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5 aprile 2011 2 05 /04 /aprile /2011 20:30



Percorso effettuato: Lavorgo (Q635) - Nivo (Q633) - Chironico (Q782) - Grumo (Q813) - Orsino (Q785) - Catto (Q625) - Faidàl (Q912) - Personico (Q325) - Biasca (Q303).

Difficoltà: T1 e T2.

Dislivello: 840 metri salita, 1160 metri discesa.

Lunghezza del percorso: 20 chilometri.

Sforzo equivalente: 30 chilometri.

Durata (incluse le pause): 6.25 ore.

Riferimenti: "La Strada Bassa della Leventina, parte 1, 06.02.2011".

Le hai viste le macchie bianche sui fianchi delle montagne? La vegetazione ancora brulla, le foglie ancora da venire, e questi fiocchi che ammantano il paesaggio. Sono i ciliegi selvatici in fiore. Il compromesso tra l'inverno e la primavera, per ricordare la stagione passata, e lasciarle l'ultimo sprazzo prima dell'arrivo di quella nuova.

Mi è rimasta sul groppo la Strada Alta della Leventina, e la Strada Bassa della Leventina, terminate entrambe e Lavorgo. La prima per non aver voluto credere ai dislivelli indicati dal mio DVD dei sentieri, la seconda per il ghiaccio incontrato nella parte alta del percorso. Bisogna fare qualcosa, sennò Lavorgo diventa il mio capolinea. Rita è assente per un corso, di salire a piedi fino ad Anzonico per terminare la Strada Alta non ho voglia, così decido di completare quella Bassa, da Lavorgo fino a Biasca, ed eventualmente oltre.

08:25 Il postale mi scarica a Lavorgo, davanti alla stazione. Non ostante l'ora legale, è già chiaro: le giornate si sono allungate bene, permettendo ormai di pianificare degli itinerari più consistenti. Dietro di me, la zona di Osco sulle falde della montagna.

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Regolo gli scarponi, regolo il sacco, molto leggero oggi, e mi avvio verso Nivo, sull'altra sponda del fiume Ticino. Passando, l'edificio della centrale elettrica, che aveva segnato il punto di arrivo della prima parte della Strada Bassa.

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In 10 minuti arrivo a Nivo, e riesco a perdermi. Per fortuna un giovanotto mi indica il punto di partenza del sentiero per Chironico, altrimenti mi toccava farmela sulla strada asfaltata.

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Su fino alla chiesetta, poi poggiare a sinistra. Alla chiesetta ritrovo i cartelli gialli, tutto chiaro. parto lungo il sentiero, che una volta doveva essere ultrafrequentato, essendo la via più breve tra Chironico e la sua frazione Nivo. Oggi non c'è in giro nessuno. Ai bordi, fiorellini di ogni tipo e colore. In alto anche il verso di un uccello, che non sono riuscito a vedere, un rumore come di palette di legno che picchiano regolarmente contro la tramorgia. Suono non proprio allegro, chissà che effetto sentirlo di notte...

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09:00 Il sentiero mi si spiana su di un bel prato, con manzette al pascolo. Sono già a Chironico. Quattro chiacchere con il contadino, porta le mucche da latte sopra Pian Piumogna, verso Sgnoi (per salire alla capanna Campo Tencia). Sono tutto orgoglioso, io so dov'è Sgnoi.

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Oltre al sacco, anche il vestiario è leggero, hanno annunciato giornata torrida. Solo camicia e felpa leggera. Sarebbe quasi ora di toglierla, la felpa, ma non mi fido ancora, arrotolo solo le maniche. Continuo quasi in piano verso il centro del paese, dove ho messo in conto di farmi un caffé. Questa volta, per fortuna, il bar è aperto. La volta che eravamo saliti al laghetto di Chironico era ancora tutto chiuso, e ho rischiato la crisi d'astinenza da carenza di caffeina :-)

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09:20 Caffé bevuto, chiacchere con gli avventori (ne conoscevo uno personalmente), mi rimetto in marcia. La stradina porta verso l'alto, verso la chiesetta...

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...senza mancare uo sguardo alla strada principale.

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Giornata fantastica, la temperatura si sta già alzando... Due brevi tornanti, fatti in compagnia di coloro che stanno salendo per la funzione domenicale, e già Chironico è alle mie spalle.

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Passo il cimitero, posto accanto alla chiesetta, costruito nel punto più alto, come a voler facilitare alle anime l'ascesa al Cielo. Stradina asfaltata di campagna, non proprio una goduria per i piedi, ma ben pianeggiante. Innesto la mia falcata, le gambe sono messe bene, e comincio a volare nel silenzio: sono scomparsi i rumori del fondovalle, compresi quelli dell'autostrada. Solo cinguetti e zirlare di merli.

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09:30 Arrivo a Grumo: non è proprio un bel nome... Poche casette poste lungo la costa, doveva essere il ghetto di Chironico una volta.

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Il cartello giallo mi conforta, sono giusto. Continuo lungo la stradina, Guardandomi indietro, la zona sopra Faido.

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La strada fila via liscia sotto i miei piedi. Alla partenza ero un po' preoccupato. Me l'ero fatta a piedi da casa alla stazione, i muscoli avevano iniziato a scaldarsi bene, poi il fermo macchina di tre quarti d'ora per arrivare a Lavorgo, e scendendo dal postale mi sembravano già induriti. Per fortuna che era solo una sensazione. Brevi discese, salite, una cascatella, sempre in direzione di Orsino.

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Intanto mi sono accorto di non aver ancora modificato l'orario della macchina fotografica dopo il cambio dell'ora. Provvedo, sennò poi sbaglio tutti gli orari ed i tempi.

09:55 Orsino raggiunto. Anche qui poche case, tutte ben tenute, bella vista sull'altra sponda della montagna.

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10:05 Passato anche Sacco, comincio a preoccuparmi. Se ho letto giusto la cartina, dovrei finire nel bosco, non continuare su di una stradina asfaltata fino a Personico. Intanto mi rendo conto di aver passato le Gole della Biaschina: sotto di me Giornico.

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10:10 Finalmente!!! Arrivo ad uno spiazzo di giro, con diverse macchine per la lavorazione del legno, e la strada fiisce. Si entra nel bosco :-)

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Per felicitarmi si inizia subito con una bella scalinata. Dovrei odiarla, invece resto incantato nel vedere come il passo sia stato inserito in modo naturale e armonioso nel paesaggio esistente.

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Felice, sono felice. Alberi attorno a me, solo fruscii di lucertole che scappano al mio passaggio, e canto d'augelli. Le radici delle conifere sotto il piede, il profumo di resina. Se mai ci sono stati veramente gli Elfi sulla Terra di Mezzo, sono sicuro che ho passato almeno una vita come Elfo Silvano, un Moriquendi, insomma... Intanto il sentiero sale per farmi passare una cresta che sporge verso la valle, per iniziare poi la discesa. Sentiero non molto tenuto, franoso in diversi punti, stretto (ma non pericoloso). Sono contento di non averlo affrontato l'altra volta: sicuramente c'era ghiaccio, e sarebbe stato un vero suicidio.

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10:45 Il sentiero mi porta ad una curva con delle rovine, talmente diroccate che non si capisce se si trattase di un rustico, una stalla o un muro di separazione. Il pancino batte, il cornetto (brioche, per gli amici italiani) ingoiato alle 7:00 è già stato consumato abbondantemente. Penso che mi permetterò una pausa banana. Inoltre devo ricaricare la bottiglietta.

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Mentre mangio osservo diversi alberi infestati dal vischio. Fossi un druido, salirei con il falcetto d'oro...

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Il paesaggio merita il passaggio (scusa il bisticcio di parole) al grandangolo. Foto alle Gole della Biaschina..

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Tornato allo zoom mi rendo conto della presenza di un castagno secolare, ma ormai è troppo tardi.

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11:10 Fatti i dieci minuti di pausa, tolta la felpa (era decisamente ora) riparto, e in un attimo arrivo a Catto, dove si congiunge il sentiero che sale da Giornico. Un solo edificio, ma tenuto benissimo anche questo. Il cartello giallo mi indica la val Cramosino. Cavoli, mai sentita nominare, bisogna indagare. Questi cartelli gialli sono la mia rovina: ogni volta che ne incontro uno, mi indica un posto dove non sono ancora stato, e sorge la voglia di andarci, di esplorare. Come in quei giochi multilivello, dove da ogni punto puoi andare ad ogni altro, e non c'è un percorso predefinito da mantenere.

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Il cartello mi dà anche una brutta informazione: mi attendono ancora circa 300 metr di salita per arrivare a Faidàl... Tanto, li avevo già messi in conto. Subito dopo Catto incontro un ponticello, poi il sentiero sale e all'imprivviso biforca senza nessuna indicazione. C'è un cartello giallo più in basso, ma non è di aiuto. Breve sosta per riflettere e consultare la cartna: deduco che quello che sale entra in val Cramosino, mentre io devo continuare verso sinistra. Sperem ben.

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11:30 Direi che la direzione è giusta. Il sentiero sale, ma non troppo di colpo, con discese qua e là (sigh). Dietro di me, in uno scorcio di bosco, posso vedere nuovamente la Biaschina e Giornico.

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Decisamente ho già percorso un bel pezzo di strada... Nel bosco un ciliego, che, non ostante sia stato colpito da una betulla caduta, è riuscito ugualmente a fiorire.

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11:50 Il bosco si apre, il sentiero diventa erboso, segno molto probabile che mi sto avvicinando ad un nucleo abitato. In effetti poche centinaia di metri più avanti, quattro rustici.

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Delizia per gli occhi: anche questi, come quelli incontrati in precedenza, sono stati trasformati da stalle in abitazioni rispettando la cultura, la tradizione e l'architettura originale. Tutti i muri rifatti con sassi a secco, uso del legno, tetti in piode: amore per le cose dei nostri padri. E la sai una cosa? In questi posti non c'è il servizio di nettezza urbana, eppure non vedo mai una cartaccia, una lattina, un rifiuto sui prati, sul sentiero. La Civiltà, quella vera, è qui in alto, non giù nel fondovalle e nelle città. Un signore si sta prendendo cura della sua pompa dell'acqua, come si fa a non fermarsi a scambiare quattro chiacchere? Dopo aver ricevuto gli auguri di "buona escursione" (sempre graditi) mi rimetto in marcia costeggiando questo piccolo insediamento delizioso.

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12:10 Sentiero largo, si percorre bene. Arrivo a due casette, e subito dopo il sentiero biforca nuovamente, senza indicazioni. Quello a sinistra scende, quello a destra sale. Non mi piace salire, ma probabilmente è quello giusto, dato che Faidàl dovrebbe essere in su, e non in giù.

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12:20 Non mi sbagliavo, eccomi a Faidàl, termine della parte alta del sentiero. Da qui sarà tutta discesa fino a Personico.

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Anche qui una delizia per gli occhi, sasso e legno, camini che fumano, profumo di legna e polenta. Sinceramente, se qualcuno mi invitasse a pranzo, direi di si, anche se dopo dovrei pagare scotto con la digestione :-) Anche qui quattro chiacchere con un signore che si sta occupando del suo orto, poi prendo il sentiero di discesa.

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Intanto mi pregusto già il gelato ed il caffé che ho messo in preventivo a Personico. So già dove andare, al solito posto... Oddio, sarà solo la terza volta che ci vado, ma le altre due sono stati così cordiali che mi sono sentito a casa. E con le temperature che stanno alzandosi, l'idea del gelato mi fa proprio venire l'acquolina in bocca. Il sentiero scende abbastanza regolare, e non sembra ammazzare i quadricipiti. In ogni caso sono circa 700 metri di discesa, mica uno scherzo.

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12:40 Dopo la curva della montagna, sotto di me appaiono Personico e Bodio. Ma la mia attenzione viene colta da una serie di farfalle. In particolare un modello che avevo visto solo in val d'Ambra (poco distante da qui), molto belle. Con le ali marrone scuro, bordate di chiaro, frenetiche, non si lasciano fotografare. Si posano per pochissimi istanti, tenendo le ali chiuse, e ripartono immediatamente, percorrendo lunghe distanze. Questa è la foto migliore che sono riuscito a scattare (e ti lascio immaginare le altre).

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Se non altro vengo ricompensato dai boccioli di ciliegio.

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E da un bel bruco che ha deciso di attraversare la strada.

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13:05 Il sentiero termina ad uno spiazzo di parcheggio, da dove inizia una forestale cementata con pendenza peggiore del sentiero. Passetti corti, chissà come fanno a salire le auto... Vengo consolato dalla vista di Personico orami sotto di me...

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...e del posto dove mi fermerò per il gelato.

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Ci sono fuori gli ombrelloni: è aperto!!! Davanti invece, la piana di Biasca, vedo il ponte sul quale passerò per arrivare al borgo.

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Il caldo ormai comincia ad essere quasi insostenibile. La scorta d'acqua è vicina alla fine (avevo due litri con me), il cappellino è sul cranio da un bel pezzo. Folate d'aria calda mi assalgono dal basso: avrei preferito restare in alto.

13:30 Arrivo al ristoro, la gerente mi riconosce (formidabile, è da un anno che non mi fermavo qui), mi metto all'ombra e mi guuuuuuusto il cornetto gelato. E per sicurezza, anche un caffé. Sono proprio un vizioso.

13:50 Ora di rimettersi in marcia. Avevo pensato di percorrere un tratto della Riviera in direzione di Bellinzona, ma durante la sosta ho deciso di lasciare stare: il percorso è lungo il fiume Ticino, tutto sotto la stecca del sole, e decisamente rischia di essere un suplizio. Imbocco la "Via dei Grotti", con il vantaggio di essere sotto costa, e riparato per un po' grazie all'ombra.

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Questi sono grotti (in Italia chiamati anche crotti) originali: costruzioni in sasso, spesso utilizzanti una cavità naturale nella roccia, dove si portavano il formaggio ed i salumi a stagionare. Verso fine estate si veniva qui alla domenica pomeriggio, per dare un primo assaggio, e bere vino e gazzosa fatta in casa. Niente cucina, solo il piacere della compagnia, un salametto tagliato e qualche fetta di pane scuro sul tavolo in sasso. I cosidetti grotti di oggi non hanno più niente dell'originale.

14:00 La via dei grotti purtroppo termina, e mi ritrovo lungo il fiume Ticino all'aperto. Terreno ideale per le mie gambe, che oggi hanno retto benissimo, parto con la falcata da pianura, superando in successione due persone.

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Il Ticino qui è ancora un infante: il letto piccolo, poca acqua. Più avanti, dopo Biasca, raccoglierà il Brenno, ed inizierà a prendere consistenza. Ma non è il Ticino che esce a Sesto Calende.

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Tarello lungo la forestale a tutta velocità, lasciandomi indietro anche la chiesa di Pollegio.

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14:30 In pianura non ho concorrenti: arrivo al ponte che dà accesso a Biasca in due terzi del tempo indicato dal cartello giallo a Personico.

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14:40 Eccomi alla fermata del postale, che passerà tra pochi minuti. Camicia umida di sudore, non vedo l'ora di fare una bella doccia. Ultima foto alla chiesa ottagonale di Biasca (mi ricorda il battistero di Riva San Vitale), poi su sul mezzo giallo, per rientrare.

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Bel percorso, a parte il pezzo da Personico a Biasca, anche questo candidato per una visita autunnale. Ecco il profilo altimetrico dell'escursione. E spero di essere riuscito a rompere la maledizione di Lavorgo :-)

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Geolocalizzazione: Svizzera, Ticino, Sopraceneri, Sottoceneri, Leventina, Bedretto, Blenio, Riviera, Mesolcina, Calanca, Maggia, Verzasca, Onsernone, Muggio, Bellinzonese, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto 

 

Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi

 

Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna