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  • : Diari di viaggio delle passeggiate prevalentemente sulle montagne del Ticino, con foto e testo. Articoli tematici e links utili per la pianificazione di una escursione. Trekking ed escursionismo per tutti.
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2 agosto 2010 1 02 /08 /agosto /2010 10:52



Percorso effettuato: Cimalmotto (Q1400) - Pianelli (Q1360) - ponte (Q1282) - alpe di Sfille (Q1666) - laghetto di Sfille (Q1913).

Difficoltà: sentiero T2.

Dislivello: 880 metri.

Lunghezza del percorso: 11 chilometri.

Sforzo equivalente: 20 chilometri.

Durata (incluse le pause): 6.75 ore.

Riferimenti: serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", "Quand'ero bambino...".

Dopo la bella escursione al Tomeo di ieri, per oggi abbiamo in lista un nuovo laghetto, di cui ho sentito decantare le meraviglie: il laghetto di Sfille, sopra Cimalmotto, in fondo alla valle di Campo. La strada che ci conduce da Cevio a Cimalmotto non è di quelle agevoli: solo 17 Km, ma stretta, curvosa, passa nei paesini, dove la carreggiata è rimasta alla larghezza di un secolo fa, quando passavano si e no quattro carri al giorno. Morale: quasi mezz'ora per percorrere questo breve tratto.

09:40 Colazione in albergo a Bignasco, fermata presso la Coop di Cevio per acquistare i rifornimenti e caffé, salita a Cimalmotto, gambe indolenzite. Ci passa tutto quando vediamo il villaggio: assolutamente delizioso. E' uno di quei posti che ami al primo colpo, o odii per sempre.

2010.07.26-Lago-e-alpe-Sfille 5504
Ci fermiamo al rustico di mia zia, dopo aver visitato Cimalmotto, quattro chiacchere, ancora un caffé, e finalmente siamo pronti per partire. Comunico a mia zia che verso le 16:30 dovremmo essere di ritorno.

10:40 Arriviamo al bivio denominato "Pianelli". Da qui ci tocca scendere un buon 150 metri. Ci accorgiamo dell'effetto del giorno prima, dato che i quadricipiti iniziano immediatamente a lamentarsi. E poi, brutto pensiero, al ritorno sarà in su...

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10:50 La discesa tutto sommato va via liscia. Il sentiero è agevole, anche se abbastanza pendente. Arriviamo al ponte che ci permette di guadare il fiumiciattolo, e portarci sull'altra sponda.

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Dall'altra parte si inizia a salire. Il primo tratto è molto gradevole, nel bosco, con il fondo in terra battuta. Sollievo per i nostri piedi. Nei prati prima di entrare nel bosco, tante farfalle.

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Da un'apertura tra gli alberi possiamo vedere di quanto siamo scesi rispetto a Cimalmotto.

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Saliamo godendoci la frescura dell'ombra: le caldane della settimana prima sono passate per fortuna, sennò camminare, anche a queste altezze, sarebbe una fatica da Ercole (Eracle in greco).

11:10 Arriviamo al punto topico, indicatomi da mia zia. Da qui si può vedere il suo rustico, ci ha richiesto imperativamente di salutarla. Aveva calcolato circa mezz'ora fino a questo punto, e non si è sbagliata. La consolazione è che ci risiamo spostati all'altezza di Cimalmotto, e abbiamo riguadagnato i 150 metri...

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Il sentiero è entrato in una valletta che fa angolo retto rispetto a quella di campo, e ci porta lungo il versante sinistro orografico verso l'alpe di Sfille, tappa intermedia. La flora (i fioi) è quasi scomparsa ormai, e restano unicamente i fiorellini più comuni, presenti durante tutta l'estate: margherite, bottondoro, ranuncoli. Mi sembra che in realtà ci siano tre stagioni: la primavera, con il suo colorarsi e tingersi di nuovo, l'autunno, con i suoi colori intensi e magici, e l'estate con l'inverno, periodo di pausa per i pittori ed i fotografi.

11:40 Lungo la via arriviamo ad una cappelletta. Rita, come al solito, mi sta attendendo. Questa volta l'immagine presente è di quelle forti, probabilmente riflette il sentimento di sofferenza, alimentare ed economica, degli abitanti di queste zone di una volta.

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L'altro lato della valletta, impervio e inagibile, ci offre invece lo spettacolo di diverse cascate. Una di queste arriva dallo Sfille, che si trova in alto,a sinistra sopra di noi.

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E in basso, pozze di un verde splendido, che preannunciano il colore dello Sfille.

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12:20 Senza troppi patemi arriviamo all'alpe di Sfille. Il sentiero nel frattempo ha cambiato conformazione, ed è diventato roccioso. Non tanto come quello del Tomeo, ma decisamente caratteristico per la Vallemaggia.

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I rustici dell'alpe restano leggermente a destra sopra di noi, e non ci passeremo.

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Scendiamo lungo prati, seguendo una traccia esile che porta al ponte (il secondo oggi). La meta è chiaramente visibile, per cui non ci sono problemi.

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Lo attraversiamo, dall'altra parte una famiglia sta facendo fare il pieno ai ragazzini di pane e Nutella. Li reincontreremo al lago.

12:30 Passato il ponte, il cartello giallo ci indica la direzione. Lo leggo, e resto fermo qualche secondo... Da qui si può arrivare a Vergeletto, in valle Onsernone. Ti rendi conto, con tre o quattro ore di cammino poter unire due località che in auto distano un'eternità? Da qui devi scendere a Cerentino, poi Cevio, tutta la Vallemaggia fino a Ponte Brolla, poi su lungo le terre di Pedemonte fino a Verscio, imboccare la Onsernone e risalire fino a Vergeletto... Ripenso a quella cartina del Ticino che scrutavo alle elementari, avrò avuto otto o nove anni, e guardavo dei passi che univano le vallate del Ticino, lassù in alto, e della voglia e curiosità che provavo di percorrerli. Ed eccomi qui, più di quarant'anni dopo, a realizzare questo sogno...

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Bando ai ricordi, e nuovamente in moto. Seguiamo il fiumiciattolo lungo la riva destra per un centianio di metri, poi il sentiero parte per la tangente verso il crinale della montagna, sassoso, e con la solita pendenza da sherpa tibetano. Rita sembra non accorgesene neanche, io devo scalare le marce e mettere le ridotte.

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Questo non mi impedisce di guastarmi il paesaggio. Dietro di me l'alpe di Sfille, con la corona di montagne che la rinchiude.

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Mentre sulla mia destra la valle di Campo, con Cimalmotto...

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...e poco più a destra Campo Vallemaggia (ach, non ho caricato la foto).

13:45 Il sentiero si spiana finalmente, e vedo una piccola conca secca. Penso "non deve mancare molto"...

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Vado avanti ancora circa 150 metri, poi sento una voce dall'alto che mi chama. Guardo su, e mi scoraggio. Mamma mia, quanta salita ancora.

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Sono solo 250 metri di salita dall'alpe, ma le gambe, stanche di ieri, pensano che siano almeno il doppio.

13:50 Abbiamo imboccato una pietraia leggermente in salita, niente di trascendentale, che man mano si spiana.

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14:00 Ed eccolo: bello, bello, bello. Un colore dell'acqua incredibile, non l'avevo mai vista così. I larici tutt'attorno, deve essere splendido anche in autunno, quando gli stessi diventano gialli.

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Così diverso dal Tomeo.Ci piazziamo su di un rialzo per il pranzo, e dopo il nuovo menu a base di noccioline salate e due albicocche, comincio a scaldare la macchina fotografica. Sempre cangevole, è un lago dal fascino incredibile.

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14:40 Nel frattempo è arrivata la famiglia che avevamo oltrepassato al ponte dell'alpe di Sfille. Lui, con il portabimbi dietro, e dentro un pupo di circa tre anni: peserà almeno 12-15 chili. Tipo veramente tosto. La mezz'ora l'abbiamo fatta, e comincia ad esserci troppo rumore per i nostri gusti, così impacchettiamo tutto, e ci rimettiamo in marcia. Subito giù lungo la pietraia.

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Lascio libera Rita di scendere al suo ritmo, sennò le spezzo le gambe.

14:55 Inizio ad intravvedere l'alpe sotto di me.

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15:35 Arrivo al ponte, c'è qualcuno che mi attende con la merendina :-)

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Breve sosta per ricaricare le pile, poi su fino all'imbocco del sentiero di discesa. Scendiamo in silenzio, accompagnati unicamente dalla sinfonia dell'acqua sulla nostra destra, tra cascate-trombone e la fanfara dell'acqua che scorre nel fondovalle.

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17:05 Arriviamo al ponte, e cominciamo a sudare al pensiero della salita. E' stata più dura di quanto mi attendessi. Sotto di noi dei sassi rossi, che non si capisce se siano stati dipinti o contengano effettivamente ferro.

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17:30 Con solo un'ora di ritardo, arriviamo al rustico di mia zia. Per fortuna che mi conosce, e non si è preoccupata.. Ci attende con una fetta di torta ed il caffé, accoglienza più che gradita.

Ed ecco il profilo altimetrico dell'escursione.

Profilo
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

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29 luglio 2010 4 29 /07 /luglio /2010 10:24



Percorso effettuato: Broglio (Q670) - rifugio Tomeo (Q1748) - laghetto Tomeo (Q1660).

Difficoltà: sentiero T2 con un breve tratto esposto (uso di una cordina metallica). Nota: quando siamo passati noi, scendeva appena un rigagnolo d'acqua, ed il passaggio non è stato per niente difficile. Nel caso in cui la portata d'acqua sia importante, il passaggio diventa molto più impegnativo, ed il percorso viene classificato come T3. Andreas, che mi ha accompagnato sul Sentiero degli Stambecchi, è uscito completamente bagnato da questi 15 metri, per la cascata d'acqua che scendeva.

Dislivello: 1200 metri.

Lunghezza del percorso: 10 chilometri.

Sforzo equivalente: 22 chilometri.

Durata (incluse le pause): 7.75 ore.

Riferimenti: serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", La via alta della Vallemaggia

I piani per questa settimana erano un po' diversi: dovevamo andare nella Surselva a sgranchire le gambe. Ma la meteo sabato ci informa che di là sarà brutto tempo stabile almeno fino a giovedi. Discutiamo, e decidiamo di lasciare stare, ed organizzarci qualche escursione in Ticino. Da un po' di tempo non ci portiamo avanti con i laghetti della serie omonima, così pensiamo bene di metterci al passo, sennò non li vedremo mai tutti... Di conseguenza, domenica il laghetto Tomeo, pernottamento a Bignasco, e lunedi il laghetto Sfille, sopra Cimalmotto (val di Campo, una laterale della Vallemaggia).

Il sentiero che porta al Tomeo è un sentiero di pietra ed acqua. L'escursione è stata impegnativa fisicamente e psicologicamente: fisicamente poiché la pendenza è forte (si salgono 1100 metri in circa 4 Km di percorso) e psicologicamente, dato che per tutta la salita e la discesa bisogna tenere alta la concentrazione per muovere ogni passo. Il sentiero è costellato di sassi, e anche nei (pochi) tratti quasi in piano, non si può mollare un solo istante. Ma è una via molto bella, con il rio Tomeo che scende dal laghetto che crea cascate e scivoli d'acqua affascinanti. E quante farfalle...

10:40 Dato che non dobbiamo rientrare a casa alla sera, ce la prendiamo comoda al mattino. La strada per arrivare a Broglio da Bellinzona è lunghetta (quasi un'ora e mezzo), Piazziamo l'auto in uno spiazzo vicino al fiume (in paese non c'è parcheggio), e ci prepariamo. Acqua nel sacco tanta. Da qui possiamo vedere l'abitato dal basso.

2010.07.25-Lago-Tomeo 5335
Il primo tratto di sentiero è molto agevole: una piccola salitella ci porta ad un traverso orizzontale che conduce fino all'imbocco della valle. Si sale dolcemente nel bosco, e poco dopo possiamo osservare Broglio dall'alto.

2010.07.25-Lago-Tomeo 5342
11:05 Appena passato un ponticello sul rio Tomeo, ci troviamo ad una biforcazione. Sotto di noi l'acqua forma delle pozze dal colore splendido.

2010.07.25-Lago-Tomeo 5344
Il cartello indica dei tempi da fantascienza per la salita: 2 ore e 45 fino al rifugio. Tenuto conto del dislivello, e della pendenza, ho calcolato circa 4 ore per la salita, e tre ore per la discesa (tempi rispettati).

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In effetti dopo il cartello, il sentiero inizia a salire, e non la smette più. Un primo annuncio del tipo di percorso ci viene da questa piccola frana, che ci accompagnerà per un bel pezzo. La foto non rende giustizia, devi immaginare che la pendenza della frana è di circa 75°, l'ho scattata a naso in su.

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Il sentiero sale tutto lungo il lato destro orografico di questa valletta laterale, formando un'ampia curva verso destra (salendo). Da qui non riusciamo ancora a vedere la nostra meta.

11:50 Arriviamo ad uno spiazzo aperto, costellato di roccette: fino a qui abbiamo sempre viaggiato nel bosco. Sotto di noi il Tomeo forma nuovamente delle splendide pozze, e alcune persone si sono date la briga di salire per godersi il posto.

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Di fronte a noi vediamo un alpeggio, probabilmente i monti di Rima.

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Salendo questo tratto veniamo circondati dai grilli, che scappano davanti ai nostri piedi. Dato che fuggono nella stessa direzione in cui andiamo noi, sono costretti a saltare nuovamente, e ad ogni passo aumenta il loro numero. Siamo come dei pastori che raccolgono man mano le pecore, spingendole avanti.

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12:10 Sotto il nostro piede, pietra. Pietra piatta, pietra appuntita, pietra arrotondata. Pezzi piastrellati di pietra, e tratti costellati di pietra. E' una natura rude e ruvida, forte e aspra, ben diversa dai sentieri montani della valle di Blenio e della Leventina. E' una natura fatta dagli scarti delle montagne, che si sono tolti di dosso la forfora, e hanno riempito il fondo valle.

2010.07.25-Lago-Tomeo 5475
Ma sulla nostra destra, iniziamo ad intravvedere la direzione, non ancora la meta.

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Saliamo in silenzio, Rita più agevolmente di me, concentrati ad ogni passo. Ogni tanto un affioramento quarzifero, non cristallizzato.

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13:10 Come spesso, lungo la via non incontriamo nessuno. Una coppia tedesca ci aveva superati quasi all'inizio della salita, poi più nessuno. Sono sentieri duri da percorrere, e se una volta era necessario per la sopravvivenza, per raggiungere gli alpeggi, oggi sono poche le persone disposte a muovere il proprio passo lungo questi percorsi. Noi però abbiamo raggiunto un punto in cui il sentiero effettua una svolta, passando vicino al toboga del Tomeo.

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E il paesaggio, in direzione di Prato Sornico che inzia a mostrarsi in tutta la sua maestà.

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Poi via di nuovo lungo la coreografia di roccia.

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13:20 Sotto di noi appare Prato Sornico, dove termina il sentiero che partendo da Sonogno, e passando per il passo di Redorta, congiunge la valle Verzasca con la Vallemaggia.

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E' un percorso che ho in agenda, ma mi devo preparare ancora: devo aumentare la velocità in salita, sennò non riuscirò mai a percorrerlo in una sola giornata...

13:25 Due ore e mezzo di salita, decidiamo di fare una piccola sosta. Nuovamente il sentiero ci ha condotti accanto al Tomeo. Ci sediamo su di una roccia con vista sullo spettacolo dell'acqua che canta e salta.

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Attorno a noi uno svolazzare di farfalle.

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13:40 Il sentiero ci allontana dal rivo, per aggirare una cresta che si protende lungo il percorso. Alcune pecore, poche, belano continuamente lungo una sassaiola, probabilmente si sono perse.

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E, riparata da un tetto roccioso, l'ultima neve d'estate.

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14:05 Roccia, roccia, roccia. Il durone sotto il piede destro comincia a darmi molto fastidio. Ho ordinato delle suolette speciali per verificare se sia possibile ridurre il fastidio, ma non sono ancora arrivate. Ci consola il fatto di vedere la cascata di fuoriuscita dal lago: non dovrebbe più mancare molto.

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14:20 Piccolo tratto impegnativo: il sentiero corre lungo una piccola cengia di roccia, con l'acqua che la rende scivolosa. Una cordina di ferro permette di tenersi, ma bisogna fare ugualmente attenzione.

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14:35 Una bandiera!!!

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Senza affrettare il passo, corro verso la meta, il rifugio Tomeo.

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Come prima cosa dobbiamo coprirci: il vento, che ci ha accompagnati durante tutta la salita, qui soffia impetuoso e freddo. Tarlac che sono, non ho portato con me la felpa, per fortuna ho almeno in K-Way. Dopo tanto faticare, prima ancora di fare pranzo, andiamo a vedere il laghetto, di origine glaciale.

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Bellissimo, intimo, scuro e riservato, sembra quasi non gradisca le visite. Le acque blu scuro quasi non riflettono il paesaggio circostante. Anche la conca in cui giace è stretta, quasi a volerlo riparare da sguardi indiscreti.

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Poi torniamo al rifugio, passando dal dormitorio.

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Il rifugio è aperto, c'è il responsabile, e tre o quattro persone che sono arrivate fin qui per vie diverse. Da qui passa la via alta della Vallemaggia, che partendo da Cardada (sopra Locarno) porta fino a Fusio. Un percorso duro, pieno di fascino, e decisamente fuori dalla mia portata.

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Ci piazziamo all'interno per consumare il nostro pasto frugale, riparati dal vento, poi qualche foto all'esterno.

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15:05 Mezz'ora di pausa canonica terminata, è ora di iniziare la discesa, che sarà quasi altrettanto impegnativa per la pendenza. Saluto al rifugio.

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Sopra di noi un rapace si tiene immobile nel vento, scrutando il terreno alla ricerca di prede.

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 Iniziamo la discesa, e ripassiamo il punto con cordina.

2010.07.25-Lago-Tomeo 5454
Poi giù, e giù, e giù. I quadricipiti lavorano a tutto spiano, l'occhio sempre attento al prossimo passo, che la pietra sia stabile, che lo scarpone tenga.

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17:00 E ancora pietra, in tutte le forme e grandezze.

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17:30 Mentre attraversiamo il letto (in pietra) di un ruscello asciutto, un rumore sopra di me, dalla mia destra. Mi fermo immediatamente, faccio cenno a Rita di fermarsi e non fare rumore. Mi guardo attorno, e stavolta lo becco, il camoscio.

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Non è spaventato, ci osserva un buon mezzo minuto, poi si incammina verso la boscaglia, ma senza fuggire. Mentre gli passiamo sotto, ci osserva da in mezzo agli alberi.

18:15 Arriviamo al bivio, tre ore di discesa continua, siamo stanchi. Ma il Tomeo ci fa un regalo, per ringraziarci della fatica fatta.

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Poi ripartiamo lungo il tratto pianeggiante che ci riporta sopra il ponte.

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18:30 Siamo al parcheggio, e guardo lassù, a destra: non si vede niente.

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Alla sera, cenetta a due al ristorane con l'assunzione di 1'500 calorie (più o meno): durante tutta l'escursione ho ingurgitato una barretta di cereali, 150 grammi di noccioline salate, e due albicocche. Sono veramente risparmioso... a parte i tre lirtri d'acqua. Ed ecco il profilo altimetrico.

ProfiloClicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).

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23 luglio 2009 4 23 /07 /luglio /2009 14:05



Percorso effettuato: Foroglio (Q684) - Roseto (Q750) - Sonlerto (Q808) - San Carlo (Q960)  - stazione di valle della teleferica di Robiei (Q990) - e ritorno per la stessa via.

Difficoltà: sentiero T2, facile, ma che richiede buoni scarponi in caso di bagnato, dato che vi sono diversi pezzi sui sassi. Altrimenti è percorribile con le scarpe da trekking.

Dislivello: 350 metri

Lunghezza del percorso: 11 chilometri

Sforzo equivalente: 14 chilometri.

Durata (incluse le pause): 5.5 ore

Riferimenti:
Serie dei laghetti della Svizzera Italiana, laghetti di Antabia - Serie dei laghetti della Svizzera Italiana, laghetti della Crosa

Capanna: Pian delle Creste

Questo è il racconto di un appuntamento mancato... Da diversi mesi avevo convenuto con Bruno, amico conosciuto tramite questo blog, e capannaro volontario presso la capanna "Pian delle Creste" di proprietà della Società Alpinistica Valmaggese (SAV) di fare conoscenza personale alla capanna stessa. Il tragitto prevedeva la salita da Foroglio a San Carlo, per prendere poi la valle d'Antabia, salire a Pian delle Creste, pernottare, ed il giorno dopo continuare ai laghetti di Antabia, passare la bocchetta della Crosa, gustarci i laghetti della Crosa, per scendere infine a Foroglio. Se così fosse stato, questa escursione sarebbe catalogata sotto "Trekking impegnativo", e non sotto "Passeggiate per famiglie". Ma tant'è.

Martedi sera controllo per l'ultima volta la meteo sul Teletext: bello per mercoledi, bello giovedi con possibili temporali serali: tutto in ordine. Preparazione del sacco per due giorni, con l'occorrente per dormire in capanna, viveri, acqua, lampade (avremmo l'idea, dopo cena, di andare fino al primo laghetto di Antabia, e gustarci il cielo stellato), K-Way: peso notevole, è la prima volta che carico il sacco nuovo con tutta questa roba, ma ci sta tutto senza problemi.

09:50 Siamo a Foroglio, località della Valle Bavona, una delle due laterali che si dipartono da Bignasco (l'altra è la Valle Lavizzara, che sale fino a Fusio). La meteo non è quella che mi aspetto: già partendo da Bellinzona il cielo era velato, ma qui le nuvole sono basse, e attaccate alle cime. Brutto presagio... la meteo sembrerebbe aver sbagliato le previsioni.


Rita infila gli scarponi nuovi, acquistati due giorni prima, della nostra marca preferita. Sono molto più sicuri, ma non siamo ancora sicuri che andranno bene. Per sgranchirci le gambe, ci portiamo fino al punto di bella vista della cascata di Foroglio, splendida caduta d'acqua che caratterizza il villaggio.


Da qui si vede bene anche il villaggio.


Il cielo è plumbeo, ma penso "migliorerà durante la giornata".


10:05 Carichiamo i sacchi, e partiamo. Decido di non scattare troppe foto durante il tragitto fino a San Carlo: in fondo si tratta solo di una tappa d'avvicinamento, il bello verrà dopo, durante la salita e quando saremo in quota. Errore... Appena usciti dall'abitato incontriamo un ponticello, che ci porta ad una cappelletta.



Da qui il sentiero scende nuovamente, per portarsi a livello del fiume, e costeggiarlo. Il sentiero è agevole, ben tenuto, e fila via liscio con poca pendenza.

10:25 Arriviamo a Roseto, dopo aver passato il ponte sulla strada asfaltata. Piccolo insediamento delizioso, estremamente ben tenuto, hanno rifatto anche tutta la pavimentazione con il granito tipico della zona. Un piccolo gioiello lungo il percorso.


Continuiamo tranquilli, dopo esserci spruzzati di antiinsetti, dato che i tafani, non avendo mucche a disposizione, hanno deciso che siamo cibo prelibato. Sempre costeggiando il fiume arriviamo ad un nuovo insediamento, composto di poche case, una chiesetta, ed una fontana.


Lo attraversiamo, e continuiamo in direzione di Sonlerto. Prima di arrivarvi, si attraversa il fiume grazie a due ponticelli, uno di fattura veramente interessante.


Attraversati pochi campi, eccoci a questa tappa intermedia.


Sotto ad un masso, un grotto, un vero grotto ticinese. Oggi i grotti sono diventati dei ristoranti per turisti, per mungere denaro proponendo a prezzi esorbitanti piatti di poco valore. Una volta i grotti erano cantine, spesso scavate nel fianco della montagna, o come in questo caso nella roccia, dove i contadini portavano le forme di formaggio, salumi e vino per maturare e per tenerli al riparo dai topi. Magari col tempo costruivano anche un piccolo tavolo in sasso, con le relative panche, per gustare sul posto e al fresco i prodotti maturi. Da questo all'apertura al pubblico, il passo non è stato lungo.


Davanti a noi campeggia già la stazione di valle della teleferica che porta alla diga di Robiei, grande progetto di ingegneria degli anni '60, assieme a quella del Sambuco (sopra Fusio) e quella della Verzasca.


Li sotto si trova la prima tappa della nostra escursione. Continuiamo, con il sentiero che ogni tanto scompare obbligandoci a percorrere tratti della strada asfaltata.


11:40 Eccoci a San Carlo. Il piano prevede capuccino e brioche, e il pic-nic durante la salita a Pian delle Creste. Ci insediamo al ristorante, ordiniamo, e mi guardo attorno preoccupato. Il tempo è peggiorato ulteriormente, le nubi si sono abbassate, durante l'ultimo pezzo siamo stati colpiti da un piovasco.


Inoltre, due turisti scesi dalla capanna, ci comunicano che la stessa è nelle nebbia, e che lungo il percorso piove. Ahia! Cambio la carta del mio cellulare (il mio fornitore abituale non ha campo qui), infilo la prepagata, e chiamo Bruno. Bruno mi conferma che c'è nebbia tutt'attorno (avrebbe dovuto salire al pizzo Madone, oggi, ma ha dovuto rinunciare), e non mi sa dare indicazioni sulla possibile evoluzione della meteo. Concordiamo che lo richiamo entro 10 minuti, per decidere il da farsi.

Controlliamo le previsioni meteo sul giornale: brutto oggi, forti temporali con raffiche di vento domani. Un abitante del luogo ci sconsiglia di salire: se siamo nella zona della Crosa con i temporali, è rischioso per i fulmini, se scendiamo dall'Antabia, ci sono due torrenti che si ingrossano facilmente, rendendo il guado difficile. Inoltre non conosco ancora il sentiero, e non so come me la caverei con la nebbia per arrivare in capanna.

Sarà che sono un coniglio, o che ho un timore troppo reverenziale della montagna, ma decido (decidiamo assieme) di lasciar stare. Rita propone eventualmente di salire con la teleferica fino a Robiei, e fare pic-nic li. Accetto l'idea, almeno non buttiamo via completamente la giornata. Chiamo Bruno, e lo informo della decisione. Bruno è un vero signore, come purtroppo non ne fanno più, e accetta la mia decisione senza ribattere. Conoscendolo probabilmente ci aveva preparato qualche piacevole sorpresa (si era persino offerto di venirci incontro per un tratto). Mi piange il cuore, ma mi sento meglio così. Anche in barca, bisogna essere capaci di dire di no.

E guardo a malincuore l'entrata della valle che ci avrebbe portati lassù... una bella pendenza, invero.


12:40 Siamo saliti fino alla stazione della teleferica, ma niente da fare: la prossima parte alle 14:00, l'ultima scende alle 16:45, dobbiamo ancora farci tutto il pezzo fino a Foroglio.


Durante la discesa verso San Carlo troviamo una panchina, e facciamo il nostro pic-nic. Come finiamo, sento la temperatura calare, e ci prepariamo per la pioggia: fuori i K-Way, il cappellino con la tesa plastificata per tenere alto il cappuccio del K-Way. Macchina fotografica nel sacco, fuori il coprisacco impermeabile, e partiamo. Dopo neanche 200 metri, inizia a piovere. Ripassiamo San Carlo sotto la pioggia battente. Non ho messo i sovrapantaloni, voglio verificare quanto ci impiegano ad asciugare.

14:50 Siamo nuovamente a Sonlerto. La pioggia ci ha accompagnati per quasi tutto il tratto, e ha smesso da forse 10 minuti. Decidiamo di concederci il caffé che non abbiamo bevuto a San Carlo. I pantaloni sono praticamente già asciutti, ed erano ben bagnati: tessuto meraviglioso.


Ripartiamo in direzione di Roseto. Le nubi iniziano ad aprirsi, la temperatura sale, e l'umidità si trasforma in afa facendoci sudare. Dai corsi d'acqua si innalza una nebbiolina. Ci rispruzziamo nuovamente di antiinsetti, dato che le mucche non sono arrivate, ed i tafani non hanno cambiato idea.

15:15 Roseto: il cielo si apre sempre più, e io comincio seriamente a pensare di aver fatto la scelta sbagliata. Mi consolo fotografando il lavatoio, che sicuramente non viene più utilizzato da nessuno.


15:45 Eccoci nuovamente a Foroglio. Rita mi consola, sostenendomi nella decisione presa, ma l'amaro in bocca resta. Ad ogni modo, la prossima volta (perché ci sarà una prossima volta), organizzo di lasciare l'auto a Foroglio (più comodo per ripartire il giorno dopo), e salire fino a San Carlo con il postale, in modo da velocizzare il tragitto. Ultima foto ricordo alla cascata.


Rientro a casa, lungo il tragitto, sul piano di Magadino, splende il sole. Resta il piacere di una bella escursione, anche se decisamente più breve del preventivato. Da consigliare alle famiglie, il sentiero non presenta problemi, e la zona è veramente stupenda.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione.

P.S.: oggi (giovedi 23.07.2009), ore 15:10, da noi splende il sole. Se così fosse anche al Pian delle Creste, mi roderei veramente il fegato.






 











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21 settembre 2008 7 21 /09 /settembre /2008 21:59

Percorso effettuato: lago del Naret, passo del Naret, capanna e passo del Cristallina, lago Sfundau, lago Nero, bocchetta del lago Nero, lago del Naret (vedi la cartina fornita dai gestori della capanna).

Difficoltà: sentiero T2 per la maggior parte del percorso, ad eccezione di un tratto T3 di circa 2 Km su di una ganna dopo la bocchetta del lago Nero.

Dislivello: circa 1'200 metri.

Lunghezza del percorso: 17 Km.

Sforzo equivalente: 29 Km.

Durata (incluse le pause): 10 ore.

Serie dei "Laghetti alpini della Svizzera Italiana, Naret".

Serie dei "Laghetti alpini della Svizzera Italiana, Robiei".

05:00 Odio alzarmi presto alla mattina. Odio alzarmi presto alla mattina. Odio alzarmi presto alla mattina. La sveglia suona, sono le 5:00 di domenica 31 agosto 2008. Aaaaaahh. Fuori un piede, fuori l'altro, su il sedere: sono in piedi, incredibile. Guardo fuori, il cielo è abbastanza coperto. La meteo ha dato nuvolosità variabile, senza pioggia fino a sera. Sperem ben.

06:30 Ritrovo al parcheggio della Migros di Sant'Antonino con Pierfranco e Danila. Loro vengono dal Sottoceneri, e sono già li. Che vergogna...

07:45 Arriviamo a Fusio, sosta per il caffé e cornetto. Andiamo al primo ristorante, apre alle 10:00. Andiamo al secondo (e ultimo). Saletta vuota, a parte due persone che fanno colazione. La signora ci accoglie come se avessimo già adesso gli scarponi pieni di fango. Tavolini da due persone, tento di spostare una sedia per sederci tutti e 4 allo stesso tavolino: la signora colonnello me lo vieta, i clienti devono poter passare (in effetti la saletta non è molto spaziosa). Due di qui, due di la. Cornetto niente (riservato alle colazioni), caffé per grazia ricevuta. Ingurgitiamo e andiamo. Non sono arrivati clienti nel frattempo (anzi, i due che c'erano se ne sono andati): potevamo anche mettere quattro sedie ad un tavolo...

08:45 Arriviamo alla diga del laghetto del Naret, tutt'attorno nebbiolina. Svolto a sinistra, passo la diga, e troviamo uno spiazzo per parcheggiare. Su gli scarponi, paille, sacco, e via, passiamo la diga.

09:00 Siamo immersi nella nebbiolina, visibilità 20 metri si e no, ma dato che il sentiero fino al passo del Cristallina è ben marcato, e Pierfranco e Danila ci sono già stati, decidiamo di salire almeno fino alla capanna, poi si vedrà.

09:10 Il sentiero verso il passo del Naret costeggia il laghetto sulla sponda sinistra. Siamo sulla sponda sinistra, costeggiamo il laghetto, e dopo 3.5 minuti ci ritroviamo al punto di partenza. Oihbò, abbiamo sbagliato qualcosa... In effetti non si vedono i segni guida bianco-rosso-bianco del sentiero... Ripartiamo stesso percorso, 3.5 minuti e siamo al punto di partenza. Mi viene in mente il romanzo "Negromante" di Gibson. Tiriamo fuori la cartina (ma se non siamo ancora partiti...), la nebbiolina si alza un attimo. CI SONO DUE DIGHE, siamo sullo sperone roccioso in mezzo alle due. Capito tutto, ma che figuraccia. Passiamo la seconda diga, e come per miracolo appare il cartello giallo dei sentieri, e la traccia bianco-rosso-bianco. Tutto bene quel che inizia bene...

09:30 Partiamo sul sentiero, che inizia subito a salire. Dopo pochi minuti il laghetto non è più visibile, ma la nebbiolina si dirada un po'. Fischi di marmotte... Riusciamo a vederne alcune. Si rintanano, ma se ci si ferma 30 secondi in silenzio, fanno nuovamente capolino, e si lasciano fotografare.

Marmotta in prossimità del lago Naret
Si continua per la salita fino al passo del Naret. Incontriamo pochi altri pedestri come noi, tutti parlano tedesco. Me lo avevano detto, i ticinesi non amano le loro montagne, non si sente molto italiano da queste parti. La nebbia si dirada un attimo, e ci permette di vedere il laghetto del Naret. In questo momento non sapevamo ancora con che sollievo avremmo rivisto le dighe al pomeriggio...

Il lago Naret nella nebbia
11:00 Siamo scesi dal passo del Naret nella valletta che sale da Ossasco. Veniamo colpiti da alcune goccie di poggia: fuori il K-Way dal sacco, e indossarlo. Passati meno di 5 minuti, la pioggerellina scompare, resta il caldo provocato dal K-Way. Via il K-Way, e nuovamente nel sacco.

Il passo del Naret
La in fondo, a destra, 600 metri più in basso, c'è la valle Bedretto, a sinistra, 400 metri più in alto, c'è il passo del Cristallina e la sua capanna. Salendo passiamo il punto dove si trovava una volta la vecchia capanna ed il suo dormitorio, spazzati via da una valanga.

12:30 Arriviamo alla
capanna del Cristallina, che esce dalla nebbia. Senso di meraviglia, rispetto ed ammirazione per coloro che hanno edificato a 2'570 metri d'altezza.

La capanna CAS del Cristallina
Per Rita e me, orgoglio per essere arrivati a questa quota per la prima volta, battendo il record dei 2'350 metri del passo del Sole in val di Blenio. Entriamo nella capanna, che si presenta subito come un gioiellino. Locale per togliere gli scarponi (ricordo di militare e piedi che si gonfiano), ciabatte da spiaggia per accedere di tutte le misure. Pochi sacchi, il refettorio non sarà troppo pieno..

























In effetti di posto ce n'è, ma di vista no. La nebbia agli irti colli... Panino, una scodella di minestra d'orzo, un bel caffé. Visita al piano superiore della capanna, con le stanze: grande uso di legno, camerette da 4 e 8 persone, docce, tutto pulito ed immacolato. Veramente una capanna 4 stelle.

13:30 Su gli scarponi (riesco ad infilarli!!!!), sacco, paille, e via. Abbiamo deciso di continuare il giro. La situazione non è peggiorata, pioggia non dovrebbe essercene, la nebbiolina ogni tanto si dirada. Un'ultima occhiata verso l'alto... dobbiamo tornarci.


13:45 Il sentiero è agevole, ed inizia a scendere, portandoci verso il laghetto Sfundau.

14:30 Arriviamo al laghetto Sfundau, dal colore stranissimo. Una cascatella lo alimenta, e non vediamo emissari.

I lago Sfundau
Il lago Sfundau
14:45 Saliamo alla bocchetta del laghetto Sfundau, che ci porterà verso il lago Nero. Mentre arriviamo in cima, da destra compare uno stambecco a venti metri di distanza. Ci guarda, decide che non siamo commestibili, e sale su di una roccia davanti a noi, mettendosi in bella mostra per farsi fotografare.























Lo (la?) ammiriamo in religioso rispetto: siamo a casa sua, e ci ha fatto gli onori di casa. Penso: "sei bellissimo, grazie". In alto a sinistra, circa 20 metri sopra di noi, si vede la testa di un altro stambecco, che fa la guardia alla bocchetta.

15:45 Arriviamo al laghetto Nero. La nebbiolina imperversa, non si riesce a vederlo tutto. Controllo se magari ci sono due dighe?

Il lago Nero
Il gruppo è sempre compatto, il passo sicuro e deciso, si opta per una piccola sosta salendo verso la bocchetta del laghetto Nero, ben in alto rispetto a noi. Lungo la salita alcuni brevi tratti devono essere percorsi aiutandosi con le corde fissate, ma niente di preoccupante.


Tutt'attorno silenzio, qualche raro sprazzo di blu, ma piccolo piccolo. Al laghetto Nero abbiamo incontrato due svizzeri tedeschi (ma i ticinesi da queste parti li hanno epurati?) che stanno salendo verso il Cristallina. Qualche frase, informazioni, e poi via.

Arriviamo alla bocchetta, non si vede niente... Avrei dovuto vedere il Basodino, con il suo ghiacciaio, il lago Bianco, invece niente. Mi toccherà rifare tutto il giro per ammirare il panorama, ma non quest'anno. Giriamo a sinistra, e ci si presenta una ganna in salita di circa 2 Km. Il percorso è impegnativo, richiede concentrazione. Non c'è sentiero, bisogna seguire le marche e saltellare da un sasso all'altro, sperando che quello su cui posi il piede non si muova. In alto un gipeto barbuto volteggia cercando prede, e sentiamo le marmotte fischiare come treni. Saliamo la ganna in silenzio, misurando ogni passo.

La ganna sopra il lago Nero
Come tante volte, il mio pensiero pieno di gratitudine va a tutti coloro che hanno marcato la strada con il bianco-rosso-bianco, sui sassi, sulle pareti rocciose, sugli alberi, qualche volta persino sugli edifici. Sono una guida spirituale, ti dicono "qualcuno è già passato di qui, sei sulla buona strada". Di punti di riferimento in giro non ce ne sono, ed è difficile anche con la cartina capire dove sei esattamente, ma il bianco-rosso-bianco è li, ti dà sicurezza. Sono talmente abituato a cercarlo, che quando vado in giro per i paesini del Ticino li vedo sempre. So che da li parte un sentiero, che ti porta da qualche parte, un giro ancora sconosciuto, sentieri già percorsi da migliaia di piedi e di passi, storia, sudore, fatica e maledizioni mescolati, un alpe, un passo, una capanna o una baita che ti attendono. Metto in memoria il tutto e penso "...un giorno...". Vivi il territorio quando cammini, lo conosci, lo apprezzi, lo senti tuo e ti entra sotto la pelle. I nomi dei posti che passi entrano nella tua memoria, formano una rete, diventano radici di quello che sei. Dici Nassel, Pesciora, Gumegna, Cruina e tanti altri, ci sei stato, li conosci, sono tasselli ordinati nella tua memoria. Sai che prima o poi ci tornerai. La rete diventa più fitta ogni volta che fai una passeggiata, e il filo che unisce tutti i nodi è il bianco-rosso-bianco dei nostri sentieri.

17:00 Abbiamo terminato la ganna, ho smesso di essere filosofico, ne abbiamo passata una seconda più piccola e meno impegnativa. Guardo l'orologio, pensando che siano trascorsi 10 minuti, invece sono già 45 minuti dall'ultima volta che lo controllo. In questo silenzio il tempo si dilata, le gambe si muovono con piacere, gli scarponi fanno presa sicuri, potrei continuare ancora per delle ore.

17:15 Cominciamo ad essere preoccupati. Siamo partiti da quasi 4 ore, il cartello sul passo del Cristallina dava una percorrenza di 2.5 ore fino al laghetto del Naret. E' vero che la ganna ci ha impegnati parecchio, ma non è che magari abbiamo sbagliato qualcosa? In giro si vede poco, non ci sono punti cospiqui per orientarsi sulla cartina, ma il bianco-rosso-bianco è li... Il sentiero non scende come ci aspetteremmo, anzi, alcune volte si alza nuovamente.

17:30 Si continua a salire... Il cellulare non ha campo, la cartina è inutile. Fra poco la nebbiolina comincerà a montare pericolosamente, impedendoci di vedere i marcaggi, e io non ho portato la torcia. Serpeggia un po' di nervosismo. Rita ed io ragioniamo sul cellurare: bisogna procurarsene uno di un provider che abbia copertura anche in queste zone, non si sa mai. Magari anche una Epirb personale, ed un GPS, per avere le coordinate.

18:00 Mandiamo Rita in avanscoperta con il Walkie-Talkie. Ci annuncia di aver raggiunto un pilone dell'alta tensione. Bene... punto cospiquo, lo cerco sulla cartina. Mi rendo conto che nella luce limitata, ho difficoltà a mettere a fuoco la cartina. No, non è la luce, è la presbiopia degli anni. Mi faccio l'annotazione mentale di mettere nella lista la lente d'ingrandimento che ho acquistato per il carteggio di vela, o almeno gli occhialini da lettura. Aguzzo e strabuzzo gli occhi, riesco a trovare il pilone sulla cartina: siamo sulla strada giusta.

18:15 Incontriamo un mini-laghetto, ce n'è uno sulla cartina dove dovrebbe essere. Il sentiero non sale più, ma cominciamo a temere per il tramonto ed il freddo. Per fortuna la nebbia ci risparmia, e ci sono quei 40-50 metri di visibilità che permettono di vedere il prossimo marcaggio: il sentiero non è sempre evidente, e spesso le marche sono molto distanti l'una dall'altra.

18:30 Rita, là davanti, ci annuncia per radio che vede la diga, anzi, le DUE dighe. Spronati la raggiungiamo. Davanti a noi si para il laghetto del Naret. Mi accorgo anche che per l'ansia di arrivare non scatto più foto da circa due ore: questo dice tutto... In mezzo vedo lo sperone di roccia che abbiamo circumnavigato due volte stamane.

Il lago Naret nella nebbia
I non astemi bevono un bicchiere di vino per festeggiare: è meritato. La camminata è stata splendida, ma cavoli, ci abbiamo messo 5 ore dalla capanna del Cristallina, invece di 2.5 come indicato dal cartello. Cosa abbiamo sbagliato? Oppure si tratta di un cartello militare, di quelli che durante le marce della scuola reclute continuano a ripetere "mancano 15 minuti"?


18:45 Siamo sulla strada che costeggia il laghetto. Ho bisogno di sgranchirmi le gambe, sopporto male la discesa, così parto con il mio passo da pianura (una specie di falcata da gatto con gli stivali delle 7 leghe) e raggiungo l'auto. Attendo Rita, Danila e Pierfranco, che 10 minuti dopo, discutendo dei misteri dell'universo (tra cui i tempi di percorrenza dei sentieri), mi raggiungono.


19:00 Carichiamo l'auto, e ripartiamo. Terminiamo la giornata con una meritatissima pizza a Tenero.

21:45 Accompagniamo Pierfranco e Danila alla Migros a Sant'Antonio per recuperare la loro auto. E' la prima volta che facciamo una passeggiata con loro, e sono stati veramente una bella compagnia (speriamo anche noi per loro). Sono iscritti alla lista delle passeggiate, sicuramente li rivedremo di nuovo.


Se vuoi vedere tutte le foto della passeggiata (non che ci sia qualcosa di speciale), clicka qui.

 

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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna