è il momento in cui inizi a trovarne un'altra, che si chiama volontà.

null
14:55 C'è lo fatta. A dire il vero mi sono fermato accanto alla ex-casa delle guardie di confine a parlare con un signore, veneto, trapiantato qui da 50 anni, che mi ha invitato anche a bere "un'ombreta", non sapendo che sono completamente astemio. Adoro parlare con queste persone: è facile attaccare bottone, e hanno lo sguardo limpido di chi non ha commesso male, e ha vissuto bene, anche se non è diventato famoso e non ha compiuto gesta eroiche. Sono persone queste, che ti riconciliano con l'umanità. Hanno un'armonia naturale del vivere che io sto apprendendo solo ora, e che invidio loro. Prometto che prima o poi passerò con Rita, ma per una gazzosa.

null
Salgo in paese, svolto a destra, e dopo un centinaio di metri nei viottoli trovo l'accesso alla massicciata, che mi porta alla stazione di Soazza.

null
Il cartello giallo mi dice "1 ora" per Mesocco. Orpo, ma quanto è lunga? Dovrebbero mancare solo tre o quattro chilometri. Fa niente, mi incammino. Normalmente faccio due passi al secondo, 95 centimetri per passo, 1.9 metri al secondo, 114 metri al minuto, 6.8 chilometri all'ora. Salendo cerco di controllare se sto tenendo il mio ritmo da pianura, e mi accorgo che le gambe sono dei sacchi di cemento. Maledetto l'aggiramento del portale Nord di Roveredo. Sono sicuro che senza quel fuori pista, non sarei in queste condizioni. La testa stacca il sistema di allarme delle gambe, e ignoro le prime fitte, cercando di godermi un tunnel, l'unico, di questo tratto.

null
La vegetazione mi impedisce di vedere a che punto sono. Ponte con neve.

null
In alto vedo però le creste delle montagne, e mi consolo con quelle.

15:30 Finalmente sono all'altezza del castello, con la sua murata imponente. Sotto il castello, la chiesetta.

null

null


15:40 Ultimissimo sforzo, per arrivare alla stazione. Ormai le gambe vanno per forza d'inerzia.

null
15:45 Eccomi sul piazzale della ex-stazione di Mesocco. Beh, 45 minuti da Soazza invece di un'ora, non ostante lo stato delle gambe. Sono orgoglioso. E se tolgo le pause certe (caffé, deviazione e pranzo), circa 7 ore per percorrere i 40 chilometri (e 50 di sforzo): bella media ancora per un cinquantenne. Ma penso che il mio limite giornaliero sia attorno ai 60-70 chilometri. In primavera ci devo provare... In fondo da qui mancano ancora solo 16 chilometri e 800 metri di dislivello fino a San Bernardino: potrei provare a farla tutta in una giornata.

null
Mi guardo attorno per decidere dove andare a mangiare la famosa minestra che non ho mangiato a Cama, e arriva il postale della corsa diretta Coira-Bellinzona. Boh, tanto vale saltare su per rientrare. Ultimo sguardo alla chiesa di Mesocco.

null
Il postale corre veloce lungo la semi-autostrada, facendomi vedere i luoghi che ho percorso come fosse una pellicola che viene riavvolta velocemente. D'altra parte, per rivedere il film, è un'operazione che devi fare.

16:20 Sto camminando verso casa dalla stazione di Bellinzona, e non posso mancare di immortalare il Pizzo di Claro, questa volta illuminato dalla luce serodina da Ovest.

null
A casa pulisco bene il sacco ed i pantaloni, che portano ancora tracce più o meno abbondanti del fuori-pista del portale Nord.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).









Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento
29 luglio 2009 3 29 /07 /luglio /2009 09:00



Percorso effettuato: San Bernardino villaggio (Q1630) - passo del San Bernardino (Q2068) - Hinterrhein (Q1640). Ritorno da Hinterrhein a San Bernardino villaggio con il postale.

Difficoltà: sentiero T1, un po' più impegnativo nell'ultimo tratto scendendo verso Hinterrhein.

Dislivello: 605 metri

Lunghezza del percorso: 11 chilometri

Sforzo equivalente: 17 chilometri.

Durata (incluse le pause): 5.5 ore

Riferimenti: il Reno su Wikipedia, il sito della Viamala, le torbiere di San Bernardino, il tempio di Antonio Canova a Possagno, la Gipsoteca di Antonio Canova a Possagno

Da diverso tempo avevamo promesso a Lara, Marco, Ivan e Alice di effettuare nuovamente una passeggiata con loro, dopo quella del parco della Breggia. Memori della bella ciaspolata da San Bernardino villaggio fino all'omonimo passo, Rita ed io decidiamo di proporre loro lo stesso percorso, e di continuare fino ad Hinterrhein, il primo villaggio all'uscita della galleria del San Bernardino, per rientrare poi al punto di partenza con il postale. La proposta viene accettata, e ci organizziamo.

Questo percorso, nel medioevo, era molto frequentato. Il passo del San Bernardino non era aperto tutto l'anno, ma aveva il vantaggio di richiedere un passaggio relativamente facile, dato che il dislivello da entrambe le parti è piuttosto contenuto. Inoltre permetteva il passaggio delle merci dal Piemonte e Genova verso la vallata del Reno senza passare sul territorio austriaco. L'accesso dalla parte mesolcinese (fino a San Bernardino) è anche piuttosto agevole. Tutt'altra storia invece il percorso per salire da Thusis fino ad Hinterrhein. Qui, le acque che scendono, e che formano uno dei rami del Reno, hanno scavato delle gole molto profonde nella roccia. La valle inoltre è stretta, e la costruzione della strada è stata un'impresa non da poco.

Il nome di questa strada, Via Mala, è tutto un programma. La stessa oggi viene utilizzata unicamente dal traffico locale, dato che vi è la semiautostrada che congiunge le due località, e che in quella zona passa praticamente sempre in galleria. E' un percorso da fare a piedi, prima o poi, perché lo scenario è impressionante e stupendo. Tra l'altro, questa zona fa parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO (come pure i tre castelli di Bellinzona).

Sul passo del San Bernardino corre lo spartiacque continentale. Verso sud, l'acqua si convoglia nella Moesa, per confluire nel Ticino a Bellinzona, sfociare nel lago Maggiore (o Verbano o lago di Locarno), uscire nuovamente come fiume Ticino a Sesto Calende, gettarsi ne Po per raggiungere infine il mare Adriatico. Dall'altra parte, invece, le acque formano uno dei due rami che danno vita al Reno, che prosegue poi fino al mare del Nord. Avevamo già passato lo spartiacque continentale durante l'escursione alla capanna Cadlimo. Li, percorrendo la valle del Cadlimo, avevamo potuto seguire il Reno di Meddel, che confluisce nel lago di Santa Maria (sotto il passo del Lucomagno), scende a Disentis dove si getta nel Reno Anteriore (che nasce sul passo dell'Oberalp), e raggiunge poi Coira, dove si unisce alle acque provenienti da Hinterrhein (questo ramo viene chiamato Reno Posteriore, e Hinterrhein in tedesco ha esattamente questo significato).

Nel 1967 è stata innaugurata la galleria, che unisce direttamente San Bernardino con Hinterrhein, della lunghezza di circa 9 chilometri. Da allora il passo è frequentato unicamente dai turisti (prevalentemente in moto), o durante i periodi di chiusura della galleria per lavori di manutenzione. San Bernardino è una frazione di Mesocco (capoluogo della Mesolcina), assieme a Pian San Giacomo. Negli ultimi vent'anni ha conosciuto un notevole sviluppo turistico, ed è meta privilegiata della clientela ticinese e italiana, sia in estate che in inverno (grazie agli impianti sciistici).

Il territorio attorno a San Bernardino (sia scendendo che salendo) è ricco di acqua sotterranea, e si possono trovare diverse torbiere (protette), con la loro vegetazione tipica.

10:45 Ecco ci pronti alla partenza. Ce la possiamo prendere comoda, tanto ho calcolato di arrivare per le 16:00 ad Hinterrhein, e prendere il postale delle 16:19. Foto di gruppo prima della partenza, nel caso ci sia un disperso che non viene ritrovato...


Saliamo dietro il complesso alberghiero denominato "Albarella", da dove inizia il sentiero. Il pizzo Uccello ci guarda tranquillo: oggi gli gireremo attorno per un bel pezzo.


11:00 Raggiungiamo il punto in cui è piazzato un cartello didattico. Qui è importante tenere la destra, per seguire il sentiero che si tiene discosto dalla strada del passo. Continuando a sinistra, invece, si arriva in cima si, ma seguendo praticamente il percorso della strada, con tutte le auto e le moto che vi transitano.

La flora è splendida, i prati pronti per le mucche, che però non si vedono. Decisamente l'agricoltura di montagna sta perdendo sempre più terreno.


11:15 I bimbi tengono bene il ritmo, Con noi sale un'altra famiglia, e incontriamo anche diverse persone che stanno scendendo. Decisamente non è un sentiero esclusivo. Incontriamo un "girello": che ci vogliamo contare anche qui?


Iniziamo a vedere San Bernardino dall'alto, e si può notare l'edificazione intensiva avvenuta in questi anni.


Lungo la via, occhio sempre attento, vedo una ragnetta con la sacca delle uova. Come tutte le future mamme, è restia a farsi fotografare con il pancione, e il risultato non è di quelli da manuale.


12:10 Arriviamo al "Sass de la Golp", punto di interscambio per diversi percorsi.


Il paesaggio inizia a cambiare, mostrandoci le montagne che si ergono quasi verticali. Per fortuna il sentiero invece diminuisce la sua pendenza.



Il paesaggio è stato modellato dai ghiacciai, che hanno lasciato dietro di se diversi mini-laghetti. Eccone uno...


Come in altre passeggiate, anche qui trovo diversi affioramenti quarzei dalla roccia viva.


12:45 Nuovo punto di svolta: continuando diritti si va subito verso Hinterrhein. Noi svoltiamo a sinistra, per portarci all'ospizio del passo.


13:00 Superato un piccolo dosso, davanti a noi si presenta l'ospizio. Che differenza rispetto a quest'inverno. Il parcheggio è pieno di moto e di auto, così scendendo decidiamo di tenerci lontani per il nostro pic-nic, e al limite bere il caffé li prima di ripartire.


Finalmente vediamo per intero anche il laghetto del passo. Quest'inverno gli avevamo camminato sopra, con un vento glaciale da dietro. Oggi invece, la temperatura è gradevole, ma il vento freddo permane.


Ci sistemiamo in un specie di piccola dolina per ripararci, e ci pappiamo il nostro pranzo. Vicino a noi vediamo un "campo d'allenamento" per la costruzione degli INUSHUK.


14:10 Fine della sosta, si riparte per Hinterrhein. Scavalchiamo una piccola cresta, e subito siamo fuori vista dalla strada. Incontro con un altro laghetto, ed una torbiera.


La vallata ha una bella forma a U, segno del lavoro dei ghiacci, e le pareti si ergono imponenti sulla nostra destra.


Il sentiero da questa parte è ancora più bello che salendo da San Bernardino. Zigzagga lungo la costa della valle, con pendenza ridotta, e permette di tenere un bel passo. Scendendo arriviamo alla zona in cui si trova uno dei due camini di captazione dell'aria per la ventilazione della galleria, che corre proprio sotto di noi, circa 400 metri più in basso.


Il paesaggio tutt'attorno è splendido.


14:55 Arriviamo a Tällalp, piccolo alpeggio. Nessun segno di attività, niente mucche, niente persone.


Passato questo punto, il sentiero inizia a scendere più deciso. Poco oltre ci troviamo davanti un punto difficile: un torrente senza ponticello, e unicamente una catena per attraversarlo. Facciamo i turni, e aiutiamo i bimbi a passare.


15:30 Il sentiero ha svoltato verso destra, portandosi parallelo alla costa della vallata del Reno Posteriore, e finalmente sotto di noi vediamo Hinterrhein.


Dietro di noi, invece, la vallata da cui arrivamo le acque.


E sotto di noi, l'entrata della galleria.


Il sentiero termina, e dobbiamo percorrere circa 400 metri sulla strada cantonale del passo. Brutta faccenda, passano diverse auto e moto che salgono verso il passo. Accogliamo come una liberazione l'inizio del sentiero, solo per scoprire che lo stesso, non ostante sia stato rimarcato di recente, è poco battuto, e pieno di erbacce che rendono difficile il passo.

16:00 Scendendo troviamo un secondo guado che richiede un po' di attenzione. Più che altro sono preoccupato per l'orario: se manchiamo l'appuntamento con il postale, dobbiamo attendere due ore fino al prossimo D'altra parte i bimbi cominciano ad essere stanchi, soprattutto Alice che ha 5 anni, e che si è comportata benissimo.


16:10 Eccoci all'altezza del paese. Il sentiero diventa pianeggiante, ma dobbiamo continuare fino al ponte per poter attraversare il Reno Posteriore.


E dopo qualche centinaio di metri, ecco il ponte.


Passo celere, non mi impedisce di vedere un trattore al lavoro, non ostante sia domenica: l'inverno non attende.


16:25 Siamo alla fermata del postale, con sei minuti di ritardo... Discutiamo sul da farsi: andare a bere qualcosa, chiedere a qualcuno un passaggio fino a San Bernardino, poi tornare con l'auto a riprendere gli altri...


16:31 Mentre discutiamo, un veicolo giallo appare all'orizzonte... Urca, un postale... Benedetta la mancanza di puntualità dei mezzi svizzeri. Ha 12 minuti di ritardo, e sono felice. Tutti su, e via per San Bernardino.

17:00 Arrivati bene, bevuto un secondo caffé, lasciamo andare Lara & Co., mentre Rita ed io ci dirigiamo a visitare la chiesa rotonda del Divo Bernardino (penso non ci sia bisogno che ti dica da dove viene il nome del villaggio :-), chiesa molto particolare che per certi versi (soprattutto l'interno) mi ricorda il tempio del Canova a Possagno (dove si trova anche la gipsoteca [dal greco gipsos = gesso]).


17:10 Ultime foto mentre rientriamo al parcheggio, e via verso il basso.


Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di particolare).

Repost 0
Published by UpTheHill - in Mesolcina - trekking
scrivi un commento

Parole chiave

Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna